Petros Markaris.
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Il tempo dell'ipocrisia.
Un nuovo caso per il commissario Kostas Charitos.
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Traduzione di: Andrea Di Gregorio.
2019. La nave di Teseo Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Presentazione.
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Il commissario Charitos  appena diventato nonno del piccolo Lambros, quando un imprenditore filantropo, proprietario di una catena di alberghi, viene ucciso con un'autobomba nei dintorni di Atene. L'attentato viene rivendicato da un gruppo che si firma Esercito degli Idioti Nazionali, ma i motivi dell'omicidio restano oscuri.
I sospetti su terrorismo e criminalit organizzata svaniscono mano a mano che la polizia ricostruisce i segreti della vittima, ben nascosti sotto la vita di specchiata onest che ha sempre esibito. Un messaggio ricevuto dagli investigatori conferma che sono sulla strada giusta: la vittima  colpevole di ipocrisia.
La scia di sangue non si ferma, alcune tra le pi alte sfere della Grecia e dell'Europa vengono assassinate con la stessa accusa, che sembra l'unico elemento in comune tra loro. Charitos, diviso tra il desiderio di guadagnarsi l'agognata promozione e quello di godersi il nipotino, conduce l'inchiesta come un direttore d'orchestra, che tutti ascolta e da ciascuno coglie un elemento che pu rivelarsi decisivo, fino a scoprire chi si cela dietro l'Esercito degli Idioti Nazionali e perch ha deciso di vendicare l'ipocrisia e l'ingiustizia del nostro mondo.
Kostas Charitos indaga su un nemico dai mille volti, che costringer il suo implacabile desiderio di giustizia a fare i conti con la propria coscienza, e con le ragioni imprevedibili del cuore.
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L'AUTORE.
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Petros Markaris  nato a Istanbul nel 1937. Ha collaborato con Theo Angelopoulos a diverse sceneggiature, tra cui L'eternit e un giorno, Palma d'oro a Cannes nel 1998. I romanzi con protagonista il commissario Kostas Charitos hanno incontrato un grande successo di lettori. Presso La nave di Teseo ha pubblicato L'assassinio di un immortale (2016), I labirinti di Atene (nuova edizione 2017), Ilprezzo dei soldi (2017), La lunga estate calda del
commissario Charitos (nuova edizione 2017), I labirinti di Atene (nuova edizione 2017), Io e il commissario Charitos (nuova edizione 2018), L'universit del crimine (2018), Diario di uneternit. Io e Theo Angelopoulos (2018), La blia (nuova edizione 2019).
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Met Maigret e met Marlowe. Kostas Charitos  l'ultimo dei grandi detective letterari".
Diego Zandel, La Gazzetta del Mezzogiorno.
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Citazione.
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Den Haien entrann ich
Die Tiger besiegte ich
Aufgefressen wurde ich
Von den Wanzen.
Bertolt Brecht, Epitaph fr M.
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Gli squali io sfuggii.
La Tigre io evitai.
Ma divorato io fui.
Dalle cimici.
Bertolt Brecht, Epitaffio per M.
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Nota del traduttore.
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Le parole in greco sono state traslitterate in modo da renderle facilmente leggibili. Il dittongo "ou" si pronuncia "u". Le parole non accentate sono da pronunciarsi come parole piane, ovvero con l'accento posto sulla penultima sillaba.
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Dedica.
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A questo mondo c' sempre qualcuno che nasce e qualcuno che muore, solo che quando mi chiamano vuol dire che quel qualcuno non  morto per conto suo, ma  stato ammazzato.
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A Fotin e a Iosifina, come sempre.
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1.
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La distanza tra le due porte  all'incirca di dieci metri. La percorre
esattamente in venti passi. Da due ore, gli stessi venti
passi, da una porta all'altra, e ogni volta che si gira fissa gli occhi
sulla parete di fronte.
Il mio sguardo  inchiodato sui suoi passi. Poco oltre,
Mnia e Uli parlottano a bassa voce. Li avvicinerei volentieri,
per tenere sotto controllo l'ansia con un po' di conversazione,
ma mi si sono paralizzate le gambe e non riesco ad alzarmi dalla
sedia. L'unica parte del mio corpo che posso muovere sono
gli occhi, che seguono come calamitati i suoi passi. Zisis, che 
venuto con noi, si  dileguato.
All'improvviso interrompe l'andirivieni, si volta e mi si avvicina:
"Ci stanno mettendo troppo. Sono passate due ore",
dice, inquieta.
"Impossibile", interviene Mnia, che l'ha sentita parlare.
" passata esattamente un'ora e tre quarti. Ho guardato l'orologio
quando sono venuti a prenderla".
"Dici che le fanno il cesareo?" mi domanda.
"Perch dovrebbero farle il cesareo?" chiedo a mia volta.
"Qualsiasi cosa le facciano, Fanis  al suo fianco", ci tranquillizza
Mnia.
La conversazione si interrompe all'arrivo di Zisis, che si
presenta con un mazzo di rose rosse.
"Bravo. Nessuno aveva pensato di portare dei fiori alla
neomamma. Meno male che ci sei tu", gli dico.
"Le rose sono per il piccolo Lambros o per Caterina?"
chiede Mnia.
"Per entrambi", risponde Zisis.
Non fa in tempo a continuare perch la porta di sinistra
si apre e si affaccia un'infermiera che annuncia: "Venite pure.
Auguri al nuovo arrivato e a tutti voi!"
Evidentemente, le mie gambe aspettavano la buona novella
per recuperare le forze. Balzo subito in piedi. Ci precipitiamo
tutti verso la porta, meno Uli che ci segue, discretamente,
a qualche passo di distanza. Non so dove Adriana abbia imparato
a intrufolarsi dappertutto, ma anche questa volta riesce a
entrare per prima. Gli altri rispettano la precedenza del nonno
e mi lasciano passare per secondo.
Nell'anticamera prima della sala parto, ci accoglie Fanis
con un neonato tra le braccia. Ha gli occhi chiusi e piange
come un disperato. "Vorrei presentarvi Lambros" dice,
ridendo.
"Bambino mio, gioia mia!" esclama Adriana, e lo stacca
da Fanis per prenderlo in braccio. Lambros continua a piangere
e dimenarsi. Adriana lo solleva tra le mani per guardarlo
meglio.
"Di, non piangere. Sei la nostra gioia e te la passerai benissimo,
te lo metto per iscritto", gli dice per calmarlo, e quindi
si rivolge a Fanis. "Siete uguali sputati! Da mia figlia, non
ha preso niente!"
"Non abbia fretta, signora Adriana. Cambier mille volte
prima di diventare grande", le risponde Mnia.
Adriana d un'altra occhiata al nipote e sta per passarmelo,
ma io faccio un passo indietro. Tremo. Ho paura che Lambros
mi scivoli dalle mani. E all'improvviso mi ricordo che
avevo avuto la stessa paura con Caterina.
"Lo dia alla madrina o al padrino", interviene Mnia, per
togliermi dall'imbarazzo, e prende Lambros in braccio.
"Chi sarebbe la madrina e chi il padrino?" chiede Fanis.
"La madrina sar io, mentre il padrino  lo zio Lambros,
che gli ha dato il nome", spiega Mnia.
Zisis affida il mazzo di rose a Uli e si avvicina a Mnia per
godersi la vista del suo omonimo.
"Come sta Caterina?" chiedo a Fanis.
Tutti tacciono e mi guardano, imbarazzati, perch si sono
lasciati trascinare dall'entusiasmo per il bambino e nessuno ha
pensato a chiedere notizie della madre.
"Sta benissimo.  stato un parto molto facile", risponde
Fanis. "Se volete, potete andare a trovarla", aggiunge con un
cenno verso la porta in fondo.
"Cos anche Lambros andr nel suo lettino mentre trasferiamo
la mamma nella sua camera", interviene l'infermiera,
prendendo Lambros dalle braccia di Mnia.
Adriana apre la porta. Caterina  distesa sul letto e ci sorride
mentre entriamo. Ha l'aria stanca, ma  di buon umore.
"Come vi sembra il nipotino?" ci chiede tutta contenta.
" una bellezza!" esclama Adriana, correndo al letto per
abbracciare la figlia. "Che stia sempre bene e che abbia lunga
vita, Caterina! Che si possa godercelo e vederlo crescere!"
Travolta dalla commozione, scoppia a piangere.
"Dai, mamma!  un giorno felice! Non c' posto per le
lacrime".
"Sono lacrime di gioia, bambina mia. Non sai quanto desideravo
un nipotino".
Si allontana per asciugarsi gli occhi.  il mio turno di abbracciare
Caterina, ma appena mi avvicino arriva l'infermiera.
"Trasferiamo la signora Ouzounidou nella sua stanza.
Potete andare a farle visita l", annuncia.
"Il cognome di mia moglie  Charitou. Ouzounidis  mio
figlio", la corregge Fanis.*
L'infermiera lo guarda storto e poi mormora: "Mi scusi".
La compagnia si trattiene a conversare nell'anticamera,
tutti a bassa voce e con lo stesso sorriso sul volto.
"Come le  sembrata Caterina?" chiede Mnia ad Adriana.
"Ha una bella cera.  stato un parto facile, come ha detto
Fanis, e non sembra per niente stanca. Ora la portano nella
sua stanza. Io resto con lei, stanotte".
"Non rester nessuno con lei, neanche io", la smentisce
subito Fanis. "Deve dormire e rilassarsi. In caso di bisogno,
c' il personale ospedaliero. Noi andiamo a brindare per dare
il benvenuto a Lambros".
Siamo tutti entusiasti della proposta di Fanis, compresa
Adriana, che gli chiede: "Dove ci porti?"
"In un locale qui vicino. Non ha importanza se non  il
migliore. Basta festeggiare l'arrivo di Lambros. Il pranzo di
rito lo faremo poi, a casa nostra".
Andiamo in un ristorante verso la parte alta di viale Kifisias,
dove ci troviamo benissimo. Nessuno, del resto, d particolare
importanza al men. Il piatto principale  Lambros.
Tutti si augurano che sia sano, e poi cominciano le considerazioni:
Come far a crescere, povero piccolo, in una societ
come questa? Che studi far? Non si  ancora attaccato al
seno della mamma e gi l'hanno iscritto alla laurea specialistica,
commento tra me.
La conclusione, poi,  sempre la stessa: "Ai vecchi tempi,
s che i bambini crescevano bene, mica come adesso che hanno
tanti problemi!"
Ma, a questo punto, Adriana sbotta: "Che cosa dite?
Non avete idea di come fosse la vita una volta. Ma vi rendete
conto cosa significava crescere a cicoria lessa, lenticchie e
fagioli? E andare a scuola scalzi perch c'era un solo paio di
scarpe e bisognava tenerlo da conto per quando pioveva e
nevicava?"
"Hai ragione, Adriana", concorda Zisis. "L'unica differenza
era che voi di destra aspettavate la salvezza dai politicanti
e noi dalla rivoluzione. Non ci hanno salvato n gli uni n
l'altra, ma abbiamo resistito comunque".
Ed ecco che Uli abbraccia Mnia e la bacia con passione:
"E noi non lo facciamo un figlio?" le chiede.
"Ma come ti salta in mente?" replica Mnia, sorpresa.
"Non lo so. Forse perch qui la conversazione  cos diversa
da quella di una famiglia tedesca".
"Cio? Voi cosa dite in questi casi?" fa Adriana.
Uli ci pensa su. "Non saprei", risponde. "Forse l'incertezza
vi porta a dare la precedenza all'amore". Torna a baciare
Mnia e le chiede di nuovo: "Lo facciamo anche noi un figlio?"
"Lo facciamo, lo facciamo, Uli, ma non subito, ti prego.
Un altro neonato e chiudiamo lo studio. Caterina ci ha
anticipato".
Scoppiamo tutti a ridere ed alziamo i calici alla salute di
Lambros.
"Stanotte non riuscir a dormire", mi fa Adriana, appena
arrivati a casa.
"Perch?"
"Penser al nostro Lambros".
Ma  una bugia, perch dopo tre minuti dorme come un
angioletto.

* In Grecia, i cognomi femminili sono al genitivo. Per cui il cognome di
Caterina, figlia di Kostas Charitos  Charitou. La regola del genitivo vale
anche per il cognome da sposata, ma non c' l'obbligo, per le signore donne,
di accostare al proprio cognome quello del marito. [N.d.T.].
...
2.

Sulla strada per l'ufficio mi fermo in una pasticceria per comprare
una scatola di tartufi al cioccolato. L'idea  di Adriana.
Quando le ho chiesto che cosa avrei dovuto offrire ai colleghi
dell'ufficio, mi ha risposto subito: tartufi al cioccolato.
"Perch i tartufi e non dei piccoli baklavs?" le ho
domandato.
"Perch i baklavs sono per i nonni come noi", mi ha risposto.
"Oggi tutti mangiano i tartufi al cioccolato".
Non faccio una sosta al bar della Centrale e salgo direttamente
in ufficio. Apro la scatola e comincio la distribuzione,
partendo dai miei assistenti.
"Offro cioccolatini per mio nipote!" dichiaro, quando
entro.
Tutti balzano in piedi. Per prima mi viene incontro Koula,
che mi abbraccia e mi bacia su entrambe le guance. "Quando
 nato?" mi chiede.
"Ieri sera.  andato tutto bene".
Gli altri si uniscono agli auguri e alle congratulazioni.
"Come lo chiamerete?" mi chiede Askalidis.
"Lambros".
Segue un silenzio piuttosto imbarazzato, perch nessuno
sa della mia amicizia con Zisis.
"Lambros  il nome dell'altro nonno?" mi chiede
Dervsoglou.
"No, non c'entra niente".
"Perch non gli avete dato il suo nome o quello del consuocero?"
chiede Dermitzakis, mentre mangia rumorosamente
un tartufo.
Ricordo la discussione per la scelta del nome e gliela riferisco.
"Il consuocero si chiama Prdromos. Ti immagini un
ragazzino di oggi che si chiama Prdromos? Quanto al mio, 
un nome fin troppo comune. Lambros, invece,  particolare".
"Per  giusto che i nipoti prendano il nome dai nonni e
dalle nonne", insiste Dermitzakis.
"Vuoi fare il padrino di battesimo di Lambros?" gli chiede
Koula.
"Certo che no".
"E allora che ti importa del nome che gli daranno?"
Dermitzakis le lancia un'occhiataccia, ma chiude la bocca.
"Io sono stato chiamato Thanassis perch il pap di mia
mamma si chiamava cos, ma questo nome mi d sui nervi",
dichiara Askalidis.
"E come mai?" gli chiede Dervsoglou.
"Perch mi ricorda i film di quel comico degli anni Sessanta,
Thanassis Vengos. Thanassis prendi il fucile, oppure Che
cosa hai fatto in guerra, Thanassis? Alla scuola di polizia, tutti
mi chiamavano Vengos. Sai che palle! Per fortuna, quando
sono cresciuto ho scelto un diminutivo diverso, Thanos, e mi
hanno lasciato in pace".
Ci mettiamo a ridere e l'atmosfera si stempera. Mi accompagnano
fuori dal loro ufficio e procedo con la distribuzione dei
tartufi. Ora  il turno di Zonars degli Affari Interni, di Vellidis
dei Crimini Informatici e di Karambetsos dell'Antiterrorismo.
Gi mi immagino le chiacchiere se mi vedono aggirarmi per
gli uffici con una scatola di tartufi. Telefono quindi a Stella e le
chiedo di radunarli tutti nell'ex ufficio di Ghikas, che funge da
sala riunioni. E mi preparo a inaugurarla come salone delle feste.
Offro un tartufo a Stella e poi entro nell'ufficio di Ghikas.
I tre colleghi dirigenti mi aspettano seduti.
"Non vi ho chiamati per una riunione, ma per offrirvi dei
tartufi al cioccolato", annuncio, aprendo la scatola. "Per mio
nipote".
"Auguri! Congratulazioni! Lunga vita!" si complimentano
tutti all'unisono.
"Ora che sei diventato nonno, Kostas, non ti resta che
aspettare la pensione per goderti il nipotino", commenta
Vellidis.
"Figrati! Io ho due nipoti, e alla pensione non ci penso
proprio", replica Zonars. "Non  nei miei programmi dedicare
il resto della vita a quelle due pesti!"
Poich non c' una riunione, la cerimonia si esaurisce rapidamente
e torno nel mio ufficio. La scatola dei tartufi  ancora
mezzo piena. Mi viene la tentazione di portarmeli a casa,
ma poi mi sembra una cosa da pitocchi e la escludo. Porto di
nuovo la scatola nell'ufficio dei miei assistenti.
"Questi sono per voi", dico.
"Ma le abbiamo gi fatto gli auguri", ribatte Koula.
"Non importa. Fatemeli un'altra volta. Lambros  appena
arrivato in questo mondo, ha bisogno di molti auguri".
"Non vorrei che si offendesse se mi rifiuto", dice Dervsoglou,
allungando una mano verso la scatola, mentre Askalidis
si mette a ridere.
"Perch ridi?" gli chiedo.
"Perch Fotis  golosissimo di tartufi al cioccolato. Appena
ne vede uno gli brillano gli occhi".
Li lascio a gozzovigliare e torno nel mio ufficio. Mi metto
a scartabellare tra i dossier, tanto per ammazzare il tempo, perch
 un periodo di calma piatta. Per fortuna, entra Koula, che
mi libera dalla noia.
"Tre chili e ottocento. Accipicchia che torello!" mi fa.
"Come sai quanto pesa Lambros?" le chiedo, visto che io
ancora non lo so.
"Ho telefonato a sua moglie per congratularmi e lei me
l'ha detto".
Ma pensa un po'! A me invece non  venuto in mente di
chiedere quanto pesa mio nipote.
"Dai, Koula! Adesso aspettiamo il tuo!" le auguro, mentre
cerco di inghiottire la gaffe.
"Grazie, ma deve parlarne con mio marito. Ogni volta che
accenno alla questione, lui non vuol sentire ragioni".
"E come mai?"
"Mi chiede chi lo tirer su. I suoi sono al paese, io non ho
pi la mamma..." Fa una pausa prima di proseguire. "Ha ragione,
ma io lo desidero molto".
In quel momento squilla il telefono.  la voce del vicecomandante.
"Sono Kapsidis, commissario. Ho appreso la notizia
e volevo congratularmi con lei per essere diventato nonno".
"La ringrazio, vicecomandante".
" fortunato perch il nipotino  arrivato in un momento
di quiete, e potr goderselo".
La conversazione si chiude con la replica delle congratulazioni
del vicecomandante ai miei ringraziamenti. Koula si 
allontanata discretamente; decido di seguire il consiglio del vicecomandante
e, senza altri indugi, faccio rotta verso il reparto
ostetricia.
Tiro fuori la Seat dal garage e svolto da viale Alexandras
in viale Kifisias. Mi imbatto in un ingorgo che comincia dal cinema
Anesis. Procedo a passo d'uomo fino alla curva di Aghia
Varvara. Dopo, la strada si libera e arrivo a destinazione senza
ulteriori intoppi.
Chiedo all'ingresso dove si trova la camera di Caterina e
mi spediscono al terzo piano. Apro la porta e Adriana mi accoglie,
portandosi l'indice alle labbra.
"Dorme", mi spiega uscendo in corridoio.
"Come va?"
"Madre e figlio stanno benissimo". Si interrompe perch
vede sopraggiungere un'infermiera che si dirige verso la camera
di Caterina. "Sta dormendo", le dice.
"Deve svegliarsi. Le portiamo il bambino da allattare".
"Sei fortunato", mi fa Adriana. "Sei appena arrivato e vedrai
subito tuo nipote".
Caterina  seduta sul letto e ci sorride. Mi avvicino e la
bacio.
"Come stai, bambina mia?"
"Bene, ma il parto mi ha indotto una certa sonnolenza.
Ho sempre voglia di dormire".
Adriana ha la sua diagnosi prima ancora dei dottori: "Eh,
be', il parto  faticoso. E poi hai lavorato fino all'ultimo e ti 
mancato il sonno".
La conversazione si interrompe perch entra l'infermiera
con Lambros.  gi cambiato rispetto a ieri, ora  tutto
imbacuccato. L'infermiera lo affida a Caterina. Lambros si
attacca al seno della madre e comincia a succhiare come un
disperato.
"Che Dio lo protegga: ha appetito!" commenta Adriana.
"Se continua cos, al ritorno a casa peser cinque chili".
"E non sei contenta?"
"Mamma, non voglio un figlio ciccione".
"Ma va' l! Ora deve nutrirsi per essere sano e forte. Al
resto penseremo a suo tempo".
"Comunque, se prende da te, comincer in un modo, ma
poi continuer in un altro", dico a Caterina.
"Perch?"
"Perch eri una ragazzina cicciottella e ora sei diventata
una silfide".
"Bravo, pap! Cos s che mi tiri su il morale", replica Caterina,
ridendo.
La porta si apre ed entra Zisis.
"Sei arrivato proprio al momento giusto", lo accoglie
Adriana, tutta contenta.
Zisis per non ci guarda nemmeno: va dritto da Lambros
e lo osserva attentamente.
"Come va, omonimo?" gli chiede, ma l'omonimo al momento
 impegnato a nutrirsi e lo ignora.
"Lo vedi, commissario?" commenta Zisis. "Persino i neonati
non si interessano alla gente di sinistra".
Caterina si mette a ridere: "Zio Lambros, quando lo porterai
a spasso e gli comprerai un gelato od un leccalecca, vedrai
come diventerai interessante".
"Hai ragione, Caterina, ma cerco di dimenticare che per me
la rivoluzione  stata, in fin dei conti, soltanto un leccalecca".
Il cellulare ci interrompe. "Dove si trova, signor commissario?"
 la voce del vicecomandante.
"In visita a mio nipote".
"Mi spiace molto interrompere questo momento felice,
ma deve recarsi immediatamente ad Anvyssos. Hanno assassinato
Paris Fokidis".
"Il magnate degli alberghi?"
"Proprio lui. Hanno fatto esplodere la sua auto nel garage
dell'hotel".
"Vado subito".
Dalla mia espressione tutti capiscono che  successo
qualcosa.
"Cosa c'?" mi chiede Adriana.
"A questo mondo c' sempre qualcuno che nasce e qualcuno
che muore, solo che quando mi chiamano vuol dire che quel
qualcuno non  morto per conto suo, ma  stato ammazzato",
le rispondo, ed esco in corridoio per organizzare le operazioni.
Telefono a Dermitzakis per coordinare i collaboratori e le
autopattuglie. Gli chiedo di dire a Dimitriou della Scientifica
di far venire anche un artificiere.
...
3.

Partiamo in contemporanea con il pulmino della Scientifica e
l'artificiere. Avevo pensato di chiamare anche il medico legale,
ma poi ho lasciato perdere. La vittima  un noto imprenditore
per cui sarebbe stato meglio presentarsi al gran completo, per
far vedere che abbiamo preso la cosa sul serio. Ma so che Stavrpoulos
avrebbe rifiutato perch  un bastian contrario per
principio. D'altro canto, cosa c'entra il medico legale con un
attentato dinamitardo?  improbabile che ci dia qualche informazione
rilevante sul luogo del delitto.
Ci mettiamo in testa alla colonna per sgombrare la strada
con la sirena. Siamo in quattro: Dermitzakis, Dervsoglou,
Askalidis e io. Abbiamo lasciato Koula in ufficio per fare da
collegamento.
Dervsoglou  alla guida e propone di prendere via Spten
per uscire da Korop a Vouliagmeni, e poi proseguire sul
viale Souniou. L'idea di rivela buona: tranne per il tratto tra
Korop e Vouliagmeni, dove qualche macchina ha rischiato di
finire fuori strada per farci passare, il resto del percorso  andato
liscio come l'olio.
Tengo sulle ginocchia la stampata della biografia personale
ed imprenditoriale di Paris Fokidis. Mi concentro sulle sue
attivit imprenditoriali.
Ha iniziato con un piccolo albergo in Calcidica - il suo
luogo natale - ed  arrivato a essere il proprietario di una catena
alberghiera, la Fokea SR Hotels. Uno degli alberghi si trova
ad Anvyssos, il Nofaro, dove  avvenuto l'omicidio. Gli altri
tre si trovano a Sifnos, a Creta e a Xilkastro. Aveva inoltre
un'agenzia di viaggi a Londra, evidentemente per gestire viaggi
organizzati nei suoi alberghi e fare affari su due fronti.
Il Nofaro non  esattamente ad Anvyssos, ma a Pale
Fokea. All'ingresso troviamo ad attenderci l'autopattuglia della
stazione di polizia di Anvyssos.
"Voglio un rapido riassunto. Il resto me lo direte in sguito",
spiego all'agente.
"Cosa vuole sapere, commissario... Per fortuna, siamo fuori
stagione e l'albergo  semivuoto, altrimenti ci sarebbero state
molte vittime".
"A che ora vi hanno informato?"
Guarda l'orologio. "Saranno state le dodici. Siamo scesi
subito nell'autorimessa. Vedrete voi stessi.  un disastro. Le
altre macchine non hanno subto danni gravi, perch Fokidis
parcheggiava la sua in un posto appartato".
Devono avere visto la nostra autopattuglia dalla reception
e informato il direttore, che ci accoglie all'ingresso.
"Stratos Eleftheriou, direttore dell'albergo", si presenta.
"Che cosa tremenda ci  capitata!" aggiunge, sconvolto.
"Andiamo prima sul luogo dell'esplosione e poi ne discuteremo",
gli dico.
"Dobbiamo scendere dalle scale. Abbiamo bloccato l'ascensore
in attesa che il tecnico ci dia l'autorizzazione a usarlo
e ci garantisca che  sicuro".
A sinistra dell'ingresso all'autorimessa scorgiamo la
carcassa di una BMW. Il tettuccio  stato sbalzato in aria, il
parabrezza sbriciolato, il conducente ridotto a una massa
informe.
La squadra di Dimitriou e l'artificiere circondano immediatamente
l'automobile. Do un'occhiata anche alle altre auto.
Sono poche ed a una certa distanza, come mi aveva anticipato
l'agente. A prima vista non direi che abbiano subto grossi
danni.
"L'autorimessa ci serve principalmente d'estate, perch
molti clienti arrivano in auto o la noleggiano", mi spiega
Eleftheriou.
"Chi l'ha trovato?" gli chiedo.
"Tutti e nessuno", risponde. "Quando abbiamo sentito
l'esplosione, la maggior parte degli ospiti si sono precipitati
fuori in preda al panico, mentre io e il personale siamo scesi
nell'autorimessa e abbiamo visto lo scempio".
"Andiamo nel suo ufficio per parlare pi tranquilli".
Lasciamo Dimitriou e la sua squadra per salire al pianterreno.
L'ufficio di Eleftheriou  in fondo.
"A che ora era arrivato in albergo Fokidis?" gli chiedo,
mentre ci sediamo.
"Alle dieci. Siamo rimasti a parlare per un'ora, perlopi
del programma estivo. Poi, come faceva sempre, ha visitato
la cucina e le camere. Dev'essere andato via verso le dodici,
quando avevano finito di sparecchiare le prime colazioni".
"Veniva regolarmente?"
"Dipende. Di solito veniva il signor Kornaros, il direttore
degli alberghi, oppure il signor Kelesidis, il direttore generale.
Ma questo  il periodo in cui ci prepariamo alla stagione estiva,
e il signor Fokidis se ne occupava sempre personalmente.
Era continuamente in viaggio, ora in Grecia ora all'estero. Voleva
avere un quadro personale della situazione: se lo staff era
al completo, se le cucine funzionavano al meglio. E non lo faceva
solo con noi, ma con tutti gli alberghi della catena".
"Vi aveva avvertito del suo arrivo?"
"S. Mi aveva telefonato ieri la sua segretaria per
informarmi".
"Dove posso trovare l'addetto all'autorimessa?" gli
chiedo.
"In questo periodo non c', commissario. Lo assumiamo
da giugno a settembre, quando l'albergo  pressoch al completo.
Negli altri mesi gli ospiti con l'auto ricevono una tessera
per aprire e chiudere la saracinesca, anche se la maggior parte
di loro preferisce parcheggiare all'aperto, dove c' spazio libero.
Poi, ogni mattina qualcuno del personale passa a pulire.
Questo  tutto".
L'attentatore deve avere fatto un sopralluogo e sapeva che
non c'era nessuno a controllare. Per il resto  stato tutto molto
semplice. Si  limitato ad attendere il momento giusto per entrare
nell'autorimessa quando era vuota. Per quel che riguarda
l'esplosivo e i suoi attrezzi,  molto probabile che li avesse nascosti
in uno zaino.
Non ho altre domande per Eleftheriou. Il resto lo verr
comunque a sapere dopo il sopralluogo negli uffici della
societ.
"Informi la sede centrale dell'azienda di attenderci. Voglio
interrogarli oggi stesso", gli comunico, mentre me ne vado.
Torno di nuovo nell'autorimessa. Dimitriou e l'artificiere
stanno ancora occupandosi dell'auto. I miei uomini gironzolano
senza scopo, in attesa delle mie istruzioni. Nel frattempo
 arrivato anche Stavrpoulos. Gli do la precedenza, tanto so
che non mi dir nulla di sorprendente.
"Potevo anche non venire", attacca. "Quando Dimitriou
mi ha parlato di una bomba dovevo immaginarmi che mi sarei
trovato davanti a una massa informe. Come puoi capire, non
ho niente da dirti. Gli far l'autopsia, ma sar solo una formalit.
L'artificiere potr dirti di pi".
Lo lascio al compito di raccogliere ci che resta di Fokidis
e di trasferirlo sull'ambulanza. Dimitriou e l'artificiere aspettano
che i barellieri finiscano per riprendere l'ispezione della BMW.
"Che esplosivo hanno usato?"
"Dinamite", risponde l'artificiere.
"E comunque, l'attentatore conosce bene il suo mestiere",
continua Dimitriou. "Ha sistemato l'esplosivo in modo da
provocare il massimo dei danni. Le dir di pi quando esamineremo
l'automobile in officina, ma non credo che ci saranno
sviluppi spettacolari".
Li lascio e vado dai miei: "Voglio che uno di voi interroghi
il personale della reception e gli chieda se ha notato qualche
faccia mai vista aggirarsi per l'albergo, a parte gli ospiti.
Inoltre, mi serve un elenco aggiornato degli ospiti".
"Me ne occupo io", dichiara Dermitzakis.
"Voi due, allora, fate il giro dei piani e interrogate il personale
di servizio. Voglio sapere se qualcuno ha visto degli sconosciuti,
che magari hanno fatto domande. Poi ci ritroviamo
qui, per decidere come procedere".
Se ne vanno tutti e tre, e io sto per andare al pianterreno
per interrogare il personale del bar, che ho tenuto per me,
quando squilla il cellulare.
"A che punto siamo, commissario?" mi chiede il
vicecomandante.
Gli faccio un rapido rapporto sulle scarse informazioni
che abbiamo fino a questo momento, ma mi rendo subito conto
che la telefonata ha un altro scopo.
"Il ministro vuole incontrarci", mi annuncia.
"D'accordo, ma ho bisogno di un po' di tempo ancora.
Voglio finire di interrogare le persone che si trovavano in albergo
e poi passare alla sede centrale dell'azienda per parlare
con i dirigenti. Solo allora avremo un quadro pi chiaro".
"Capisco. Lo spiego al comandante e gli chieder di fissare
un appuntamento per domani mattina".
Trovo il bar in fondo al corridoio, sulla destra.  una spaziosa
veranda con tavolini e ombrelloni. Mi chiedo perch gli
ombrelloni siano aperti, visto che il sole ha appena fatto capolino
e possiamo godercelo senza che la testa ci vada a fuoco,
ma immagino che faccia parte dell'arredamento.
Il bar  vuoto. Vado verso il giovanotto che si trova dietro
il bancone. Mi lancia un'occhiata mentre mette a posto le tazzine,
ma continua a fare il suo lavoro. Sto per mostrargli il distintivo,
ma mi interrompe.
"Non serve. Ho gi capito che lei  un poliziotto".
"Non ti prender molto tempo. Stamattina hai visto per
caso qualcuno che  venuto a bere un caff senza essere ospite
dell'albergo?"
"Se le dicessi che conosco tutti gli ospiti dell'albergo, direi
una bugia. Comunque l'unico che  venuto a bere un caff al
banco  stato un ragazzo pi o meno della mia et".
"Aveva qualcosa con s? Tipo una borsa, uno zaino?"
"No. Aveva una giacca a vento blu e le mani libere. Si 
tolto il portafogli dal taschino posteriore dei pantaloni per pagare
l'espresso. Per, se c' stato qualcuno in veranda glielo
potr dire la cameriera. Da qui non vedo fuori".
La cameriera  in veranda e sta servendo una coppia con
un bambino. Aspetto che torni e mi presento.
"Vorrei farle qualche domanda", le dico.
"Ora? Non pu aspettare la fine del turno?" mi risponde.
"Parla con il commissario, Iota. Servo io i clienti",
interviene il ragazzo.
Ci sediamo a un tavolino davanti al banco. "Voglio sapere
se oggi hai servito qualcuno che non era ospite dell'albergo".
"Gli unici clienti che ho servito e non erano ospiti  stata
una coppia", risponde.
"Che et avevano, pressappoco?"
"L'uomo avr avuto una cinquantina d'anni. La donna
doveva essere pi giovane".
"Com'erano vestiti?"
"Lui era in giacca, ma senza cravatta. La donna aveva i
pantaloni e una giacchina di pelle. Mi  sembrata gente
benestante".
"Hai fatto caso se avevano qualcosa con loro. Borse,
zaini..."
"La donna aveva una borsa. L'uomo uno zaino. L'ho visto
metterselo sulle spalle mentre se ne andavano".
"Ti ricordi per caso a che ora sono andati via?"
"Saranno venuti verso le undici e sono rimasti su per gi
un'oretta".
"Ti ringrazio. Per ora non ho bisogno d'altro", concludo,
e la lascio tornare al suo lavoro.
Se era l'attentatore, non  venuto da solo. Aveva una donna
con s, probabilmente per destare meno sospetti.
Lascio il bar e mi dirigo alla reception. "Avete per caso visto
passare una coppia che non risiede in albergo?" chiedo alla
signorina, fornendole la descrizione della coppia.
"Ho notato una donna davanti all'ascensore che parlava ad
un cellulare. Poi l'ho vista uscire con un uomo".
"Quando tempo dopo?"
Lei fa spallucce. "Stavo lavorando, non ci ho fatto caso".
"L'uomo aveva uno zaino?"
"Ora che me lo dice, s. In effetti, aveva uno zaino".
La donna era in contatto con l'attentatore per informarlo
nel caso ci fosse qualche imprevisto, mi dico. Evidentemente
la zona dell'autorimessa era stata ispezionata da qualcuno che
aveva prenotato una camera e si era munito della tessera per
entrarvi. Dovremmo cercare nel registro degli ospiti, ma dubito
che troveremo qualcosa. Chiunque fosse il complice, avr
sicuramente la fedina penale pulita e ci fornir una giustificazione
pi che plausibile per la sua presenza. Con un attentatore
e due complici, la cosa puzza di criminalit organizzata.
"Il personale dei piani con cui ho parlato non ha notato
nulla di strano", mi dice Askalidis, che arriva proprio in quel
momento.
"Neanche Dervsoglou trover qualcosa", gli rispondo,
spiegandogliene la ragione. "Di' a Dermitzakis di venire, ci
trasferiamo nella sede centrale dell'azienda".
Non serve che lo avverta, perch proprio in quell'istante
esce dall'ascensore. "Ha ripreso a funzionare", mi spiega.
"Hai il registro degli ospiti?" gli chiedo. Lui si toglie un
foglio dalla tasca. "Dallo a Thanos. Tu e Fotis tornate in ufficio
e cercate di localizzare tutti gli ospiti con l'aiuto di Koula",
spiego ad Askalidis. "Avvertite la stazione di polizia di farvi
mettere a disposizione un'autopattuglia per tornare in sede.
Dermitzakis e io andremo alla sede centrale dell'azienda di
Fokidis".
Lungo la strada, informo Dermitzakis sulla coppia
sospetta.
...
4.

La sede centrale dell'azienda di Fokidis si trova in uno dei
centri direzionali di viale Kifisias, all'altezza di Psichik.
Seguiamo lo stesso itinerario, ma senza mettere la sirena, cos ho
tempo di informare Dermitzakis.
Quando ho finito di ragguagliarlo, rimane un momento
di silenzio per mettere ordine nei suoi pensieri. "Mi puzza,
dev'esserci sotto qualcosa di sporco", mi fa dopo un po'.
"Fokidis probabilmente era coinvolto e l'hanno fatto fuori. Esecuzioni
come questa, in cui ti fanno esplodere l'automobile, sono
opera di professionisti".
"Non dico di no. Ma in che modo poteva essersi messo
nei guai? "
"Riciclaggio di denaro sporco", risponde, senza esitazione.
"Nei delitti di questo genere  la regola. Queste eliminazioni
hanno quasi tutte a che fare con il riciclaggio".
Se  cos, dovremo collaborare con il dipartimento dei
Reati Economici e Finanziari e l'idea non mi entusiasma, perch
Koulakos, il direttore,  un saccentone presuntuoso che
mi d sui nervi.
"Aspettiamo di vedere se salta fuori qualcosa nel frattempo
e poi decidiamo", gli rispondo, tenendomi sul vago.
Il traffico verso Atene si va intensificando, e Dermitzakis
mette la sirena. A questo punto siamo costretti al silenzio perch
con la bitonale a tutto volume non si riesce a parlare.
Chiudo gli occhi e cerco di sgombrare la mente. La teoria
di Dermitzakis ha un fondamento, nonostante la sua semplicit,
ma  troppo presto per arrivare a qualche conclusione.
Gli uffici della Fokea SR Hotels occupano due piani
dell'edificio. Saliamo alla reception, ma la troviamo chiusa.
L'azienda sembra sul punto di dissolversi. Gli impiegati sono
raggruppati in capannelli e conversano tra loro.
Alla fine, una ragazza si accorge della nostra presenza e
d una gomitata ad una collega, che si avvicina e ci rivolge uno
sguardo indagatore senza proferire parola. Dopo che ci siamo
presentati, fa una serie di telefonate e poi ci indirizza all'ufficio
del direttore generale, al piano superiore. Chiedo a Dermitzakis
di occuparsi del personale e salgo.
Pavlos Kelesidis  un cinquantenne che mi accoglie in piedi
con un'espressione funerea. Probabilmente ha avuto un'intuizione,
perch  vestito per l'occasione: abito gessato nero,
camicia bianca e cravatta blu scuro.
"So che il momento non  il pi adatto, ma dobbiamo
procedere con le indagini", gli spiego, a mo' di introduzione.
"Cercher di essere molto rapido".
"Lo shock  terribile per tutti noi", replica. "Capisco, tuttavia,
che le indagini debbano andare avanti. Del resto,  quello
che vogliamo tutti. Faccia pure le sue domande e cercher
di concentrarmi per risponderle".
"Cominciamo dalle cose pi ovvie. Lei sa se Paris Fokidis
aveva ricevuto delle minacce, negli ultimi tempi o anche in
precedenza?"
Kelesidis ci pensa un attimo, prima di rispondermi.
"Paris Fokidis era una persona molto riservata", mi dice, dopo un
po'. "Le sue conversazioni con i collaboratori riguardavano
soltanto il lavoro, anche con me - che sono uno dei pi vecchi.
Non mi parlava mai della sua famiglia, n di questioni personali.
E quindi, anche se avesse ricevuto delle minacce,  molto
probabile che non ce ne avrebbe parlato".
"Aveva avuto l'impressione che fosse inquieto o
preoccupato?"
"Niente affatto. Era il Fokidis di sempre". Fa una pausa e
poi continua: "Del resto, non vedo per quale ragione qualcuno
dovesse minacciare un imprenditore come lui".
"Gli affari andavano bene?" gli chiedo, alla ricerca di un
bandolo a cui attaccarmi.
"Ottimamente. Finora avevamo solo alberghi sul mare,
ma da quest'anno ci stavamo preparando a salire in montagna,
sulla neve. Progettavamo di costruire un albergo nella stazione
sciistica del Monte Pelio".
"La sua situazione famigliare?" domando, per cambiare
argomento.
"Era separato, con due figli. La ex moglie, Julie,  inglese.
Dopo il divorzio hanno mantenuto ottimi rapporti, anche di
lavoro: Julie dirige l'agenzia di viaggi di Londra. I due figli studiano
in Inghilterra. D'inverno stanno con la madre, mentre
d'estate sono sempre venuti a trascorrere le vacanze dal padre.
Qualche volta li accompagnava anche la madre, che soggiornava
in uno dei nostri alberghi". Si ferma un istante, poi conclude:
"Come vede, la vita di Fokidis non era affatto diversa
da quella di tanti imprenditori di successo".
Non riesco a dissentire. Dalla deposizione di Kelesidis, almeno,
non emerge alcun appiglio, nessuna macchiolina nella
vita personale ed imprenditoriale di Fokidis.
Lo saluto e mi accingo ad andare dal direttore degli alberghi.
Ricordo che Eleftheriou mi ha detto che si chiama Kornaros.
Chiedo alla segretaria di Kelesidis di indicarmelo e lei mi
mostra l'ufficio in fondo al corridoio.
L'anticamera  vuota. Busso alla porta e apro. "Il signor
Kornaros?" chiedo.
Un uomo smette di rovistare in un armadio, si volta e mi
guarda. "Sono io".
 completamente diverso da Kelesidis. Avr una decina
d'anni di meno ed  vestito semplicemente, con una giacca informale
ed un paio di jeans.
"Commissario Charitos", mi presento.
"Si accomodi, commissario".
Mi mostra una sedia e si siede alla scrivania. "Posso immaginare
la ragione della sua visita".  tranquillo e non ha l'espressione
contrita di Kelesidis.
"Ho appena parlato con il signor Kelesidis, ma volevo
fare qualche domanda anche a lei", esordisco.
"Prego, la ascolto".
"Vorrei che mi illustrasse il funzionamento degli alberghi.
Il signor Kelesidis mi ha gi detto che l'azienda sta andando
molto bene, ma lei, in quanto responsabile dell'attivit alberghiera,
potr darmi maggiori delucidazioni".
"Innanzitutto, confermo quanto le ha detto il signor Kelesidis.
Gli alberghi della Fokea SR sono molto richiesti. D'estate,
da met giugno a fine di settembre, sono al completo. I
turisti sono per la maggior parte inglesi e tedeschi. Negli ultimi
tre anni abbiamo avuto anche molti russi, principalmente a
Creta. Ma ne arrivano anche dalla Francia e dai paesi
scandinavi".
"Accogliete anche turisti africani o asiatici?" gli chiedo.
"Solo sporadicamente. In ogni caso, la maggior parte di
loro hanno la cittadinanza britannica. Tra i nostri clienti non
abbiamo n ricchi arabi n sceicchi".
"Vorremmo i registri degli ospiti di tutti gli alberghi da
quest'estate fino a oggi".
Mi guarda perplesso. "Pensa che l'assassino sia uno degli
ospiti?"
"In questo momento non pensiamo nulla.  ancora troppo
presto per arrivare a delle conclusioni. Ma potrebbe essere
che, nel corso delle indagini, sorga la necessit di interrogare
qualcuno degli ospiti".
Tace e mi guarda. "Cerco di mantenere un tono professionale,
commissario. Ma non riesco proprio a capire chi potesse
avere una ragione per uccidere Paris Fokidis".
"Neanche noi abbiamo un'idea fino a questo momento.
Speriamo, per, di scoprirlo. E allora lo sapr anche lei".
Continua a parlare come se non mi avesse sentito. "Paris
Fokidis era una persona a posto, commissario. Un unico problema:
era un accentratore. Voleva tenere tutto sotto controllo,
per cui ogni tanto diventava indisponente. Non si poteva
fare nulla senza aver prima la sua approvazione. Quando era
in viaggio comunicava con noi tramite Skype. Pensi che l'azienda
non ha un direttore finanziario perch Fokidis voleva
controllare personalmente tutte le questioni economiche". Fa
una pausa e prosegue: "Tuttavia era un uomo generoso, e non
solo con i dipendenti. Non si limitava ai bonus che distribuiva
ai dirigenti quando le cose andavano particolarmente bene:
pensi che aveva creato persino un fondo per assegnare borse
di studio ai giovani di famiglie non abbienti che volevano intraprendere
la carriera alberghiera. Le borse di studio venivano
concesse dopo avere analizzato con attenzione la situazione
economica delle famiglie. Dovevano essere veramente bisognose.
Ai migliori, poi, veniva offerto un periodo di prova nei
nostri alberghi, e se superavano con successo il tirocinio erano
assunti". Tace e mi guarda. "Chi ucciderebbe un uomo del genere? "
mi chiede, infine.
" davvero troppo presto per rispondere alla sua domanda",
replico. "Faremo tutto il possibile per trovare l'assassino".
"Mi auguro che ci riusciate", mi risponde, e si alza per
farmi capire che la conversazione  finita.
Scendo al piano inferiore e vedo che i capannelli non si
sono sciolti.  cos che vanno le cose, mi dico. I pezzi grossi
stanno in ufficio perch tanto sanno che sar difficile che gli
tolgano la poltrona da sotto il sedere. I pesci piccoli, invece,
chiacchierano per cercare di controllare l'ansia del domani.
Chiedo dove si trova Dermitzakis e mi dicono che sta girando
per gli uffici. Mi siedo ad aspettarlo, ma per fortuna si
presenta prima che abbia messo radici.
"Ho finito", annuncia.
"Anch'io. Andiamo".
Saliamo sull'autopattuglia, e Dermitzakis sta per partire
quando lo fermo. "Dimmi prima cosa sei riuscito a scoprire".
"Niente di particolare. Tutti hanno avuto solo belle parole.
Se era davvero cos buono e caro, o se era solo perch non
si parla male dei morti, lo capiremo strada facendo".
Abbiamo a che fare con un omicidio che non doveva avvenire.
Chi poteva avere un motivo per uccidere un imprenditore
cos perfetto e, per di pi, mettendogli una bomba in
macchina? Anch'io ho la stessa impressione di Dermitzakis.
Nessuno aveva ragione di uccidere Fokidis, ma al tempo stesso
la prima conclusione che possiamo trarre finora  che la vittima
sapeva nascondere molto bene la natura e le dimensioni
dei suoi interessi. Per questo si occupava personalmente delle
finanze dell'azienda: non voleva che nessuno sapesse da che
parte soffiava il vento.
Penso che domani andr all'incontro con il ministro a
mani vuote, e la cosa non mi piace per niente. Devo prima incontrare
Koulakos dei Reati Economici e Finanziari, nella speranza
che possa darmi qualche elemento per orientarmi. L'idea
non mi entusiasma, ma non ho altra soluzione.
...
5.

Affido a Stella il compito di informare Koulakos che voglio
vederlo in sala riunioni, l'ex ufficio di Ghikas. Dopo cinque
minuti, Stella mi avvisa che Koulakos  in riunione e sar disponibile
di l a mezz'ora.
L'omicidio di Fokidis, che ci metter il fiato sul collo da
parte del governo e dei mezzi di comunicazione, e il fatto di
non poter vedere mio nipote stasera mi mettono di malumore.
"Digli che lo aspetto tra cinque minuti e che la questione
non ammette ritardi", replico.
Sto per salire al quinto piano quando Koula mi ferma.
"Ho trovato qualcosa che potrebbe interessarla".
"Dimmi".
"Fokidis aveva costruito a Brahami una casa dello studente
per coloro che volevano iscriversi a un istituto alberghiero di
Atene e le cui famiglie non potevano finanziare i loro studi".
"Brava Koula, hai fatto benissimo a dirmelo. Continua a
pescare, magari trovi qualche altro pesce pregiato".
Salgo in ascensore con il pensiero fisso su Fokidis. Chi
e perch dovrebbe uccidere un imprenditore generoso con i
giovani, a cui d la possibilit di studiare, finanziandoli e assicurando
loro un tetto?  escluso che siano stati i suoi rivali.
Persino io so che la concorrenza non ti uccide con le armi, ma
con il denaro. Il movente va quindi cercato da qualche altra
parte, anche se  ancora troppo presto per capire dove.
"La aspetta in ufficio", mi annuncia Stella, mentre entro
in anticamera.
Trovo Koulakos seduto al tavolo delle riunioni. "Hai deciso
di fare il califfo al posto del califfo?" mi chiede, appena mi vede.
"Che cosa vuoi dire?" gli domando. Non capisco dove
vuole andare a parare.
"Ti ho chiesto se hai deciso di occupare stabilmente la
poltrona di direttore, visto che mi convochi nel suo ufficio entro
cinque minuti".
Koulakos ha il raro talento di diventare antipatico non appena
apre bocca. Stavrpoulos, al confronto,  solo un
dilettante.
"Non ti ho convocato perch voglio giocare a fare il direttore",
gli spiego con calma. "Ma dobbiamo risolvere un omicidio
complicato e, per di pi, rischioso".
"Lo so. Parli dell'omicidio di Paris Fokidis".
"Esattamente. Volevo chiedere a te, che sei un esperto, se
hai qualche informazione sulle attivit di Fokidis che potrebbe
tornarci utile".
Koulakos recupera subito l'atteggiamento professionale.
"Come sai, noi indaghiamo solo se siamo di fronte a un atto
criminoso che abbia a che fare con il denaro, oppure a sguito
di una denuncia. Fino a questo momento non c' mai stato assolutamente
nulla che riguardasse Fokidis. Posso solo dirti che
era un imprenditore di successo e che su di lui non ci sono mai
state voci o chiacchiere. Ora, per, visto che me lo chiedi, far
qualche indagine e ti terr aggiornato". Poi, dopo una pausa
continua: "Non vorrei fare il profeta di sventura, ma mi sa che
sei nei pasticci. Il ministro e i corvi della televisione non ti lasceranno
in pace un minuto".
"Lo so. Con il ministro ho appuntamento domani
mattina".
"Che la forza sia con te!" mi augura, e si alza.
Scendo di nuovo nel mio ufficio. I miei collaboratori sono
tornati e li convoco per un ultimo aggiornamento.
"Abbiamo sentito qualcosa di strano", mi dice
Dervsoglou.
"Cosa intendi per strano?"
"Quando lei  andato via,  cambiato il turno alla reception,
e un ragazzo ci ha detto che, qualche giorno fa, era venuto
un tale a prenotare una camera doppia. Per voleva vederla
prima. Gliel'hanno mostrata, ma poi ha voluto vedere anche
l'autorimessa, per assicurarsi che fosse sicura, almeno cos ha
detto. Ha chiesto se c'era un custode, gli hanno risposto di no,
e allora ha voluto sapere come erano gestiti l'ingresso e l'uscita
delle automobili. Gli hanno risposto che fornivano una tessera.
Lui li ha ringraziati e se ne  andato".
"Ha lasciato i suoi dati?"
"No. Ha detto che doveva pensarci", mi risponde
Askalidis.
"Abbiamo una descrizione del tipo?"
"Il ragazzo alla reception ci ha detto che era sui cinquant'anni,
di altezza media e vestito in modo normale".
"Ha visto che macchina aveva?"
"No. Era a piedi", risponde Dervsoglou.
"Avete chiesto agli altri se per caso qualcuno ha visto una
macchina?"
"S, abbiamo chiesto, ma nessuno ha visto niente. Neanche
il giardiniere".
"Sicuramente  venuto a fare un sopralluogo dell'autorimessa
con la scusa di voler prenotare una camera", conclude
Dermitzakis. "E ha lasciato la macchina ad una certa distanza,
per non farla notare da qualcuno del personale".
 la spiegazione giusta, e non sar facile individuare n
l'auto n il suo conducente.
Sciolgo la riunione e decido di dire basta per oggi. Non ha
senso continuare oltre. Guardo l'orologio: ormai sono le otto.
Non posso pi passare da Caterina a quest'ora, perch la disturberei.
Il buon senso mi dice di tornare direttamente a casa.
Lungo la strada cerco di mettere in ordine le cose che dir
al ministro e ai miei superiori domani. Oltre ad alcuni elementi
materiali, ho il sacco vuoto. Non c' n un indizio, n tanto
meno una traccia da cui partire. Per quel che ne sappiamo
finora, la vittima  un imprenditore integerrimo, e per di pi,
come avremmo detto una volta, un benefattore.  inutile girarci
intorno: le vittime innocenti sono un vero problema per
la polizia.
Appena apro la porta, sento delle voci nel soggiorno. Trovo
Adriana, insieme a Fanis e a Zisis.
"Vedo che hai ospiti", le dico, ridendo.
"Che ci posso fare? Ora ho due scapoli: uno stabile, l'altro
provvisorio. Non posso lasciarli a digiuno. Sei passato da
Caterina?" mi chiede.
"No. Era tardi e non volevo disturbarla".
"Tuo nipote  gi un tipo sveglio", mi annuncia. "A un
certo punto, ha aperto gli occhi e ha guardato la mamma.
Avresti dovuto vedere che occhiata le ha dato!"
Anche Zisis aggiunge il suo commento: "Comunque, mi
sembra robusto. Diventer un tipo atletico".
"Basta!" esclama Fanis. "Non ha neanche tre giorni. La
nonna gli vede uno sguardo acuto, l'omonimo prevede un futuro
da calciatore o giocatore di pallacanestro. Ne ha di strada
da fare, prima di diventare un Antetokounmpo!"
"Vado a preparare la cena", dichiara Adriana e si alza.
"Non ti stancare. Vado a prendere dei souvlkia", le dico.
Mi lancia un'occhiata di disapprovazione. "Ti mancava
proprio la scusa, eh?" mi fa. "Quante volte te lo devo dire? A
casa mia, non ci si sazia con i souvlkia. Preparo in fretta una
spaghettata. Ho anche dei broccoli come contorno".
Avrei preferito i souvlkia,  tanto che non li mangio, ma
sto zitto -  meglio -, mentre Adriana va in cucina.
"Tra sei mesi dovremo trovare una donna per stare dietro
a Lambros", dice Fanis, quando restiamo solo noi uomini.
"Caterina dovr tornare al suo lavoro".
"Se ne occuper Adriana", gli rispondo. " da un po' che
non vede l'ora che arrivi questo momento... "
"Lo so, ma Adriana non pu abbandonare casa sua per
fare la tata del nipote. Se non tutti i giorni, almeno tre giorni
alla settimana dovremo avere una baby-sitter".
Anche se prenderete una donna, Adriana verr tutti giorni
a romperle le scatole, commento tra me e me.
"Ci sarebbero due altre soluzioni, forse anche migliori",
interviene Zisis.
"Quali?" chiede Fanis, incuriosito.
"La prima  che vi mandi io una donna dal centro accoglienza
per i senzatetto. Se glielo propongo, non dico tutte, ma
almeno la met delle ospiti impazziranno di gioia. Basta che
paghiate il trasporto e le diate una mancia, e sar strafelice".
"Mi piace", commenta Fanis. "E la seconda soluzione?"
"Portatelo tutte le mattine al centro. Se ne occuperanno le
donne, e sar come un pasci nel suo harem. Non dovete far altro
che acquistare un lettino per farlo dormire e poi, pi avanti,
un seggiolone. Anche se non volete mandarcelo tutti i giorni,
ma solo tre volte alla settimana, non sarebbe un problema".
"Io preferisco tre volte alla settimana", dichiaro.
"E perch?" mi chiede Fanis.
"Pensaci: tutta quella gente a prendersi cura di lui lo vizier!
Quando poi sar solo a casa, ho paura che si annoier e
far i capricci".
"Entrambe le soluzioni sono giuste, ma una di sguito
all'altra", interviene Adriana, che  entrata per apparecchiare
la tavola e ha seguito la conversazione.
"Cosa intendi dire?" le chiedo.
"Per lasciarlo al centro di accoglienza, deve avere almeno
un anno. Fino a quel momento potr occuparsene tre volte
alla settimana una signora del centro, e gli altri due giorni ci
andr io. Per consiglierei che la signora cominci sin d'ora, in
modo che Lambros ci faccia l'abitudine".
"Complimenti, Adriana. Hai trovato la soluzione giusta",
le dice Zisis.
"La cena  pronta tra cinque minuti", annuncia lei, mentre
torna in cucina.
Proprio in quel momento mi squilla il telefono. "Sta guardando
il telegiornale, commissario?" mi chiede la voce di
Dervsoglou.
"No. Dovrei?"
"C' una rivendicazione per l'omicidio di Fokidis".
Mi scuso con Fanis e Zisis, e mi approprio del telecomando.
Sullo schermo, una giornalista parla con un quarantenne.
"Tutte le rivendicazioni, indipendentemente dall'organizzazione
terroristica che le invia, sono scritte al computer e stampate",
dice. "Tu come spieghi, Manos, che questa  scritta a
mano?"
"Non solo  scritta a mano", le risponde l'interlocutore.
"Sin dalla prima occhiata, sembra che il compilatore non abbia
utilizzato n una biro, n una qualsiasi altra penna moderna,
ma pennino, inchiostro e calamaio. Inoltre  scritta con
molta attenzione, come se fosse un esercizio di calligrafia di
quelli che facevano le vecchie generazioni alle elementari".
"Ma ti figuri, oggi, un'organizzazione terroristica che scrive
la rivendicazione di un omicidio con penna, inchiostro e
calamaio, e per di pi stando attenta alla calligrafia?" chiede
la giornalista, mentre si mette a ridere. Poi si riprende subito e
commenta verso la telecamera: "Scusate, gentili telespettatori,
ma  davvero buffo".
"No, cara Lena, faccio fatica a crederlo, ma  evidente che
abbiano un obiettivo.  chiaro che vogliono inviare un messaggio",
le risponde l'interlocutore. "Per, quale sia questo
messaggio, non sono in grado di dirlo. Sar compito della polizia
capirci qualcosa".
"Mostriamo ancora una volta la rivendicazione per i telespettatori
che si sono messi in ascolto solo in questo momento".
Sullo schermo compare il contenuto della rivendicazione.
 davvero scritta a mano, con una grafia molto elegante, come
ci insegnavano a scuola. Se poi l'abbiano vergata o no con pennino
e calamaio,  una questione che risolveranno gli esperti.

Oggi abbiamo ucciso l'imprenditore Varis Fokidis. Non
vi diremo perch l'abbiamo ucciso. Lo dovr scoprire la
polizia, che  il Cerbero del sistema. Noi diremo solo
una cosa: meritava di morire.

L'Esercito degli Idioti Nazionali.

Leggo la rivendicazione e non credo ai miei occhi. Che io sappia
 la prima volta non solo che una rivendicazione  scritta in
bella grafia, ma per di pi che non rivela la motivazione dell'atto
terroristico, lasciando alla polizia il compito di individuarlo.
Questo ci crea anche un altro problema. Quando i terroristi
riferiscono la motivazione dell'omicidio, almeno ci danno
un'indicazione sulla direzione nella quale muoverci. Nel caso
di Fokidis, invece, ci affibbiano il lavoro aggiuntivo di scoprire
il movente dell'esecuzione. I terroristi "standard" si vantano
di quello che hanno fatto. Chi ha giustiziato Fokidis, invece,
nasconde le sue ragioni. La conclusione  che o abbiamo a che
fare con un'organizzazione molto astuta, che non vuole lasciare
traccia di s, oppure con dei pazzi totali.
La seconda possibilit mi pare pi convincente, almeno a
giudicare dal nome dell'organizzazione terroristica. Chi si autodefinirebbe
"Esercito degli Idioti Nazionali"?
E tuttavia l'istinto mi consiglia di non sottovalutare nulla.
 molto probabile che siano pi pericolosi di quanto non lasci
pensare il loro messaggio.
Gli altri si sono seduti a tavola e mangiano.
"Che cosa  successo?" mi chiede Fanis. "Ha a che fare
con l'omicidio di stamane?"
"La risposta semplice  che abbiamo a che fare con dei
pazzi. Quella complicata  che potremmo essere davvero nei
pasticci", gli rispondo, arrotolando la pasta intorno alla
forchetta.
...
6.

Meno male che non abbiamo il governo in seduta plenaria. Oltre
al nostro ministro, ci onorano della loro presenza il ministro
dell'Economia e quello del Turismo. Vogliono informare
il mondo imprenditoriale, e in particolare le aziende turistiche,
sugli sviluppi delle indagini, per inviare il messaggio rassicurante
che tutto  sotto controllo. L'unico che non sembra contento
di partecipare alla riunione  il rappresentante del nostro
dicastero. Sfoglia la cartella che ha davanti a s, ignorando platealmente
gli altri. Aspettiamo che abbia digerito l'amaro boccone
per cominciare.
Alla fine, dopo averci fatto attendere per cinque minuti
buoni, affronta l'ordine del giorno. "I due colleghi ministri si
trovano qui su ordine del premier, per essere informati tempestivamente
e riservatamente sulla situazione, poich l'omicidio
di Fokidis ha una stretta relazione con l'mbito di
attivit dei loro ministeri".
Sediamo intorno al tavolo delle riunioni in due schieramenti
contrapposti. Da una parte il nostro ministro, seduto
a capotavola, con il ministro dell'Economia alla sua destra, e
quello del Turismo alla sua sinistra. Dall'altra il capo della polizia,
il vicecomandante ed il loro galoppino, ossia il sottoscritto.
So che mi passeranno presto la palla, e in effetti non mi sbaglio.
"Aspettiamo da lei il primo aggiornamento, commissario",
mi fa il ministro.
Tutti gli occhi mi fissano mentre espongo gli elementi che
abbiamo raccolto finora. Non  granch, e finisco rapidamente.
"Quali sono le sue prime conclusioni, commissario", mi
chiede il capo della polizia.
"Abbiamo a che fare con un omicidio che, a quanto ci
sembra, non sarebbe dovuto avvenire. Paris Fokidis non era
soltanto un imprenditore di successo, ma svolgeva anche
un'importante attivit sociale. Finanziava gli studi dei giovani
meno abbienti, aveva fondato un pensionato per offrire alloggio
agli studenti fuorisede che non avevano la possibilit di affittare
una casa. Indagheremo sulle sue attivit imprenditoriali,
ma non mi aspetto di trovare elementi sorprendenti".
"E non ne troverete", interviene con piglio deciso il ministro
dell'Economia. "Era impeccabile in tutto. Non aveva pendenze
con la previdenza sociale n debiti con le banche".
Sto quasi per rispondergli che finora non mi  mai capitato
il caso di qualcuno che sia stato ucciso perch doveva soldi
alla previdenza sociale o alle banche, ma mi mordo la lingua.
"Se Fokidis era cos integerrimo, come spiega quel Meritava
di morire della rivendicazione?" mi chiede il
vicecomandante.
"Pu significare qualsiasi cosa", gli rispondo. "Se  stato
davvero irreprensibile dal punto di vista imprenditoriale, allora
pu trattarsi di una vendetta personale - cosa che peraltro
sembra confermata dalla stessa rivendicazione".
"Perch?" mi chiede il ministro.
"Tutte le rivendicazioni da parte di organizzazioni terroristiche,
senza eccezione, sono scritte al computer e stampate.
Fino a questo momento non c' mai stata una rivendicazione
scritta a mano. Inoltre, tutte le rivendicazioni riportano il movente
dell'omicidio. Nessuna chiede alla polizia di scoprirlo. E
poi c' un altro piccolo dettaglio da tenere presente", aggiungo,
dopo una breve pausa.
"Quale?" mi chiede il comandante.
"Non solo  scritta a mano, ma  come se fosse un esercizio
di calligrafia. Siamo di fronte a una duplice incongruenza:
la rivendicazione scritta a mano e lo stile calligrafico. Chi mai
studia calligrafia ai giorni nostri?"
"Nessuno", mi risponde il ministro del Turismo. "A meno
che non frequenti l'Accademia di Belle Arti".
"Oppure qualche anziano", aggiungo. "Ma mi sembra improbabile
che un giovane terrorista possa aver chiesto al nonno
di scrivere la rivendicazione in bella grafia".
"Quindi cosa ne deduce?" mi chiede il vicecomandante.
" molto presto per tirare delle conclusioni. Di certo, non
abbiamo a che fare con terroristi comuni. Credo che siano intorno
alla cinquantina.  a questo che ci fa pensare la rivendicazione
manoscritta e in bella grafia".
"I terroristi che hanno pi di cinquant'anni sono in galera",
osserva il ministro.
"Lo so. Per questo, ho ancora qualche dubbio sul fatto
che abbiamo effettivamente a che fare con un'organizzazione
terroristica. Pu darsi, ma non posso nemmeno escludere che
si tratti di una vendetta".
"Speriamo che il corso delle indagini ci dia una risposta".
"Non solo il corso delle indagini. Se ci sar un altro attentato,
avremo la conferma che abbiamo a che fare con un'organizzazione
terroristica molto particolare. Se invece non ci sar
un sguito, potremo pensare a una vendetta".
"Sono pienamente d'accordo con il commissario",
commenta il comandante.
Il nostro ministro ci ringrazia e si alza, il che significa che
la riunione  terminata. Gli altri ministri restano al loro posto,
mentre noi poliziotti ci ritiriamo.
"Andiamo nel mio ufficio", propone il comandante.
Traslochiamo dal tavolo delle riunioni del ministro a quello
del capo della polizia.
"Non c' bisogno che vi spieghi l'importanza che il governo
d alla soluzione di questo caso", dice il comandante.
"La presenza dei due ministri parla da sola. Ma non lo dico
per sottolineare il fatto che dovrete dare la priorit assoluta al
caso Fokidis. Questo lo sapete da soli. Voglio soltanto che non
dimentichiate che i ministri e i media non ci daranno tregua".
Il vicecomandante si volta verso di me. "Come pensa di
procedere, allora?"
"La prima cosa da fare  capire come la rivendicazione
sia stata resa pubblica. Poi voglio fare una visita alla casa dello
studente di Fokidis a Brahami. Dopodich dovremo contattare
l'ex moglie di Fokidis a Londra. A quel punto, sulla base
delle nuove informazioni che avremo raccolto, decideremo
come procedere e dove dirigerci. Vi terr informati".
"D'accordo", mi risponde il vicecomandante, con un
sorriso.
L'aggiornamento e le domande mi hanno fatto capire che
siamo invischiati in un caso molto strano. La rivendicazione
in bella scrittura, in cui non si dichiara il motivo per cui Fokidis
 stato ucciso, non pu essere causale: i terroristi hanno un
piano. Naturalmente questo ci rende le cose pi facili, perch
potremmo individuare chi l'ha scritta sulla base di una perizia
calligrafica. Ma prima di arrivare a questo punto, non  escluso
che dovremo assistere a qualche altro omicidio.
Prima di partire, telefono a Dermitzakis e gli chiedo di
scoprire come la rivendicazione sia arrivata alla stazione televisiva
e chi  il responsabile della redazione, perch potrei avere
bisogno di parlargli. Dopodich domando a Koula di trovare
il numero di telefono del pensionato studentesco a Brahami e
fissarmi un appuntamento con il direttore.
Parto con la paura di imbattermi nell'orda dei giornalisti
appena metter piede in Centrale, e i miei timori sono confermati.
Hanno occupato tutto il corridoio, e chiacchierano tra
loro come si trovassero in un bar all'aperto.
"Vi prego di abbassare il volume. C' gente che lavora,
qui", dico, in tono irritato.
Vox clamans in deserto! Invece di abbassare il volume, lo
alzano e mi saltano addosso.
"C' qualche informazione riguardo al nuovo attentato
terroristico, commissario?" mi chiede una piccoletta con le
calze rosa.
"Ma quale attentato terroristico? Che cavolo dice? Ha
mai visto un attentato terroristico a cui segua una rivendicazione
scritta con la penna d'oca e l'inchiostro?" la rimbrotta
Merikas.
"In questo momento, ci occupiamo dell'omicidio di un
imprenditore molto noto, Paris Fokidis", gli spiego. "Abbiamo
appena raccolto i primi elementi, ed  troppo presto per
dire con certezza se si tratta di un attentato o piuttosto di un
omicidio con qualche altro movente".
"Quindi lei pensa che potrebbe anche non trattarsi di un
attentato terroristico?" mi chiede un giovanotto in T-shirt.
"Per il momento, non possiamo escludere nulla",
rispondo.
"Cosa pensa del fatto che la rivendicazione  cos diversa
dal solito?" mi chiede la Sterghiou, una tipa secca che mi dava
sui nervi, ma con la quale poi ci siamo chiariti.
"A sorprenderci  soprattutto il fatto che gli attentatori
non abbiano rivelato il motivo per cui hanno ucciso Fokidis.
Per avere un'immagine pi chiara, dobbiamo scoprire il
movente".
I giornalisti si arrendono: hanno capito che non c'
nient'altro da sapere, e mi lasciano in pace.
Convoco Dermitzakis e Koula per chiedergli se hanno
scoperto qualcosa al canale televisivo e allo studentato di
Fokidis.
"Mi hanno fatto parlare con un tale Asteriadis, responsabile
della sicurezza", mi dice Dermitzakis.
"E cosa ti ha detto?"
"Che la busta  arrivata con un corriere".
Sono stupefatto. "Con un corriere?"
"S, ma non ha potuto dirmi di pi perch l'hanno consegnata
immediatamente al direttore del programma, un tale
Menetidis".
"D'accordo, parler con Menetidis. E tu hai trovato qualcosa?"
chiedo a Koula.
"S. Il pensionato si trova in via Othonos, ad Aghios
Dimtrios Brahamiou. La responsabile  una tale signora
Leontidou".
Lascio il pensionato come ultima cosa - prima devo fare
una visita -, e chiedo a Koula di mettermi in contatto con Menetidis.
Dopo qualche istante sento la sua voce.
"Sono Menetidis, commissario".
"I miei collaboratori mi hanno detto che avete ricevuto la
rivendicazione tramite corriere", gli dico, e ancora non ci credo.
" vero! All'ingresso il corriere ha detto che era un'opportunit
televisiva molto ghiotta, e mi hanno portato subito la
busta. Quando l'ho aperta, ho subito visto la rivendicazione".
"Si ricorda a che ora gliel'hanno portata?"
Ci pensa su un attimo. "Di sicuro, prima del telegiornale
della sera, ma l'ora esatta non saprei dirgliela. Sana stato intorno
alle sette".
"Non  che ha tenuto la busta?"
"Certo. Ho la busta con l'indirizzo del mittente e l'etichetta
del corriere. Posso fare una scansione e mandargliela.
Basta che mi dia un indirizzo di posta elettronica".
"La ringrazio, signor Menetidis. La prego comunque di
conservarla. Dobbiamo sequestrarla come elemento di prova
nelle indagini".
Dico a Koula di spedire a Menetidis l'indirizzo e-mail
dell'ufficio.
"Appena ricevete l'immagine della busta, prendi Dervsoglou
e andate dal corriere", dico a Dermitzakis. "Dobbiamo
scoprire chi l'ha consegnata".
Poi mi rivolgo a Koula: "Tu devi fare ricerche sul mittente,
ossia se c' una societ con quel nome".
"Cose da pazzi!  la prima volta che mandano una rivendicazione
tramite corriere!" dice. Anche lei non riesce a
crederci.
"Nemmeno io ho mai visto niente del genere, e sono pi
vecchio di te", replico. Quindi mi alzo per andare al pensionato
studentesco di Fokidis.
...
7.

Mi faccio accompagnare da Askalidis, visto che Dermitzakis e
Dervsoglou si stanno occupando dello spedizioniere. Imbocchiamo
viale Vouliagmenis e, grazie al navigatore, Askalidis
trova l'ingresso su via Othonos.
Il pensionato  una palazzina a tre piani vicino alla scuola
superiore. Koula ha gi annunciato la nostra visita, e la direttrice
Leontidou ci attende al pianterreno. Ha cinquant'anni, la
coda di cavallo ed  vestita con semplicit.
Ci saluta dandoci la mano e ci precede verso il suo ufficio
che, se si eccettuano due schedari,  vuoto.
"Signora Leontidou, stiamo indagando in tutte le direzioni
possibili sull'omicidio di Paris Fokidis e vorremmo farle
alcune domande su questo pensionato e sul programma di
Fokidis per aiutare gli studenti con scarse possibilit
economiche".
La donna ci rivolge uno sguardo spento. "Chiedete pure,
ma non so se potr esservi utile. Sono confusa, smarrita. Ieri
mattina mi  crollato il mondo addosso, signor commissario",
dice, scoppiando a piangere.
Aspetto che si riprenda, prima di cominciare a interrogarla.
"In questo momento ci sono studenti nel pensionato?"
"S, ce ne sono abbastanza. Ma sono sconvolti e non sono
in grado di andare a lezione".
"Sarebbe contraria se il mio collaboratore facesse loro
qualche domanda, per completare il quadro d'indagine che ci
stiamo costruendo?"
"Ovviamente no".
Spedisco Askalidis a occuparsi degli studenti e io resto
solo con la Leontidou.
"Mi parli dello studentato", le chiedo. "In che modo ricevete
i finanziamenti da parte di Paris Fokidis?"
"Dalla Fondazione Paris Fokidis".
Ecco la prima notizia che non avevo. Fino a questo momento
non avevo mai sentito parlare di una Fondazione Paris
Fokidis. "Dove si trova la sede della Fondazione? Quando abbiamo
visitato gli uffici della Focea non hanno fatto cenno a
questa struttura".
"Perch non ha nulla a che fare con le imprese di Fokidis.
Paris Fokidis aveva separato completamente i due mbiti. Gli
uffici della Fondazione si trovano in viale Singro, poco oltre
il sottopassaggio per Amfithea". Prende un foglio, scrive l'indirizzo
e me lo porge.
"Pu mettersi in contatto con il signor Esperidis.  il direttore
della Fondazione", aggiunge.
Mi appunto il nome su un secondo foglio. "Come funziona
il pensionato?" le chiedo.
Mi guarda corrugando la fronte. "Mi fa una domanda su
qualcosa che ormai appartiene al passato", risponde, con la
voce ridotta ad un sussurro. "Finora la Fondazione era responsabile
di tutte le decisioni. All'inizio dell'anno accademico ci
inviavano un elenco degli studenti che avremmo dovuto accogliere.
La cifra che ci veniva accordata per le spese corrispondeva
al numero di studenti che avremmo ospitato". Si ferma e
prende fiato. "Come le ho detto, tutto questo  ormai passato.
Nessuno di noi sa cosa succeder domani. Non sappiamo
cosa decideranno gli eredi di Paris Fokidis: non sappiamo se
la Fondazione ed il pensionato continueranno a esistere... Non
sappiamo nulla".
Si porta alle labbra un fazzoletto per soffocare un singhiozzo,
e poi si copre il viso con le mani.
Non ha senso che la torturi ulteriormente, tanto pi che
potremo avere ulteriori informazioni dal direttore della
Fondazione.
"Non la disturbo oltre, signora Leontidou", annuncio,
alzandomi.
Ma lei non mi ha sentito ed  gi ritornata nel suo mondo.
Esco in corridoio in cerca di Askalidis. Si  unito a un gruppo
di studenti e chiacchiera con loro.
"Hai saputo nulla?" gli chiedo, una volta rientrati
nell'autopattuglia.
"Da un fiume di lacrime non si pu tirare fuori nulla,
commissario", risponde. "I ragazzi sono disperati. Non sanno
neanche se potranno proseguire gli studi".
A questo punto, ci dirigiamo verso viale Singro. Gli uffici
della Fondazione Fokidis si trovano in un palazzo di fronte
alla chiesa di Aghios Sostis. Parcheggiamo davanti all'ingresso.
Lascio Askalidis di guardia e salgo al secondo piano, dove ci
sono gli uffici.
Suono il campanello, e la porta si apre immediatamente.
Al contrario di quanto avevo notato negli uffici dell'azienda alberghiera,
a prima vista qui alla Fondazione tutto sembra procedere
normalmente. L'impiegata che mi accoglie mi chiede la
ragione della visita. Quando la informo, si dirige verso l'ufficio
di Esperidis.
"Poich per il momento ignoriamo le ragioni dell'omicidio
di Paris Fokidis, stiamo raccogliendo informazioni ad ampio
spettro, nella speranza di trovare il bandolo della matassa",
spiego a Esperidis. "Ecco perch mi trovo qui".
"La capisco, ma non saprei proprio come aiutarla", mi risponde.
"La Fondazione non ha rapporti n economici n di
altra natura con le imprese di Fokidis. E faccio fatica ad immaginare
un giovane che non sia riuscito ad avere la borsa di
studio o ad entrare nel pensionato, e che si vendica uccidendo
Fokidis".
"Ha ragione, ma suppongo che la fonte dei finanziamenti
alla Fondazione siano comunque le imprese di Fokidis",
ribatto.
"Si sbaglia. La Fondazione  finanziata da un capitale che
Paris Fokidis ha tratto dal suo patrimonio personale. Le imprese
non hanno nulla a che vedere con tutto ci".
"Ma come funzionava la faccenda? Pu darmi un
ragguaglio?"
"Tutte le decisioni sono prese qui, nella Fondazione. Noi
raccogliamo le domande sia per le borse di studio sia per il
pensionato. Dopo averle elaborate, le distribuiamo a due commissioni:
una per ognuno dei due mbiti. Le decisioni finali
spettano ai membri delle commissioni".
"Chi nomina le commissioni?" chiede Dermitzakis.
"Il signor Fokidis in persona".
"E partecipava anche alle riunioni?"
"No. Per aveva diritto di intervenire, per cos dire. Verificava
le decisioni finali dei commissari, e se avesse avuto un'opinione
divergente riguardo a qualche caso, avrebbe chiesto
alla commissione di riesaminarlo".
"Chi decideva lo stanziamento annuo per la Fondazione?"
"Il signor Fokidis. Alla fine del primo semestre di ogni
anno, ci informava della cifra disponibile e, di conseguenza,
noi decidevamo quante potevano essere le borse di studio e
quanti studenti avremmo potuto ospitare l'anno seguente nel
pensionato".
Paris Fokidis aveva organizzato tutto alla perfezione: non
c' neppure il sospetto di qualche irregolarit che potrebbe
aprirci uno spiraglio su un movente per il suo omicidio.
"Di questo passo, tanto vale cercare tra i pazzi di Atene",
dico ad Askalidis, quando ritorno all'autopattuglia. "Solo uno
psicopatico poteva uccidere un uomo irreprensibile".
"Posso dire la mia?" mi chiede.
"Certo".
"Di solito, gli irreprensibili sono quelli che sanno nascondere
meglio le magagne".
"La butti in filosofia?"
"No. Semplicemente le dico che da qualche parte ci sar
un buco nero in Fokidis, ma non l'abbiamo ancora trovato".
Entro nel mio ufficio con la sensazione che, dopotutto,
Askalidis abbia ragione. L'imprenditore Paris Fokidis doveva
avere anche lui i suoi lati oscuri.
Decido di scendere al bar della Centrale per un caff, ma
Dermitzakis mi anticipa. "Ho qui la ragazza che ha ricevuto la
busta con la rivendicazione all'ufficio del corriere".
"Dove si trova?"
"Nella stanza degli interrogatori".
"Portala qui. Si sentir pi a suo agio".
La ragazza che entra nel mio ufficio non avr pi di venticinque
anni. Si presenta come Nelli Kaloghrou.
"Quando le hanno consegnato la busta per la rete televisiva?"
le chiedo.
"Saranno state pi o meno le due del pomeriggio",
risponde, dopo averci pensato un istante. "Lo ricordo perch
solitamente esco verso le due per mangiare una tirpita, e proprio
in quel momento  entrata una signora con una busta, e
mi sono fermata a sentire cosa volesse".
"Ricorda per caso cosa le ha detto?" le chiede
Dermitzakis.
"Mi ha detto che doveva essere consegnata al pi presto
alla rete, perch si trattava della proposta per una trasmissione
televisiva. Anzi, mi ha anche chiesto quanto tempo ci voleva
per recapitarla".
"Pu descriverci la signora?"
Ci pensa su per essere precisa. "Direi sui quarantacinque
anni, bruna, di altezza media. Portava gli occhiali da sole".
"Capelli lunghi o corti?" chiede Dermitzakis.
"Tagliati a caschetto".
"Com'era vestita?" le chiedo.
"Con un giaccone grigio scuro e un paio di jeans".
"Hai qualche altra domanda?" chiedo a Dermitzakis.
Lui scuote la testa. Ringrazio la Kaloghrou e la congedo.
"Scommetto che era una sessantenne con gli occhiali da
sole e la parrucca", commento. "Non ho dubbi che avesse la
parrucca".
Chiamo Koula e le chiedo se ha trovato qualche traccia
sull'indirizzo del mittente.
"L'indirizzo  via Kiloumenous 22", risponde. "Ho cercato
dappertutto su internet e sulle guide di Atene, Pireo e comuni
limitrofi, ma via Kiloumenous non esiste".
"Non mi stupisce: in questo caso tutto  insolito, non c'
nulla di prevedibile", dico a Koula e Dermitzakis. "Dalla rivendicazione
fino al modo in cui  stata consegnata alla rete
televisiva. Non c' niente di peggio di un caso eccentrico che
non ha nulla a che vedere con tutti gli altri. Siamo messi male".
Koula e Dermitzakis vanno nel loro ufficio, mentre io do
un'occhiata all'orologio. Sono quasi le sei. Decido di chiudere
bottega per andare a trovare mio nipote. Non posso rinunciare
anche stasera.
...
8.

 attaccato al seno della madre, con gli occhi chiusi, forse per
godersi meglio la cena. Adriana e Fanis se ne stanno seduti a
contemplarlo con un sorriso di beatitudine.
Ai piedi del letto, in piedi, ci sono Prdromos e Sevast, i
genitori di Fanis, che sono venuti da Volos per conoscere il
nipotino.
"Che Dio lo protegga: l'appetito non gli manca",
commenta Sevast, tutta contenta.
" tranquillo e sereno, proprio come Zisis", dice Fanis.
"Appoggia le labbra al seno ed  contento. Non piange, non
strilla, non si agita".
"Quanto  tranquillo, lo vedremo al ritorno a casa", gli risponde
Caterina. "Non essere troppo ottimista, potrebbe farci
passare pi di una notte insonne".
Lambros sembra sazio e lascia il seno della madre.
"Dai, pap, prendilo un po' in braccio. Sei l'unica persona
che non l'ha tenuto", mi dice Caterina, affidandomelo.
"Ma neanche i consuoceri l'hanno preso in braccio", commento,
con la speranza che dia loro la precedenza.
"Niente affatto. Noi ce lo siamo spupazzato appena l'hanno
portato in camera", ribatte Sevast, togliendomi ogni via di
fuga.
Lo prendo, con una paura terribile, anche perch mi accorgo
che mi tremano le mani. Per fortuna,  tranquillo: ha
chiuso gli occhi ed  pronto ad addormentarsi. Allora mi rilasso
un po' anch'io e lo tengo tra le braccia con pi sicurezza,
mentre lo osservo da vicino. Le guanciotte rosee, il nasino che
appena spicca sul visetto paffutello.  la prima volta che ho
un'immagine dettagliata di mio nipote. Lo restituisco, soddisfatto,
alla madre.
"L'hai studiato a fondo?" mi chiede Caterina, ridendo.
"S. Ed  proprio una bellezza", le rispondo.
"Questa poi  incredibile", commenta Adriana.
"Perch? " le chiede sorpresa Sevast, mentre tutti gli altri
la guardano senza capire cosa intenda.
"Perch per una volta mio marito  d'accordo con me",
risponde Adriana, e tutti scoppiano a ridere.
" cos che vanno le cose: la nuova vita unisce", sentenzia
Sevast.
Bene, Adriana ha trovato una spalla per le sue stoccate,
mi dico.
"Comunque, l'idea dello zio Lambros ci ha liberato le
mani", dice Caterina.
"Di che idea si tratta?" chiede Prdromos.
"Di mandarci una donna dal rifugio per badare a Lambros,
quando Caterina torner al lavoro", spiega Fanis.
"Idea eccellente", commenta Sevast.
"E quando sar cresciuto un po', potremo lasciarlo al centro,
dove se ne occuperanno le donne", aggiunge Fanis.
"A dire il vero, se all'inizio ero d'accordo, ora l'idea mi
entusiasma meno", dice Adriana.
"Perch?" chiedo.
"Perch lo vizieranno troppo, e non so noi come faremo",
spiega, e devo ammettere che non ha tutti i torti.
In quel momento fa il suo ingresso l'infermiera, che prende
Lambros e lo porta nel suo lettino.
"Mi fai compagnia, consuocero, mentre vado a fumare
una sigaretta?" mi chiede Prdromos.
Quando usciamo dall'edificio e questi si accende una sigaretta,
capisco che non mi voleva soltanto per fargli compagnia.
"Come vi  venuto in mente di chiamare il nipote Lambros?"
mi chiede.
"Non  venuto in mente a noi: l'hanno deciso i suoi
genitori".
"E voi non avete detto niente?"
"Cosa potevamo dire? Chiamatelo Prdromos o
Costantino?"
"Esatto. Non capisco perch dargli il nome di un estraneo
quando ci sono i nonni. Va bene, l'estraneo  un amico di famiglia,
non lo nego", aggiunge, come per metterci una pezza,
"ma  pur sempre un estraneo".
"Ne hai parlato con tuo figlio e con sua moglie?"
"Solo con Fanis. Mi ha detto che a tutti e due il nome piace
molto".
"E allora, se gli piace, non possiamo proprio dire niente".
Capisco che si  irritato perch fuma mezza sigaretta, poi
butta a terra la cicca e rientra in clinica senza parlare. Sono arrabbiato
anch'io: innanzitutto perch non  affar nostro, e poi
perch in tutti questi anni mi sono abituato a essere io quello
che fa gli interrogatori - e mi infastidisce parecchio che me li
faccia qualcun altro.
Non appena torniamo in camera, colgo lo sguardo interrogativo
di Adriana, ma faccio l'indifferente.
Fanis guarda l'orologio e si alza. "Sara meglio che vada",
annuncia. "Oggi ero di turno e sono letteralmente distrutto".
"Andiamo via tutti", aggiunge Adriana, e si alza a sua volta.
"Vieni a mangiare?" chiede al genero.
"No, ho mangiato in ospedale. Mi serve solo dormire".
Ci mettiamo in fila davanti al letto di Caterina per darle la
buonanotte con un bacio, e poi usciamo tutti. Al parcheggio,
Fanis si dirige verso la sua macchina, mentre noi e i consuoceri,
che staranno da noi, andiamo verso la Seat.
Per tutto il tragitto, Lambros monopolizza la conversazione
con il suo appetito e le sue marachelle future.  una conversazione
improntata all'entusiasmo e ai complimenti, senza
nessuna recriminazione.
Adriana ha preparato il pollo al forno con patate ed insalata.
Mangiamo parlando poco, perch siamo tutti esausti - i
consuoceri dal viaggio, e io perch anche oggi ho corso tutto
il giorno.
"Ti ha detto niente Prdromos sul nome di nostro nipote,
quando siete usciti?" mi chiede Adriana, andando a letto.
"S, si  lamentato che l'hanno chiamato Lambros, invece
di dargli il nome di uno dei due nonni".
"Me l'ha detto anche Sevast. Gli ha dato fastidio che abbiano
scelto il nome di un estraneo".
"Perch non  un nome di famiglia?"
"No, non per questo", risponde. " il primogenito, e
Prdromos si aspettava che gli avrebbero dato il nome del
nonno paterno, com' d'uso".
"Non starlo a sentire. Hanno deciso i genitori. Se non gli
va bene, ne parli con Fanis. Sono passati i tempi in cui il nome
del nipote lo decideva la famiglia".
"Ah, non credere. Se fossimo in Epiro, non  detto che
non l'avremmo pensata anche noi in questo modo".
Non faccio in tempo a ricordarle che non abitiamo in Epiro
perch mi sono gi addormentato.
...
9.

Sbocconcello la brioche insieme al caff, pensando che devo fissare
un incontro con Koulakos, dei Reati Economici e Finanziari,
per controllare se nel frattempo ha scoperto qualcosa sulle
finanze di Paris Fokidis. Il dilemma  se andare nel suo ufficio o
convocarlo in quello di Ghikas. Il telefono mi toglie d'impiccio.
"Buongiorno, commissario", mi saluta la voce del vicecomandante.
"Abbiamo appena ricevuto una telefonata dall'ambasciata
britannica. L'ex moglie di Fokidis si trova ad Atene e
vuole essere informata sulle circostanze della morte del suo ex
consorte e sull'andamento delle indagini. Sta venendo nel mio
ufficio insieme a un rappresentante dell'ambasciata".
"Capisco. Arrivo subito", rispondo.
"La aspetto. Se arrivano prima loro, li intratterr con un
caff".
In ogni caso, due chiacchiere con l'ex moglie di Fokidis
erano in programma, ed ecco una buona occasione per farle,
tanto meglio se in presenza del vicecomandante.
Rimando l'incontro con Koulakos e informo i miei collaboratori.
Chiedo ad Askalidis di procurarmi un'autopattuglia
- se andassi con la Seat, correrei il rischio di trovarmi imbottigliato
nel traffico e arrivare in ritardo. Non mi interessa tanto
per gli inglesi, ma non voglio mettere in imbarazzo il
vicecomandante.
A sirene spiegate arriviamo in tempo zero in viale Mesoghion.
Nel vestibolo dell'ufficio del vicecomandante, un agente
mi sorride con aria complice.
"La aspettano con ansia, commissario".
"Ecco il commissario. Spero di non avervi fatto aspettare
troppo", dice il vicecomandante, in greco.
L'inglese e la signora sono seduti davanti alla scrivania. Lui
deve avere all'incirca trentacinque anni. Biondo, giacca e cravatta.
La donna  pi matura, bruna, e indossa un tailleur blu di
ottima fattura.
Non appena mi avvicino, l'inglese si alza per salutarmi.
"John Hendricks, interprete ufficiale dell'ambasciata del Regno
Unito, ispettore".
Parla piuttosto bene il greco, con pronuncia inglese, ma
non sa che nella polizia greca non esiste il grado di ispettore,
bens quello di commissario. Poi tocca alla signora che porta il
tailleur blu.
"Le presento la signora Julie Tremaine. La signora Tremaine
 l'ex moglie del signor Paris Fokidis e, a Londra,
dirige l'agenzia viaggi della societ", mi spiega il
vicecomandante.
La signora Tremaine si alza e mi stringe la mano. "Nice to
meet you", dice, e torna a sedersi.
"Sediamoci al tavolo delle riunioni, staremo pi comodi",
propone il vicecomandante, invitando gli ospiti a spostarsi. Gli
inglesi lo seguono portando con s la loro tazza di t. Ci sediamo
uno di fronte all'altro, e il vicecomandante mi fa cenno di
iniziare.
"Purtroppo non ho molto da dirvi", esordisco, rivolgendomi
a Hendricks. Preferisco parlare in greco, anche per evitare
strafalcioni".
"L'esplosivo utilizzato per compiere l'omicidio pu far
pensare tanto a un atto terroristico, quanto a un'iniziativa
del crimine organizzato", spiego. "Da questo punto in poi,
per, la questione si complica. Se accettiamo l'ipotesi del crimine
organizzato, allora la rivendicazione non c'entra nulla:
le esecuzioni della criminalit organizzata non sono mai state
seguite da una rivendicazione. La rivendicazione fa pensare
al terrorismo. Ma anche in questo caso il quadro  insolito:
i terroristi scrivono le rivendicazioni al computer e poi le
stampano. Nel caso di Paris Fokidis abbiamo invece a che
fare con una rivendicazione scritta a mano, calligrafica, con
penna e calamaio. Ci troviamo nel buio pi fitto:  un caso
senza precedenti".
Intervallo il mio rapporto con delle pause per permettere
a Hendricks di tradurre in inglese per l'ex moglie di Fokidis.
Lei lo ascolta in silenzio, senza interromperlo.
"It's unbelievable!" esclama, appena l'interprete termina
di parlare.
"E a parte questo, finora le nostre indagini non sono riuscite
a individuare nessun elemento che possa costituire un
movente per l'omicidio", continuo. "Non abbiamo trovato
nulla, n nella sua vita personale n in quella imprenditoriale.
Tutte le testimonianze che abbiamo raccolto finora concordano
nel dipingere Paris Fokidis come un imprenditore di successo
e un uomo che ha aiutato i giovani a studiare".
Hendricks continua a tradurre, mentre la donna scuote la
testa.
"So, why they killed him?" chiede.
"Se lo sapessimo, avremmo fatto un grande passo in avanti",
rispondo. "Vorrei chiedere alla signora Tremaine se ricorda
qualcosa successo di recente, o anche indietro nel tempo, a
Londra, che potrebbe aiutarci nelle indagini".
Julie Tremaine scuote la testa. "No, everything was
normal".
"A questo punto, l'unica possibilit che ci resta  che si
tratti di una vendetta. La signora Tremaine pu dirci per caso
se c'era qualcuno che poteva ritenere di aver subto un torto
da parte di Paris Fokidis, al punto da volerlo uccidere per
vendicarsi?"
Hendricks torna a tradurre e, di nuovo, la signora Tremaine
scuote la testa con decisione. "No, absolutely not!" risponde.
"Assolutamente no", traduce Hendricks.
Non mi aspettavo una risposta diversa, e quindi la conversazione
finisce qui. L'interprete e Julie Tremaine si alzano e ci
salutano. Prima che se ne vada, chiedo alla signora Tremaine
di lasciarmi un numero di telefono, nel caso avessi bisogno di
contattarla durante lo svolgimento delle indagini.
L'interprete mi chiede quando sar disponibile la salma
per il funerale. Gli rispondo di chiamarmi l'indomani, cos sapr
dirglielo.
"Non mi pare che siamo andati molto avanti", commenta
il vicecomandante.
"No, ma non mi aspettavo che l'ex moglie ci potesse illuminare",
rispondo. "Erano separati. La Tremaine vive a Londra,
quindi non poteva seguire le attivit dell'ex marito in
Grecia".
"Il problema  spiegarlo al ministro", mi dice Kapsidis,
congedandomi.
Appena entro in ufficio, Koula mi aspetta al varco. "Koulakos
dei Reati Economici e Finanziari la cerca urgentemente",
mi annuncia.
Gli telefono subito. "Abbiamo fatto una ricerca e raccolto
una serie di elementi che potrebbero interessare le tue indagini",
mi dice.
"Ti va bene se ci incontriamo nell'ufficio di Ghikas,
oppure preferisci che venga io da te, se non puoi assentarti?"
Anche se sono in ansia, non tollero di dimenticare le buone
maniere.
"Preferisco nell'ufficio di Ghikas, l non ci interromper
nessuno", risponde.
Arriviamo insieme e ci incontriamo nell'ufficio di Stella.
Koulakos entra per primo e si siede al tavolo delle riunioni,
squadernando le cartelle che ha portato con s. Mi siedo di
fronte a lui, sui carboni ardenti.
"Abbiamo fatto una ricerca accurata in tutte le direzioni",
esordisce. "Ovunque siamo andati, ci siamo sempre trovati davanti
un imprenditore impeccabile. L'azienda di Fokidis non
ha debiti con le banche,  puntuale nei pagamenti del personale
ed ha pagato l'IVA fino all'ultimo euro".
"Quindi  in regola anche con il fisco", concludo.
Koulakos si mette a ridere. "Non avere fretta, stiamo arrivando
al punto dolente", mi risponde.
"Ha dei sospesi con l'Agenzia delle Entrate?"
"No, non ha sospesi, perch non paga le tasse", risponde
Koulakos.
" esentato dalle tasse?"
Koulakos scoppia di nuovo a ridere, ma questa volta  per
la mia ingenuit. "Non paga le tasse perch la sede della sua
azienda non  in Grecia", mi spiega.
"E dove si trova?"
"Questo non lo sappiamo ancora. Possiamo solo fare delle
ipotesi. Ma poich Fokidis ha un'agenzia di viaggi a Londra,
 molto probabile che la sede dell'azienda alberghiera si trovi
in Inghilterra".
Maledico la sfortuna che mi ha fatto incontrare l'ex moglie
di Fokidis prima di apprendere questa notizia. Se ne fossi
stato a conoscenza, ora saprei dove si trova la sede dell'impresa.
Ma ho il suo numero di telefono e posso incontrarla per
chiederle informazioni. Lo dico a Koulakos, che concorda e
aggiunge:
"Se la facessi venire qui, per interrogarla insieme, sarebbe
meglio".
"Che cos'altro potremmo sapere?"
Mi guarda come se avesse a che fare con un analfabeta.
"Kostas, amico mio, quando parliamo di Inghilterra, non parliamo
solo delle isole del Regno Unito, ma anche di altre isole,
come le Cayman, o Paradise Island. Territori formalmente britannici,
ma di fatto paradisi fiscali".
"Grazie per l'informazione", gli rispondo, senza ironia.
"Telefoner al vicecomandante e gli chieder se preferisce che
l'incontro si svolga qui in Centrale, oppure nel suo ufficio. Ti
tengo informato".
Ci salutiamo, e io torno nel mio ufficio. Telefono subito al
vicecomandante e lui ha la mia stessa reazione:
"Se l'avessimo saputo prima, saremmo un passo avanti".
" vero, ma Koulakos me l'ha detto solo ora". Ci pensa
un po' e poi continua: "Penso sia preferibile che la inviti qui
da me, per interrogarla. C' di mezzo l'ambasciata inglese e
non vorrei che il ministro avesse da ridire. La avverto appena
avr fissato l'incontro".
Nel frattempo convoco i miei collaboratori per aggiornarli.
Mi ascoltano senza commentare e, alla fine, cala il silenzio.
Il primo a prendere la parola  Dermitzakis.
"Mah... Che l'abbiano ammazzato perch le sue aziende
hanno sede in Gran Bretagna mi sembra esagerato".
"Anche a me", concorda Askalidis.
Dervsoglou  pensoso. "Se le aziende sono tassate in Inghilterra,
sono d'accordo con voi", conclude. "Se per sono
registrate presso qualche paradiso fiscale, allora non  escluso
che il movente del delitto si trovi proprio l".
"Cosa intendi dire?" gli chiede Dermitzakis.
"Be', i paradisi fiscali sono collegati con le aziende offshore
e con il riciclaggio del denaro sporco", risponde.
"Hai mai visto qualcuno che prima ricicla denaro sporco e
poi finanzia gli studi dei ragazzi bisognosi?" chiede Koula.
"No, ma la Fondazione Fokidis potrebbe essere solo una
copertura".
Proprio in quel momento squilla il telefono.  il vicecomandante.
"L'appuntamento  fissato per oggi alle due".
Guardo l'orologio.  mezzogiorno. Ho ancora due ore.
...
10.

"E ricomincio da capo", come dice la canzone. Lo stesso itinerario,
sempre con l'autopattuglia - l'unica differenza, questa
volta,  che almeno sono in compagnia di Koulakos.
"Puoi chiarirmi un punto?" mi chiede, mentre entriamo
in viale Mesoghion.
"Riguardo a cosa?"
"Chi far le domande? Il vicecomandante? Tu? Io?"
"Ti suggerei di lasciare l'introduzione al vicecomandante.
Quando avr finito, prenderai la parola. In ogni caso, sei tu che
dirigi l'interrogatorio. Io ci sar perch ho la responsabilit delle
indagini, ma di questioni economiche ne capisco assai poco".
Koulakos tace, ma  soddisfatto, perch ora sa come ci
muoveremo e si sente pi a suo agio.
Arriviamo al ministero e saliamo direttamente nell'ufficio
del vicecomandante. L'agente mi guarda perplesso.
"Ma era qui stamattina, commissario. Perch fa due volte
lo stesso viaggio?"
"Se avessi saputo che sarei dovuto tornare, avrei scelto di
rimanere", gli rispondo. "Gli inglesi sono arrivati?"
"No, li stiamo ancora aspettando".
Meglio cos: avremo tempo per aggiornare il vicecomandante
e preparare un piano d'azione.
Il vicecomandante ci accoglie in piedi e guarda l'orologio.
"Ci hanno telefonato per informarci che saranno qui alle due
e mezzo. Abbiamo tempo per parlare un po' della situazione",
dice. Aspetta che ci sediamo di fronte alla sua scrivania e
prosegue.
"Il ministro mi ha raccomandato di mantenere un profilo
basso e di essere molto formali. Non vuole avere rimostranze
da parte inglese".
"Non credo che ci saranno problemi da questo punto di
vista", lo tranquillizza Koulakos. "Del resto non si tratta di un
interrogatorio: vogliamo solo un'informazione, nient'altro".
Ha appena finito quando entra l'agente e ci annuncia l'arrivo
degli inglesi. Julie Tremaine  accompagnata sempre da
Hendricks, l'interprete ufficiale dell'ambasciata. Il vicecomandante
li accoglie, presenta Koulakos e ci indica il tavolo delle
riunioni.
"Scusateci se vi abbiamo fatto venire due volte, ma sono
sopraggiunte alcune questioni su cui il commissario Koulakos
voleva dei chiarimenti. E poich stiamo facendo il possibile
per accelerare le indagini, abbiamo pensato di incontrarvi
subito".
"Vi ascoltiamo", dice Hendricks.
"In sostanza, si tratta di una sola domanda", esordisce
Koulakos. "Abbiamo svolto delle ricerche intorno alle aziende
di Paris Fokidis, per trovare qualche elemento che potesse
aiutarci, e abbiamo rilevato che la loro sede non  in
Grecia".
Koulakos si ferma e aspetta che Hendricks abbia finito di
tradurre. La signora Tremaine lo ascolta e dice:
"No, it is not in Greece. It is in the UK".
"In quale parte del Regno Unito?" chiede Koulakos.
Hendricks traduce, ma questa volta l'ex moglie reagisce
con una certa agitazione. Comincia a parlare in fretta, e ho difficolt
a capire la sua pronuncia british.
"La signora Tremaine chiede perch dovrebbe rispondere
a questa domanda, e che relazione ha con le indagini. Il fatto
che la sede dell'azienda si trovi nel Regno Unito, riguarda le
autorit britanniche. Le autorit greche non c'entrano nulla",
traduce ancora una volta Hendricks.
"Non ci interessa la struttura finanziaria dell'azienda.
Stiamo indagando su un omicidio. Del resto,  un'informazione
che potremmo avere anche dalle autorit britanniche", le
spiega Koulakos. "Se ce lo dite voi, risparmieremo tempo e accelereremo
le indagini".
"Per favore, spieghi alla signora Tremaine che non siamo
agenti del fisco e non dipendiamo dal ministero dell'Economia",
dico a Hendricks. "L'unica cosa che ci interessa  venire
a capo dell'omicidio di Paris Fokidis. Tutte le informazioni
che raccogliamo riguardano questo crimine, e nient'altro".
Hendricks traduce quello che gli abbiamo detto. Julie
Tremaine sembra esitare ancora un momento, poi parla:
"The head offices of all companies are in the Cayman Islands"
dichiara.
"Le sedi centrali di tutte le aziende si trovano alle Isole
Cayman", traduce Hendricks.
Il vicecomandante guarda Koulakos, che resta impassibile.
"Era quello che volevamo sapere. La ringraziamo molto",
dice cortesemente a Hendricks, il quale ci chiede se abbiamo
altre domande.
"No, io non ne ho", risponde Koulakos.
"Neanche io", aggiungo.
"Vi ringraziamo molto per l'aiuto e ci scusiamo di nuovo
per avervi fatto venire due volte", dice il vicecomandante alla
signora Tremaine.
I due inglesi si alzano e ci salutano. Il vicecomandante li
accompagna alla porta.
"Quali sono le vostre conclusioni?" chiede, tornando a
sedersi.
"La parola al commissario Charitos: spetta a lui risponderle",
dichiara Koulakos, lasciandomi il pallino.
"L'unica cosa che posso dire  che  crollata l'immagine
dell'imprenditore irreprensibile e del benefattore", rispondo.
"Perch?" chiede il vicecomandante, perplesso.
"Perch non puoi offrire, da un lato, borse di studio ai ragazzi
poveri e, dall'altro, avere la sede delle tue imprese in un
paradiso fiscale per risparmiare milioni di euro sulle imposte",
spiega Koulakos. "Non sapremo mai quante tasse ha risparmiato
Fokidis in questi anni non facendo la dichiarazione dei redditi in
Grecia, ma sono convinto che quello che donava ai ragazzi per
le borse di studio erano briciole rispetto a quanto risparmiava".
"Ma il ministro dell'Economia sapeva che le imprese di
Fokidis non erano registrate in Grecia?" domando.
Il vicecomandante fa spallucce. "Poteva anche non saperlo.
Non  affare del ministro sapere chi fa la dichiarazione dei
redditi in Grecia". Poi si alza all'improvviso. "Devo comunicare
la nostra conversazione al comandante. Forse vorr informare
subito il ministro. Aspettate: potrebbe chiedere la vostra
presenza".
"Detto tra noi, credi davvero che il fatto che la sede delle
imprese di Fokidis fosse all'estero abbia qualche relazione con
l'omicidio?" mi chiede Koulakos, quando restiamo soli. "A me
sembra un'ipotesi tirata per i capelli".
"Perch?"
"Sai quante aziende hanno sede in Bulgaria o a Cipro? Ti
 mai capitato che qualcuno fosse ucciso per questa ragione?"
"No, ma quelle di Fokidis avevano altre dimensioni. Non
sappiamo ancora in cosa era implicato dietro la vetrina delle
sue attivit umanitarie".
Il vicecomandante irrompe nell'ufficio, piuttosto concitato.
"Venite. Il ministro ci attende. Vuole informazioni di prima
mano".
"In che casini mi hai messo?" mi sussurra Koulakos all'orecchio,
mentre ci accodiamo al vicecomandante.
Un po' per le sue battute, un po' per la lucidit con cui ragiona,
ma Koulakos comincia a diventarmi simpatico.
Il vicecomandante in testa e noi in retroguardia, entriamo
come una squadra d'assalto nell'ufficio del ministro - quale 
insieme al comandante della polizia, e tutti e due ci aspettano
seduti al tavolo delle riunioni.
"Voglio un resoconto dettagliato", ordina il ministro,
appena ci sediamo.
Di nuovo tocca a Koulakos, che per non ha molto da
dire. Il resoconto dettagliato si esaurisce in cinque minuti.
"Avete avuto l'impressione che se ne siano andati delusi o
irritati?" chiede il ministro.
"L'ex moglie di Fokidis non era particolarmente contenta
di averci dovuto rivelare dove si trovano le sedi delle aziende",
risponde il vicecomandante. "Per non era irritata. Ha capito
che si trattava di un'informazione che avremmo potuto ottenere
anche dalle autorit inglesi. Non le abbiamo chiesto di rivelarci
qualche segreto personale o di famiglia".
"Ma potrebbe esserci qualcos'altro che ha inquietato l'ex
moglie di Fokidis", aggiunge Koulakos.
"Che cosa?" chiede il comandante.
"Un divorzio di facciata, comandante. Se fossero rimasti
sposati, la storia del paradiso fiscale sarebbe emersa pi
facilmente, proprio attraverso la moglie. In questo modo, invece,
la probabilit che si venisse a sapere era nettamente
inferiore".
Comincio a pensare che l'omicidio di Fokidis sar per me
un'occasione per imparare un paio di cosette di economia, in
particolare su come funzionano oggi le aziende.
Il ministro rompe il silenzio seguito alla dichiarazione di
Koulakos. "Questa informazione sulla sede delle aziende di
Fokidis potete utilizzarla nelle indagini, ma non deve trapelare
sui mezzi di informazione".
"Purtroppo questo non dipende da noi, signor ministro",
replica il comandante.
"Lo so, ma esigo che avvertiate i vostri collaboratori che
ogni fuga di notizie avr gravi conseguenze".
"Le indagini non si esauriscono alla Omicidi, signor ministro",
gli spiego. "Collaboriamo con il dipartimento dei Reati
Economici e Finanziari di Koulakos e anche con l'Antiterrorismo,
quindi le ricerche si estendono ai tre servizi e sar molto
difficile tenere sotto controllo eventuali fughe di notizie, se si
dovessero verificare. E poi c' dell'altro".
"Che cosa?" mi chiede il ministro, mentre tutti gli sguardi
si concentrano su di me.
"L'immagine irreprensibile di Paris Fokidis potrebbe avere
trattenuto alcuni dall'aprire bocca, per timore di esporsi. Se
l'informazione sulla sede delle imprese in un paradiso fiscale
dovesse trapelare, questo potrebbe sciogliere la lingua a qualcuno,
ed essere di grande aiuto alle indagini".
Gli altri tacciono, mentre il ministro ci pensa. "Capisco il
ragionamento", mi fa, dopo un po'. "Mi dia il tempo di confrontarmi
con il ministro dell'Economia e poi le dar luce verde.
Ma fino a quel momento, non deve trapelare nulla".
"La ringrazio, signor ministro", dico.
"Tutti vogliamo risolvere questo caso increscioso", mi risponde,
alzandosi per farci capire che la conversazione 
terminata.
"Non so come fai a sopportarli", mi dice Koulakos, mentre
ritorniamo all'autopattuglia.
"Non hanno esperienza di indagini: devi dargli il boccone
premasticato per farglielo digerire", rispondo.
"Oggi ho capito che hai le qualit per diventare il califfo
al posto del califfo", commenta, scoppiando a ridere.
Devo capire chi  questo califfo di cui mi parla ogni tanto.
...
11.

Dopo la visita a Lambros, il programma prevede il tour nella
nuova casa di famiglia. Si trova in via Athanasias, a due passi
da piazza Plastira. Caterina e Fanis non volevano andarsene
da Neo Psichik, ma alla fine hanno deciso di affittare un
appartamento nel quartiere Pangrati - innanzitutto perch
 vicino allo studio di Caterina, e quindi le sar pi agevole
muoversi tra la casa e il lavoro e restare vicina a Lambros; e
poi perch sar facile per Adriana andare dalla figlia per badare
al nipote.
L'appartamento  un quadrilocale al terzo piano. All'inizio,
pensavano che bastasse un trilocale per avere un soggiorno,
una camera da letto e la stanza di Lambros; ma poi hanno
pensato che sarebbe stato meglio avere una stanza in pi, in
modo che Caterina potesse avere uno spazio per lavorare da
casa, se fosse dovuta rimanere con Lambros.
Le stanze sono ampie e l'appartamento ha un balcone su
cui trovano comodamente posto delle piante, un tavolo e due
sedie pieghevoli. Il soggiorno e la camera da letto non sono
molto cambiati, perch i mobili sono gli stessi che c'erano a
Psichik. I mobili nuovi sono quelli dello studio di Caterina e
della stanza di Lambros.
Facciamo una breve sosta nello studio di Caterina e lasciamo
per ultima la stanza di Lambros. Ce la vogliamo gustare
con calma.  il locale pi piccolo di tutta la casa: in un angolo
la culla con un velo antizanzare, i lenzuolini, le copertine gi
stese e i giochini che pendono dal sostegno del velo.
"Dove ha trovato il tempo, Caterina, per preparare il lettino
di Lambros?" chiede Mnia.
"Non lo ha preparato Caterina, sono stata io", le risponde
Adriana.
"Ah, giusto. Non ho pensato che se ne sarebbe occupata
la nonna", si scusa Mnia.
Accanto alla culla c' un tavolino piuttosto alto, evidentemente
per cambiare il bambino - almeno questo lo so per esperienza
diretta, perch ne avevamo uno uguale per Caterina.
Sul muro di fronte c' un armadio con gli abitini di Lambros.
Fanis apre entrambe le ante.
"Avete ammirato la culla gi pronta, ora potete contemplare
l'armadio di mio figlio. Anche questa  opera della signora
Adriana".
Ci avviciniamo tutti per dare un'occhiata all'interno
dell'armadio, che  come il nostro, ma miniaturizzato. Mnia
comincia ad aprire i cassetti. Si ferma al terzo e ne osserva il
contenuto.
"Di chi sono questi vestitini del tempo che fu?" chiede
perplessa.
Mi basta un'occhiata per riconoscerne la provenienza:
sono gli abitini di Caterina, che Adriana ha riesumato dal baule
di casa nostra.
"Erano di Caterina", le spiega Adriana.
Mnia  ancora perplessa. "E li indosser Lambros?"
"Non sarebbe bello che Lambros mettesse i vestitini della
sua mamma?" le chiede Adriana, come se parlasse di una cosa
scontata.
"Ma  un maschietto!"
Adriana assume il suo tono didascalico e spiega: "Mnia,
mia cara, quando di tratta di neonati il sesso non conta. Tutti
mettono le stesse cose".
"Maschi e femmine?" chiede Uli.
"S, caro Uli", gli risponde mia moglie. "Quando il primo
figlio era un maschietto, i genitori conservavano le sue cose
per il secondogenito, anche se poi era una femminuccia. I soldi
non bastavano per buttare via le vecchie cose e comprarne
di nuove".
"Ah, bene! Abbiamo risolto anche il problema di come
si vestir Lambros. Ora possiamo andare a mangiare?" chiede
Fanis.
"Offri tu?" lo stuzzica Mnia.
"Certo! Si festeggia la casa nuova".
Ci propone di trovarci alla Taverna Virinis. Fanis ha prenotato
per sei. I suoi genitori, dopo aver fatto la conoscenza di
Lambros, sono tornati a Volos.
Ordiniamo tutti piatti gi pronti: Adriana, Mnia e Fanis,
carne in casseruola; e Uli, alici al forno, che gli piacciono
moltissimo. L'austero Zisis si limita alle zucchine fritte con la
tzatziki. Io sono l'eccezione, perch chiedo degli hamburger
alla griglia. Adriana mi guarda sprezzante.
"Eh, gi! Tu non potevi chiedere che qualcosa alla griglia.
Se non sapessi da dove vieni, penserei che sei originario della
Siria, o magari del Libano".
Tutti si mettono a ridere, mentre io cerco di metterci una
pezza. "A casa mangio solo cose cucinate con tutti i crismi.
Oggi ho pensato di cambiare sapore con qualcosa di cucina
alla battagliera".
Adriana mi lancia un'occhiataccia e sibila: "Lascia stare,
non mi convinci".
"A mio padre non  proprio andato gi il fatto che Lambros
non abbia preso il suo nome", se ne esce seccamente
Fanis.
Cala un silenzio imbarazzato. Adriana e io non apriamo
bocca per timore di dire qualcosa di spiacevole, ma Fanis non
vuole lasciar cadere il discorso.
"A voi ha detto qualcosa?" ci chiede.
"Tua madre mi ha chiesto come mai questa scelta, ma pi
che altro per curiosit", risponde Adriana, senza sbottonarsi
troppo.
"Con me ha parlato tuo padre", dico a mia volta. "Ho capito
che era dispiaciuto che Lambros non avesse preso il suo
nome".
"Quindi, in fin dei conti, avreste dovuto dare al bambino
il nome di uno dei nonni?" chiede Zisis, che si sente in una posizione
difficile.
"Zio Lambros, il tempo in cui ai bambini si dava il nome
dei parenti stretti  passato", gli risponde Fanis. "Ora i genitori
danno i nomi delle persone che ammirano e di cui vogliono
ricordarsi. Il problema  che i miei vivono ancora nel passato".
Cerco disperatamente di trovare un altro argomento per
cambiare discorso e non perdere il buonumore, e all'improvviso
mi viene una buona idea.
"Non  che qualcuno di voi sa di un califfo che voleva
prendere il posto di un altro califfo?" chiedo.
La domanda cade come un fulmine a ciel sereno, tutti si
guardano.
"E questa storia da dove sbuca?" mi chiede Adriana.
"C' un collega che continua a dirmi che voglio diventare
il califfo al posto del califfo".
Mnia scoppia a ridere. "Ah, parla del visir Iznogout che
vuole diventare califfo al posto del califfo!"
"E chi era costui?" chiedo.
"Il personaggio di un fumetto. Sa cosa sono i fumetti,
vero?"
"Cosa vuoi che ne sappia!"
"Sono storie raccontate con delle immagini".
"Come i Classici Illustrati?"
"Conosci i Classici Illustrati?" chiede stupito Fanis.
"Fanis, la mia madrina di battesimo era figlia di un importante
avvocato. Quando ero piccolo, i dipendenti pubblici
cercavano qualche dignitario di corte o un politico di seconda
fila per fargli battezzare il figlio, con la speranza che a Natale
e per l'onomastico il padrino o la madrina regalasse al figlioccio
un vestitino od un paio di scarpe, visto che in famiglia non
c'erano abbastanza soldi per queste spese. Mio padre era solo
un maresciallo della gendarmeria. Gli unici che riusc a trovare
per farmi da padrini furono un avvocato e sua figlia, zitella.
Lei mi tenne a battesimo, ma voleva anche darmi un'istruzione.
Quindi mi regal il dizionario del Dimitrakos, che consulto
ancora oggi, e poi mi compr i Classici Illustrati".
"E che fine hanno fatto? Non li ho mai visti. Li hai buttati
via?" mi chiede Adriana.
"No, non io. Mio padre".
"E perch?" chiede Mnia.
"Perch pensava che fosse roba da comunisti. E per consolarmi
mi comprava ogni settimana un numero di Topolino".
Fanis  stupefatto. "Ha buttato i Classici Illustrati e ti ha
comprato Topolino?"
"S, perch Topolino era americano, e quindi non poteva
essere comunista".
"I Classici Illustrati erano comunisti?" chiede Uli.
"A questo non sarebbe arrivato neanche mio padre, che
era un destrorso e sostenitore della giunta dei colonnelli",
commenta Mnia.
Tutti si mettono a ridere, mentre Adriana, come sempre
in questi casi, si fa il segno della croce. L'unico che non ride 
Zisis.
"Dovevo conoscerti per capire quanto siamo vicini, commissario",
mi dice.
Ora  il mio turno di rimanere senza parole.
"E questo cosa c'entra?" gli chiedo.
"Tuo padre ha buttato i Classici Illustrati perch gli sembravano
comunisti. Noi, invece, li condannavamo perch li
consideravamo un'infarinatura di nozioni capitalistiche che
impediva ai ragazzi di leggere libri veri, scoprire cos l'infelicit
degli uomini e capire che dovevano impegnarsi nella
rivoluzione".
"Be', meno male che i Classici Illustrati non ci sono pi e
che non avremo questo problema con Lambros", commenta
Fanis.
Ma non so se qualcuno l'ha sentito, perch a questo punto
ci siamo concentrati tutti sul cibo.
...
12.

Devo convocare la squadra per un aggiornamento, ma prima
ho diritto di godermi il mio caff e la mia brioche. Dal giorno
in cui ci hanno rifilato il caso Fokidis non ho avuto il tempo di
cominciare la giornata con un caff degno di questo nome.
In poche parole, tutto questo non  che un disperato tentativo
per trovare un attimo di riposo, perch ho la testa invischiata
nel garbuglio della situazione. Ora, per esempio, sono
in attesa che il vicecomandante mi annunci la decisione del ministro
sul prossimo passo.
Finisco la prima colazione ed invito i miei collaboratori a
un aggiornamento straordinario. Dermitzakis fa un fischio appena
sente le novit sulla sede legale delle imprese di Fokidis.
"Benefattore dei ragazzi poveri e ladro dello stato"  il
suo commento piuttosto azzeccato. "Ecco come fa a portare
due cocomeri sotto lo stesso braccio".
"Nikos, riesci sempre a trovare un modo insolito per chiamare
le cose con il loro nome", gli dice Koula, ridendo.
Il buonumore svanisce quando comunico che il ministro
ha messo il bavaglio ai mezzi d'informazione.
"Quindi non possiamo divulgare la notizia?" chiede
Askalidis.
"In effetti, diffonderla potrebbe tornarci utile, ma il
ministro ha detto che avrebbe parlato con il suo omologo
all'Economia, dopodich avrebbe preso una decisione
definitiva".
In quel mentre, telefona il vicecomandante, neanche ci
fossimo messi d'accordo. "Siamo impantanati nella
responsabilitofobia".
"Ossia?"
"Il ministro dell'Economia non ha niente in contrario a
che l'informazione circoli, a patto che non provenga dal suo
ministero. Il nostro, dal canto suo, non vuole che da noi si sappia.
Come pu capire, siamo bloccati".
"Mi dia cinque minuti per pensarci", gli dico, e
riattacco.
Riferisco la conversazione ai miei per sapere cosa ne pensano.
Per un po' regna il silenzio, finch non prende la parola
Dervsoglou.
"Forse la soluzione  semplice, commissario".
"E sarebbe?"
"Comunichi la notizia alla stampa come se fosse un normale
sviluppo delle indagini. Naturalmente, questo ne ritarder
la diffusione, perch dobbiamo aspettare la prossima
conferenza stampa. Ma tanto i giornalisti vengono un giorno s
e uno no, quindi il ritardo non sar poi troppo".
"Complimenti!  un'ottima idea", gli dico.
Sciolgo la riunione per parlare con il vicecomandante. Gli
comunico l'idea di Dervsoglou, aggiungendo che  buona e
anche la meno pericolosa.
"Sono d'accordo, ma la decisione non pu essere mia. Ne
parlo con il ministro e poi la informo".
Appena riattacco, mi viene un altro dubbio. Poich stiamo
brancolando nel buio, alla disperata ricerca di una bussola,
non avremmo dovuto indagare anche nei conti delle imprese
di Fokidis per ricostruirne i movimenti?
L'esperto in questo campo  Koulakos, e lo chiamo immediatamente.
"Hai tempo per discutere di un'idea che mi  venuta?
Non voglio fare il califfo al posto del califfo perch non
sono un visir", aggiungo, per fargli capire che so da dove ha
preso la battuta. "Per cui stavolta vengo io da te".
"Allora offro io il caff", risponde.
Salgo al quarto piano, e lo trovo in compagnia di un suo
collaboratore. "Stratos, adesso lasciaci soli, perch con il commissario
ci siamo impelagati in un cruciverba complicato e
non riusciamo a risolverlo", gli dice, aggiungendo: "Fa' portare
un caff".
Gli spiego subito la mia idea. Mi ascolta, senza interrompermi;
poi, alla fine, conclude scuotendo la testa, sconsolato.
"Chi ha i soldi nei paradisi fiscali crea un dedalo di conti,
in modo che i controllori non riescano a seguirne i movimenti
e a individuare l'origine dei guadagni. Possiamo anche ispezionare
i conti di Fokidis, ma non credere che troveremo chiss
cosa".
"Quello che dici vale anche per i soldi che passano dal
conto della Fondazione Fokidis?" gli chiedo, bevendo un sorso
del caff, che nel frattempo  arrivato. "Non  che da l potremmo
ricavare qualcosa di pi?"
La sua espressione cambia. "Questa potrebbe essere una
buona idea. Vale la pena di individuare i conti da cui arrivano
le donazioni alla Fondazione. Devo chiedere l'autorizzazione
per procedere, e spero che non comincino con la solita solfa
dello scaricabarile perch nessuno vuole mettere in piazza i
panni sporchi".
Poi si arresta, mi guarda e scoppia a ridere. "E bravo il
nostro Charitos! Ora vuoi diventare Draghi al posto di
Draghi".
Non dico niente, finisco il caff e mi congedo. Non c'
persona pi noiosa di chi cerca di escogitare la battuta
successiva.
Torno nel mio ufficio con due pensieri che mi trapanano il
cervello. Il primo  se il ministro accetter la nostra proposta.
Il secondo  come fare per accelerare la diffusione della notizia
che l'azienda di Fokidis aveva sede all'estero.
Il primo pensiero trova presto la sua risposta. Nel giro di
mezz'ora mi telefona il vicecomandante per dirmi che il ministro
non ha niente in contrario che la notizia venga comunicata
all'interno dell'aggiornamento consueto alla stampa.
Il permesso del ministro mi libera le mani ma, al contempo,
accresce il rompicapo. E poich non trovo una soluzione,
convoco i miei collaboratori. Gli spiego dove ci troviamo ma,
a parte la soddisfazione che scorgo sul viso di Dervsoglou, gli
altri sembrano piuttosto imbarazzati.
"Una telefonata anonima risolverebbe il problema",
commenta Askalidis.
"S, e se ci fosse qualche giornalista a rivelarlo, tutto il ministero
capirebbe che la telefonata veniva dai nostri uffici",
ribatte Askalidis.
"Ma allora perch non li convochiamo semplicemente in
ufficio per un aggiornamento e glielo diciamo apertamente e
ufficialmente?" insiste Askalidis.
"Per la stessa ragione che ti ha spiegato Nikos. Perch diranno
che siamo stati noi a voler diffondere la notizia", gli
risponde Koula.
Questo  uno di quei momenti in cui mi manca Ghikas.
Se l'avessi avuto sopra di me, avrei gi chiamato i giornalisti:
lui si sarebbe arrabbiato, ma mi avrebbe anche fornito la copertura
necessaria. Ora sono solo e devo cercare di proteggermi.
Non  escluso che abbia ragione Koulakos quando mi dice
che voglio diventare il califfo al posto del califfo.
"Lasciate che parli con il vicecomandante e poi vi aggiorno",
dico, accorgendomi che ci siamo arenati.
Mentre telefono al vicecomandante, mi viene un'idea che
potrebbe tirarci fuori da questo pantano.
"Siamo in un vicolo cieco, vicecomandante", dico.
"Aspettiamo che si presentino i giornalisti, ma potrebbero volerci
giorni. E nel frattempo le indagini sono ferme, o quasi".
"Capisco, ma se mi chiama, immagino che avr un'idea",
mi risponde, ridendo.
Gliela spiego e, dopo averci pensato un po', la trova buona.
"Proceda pure. Io far presente al comandante che non c'era altra
soluzione, se vogliamo andare avanti con le indagini".
Riattacco e chiamo Koula. "Trovami il telefono di Merikas
e poi vieni qui che lo chiamiamo insieme", le dico.
Mi guarda, perplessa, e non commenta. Torna poco dopo
e chiama Merikas.
" un po' che non la vedo, signor Merikas. N lei n i suoi
colleghi", gli dico, in tono di rimprovero, quando risponde.
"Non mi dica che il caso Fokidis non interessa pi ai mezzi di
comunicazione".
C' una pausa a cui fa sguito una risposta piuttosto disorientata:
"Da quel che sappiamo, non ci sono sviluppi, commissario.
La polizia sembra brancolare nel buio".
"Ah, se la sentisse il suo predecessore le farebbe una bella
ramanzina", gli rispondo, ridendo.
"Quale predecessore?" chiede Merikas, sempre pi
perplesso.
"Il povero Sotirpoulos, buon'anima. Lui sosteneva che a
furia di rompere le scatole alla polizia, qualcosa si otteneva...
Per fortuna, lei e i suoi colleghi non la pensate cos, e ci avete
tolto un bel pensiero".
Non risponde subito. "Insomma, mi sta consigliando di
venire?"
"Non faccio dichiarazioni ad personam, perch non voglio
creare antagonismi, simpatie o antipatie", gli spiego, e
riattacco.
"Secondo lei, ha abboccato?" mi chiede Koula, che ha seguito
la conversazione.
"Quello che ci serve  che informi gli altri colleghi. Se dovesse
venire da solo, allora avremo perso, sia noi sia lui".
Convoco di nuovo la squadra: non tanto per metter gi
un piano, quanto per non stare da solo a mangiarmi le unghie
nell'attesa.
"L'esca  buona, commissario", mi fa Dermitzakis.
"L'esca buona non sempre porta pesce", gli rispondo,
pensando a Ghikas che ora se ne star a pescare a Evia.
"Crede che verranno?" mi chiede Askalidis.
"Non ho dubbi", risponde Koula al mio posto.
"Perch?" le chiede Dervsoglou.
"Perch  scattato l'allarme. Quando Merikas capir che
non ha la precedenza, lo comunicher anche agli altri, cos verranno
tutti insieme".
All'improvviso, mi viene in mente che dovrei parlare con
Koulakos. Se cominceranno a farmi domande sulle questioni
finanziarie, Koulakos  l'unico in grado di dare delle risposte.
Io non ne capisco niente.
Rispedisco i miei nel loro ufficio e chiamo Koulakos per
informarlo dell'iniziativa.
"Okay, sto all'erta. Dammi un segnale quando arrivano".
Il fragore nel corridoio scoppia dopo pi o meno un'ora.
Apro la porta, e l'orda mi sorprende con il suo fracasso. Come
al solito, per, non appena mi vedono, tacciono subito.
"Venite nel mio ufficio, che vi racconto un po' di cose",
dico, perch non voglio che qualche collega di passaggio sappia
di che cosa voglio parlargli.
Restano in silenzio, in attesa che sia io a parlare, e poi mi
faranno le domande.
"La polizia desidera che i mezzi di informazione siano costantemente
aggiornati su un caso cos grave, anche se non ci
sono sviluppi spettacolari", esordisco.
"Insomma, ci ha fatto venire fin qui senza che ci sia niente
di nuovo?" mi chiede il giovanotto con la T-shirt.
"Puoi lasciar finire il commissario?" lo riprende severamente
Merikas.
L'altro lo guarda storto, ma si zittisce.
"L'indagine  ancora in corso, quindi le novit si raccolgono
con il contagocce, come sempre", spiego. "L'unico elemento
nuovo che abbiamo  che la societ alberghiera di Paris
Fokidis non ha sede legale in Grecia".
Piomba il silenzio, e i giornalisti si guardano tra loro. Come
mi aspettavo, la notizia cade come un fulmine a ciel sereno.
"E dove si trova la sede?" chiede Merikas.
"Da qualche parte in Gran Bretagna", rispondo, tenendomi
sul vago.
"In che parte della Gran Bretagna?" insiste Merikas.
"Permettetemi di convocare il collega Ilias Koulakos,
capo del dipartimento dei Reati Economici e Finanziari, che
potr darvi informazioni pi dettagliate".
"Perch mi puzza di offshore?" si chiede la Sterghiou.
"Aspettate il collega Koulakos, prima di trarre conclusioni",
le rispondo, mentre lo chiamo.
Koulakos arriva subito e ci fornisce un'immagine generale,
con spiegazioni abbastanza vaghe, senza citare il nome
dell'ex moglie di Fokidis.
"Come avete fatto a individuare il sistema offshore che
Paris Fokidis aveva organizzato?" gli chiede la piccoletta con
le calze rosa.
"Non posso rivelare le fonti della nostra indagine perch
sono coperte dal segreto istruttorio", le risponde Koulakos.
"Crede che i nuovi elementi saranno d'aiuto per far procedere
le indagini?" chiede la Sterghiou.
"Di certo ci aprono un nuovo campo di ricerca. Quali
conseguenze ci saranno  ancora troppo presto per
prevederlo".
Si guardano l'un l'altro, ma non hanno altre domande. 
evidente che hanno fretta di tornare alle loro postazioni per
diffondere la notizia, per stampa o nell'etere.
"Congratulazioni, Ilias", dico a Koulakos. "Hai detto tutto
senza rivelare nessun elemento, specialmente il rapporto
con la signora Fokidis. N il nostro ministro n il responsabile
dell'Economia avranno nulla da ridire".
"Cosa ti aspetti da questa conferenza stampa?"
"Guarda il telegiornale stasera e lo capirai".
"Dai, dimmelo in due parole".
"Se trasmettono la notizia e si lanciano nel dibattito,
potremmo anche pescare qualche bel pesce. Se invece non le
danno importanza, le probabilit di pescare qualcosa
diminuiscono".
Koulakos si congeda, e io chiamo il vicecomandante per
informarlo della conversazione con i giornalisti.
"Quindi  andato tutto come avevamo pianificato", mi
dice, quando finisco di aggiornarlo.
"S, ma ora dobbiamo aspettare per capire se ci fornir
qualche aiuto".
Riattacco e prendo la direttissima per il bar della Centrale.
Mi serve urgentemente un caff.
...
13.

 una delle rare volte che entro in casa e la trovo al buio. A
quest'ora Adriana c' quasi sempre, ma so che c' anche Lambros,
e quindi sono tranquillo.
Accendo la luce e mi piazzo direttamente davanti al televisore.
Mancano dieci minuti al notiziario. Seguo le ultime
scene di un documentario, impreco contro la sequenza degli
spot pubblicitari, ma alla fine la mia pazienza viene
ricompensata.
Le mie dichiarazioni e quelle di Koulakos sono la prima
notizia.  chiaro che lo scandalo destato dall'omicidio di Fokidis
alza gli indici di ascolto e apporta pubblicit, ma tutto questo
non ha importanza, visto che abbiamo raggiunto il nostro
obiettivo.
La conduttrice passa la parola al giovanotto con la T-shirt,
che snocciola una serie di ovviet. Questa volta ha nascosto la
maglietta sotto una giacca per darsi un po' di contegno davanti
agli spettatori.
"Qual  la tua opinione su questa svolta nel caso Fokidis,
Fedon?" chiede la conduttrice. "Credi che dobbiamo aspettarci
sviluppi nei prossimi giorni?"
"Cominciamo dalle cose semplici, Mona. In primo luogo, 
crollato il mito dell'imprenditore di successo impegnato nel sociale
e nella beneficenza: non puoi avere la sede legale delle tue
imprese in un paradiso fiscale, risparmiando milioni di tasse, e
poi buttare cenere negli occhi della gente con le borse di studio
e i pensionati per gli studenti in difficolt. Quello che Fokidis
spendeva per l'istruzione degli studenti poveri erano briciole rispetto
a quello che risparmiava non pagando le tasse. C' per
anche un'altra differenza che probabilmente, dal punto di vista
delle indagini della polizia,  anche pi interessante".
"E quale sarebbe?"
"Le societ offshore e le aziende con sede nei paradisi fiscali
hanno spesso risvolti invisibili, che possono collegarsi con
il crimine organizzato. Questo  un aspetto su cui immagino
che la polizia vorr indagare".
Certo, la teoria generale va sempre bene, ma mi chiedo
quali risvolti invisibili potrebbero avere un'agenzia di viaggi e
una catena di alberghi. Del resto, sulle questioni economico-finanziarie
sono un asino: persino Adriana  pi brava di me. La
logica mi consiglia comunque di parlarne non solo con Koulakos,
ma anche con Karambetsos.
A questo punto, il notiziario passa alla politica, ma mi ritengo
soddisfatto: l'affondo che avevamo progettato  riuscito,
e ora potrebbe venirne fuori qualcosa.
Spengo il televisore. La situazione politica mi lascia indifferente.
Ho sentito la chiave che annuncia l'arrivo di Adriana.
"Sei gi qui?" mi chiede, sorpresa, mentre entra in
soggiorno.
"S, sono rientrato prima perch volevo sentire il telegiornale:
dovevano parlare di un caso che ci sta dando qualche
grattacapo".
Non mi fa altre domande, perch l'ultima cosa che le interessa
sono i fatti miei.
Si abbandona sul divano, traendo un sospiro. "Sono distrutta",
annuncia.
"Perch?" le chiedo, inquieto.
"Perch Caterina e Lambros sono tornati a casa e l'ho aiutata
a mettere ordine ed organizzare le cose. Dovr andare tutti
i giorni: da sola lei non ce la pu fare".
"E che ne  stato della donna che doveva mandarle Zisis?"
"Prima deve selezionarla, e ci vorr qualche giorno. E poi
le ci vorr del tempo perch si abitui".
 decisa a stare a fianco del nipote e della figlia, e
l'assecondo.
"Come si  trovato Lambros nel nuovo ambiente?"
Adriana cambia subito espressione. " un bambino molto
tranquillo", risponde, entusiasta. "Lo abbiamo posato nel suo
lettino e non ha detto Bah. Solo quando ha fame, si attacca
al seno della mamma come se avesse paura che finisse il latte".
Ridiamo tutti e due, poi Adriana si alza. "Vado a preparare
la cena, ma non ti aspettare niente di speciale. Spaghetti e
broccoli".
L'accompagno in cucina per farle compagnia e mi accorgo
che, prima di tornare a casa, ha fatto in tempo a passare dal supermercato
per fare un po' di spesa.
"Dove hai trovato il tempo per fare la spesa?" le chiedo,
ammirato.
"Non posso fare diversamente", mi risponde, mentre mette
a bollire l'acqua per gli spaghetti. "Domattina devo uscire
presto, e quindi la spesa dovevo farla oggi".
Mette in ordine la spesa mentre io sono un po' a disagio,
perch non posso aiutarla - non solo a causa di Paris Fokidis,
ma anche perch appena entro in un supermercato, mi perdo
come in un labirinto.
"Tanto di cappello, Adriana", esclamo, per manifestarle il
mio rispetto.
Lei interrompe per un istante quel che sta facendo, e mi
guarda. "Da quello che so, dopo che ti frequento da tanti anni,
i membri della polizia non si tolgono il cappello. Salutano
come i militari". Mi sorride, soddisfatta di avermi, come al solito,
messo a tacere.
Quando ha finito di mettere a posto, va a telefonare a Caterina.
Le risponde Fanis, che le racconta le ultime nuove.
"Non riattaccare, anche Kostas vuole parlarti", la sento
dire, e mi avvicino anch'io al telefono.
"Buonasera, Fanis. Tutto bene?" gli chiedo.
"Tutto sotto controllo. Siamo tornati alla base, ed  davvero
piacevole. Caterina in questo momento non pu venire al
telefono perch sta cambiando Lambros".
Riattacco e torno in cucina. Adriana prepara il sugo per la
pasta. Sono contento di farle compagnia, ma proprio in quel
momento mi squilla il cellulare.
" davanti al televisore, commissario?" mi chiede la voce
del vicecomandante.
"No, ho visto il servizio su Fokidis e ho spento".
"Allora riaccenda, perch l'attende una sorpresa", mi fa,
e riattacca.
Salto su dalla sedia e corro in soggiorno. "Ti ha punto una
vespa?" mi chiede Adriana, ma non ho tempo per spiegare.
Appena lo schermo si illumina, vedo in alto a destra la sovraimpressione
"Edizione Straordinaria" e, in basso, "Nuova
rivendicazione degli assassini di Paris Fokidis".
Mi spazientisco perch la conduttrice continua a parlare
con Fedon, mentre io voglio sapere che cosa c' scritto sulla
rivendicazione e come  arrivata alla sede della rete televisiva.
Per fortuna, a un certo punto, i due cominciano a parlare proprio
di questo.
"Il dato interessante  che la telefonata  arrivata esattamente
alla fine del notiziario", commenta la conduttrice.
"S, e questo significa che i responsabili seguono i programmi
televisivi", commenta Fedon, il ragazzo con la t-shirt,
specialista in ovviet.
"Tuttavia ci si chiede come abbiano fatto a scrivere il comunicato
in tempi cos rapidi e, per di pi, con penna, calamaio
e in bella grafia", aggiunge la conduttrice.
"Questo  il momento per mostrare nuovamente il comunicato
ai nostri telespettatori", dichiara Fedon.
"Giusto, ma prima raccontiamo come ha fatto ad arrivare
fino a noi".
"Il caporedattore capo ha ricevuto una telefonata anonima.
Lo sconosciuto ha detto che c'era un comunicato in una
borsa nel cestino dei rifiuti di fronte all'ingresso della sede
dell'emittente", spiega Fedon. "Siamo corsi fuori e l l'abbiamo
trovato in una vecchia borsetta da donna, esattamente
dove ci avevano detto".
Senza ulteriori commenti, il comunicato viene mostrato
sullo schermo.

Ci complimentiamo con la polizia greca per avere scoperto
la motivazione della condanna a morte di Paris
Fokidis. Non puoi spacciarti per benefattore dei meno
fortunati e rubare milioni in imposte che dovresti dare
al paese in cui si trova la tua azienda e in cui incassi i
tuoi guadagni. Non puoi essere benefattore e farabutto
al tempo stesso. Non si fa la carit con i soldi rubati alle
pensioni, al sistema sanitario e ai bisogni dei cittadini.
Morte agli ipocriti!

L'Esercito degli Idioti Nazionali.

"Vieni,  pronto da mangiare", mi chiama Adriana dalla cucina.
Non faccio in tempo ad alzarmi che squilla il cellulare.
"Aspetto il suo commento", mi dice il vicecomandante.
" la prima volta che mi cpitano dei terroristi che si
complimentano con la polizia", gli rispondo. "Chieder anche
a Karambetsos, ma sono quasi certo che mi dar la stessa
risposta".
"Confesso che sono rimasto a bocca aperta. Ma ora conosciamo
con certezza il movente dei terroristi. La sua idea si
 dimostrata giusta. L'altra cosa che mi ha stupito  la velocit
con cui hanno scritto e inviato il comunicato".
"Non l'hanno scritto quando hanno sentito la notizia in
televisione", gli rispondo. "L'avevano gi pronto, e appena
hanno sentito che avevamo scoperto il movente dell'attentato,
l'hanno spedito alla rete".
Segue una pausa. "Confesso che non ci avevo pensato",
mi dice, e poi aggiunge: "Si tenga pronto per una riunione domattina.
Non mi hanno ancora avvertito, ma lo do per
scontato".
"D'accordo, ma la prego di non fissarla troppo presto.
Prima voglio incontrarmi con Karambetsos e Koulakos per
avere anche i loro pareri".
"D'accordo. Le far sapere".
Riattacco e vado in cucina. Adriana ha servito il pasto e mi
aspetta.
...
14.

I tuoni e i fulmini mi hanno tenuto sveglio tutta la notte. La
mattina piove a catinelle. Maledico la mia sorte, perch so che
non mi sar risparmiata la visita in viale Mesoghion, e questo
significa muoversi in auto sotto il diluvio in una citt che si
blocca con due gocce di pioggia. L'unica speranza  che l'acquazzone
si plachi prima del mio incontro con Koulakos e
Karambetsos.
"Ma guarda che sfortuna!" protesta Adriana. "Dio si  ricordato
di metterci a bagno proprio stamattina che devo andare
da mio nipote".
"Ti accompagno io, ma sbrgati: ho una giornata piena".
Si veste senza discutere, ed  pronta in meno di quanto ci
abbia messo per riempire la borsa con la spesa che ha preparato
in cucina.
"Che te ne fai di tutta quella roba?" le chiedo.
Mi fissa con lo sguardo che riserva ai minorati mentali.
"Ma proprio non ti rendi conto? Cosa mangeremo Caterina e
io a pranzo, e Fanis stasera? Solo Lambros ha il vitto assicurato,
ma noi?" Mi guarda e sorride. "Ma tu non ti preoccupare.
Prendo un contenitore e porto a casa la cena".
Appena imbocco la Merkouri comincia lo strazio. Siamo
bloccati, anche se non so se sia pi fastidioso l'ingorgo od il frastuono
assordante dei clacson.
"Ma insomma, smettetela!" esclama Adriana.
La situazione migliora un po' sulla Eratosthenous, e riesco
a entrare in via Athanasias.
"Non vieni su a vedere Lambros?" mi chiede Adriana.
La lingua batte dove il dente vuole: speravo di avere un
attimo per vedere mio nipote. "Devo andare subito in Centrale
e poi in viale Mesoghion", le spiego. "Dagli un bacio da
parte mia".
Svolto sulla Aristoxenous e, da l, rientro nella Eratosthenous
per sbucare in viale Vassiliou Konstantinou, ma all'uscita
sono di nuovo imbottigliato. Mi ci vuole una buona mezz'ora
per arrivare su viale Alexandras.
Rinuncio alla brioche e salgo in ufficio con il caff in
mano. Chiedo a Stella di convocare Koulakos e Karambetsos.
Do un'occhiata nell'ufficio dei miei collaboratori, che sono ridotti
appena al numero legale.
"Prendi Askalidis e andate alla rete televisiva che ha diffuso
il comunicato", dico a Dermitzakis.
"D'accordo, per con la pioggia, il cestino dei rifiuti dove
l'hanno lasciato, sar diventato una pentola piena d'acqua, e
non troveremo nessuna traccia", mi risponde.
"Non importa. Il comunicato e la busta sono nell'ufficio
del caporedattore. Individuate il cestino e raccogliete quante
pi informazioni potete. Forse ci sono altri elementi che il notiziario
non ha riferito".
Li lascio e salgo all'ufficio di Ghikas con il resto del caff.
Karambetsos ci sta gi aspettando e Koulakos arriva di l a
poco, anche lui con il suo caff.
"Complimenti, ho saputo da Ilias che il colpo  riuscito",
esordisce Karambetsos.
"S, ma ora dobbiamo decidere le prossime mosse.  per
questo che avevo bisogno di vedervi".
Koulakos sta per dire qualcosa, ma viene interrotto dal
telefono.
"Il vicecomandante vuole parlarle", mi informa Stella.
"Signor commissario, la attendiamo per la riunione", dice
il vicecomandante, quando Stella ci mette in comunicazione.
"Vorrei portare con me il commissario Karambetsos e il
commissario Koulakos. Credo che il loro punto di vista ci sar
Utile".
"Niente in contrario", risponde il vicecomandante, e
riattacca.
"Ancora una volta sei riuscito a metterci di mezzo",
commenta Koulakos, quando lo informo che andremo tutti e tre
alla riunione.
"Siete voi gli esperti di terrorismo e di economia: ne sapete
ben pi dime".
Chiedo a Stella di prenotarci un'autopattuglia, e dopo
cinque minuti partiamo. La pioggia  calata, ma non il caos del
traffico. Anche a sirene spiegate, l'itinerario verso viale Mesoghion
 complicato e, di tanto in tanto, l'autopattuglia si blocca
in un ingorgo.
Approfitto del percorso a ostacoli per dare ai colleghi un
quadro generale della situazione e prepararli a grandi linee sugli
argomenti che verranno trattati.
Per fortuna, Stella ci ha fornito un ombrello, altrimenti
avremmo avuto bisogno di un'essiccatrice, prima di entrare in
riunione. Lasciamo l'ombrello nell'ingresso ed entriamo direttamente
nell'ufficio del vicecomandante.
"Non  il giorno migliore per spostarsi", ci dice, accogliendoci.
Si alza e ci indica il tavolo delle riunioni, dove ci sediamo.
"Sono impaziente di ascoltare le vostre opinioni, dopo
questo nuovo comunicato. Pensate che abbiamo a che fare con
un atto terroristico, per quanto atipico?"
Koulakos e io ci voltiamo a guardare Karambetsos.  lui
l'esperto in terrorismo.
"Se si tratta di un atto terroristico,  senz'altro atipico,
vicecomandante", risponde Karambetsos. "Ogni nostra previsione
sul comportamento dei responsabili  smentita dalla loro
azione successiva".
"Cosa intende? Si spieghi".
"Partiamo dall'omicidio. Un'esecuzione per mezzo di un
ordigno piazzato nella macchina della vittima  tipica del crimine
organizzato. Poi, per, arriva la rivendicazione, e questo
annulla l'ipotesi del crimine organizzato. Non c' mai stata,
almeno fino a questo momento, una banda organizzata di malavitosi
che abbia rivendicato un omicidio".
"Non potrebbero averlo fatto per trarci in inganno?"
chiede il vicecomandante.
"E si sarebbero presi la briga di scrivere un comunicato
con carta, penna e calamaio?" risponde Koulakos.
"Ma ci sono anche altre incongruenze", riprende Karambetsos.
"Innanzitutto, non c' organizzazione terroristica che
non spieghi i motivi della sua azione. In questo caso, la ragione
viene svelata nel comunicato successivo, e conferma il movente
individuato dalla polizia. A tutto ci si aggiungono il fatto che la
rivendicazione ed il comunicato sono scritti a mano, con inchiostro
e calamaio, cosa mai vista n in Grecia, n all'estero".
"E, a questo punto, qual  la sua conclusione?"
"Qui arriva il difficile. Se l'omicidio di Fokidis  opera
del crimine organizzato, allora cosa c'entrano i comunicati? Il
crimine organizzato non si preoccupa di dare risalto alle sue
azioni, n di fornire spiegazioni, e neppure di aprire un canale
di comunicazione con la polizia. Le comunicazioni dei terroristi,
d'altra parte, solitamente seguono sempre lo stesso schema,
che ha due elementi cardine: la motivazione dell'azione ed
il posizionamento ideologico. Nel caso di Fokidis, nella prima
rivendicazione il movente viene celato, nella seconda viene
confermata la teoria della polizia, mentre la connotazione
ideologica non compare in nessuna delle due comunicazioni.
Immagino che siamo tutti d'accordo sul fatto che Morte agli
ipocriti! non costituisca una posizione ideologica".
Karambetsos tace, in attesa di una reazione, ma la sua analisi
 completa, non ci sono dubbi.
Il vicecomandante si rivolge a Koulakos. "Quanto a lei,
qual  la sua opinione?  d'accordo sul fatto che le societ offshore
e quelle che hanno sede nei paradisi fiscali fanno spesso
affari loschi con il crimine organizzato?"
"Questo  ormai acclarato, vicecomandante", risponde
Koulakos. "Tuttavia dovremmo essere cauti. Non tutte le societ
con sede nei paradisi fiscali hanno a che fare con il crimine
organizzato: non tutte le imprese con sede all'estero sono
necessariamente collegate alla mafia".
"Pensa che valga la pena di indagare in questa direzione?"
"Potremmo avviare un'indagine in Grecia per raccogliere
elementi, anche perch, senza qualche indizio, nessuna polizia
estera ci dar una mano. L'aiuto che potremo ricevere dipende
dagli elementi circostanziali che riusciremo a fornire".
"In altre parole, le nostre speranze sono limitate a quello
che riusciremo a raccogliere con le nostre indagini", commenta
il vicecomandante, che finalmente si rivolge a me. "Non ho
ancora ascoltato la sua opinione, commissario".
"Concordo con i colleghi riguardo al fatto che tutti gli
orizzonti rimangono aperti, almeno per ora. Sulla base di quello
che sappiamo, non possiamo escludere nessuna probabilit.
L'unica cosa certa  che l'assassino non ha agito da solo, ma ha
avuto dei complici, come  emerso anche dalla ricognizione
sul luogo del delitto. L'altro elemento  che i probabili responsabili
sono sia uomini sia donne, tutti intorno ai cinquant'anni.
Al punto in cui ci troviamo, molto dipende da quanto accadr
domani".
"In che senso?" chiede il vicecomandante.
"Se gli omicidi continueranno, dovremo accettare l'ipotesi
che abbiamo a che fare con un'organizzazione terroristica,
per quanto atipica. Se invece l'unica vittima resta Fokidis,
allora probabilmente si tratta di criminalit organizzata, oppure
di un regolamento di conti di altra natura. In entrambi i casi,
i responsabili hanno cercato di intorbidare le acque con le
rivendicazioni".
"Questo significa che siamo ostaggi degli assassini e che
dobbiamo aspettare le loro mosse?"
"Non necessariamente", rispondo. "Nel frattempo il commissario
Koulakos pu fare una ricerca in Grecia per accertare
se esistono collegamenti tra Fokidis e il crimine organizzato".
"E noi indagheremo nei circoli anarco-insurrezionalisti,
nel caso fossero coinvolti", aggiunge Karambetsos.
"Bene, abbiamo stabilito le prossime mosse", conclude il
vicecomandante, alzandosi.
Ci alziamo anche noi perch la riunione  terminata. Stiamo
per congedarci quando squilla il telefono. Il vicecomandante
risponde, mentre restiamo in attesa dei saluti.
Il vicecomandante interrompe l'interlocutore per rivolgersi
a noi. "C' anche il commissario Charitos", dice. Poi continua
a parlare per un po', finch non riattacca e si rivolge a me.
"Commissario Charitos, devo trattenerla. Il comandante
vuole parlarle".
Aspetta che Karambetsos e Koulakos se ne vadano e poi
dice: "Il comandante ha nel suo ufficio il rappresentante legale
delle imprese Fokidis. Vuole che siamo presenti anche noi
all'incontro".
Ci trasferiamo nell'ufficio del comandante. L'avvocato 
seduto di fronte a lui.  un sessantenne in giacca e cravatta. Il
comandante ce lo presenta come l'avvocato Dionisis Sofians.
"Prego, prendete una sedia e accomodatevi", ci dice il
comandante.
Scostiamo due sedie dal tavolo delle riunioni e ci mettiamo
a sedere. Il comandante si siede a fianco dell'avvocato e io
sono il terzo nella fila.
"L'avvocato Sofians vuole farvi delle domande sulla notizia
che ha sentito ieri sera in televisione a proposito della sede
delle imprese Fokidis", ci informa il comandante.
L'avvocato prende la parola. "In effetti, ieri sera al telegiornale
c' stata una discussione sulla sede delle imprese Fokidis.
Come rappresentante legale di queste imprese, ma anche
della famiglia Fokidis, ho il diritto giuridico di sapere come
questa notizia  giunta ai mezzi d'informazione".
Il comandante ed il vicecomandante si voltano a guardarmi,
e capisco che sar io a dover rispondere.
"Durante lo svolgimento delle indagini, ci siamo resi conto
che la sede delle attivit alberghiere di Fokidis non si trovava
in Grecia. Quando ci siamo incontrati con l'ex moglie - e
attuale collaboratrice - di Fokidis, la signora ci ha detto che la
sede di tutte le imprese si trova nelle isole Cayman".
"Ultimamente si sta facendo molto rumore sulle aziende
offshore e su quelle che hanno spostato la loro sede in nazioni
o in regioni che offrono trattamenti fiscali privilegiati. Si
tratta di voci scandalistiche, ma non c' nulla di illecito.
Queste aziende sono perfettamente legali. Affrancarsi dalle tasse
non  un crimine, quello che non  legale  l'evasione fiscale:
la differenza sta nel fatto che l'evasione finisce nelle tasche
di chi la commette, mentre l'affrancamento dalle tasse viene
investito in nuove iniziative imprenditoriali.  esattamente
quanto ha fatto Fokidis con le sue imprese, e non solo. A
parte i posti di lavoro, ha creato anche un sistema di sostegno
e promozione per giovani studenti, quindi  ingiusto e offensivo
macchiarne la memoria, in particolare dopo una morte
cos atroce".
"Nessuno vuole lordare la memoria di Paris Fokidis,
avvocato Sofians", risponde il comandante. "Semplicemente,
nella cornice delle indagini che stiamo conducendo, dobbiamo
vagliare ogni informazione di cui veniamo in possesso e verificare
se ci sono collegamenti con il caso in oggetto".
"Questo lo capisco", risponde l'avvocato. "Quello che
non capisco  la fuga di notizie e quale sia il suo obiettivo".
"Non c' nessuna fuga di notizie", rispondo io, questa volta.
"Tranne il fatto che le informazioni che siamo tenuti a dare
ai mezzi d'informazione spesso diventano fonti di altre informazioni
utili alle indagini: il comunicato dei responsabili dimostra
che era proprio questo il movente dell'assassinio di Fokidis.
Quindi  logico che indagheremo in questa direzione".
"La famiglia Fokidis  profondamente irritata per la fuga di
notizie", dichiara Sofians, e tutti capiamo subito chi lo manda.
"Il nostro obiettivo  risolvere il caso nel pi breve tempo
possibile ed assicurare i colpevoli alla giustizia. E su questo credo
che siamo tutti d'accordo", interviene il comandante.
"Naturalmente", conferma l'avvocato.
"Allora vorrei pregarla, se in futuro dovesse esserci qualche
altra informazione che la famiglia ritiene sensibile, di informarci,
cos potremo spiegarvi qual  il punto fino al quale
si possono mantenere riservate certe informazioni nel corso di
un'indagine di polizia", chiarisce il comandante.
"Sottoporr l'argomento alla famiglia", risponde l'avvocato,
che stringe la mano al comandante, mentre a noi elargisce
solo un cenno del capo.
"A cosa abbiamo assistito?" chiede il comandante, dopo
che Sofians si  congedato.
"A un tentativo di intimidazione", risponde il vicecomandante.
"Vuole che teniamo la bocca chiusa ogni volta che l'ex
moglie ci fornisce qualche informazione".
"Ha fatto benissimo, comandante, a spiegargli che  la
polizia a decidere quali sono le informazioni riservate e quali
no", gli dico.
Il comandante sorride soddisfatto e scuote la testa. "E la
vita continua", commenta. "Fokidis  morto, ma i suoi interessi
sono vivi e vegeti".
Chiedo alla segretaria del vicecomandante che mi mettano
a disposizione un'autopattuglia per tornare in Centrale.
La pioggia  aumentata.
...
15.

Seduto nell'autopattuglia, penso all'intervento dell'avvocato e
giungo a due diverse conclusioni.
La prima: l'avvocato  convinto di avere l'obbligo di difendere
la fama e il buon nome della famiglia. Quando ha sentito
i commenti dei giornalisti e letto l'accusa di ipocrisia nel
comunicato, ha deciso di intervenire per mettere un freno a
ci che ritiene frutto della macchina del fango. Fin qui non c'
niente di strano, la cosa rientra nei compiti di un consulente
legale.
La seconda spiegazione  pi stuzzicante. Non  escluso
che ci siano altri panni sporchi nella gestione economico-finanziaria
della famiglia. In questo caso, l'avvocato cerca di
anticipare le indagini, o quantomeno di essere costantemente
informato, in modo da sapere in anticipo quando e come
intervenire.
Questa seconda spiegazione per noi  pi promettente.
Dovr quindi chiedere a Koulakos di approfondire le indagini
sull'amministrazione aziendale di Fokidis, perch se la seconda
spiegazione  quella giusta, il caso comincia a puzzare di
riciclaggio.
Passo dal bar della Centrale per prendere la brioche che
avevo saltato la mattina e un altro caff. Poi faccio una sosta
nell'ufficio dei miei collaboratori, dove trovo ad aspettarmi
Dermitzakis e Askalidis. Gli chiedo di passare da me tra
dieci minuti per lasciarmi il tempo di mangiare la brioche. Si
presentano mentre sto bevendo l'ultimo sorso di caff.
Dermitzakis posa sulla scrivania una borsetta da donna.  di color
marrone, e a prima vista sembra rovinata e inutilizzabile.
"Il comunicato era qui dentro?" chiedo.
"Sissignore.  ancora piegato, come l'ha trovato il caporedattore",
dice Askalidis.
Il mio primo pensiero  di non aprirla, per non rischiare
di inquinare le impronte digitali, ma poi penso che dopo
tutte le mani per cui  passata tra ieri e oggi sarebbe una precauzione
inutile. Immagino che prima di infilarla nel cestino
avranno strofinato per bene anche la borsa per cancellare
ogni traccia.
Prendo comunque il fazzoletto dalla tasca e la apro. Dentro
c' l'originale del comunicato che avevo gi ieri sera al
notiziario.
"Di' a Koula e a Fotis di venire", dico ad Askalidis.
"Date un'occhiata alla borsa e al comunicato". I miei collaboratori
si avvicinano alla scrivania e guardano. "Quali sono
le vostre conclusioni? "
" la borsa di una donna che ha pi di cinquant'anni",
risponde subito Koula.
"Come fai a esserne cos sicura, Koula?" le domanda
Dermitzakis.
"Le ragazze di oggi usano lo zaino od una tracolla. La borsetta
a mano andava di moda trent'anni fa, quando erano giovani
quelle che oggi hanno cinquant'anni e pi".
"Questo sembra confermare la presenza della donna che
parlava al cellulare sul luogo del delitto", commenta Dervsoglou.
"Anche lei era intorno ai cinquanta".
"Se andiamo avanti di questo passo, non mi stupirei se
spuntasse una terrorista ottantenne col kalashnikov",
commenta Koula, ridendo.
"A meno che uno dei terroristi non abbia rubato la borsetta
alla madre", azzarda Askalidis.
"Ci sono migliaia di modi per trovare una vecchia borsetta",
ribatte Dermitzakis.
"Anche a me sembra un'ipotesi un po' tirata per i capelli,
ma in fin dei conti spetta all'Antiterrorismo - e non a noi -
dare un senso agli indizi seminati degli attentatori", sentenzio,
mettendo fine alla riunione.
Appena i miei collaboratori si sono congedati, telefono a
Stella e le chiedo di convocare Karambetsos e Koulakos. Nel
frattempo, ho bevuto il caff e non ho pi bisogno di tenere in
equilibrio la tazzina e la borsetta.
Arrivo per primo ed entro in modalit stand-by. Come al
solito, Karambetsos precede Koulakos.
"Cosa voleva dirti il vicecomandante?" mi chiede
Karambetsos.
Racconto a entrambi l'incontro con l'avvocato della famiglia
Fokidis.
"Credi che possa esserci qualcosa di sporco, tipo riciclaggio,
per prendersi il disturbo di venirci a fare visita?" chiedo a
Koulakos.
Lui fa spallucce e mi d la stessa risposta a cui avevo pensato
io. "La cosa pi probabile  che voglia essere informato in
anticipo se dovessero esserci altre rivelazioni imbarazzanti, in
modo da essere pronto a intervenire".
"Credi che sia utile indagare pi a fondo sullo stato patrimoniale
delle aziende e della famiglia Fokidis?"
Fa di nuovo spallucce. "Anche se ci provassimo, poich la
sede delle sue imprese  nelle isole Cayman, tutto quel che ha
sar all'estero, e ci troveremmo in un vicolo cieco".
"A meno di non indagare sulle sue attivit benefiche",
interviene Karambetsos.
"Cosa intendi dire?" chiede Koulakos.
"Che se ha nascosto qualcosa in Grecia, la cosa pi probabile
 che si trovi tra le borse di studio e il pensionato per
studenti", spiega Karambetsos.
All'improvviso, mi viene una specie di intuizione, e ricordo
che il direttore della Fondazione Fokidis mi aveva detto
che i soldi per la Fondazione arrivavano direttamente dal patrimonio
di famiglia, e che le aziende non vi erano coinvolte.
Lo dico a Koulakos, che salta sulla sedia. "Allora dobbiamo
assolutamente indagare nella gestione finanziaria della
Fondazione", esclama, convinto.
Siamo tutti d'accordo, e la conversazione si esaurisce.
Prendo la borsetta dalla sedia e la poso sul tavolo.
"E questa cos'?" mi chiedono i miei due colleghi
all'unisono.
"La borsetta che conteneva il comunicato di ieri e che
hanno abbandonato nel cestino delle immondizie davanti alla
rete televisiva".
Karambetsos la apre e ne estrae il comunicato. Gli d
un'occhiata, ma non lo legge neppure. Solleva lo sguardo e ci
guarda.
"Posso dire di essere un veterano dell'Antiterrorismo, ma
 la prima volta che vedo il comunicato di una banda di terroristi
scritto in bella grafia e consegnato in una borsetta".
"Aspetto che tu mi dia la tua opinione", gli dico.
"Se l'omicidio  davvero opera di un'organizzazione terroristica,
allora si tratta di gente sui generis. Le comunicazioni
sono scritte a mano in bella grafia, arrivano dentro borsette e,
per di pi, non viene dichiarata la motivazione dell'attentato,
ma si aspetta che sia la polizia a scoprirla e ad annunciarla.
Infine, come una ciliegina sulla torta, abbiamo anche il nome
dell'organizzazione... Esercito degli Idioti Nazionali... Be',
questa poi! Di solito, i terroristi si ritengono un'avanguardia,
un'elite rispetto al resto della societ. E allora, questi 'Idioti'
che cosa mi stanno a rappresentare?"
"Ci sono indizi o elementi che potrebbero condurci a
qualche conclusione, o almeno mostrarci una direzione in cui
andare?" gli chiedo.
"L'unica cosa che posso dirti  che, secondo me, a tutte le
altre stranezze si aggiunge anche l'et degli attentatori".
"Hai individuato l'et dei terroristi?" gli chiede Koulakos.
"Non prendermi per un genio", risponde Karambetsos.
"Innanzitutto, scrivono le rivendicazioni con carta, inchiostro,
calamaio, e in bella grafia. I giovani di oggi non sanno neanche
scrivere a mano, visto che usano i computer fin dalle prime
classi delle elementari".
" probabile che lo facciano per disorientarci", ribatte
Koulakos.
"S, pu essere. Ma la calligrafia? Chi impara, oggi, la calligrafia?
Lo vedo con i miei figli, quando scrivono a mano hanno
tutti la classica zampa di gallina".
"C' qualcos'altro?" chiedo, anche se so bene che c'.
"La borsetta", mi risponde. "Come vedete, si tratta di una
borsetta a mano. Un tipo di borsa utilizzata da donne di mezza
et. Quelle pi giovani preferiscono lo zaino oppure le tracolle.
Non ci vuole molto a capire che si tratta come minimo di
una cinquantenne".
"Questo conferma i sospetti sulla coppia che abbiamo individuato
nell'albergo di Fokidis", spiego. "Erano entrambi
sulla cinquantina".
"Quindi cerchiamo terroristi cinquantenni?" chiede Koulakos,
perplesso.
"Potrebbero essere pensionati", rincara Karambetsos,
ridendo.
"E la bomba?" insiste Koulakos. "Conosci molti cinquantenni
in grado di confezionare una bomba?"
"Chi ci dice che tra di loro non ci sia un artificiere? Oppure
qualcuno che ha imparato a fabbricare bombe durante il servizio
militare. Se non ci sar un altro omicidio, potrebbe trattarsi
di un gioco che ha l'unico scopo di ingannare la polizia".
Dentro di me spero proprio che sia cos. Se abbiamo davvero
a che fare con dei terroristi, trovare i responsabili tra gli
ultracinquantenni di Atene e dintorni non sar certo facile.
...
16.

All'ingresso mi accoglie una voce femminile non meglio identificata.
"Bambino mio, bellezza mia! Ma che bello che sei!"
Se non fosse stata Adriana ad aprirmi la porta, avrei giurato
che fosse lei, la cui adorazione per il nipote si accompagna
sempre a gridolini.
"I consuoceri si sono pentiti e sono tornati indietro?"
chiedo. Mi sembra la spiegazione pi ragionevole.
"No,  Melpo".
"EchiMelpo?"
"La donna che ha mandato Lambros senior per prendersi
cura di nostro nipote".
Vado con Adriana nella stanza del piccolo Lambros e li
trovo tutti l: mia figlia, mio genero, Lambros senior e una sessantenne
che conosco di vista dal ricovero per i senzatetto.
"Auguri! Che splendore!" dice, e mi stringe la mano.
"Spero che non mi dir che mi somiglia", le rispondo.
"Perch  impossibile che mi assomigli, se  uno splendore!"
Si mettono tutti a ridere, mentre io mi avvicino al lettino di
Lambros.  sdraiato, con gli occhi aperti, e guarda una giostrina
con le farfalle che pende dal sostegno del velo antizanzare.
Decido di superare le mie paure e lo prendo tra le braccia.
Lambros si mette subito a piangere, e mi chiedo se  perch mi ha
visto oppure perch l'ho distratto da quello che stava facendo.
"Lo tieni male, per questo piange", mi spiega Adriana
avvicinandosi.
Solleva Lambros e posa il suo visetto sulla mia spalla. Poi
mi prende la mano destra e la appoggia sulle spalle, mentre
con la sinistra gli tengo i piedi. Lambros smette istantaneamente
di piangere.
"Ti sei dimenticato come mi tenevi in braccio?" chiede
Caterina.
"Quando mai tuo padre ti ha tenuto in braccio che non
me ne sono accorta?" interviene Adriana. "Era al lavoro tutto
il giorno. Quando tornava la sera, tu dormivi e ti guardava a
distanza. Avete cominciato a diventare amici quando hai compiuto
un anno".
Ridiamo, ma Adriana ci mette tutti in riga. "Ora andate
in soggiorno", ordina. "Il piccolino deve cenare e poi andr a
dormire. Rimaniamo qui solo Melpo, Caterina e io".
Il personale maschile segue l'ordine della regina e si trasferisce
in soggiorno senza discutere.
"Melpo  bravissima. Non preoccupatevi per il bambino.
Lo accudir con amore", spiega Zisis a Fanis.
"Ha figli?" chiede Fanis.
"Ne aveva uno, ma l'ha perso in un incidente d'auto all'et
di vent'anni. Il marito, morendo, le ha lasciato una pensione, ma
non le bastava e ha cominciato a lavorare a servizio. Ora per le
famiglie preferiscono ragazze pi giovani, e il lavoro  diminuito.
Nel frattempo, hanno cominciato anche a tagliarle la pensione,
e alla fine  venuta nella casa per i senzatetto".
"Quanto dobbiamo pagarla?" chiede Fanis. "Non gliene
ho ancora parlato, volevo sentire prima la tua opinione".
"Sar contenta anche se non le date nulla, perch con
Lambros potr occupare il suo tempo".
"Questo non posso accettarlo", risponde Fanis.
"Neanch'io", dichiara Lambros. "Qualcosa di sinistra mi
 rimasto, e potrei organizzare una manifestazione di protesta
davanti a casa vostra!"
Scoppia a ridere, e noi lo imitiamo. "Va bene, e allora cosa
proponi?" chiede Fanis.
"Quanto dovr lavorare?"
"All'inizio, solo la mattina, per aiutare Caterina e non obbligare
Adriana a venire tutti i giorni. Quando Caterina torner
al lavoro, verr tutto il giorno".
"Va bene, gliene parler io. Se glielo chiedi tu, ti risponder
Mi dia quel che vuole, e non saprai mai se le hai dato
troppi soldi o troppo pochi".
La conversazione si arresta di colpo perch entrano Adriana
e Melpo. Cerco di capire qual  la prima impressione che
Adriana si  fatta di Melpo, e la vedo sorridere soddisfatta.
"Signor Lambros, non so come ringraziarti", dice Melpo
a Zisis. "Il tuo omonimo  un bambino d'oro. Mi hai dato una
grande gioia, chiedendomi di fargli da tata".
"Voi due siete come il miele con il latte", le dice Adriana,
confermando cos la mia prima impressione.
Per ultima, compare Caterina. "Si  addormentato. Adesso
posso respirare un po'. Ma senti un po', mamma, anche tu ti
ammazzavi di fatica con me? Ti devo confessare che andare in
tribunale  molto meno stancante".
"Ah, tu non eri tranquilla come tuo figlio", le risponde
Adriana.
All'improvviso, si sente un'esplosione.  fortissima, ma
non viene da vicino. Dev'essere stata molto potente per sentirla
cos bene.
"Che cos' stato", chiede Adriana, atterrita.
Non faccio in tempo a risponderle perch il pianto di
Lambros ci interrompe.
"Oh, no! Si  svegliato", esclama Caterina, disperata, correndo
nella stanza del bambino con Adriana e Melpo.
"Sembrava una bomba", dice Zisis.
"Era una bomba, non c' dubbio", replico.
Prendo il cellulare e chiamo il centro operativo. "Commissario
Charitos. Sono in via Athanasias, a Pangrati. Poco fa
si  sentita una forte esplosione, come di una bomba. Avete
riscontri?"
"No, commissario. In questo momento, non abbiamo nulla.
Ma visto che ci ha chiamato, facciamo una ricerca e la
informiamo".
"Ti vedo inquieto", mi dice Fanis.
"Quando senti un'esplosione che sembra una bomba e fai
il poliziotto, non puoi restare tranquillo". Guardo l'orologio:
sono le otto meno dieci. L'esplosione risale pi o meno a cinque
minuti fa.
Nessuno ha altro da dire, e cala di nuovo il silenzio.
Si sente solo il pianto di Lambros, ma ora mi pare pi
tranquillo. Dopo un po' si placa.
"Si  spaventato, povero piccolo", sussurra Melpo, che 
tornata in soggiorno.
"Ma ora  calmo", osserva Fanis, pi sereno.
"Signor Fanis, c' un modo infallibile per tranquillizzare
un neonato: la mamma se lo porta al seno, lo allatta, e torna la
quiete", gli risponde Melpo.
In quel momento mi squilla il cellulare: "Qui centro operativo,
commissario. La stazione di polizia di Pangrati ci ha
avvertito che  scoppiata una bomba in un'automobile su via
Archimidous, dietro allo Stadio Olimpico".
"Vi hanno comunicato se ci sono vittime?"
"S, il conducente".
Autobomba con morto: mi fa pensare subito al caso
Fokidis.
Riattacco e chiamo Dermitzakis. "Qualcosa mi dice che
siamo nei pasticci"  il suo commento, non appena lo aggiorno
sugli ultimi eventi.
"Informa il medico legale e la Scientifica, prendi tutta la
squadra meno Koula, e ci troviamo sulla Archimidous".
"Cosa  successo", mi chiedono all'unisono Melpo e
Fanis.
Spiego brevemente l'accaduto, preparandomi a uscire.
"Passo a trovarti uno di questi giorni, ho bisogno di parlarti",
dico a Zisis.
Saluto la bella compagnia ed entro nella stanza di mio nipote.
Mi chino a guardarlo. Dorme tranquillo. Adriana,
Caterina e io usciamo insieme dalla camera.
"Mi spiace, ma dovrai tornare a casa da sola", spiego a
mia moglie.
"Non importa. Andr con Zisis e Melpo". Come al solito,
non mi chiede cosa  successo.
Do un bacio a Caterina e prendo l'ascensore. Mentre apro
la portiera della Seat squilla di nuovo il cellulare.  il
vicecomandante.
"Ha saputo?" mi chiede, senza preamboli.
"S, e sto andando sul luogo dell'attentato".
"Ho paura che abbiamo una nuova vittima".
"S, lo temo anch'io, ma aspetti che mi faccia un'idea pi
precisa. La chiamo tra poco per informarla".
Riattacco e mi preparo a una notte movimentata.
...
17.

L'auto non  parcheggiata sulla Archimidous, ma sulla Anthippou,
all'angolo con la Archimidous. La stazione di polizia ha
avvertito la Stradale, che ha chiuso il tratto da via Markou
Mousourou a piazza Plastira.
Sono il primo ad arrivare. I miei collaboratori, il furgoncino
della Scientifica e il medico legale sono ancora per strada.
L'auto  una Peugeot. A prima vista, l'esplosione sembra
pi potente di quella che ha distrutto la macchina di Fokidis.
Sul sedile del conducente intravedo i resti di un corpo. Se non
ci fossero dei brandelli di vestiti non si potrebbe neppure capire
se si trattava di un uomo o di una donna: il volto si 
disintegrato.
Do un'occhiata ai condomni intorno. Le finestre ed i balconi
sono pieni di persone che guardano la strada e discutono
animatamente.
"Non capisco cosa ci sia da guardare", dice un agente,
quando mi avvicino. "A me vengono i brividi".
"Discutono perch non comprendono niente", gli spiega
il collega.
"Ma non riesco a capire cosa guardano!" replica l'altro.
"Siete riusciti a scoprire l'identit della vittima?" chiedo,
per mettere fine a questa insulsa conversazione.
"S, abbiamo identificato il proprietario. Lazaros Kaplanis,
residente in via Anthippou 8. Non saprei dirle, per, se
alla guida c'era lui o qualcun altro".
Sento le sirene e vedo avvicinarsi un'autopattuglia,
accompagnata da un furgoncino. Sono i miei con quelli della
Scientifica.
"Va' in via Anthippou 8", dico ad Askalidis. "E raccogli
informazioni su un certo Lazaros Kaplanis".
" la vittima?" chiede Dervsoglou.
" il proprietario dell'auto. Non sappiamo ancora se  anche
la vittima".
Dimitriou e l'artificiere escono dal furgoncino e si avvicinano.
"Siamo punto e a capo?" mi chiede Dimitriou.
"A giudicare dalla dinamica dell'attentato,  una copia
dell'omicidio Fokidis. Ma  presto per tirare le conclusioni".
L'artificiere si  avvicinato all'auto e la sta controllando da
ogni angolatura. Apre il cofano, che si  quasi disintegrato, e
guarda l'interno del motore.
"Che ne dici? Ti ricorda il caso Fokidis?" gli chiede
Dimitriou.
"S e no. Il meccanismo esplosivo a prima vista sembra lo
stesso. La differenza sta nel fatto che qui la bomba  stata innescata
con un telecomando".
"Telecomando?" chiede Dermitzakis.
"S, non ne sono sicuro al cento per cento ma sulla base
della mia esperienza, direi che la bomba  stata fatta esplodere
con un telecomando". Fa una pausa e ci guarda. "Abbiamo a
che fare con un professionista", dichiara. "Il responsabile non
 un dilettante che  passato dalle molotov alle bombe vere e
proprie.  qualcuno che conosce bene la tecnica".
Tutti tacciono, e io mi immergo nei miei pensieri. Com'
possibile avere da un lato un bombarolo professionista e dall'altro
un gruppo che si definisce Idioti Nazionali? Come fai a
mettere insieme le due cose ed a trovare un anello che le unisca?
I miei pensieri si interrompono con il ritorno di Askalidis.
"Che regalino ci porti?" gli chiedo.
"Lzaros Kaplanis abita sulla Anthippou al numero 8, terzo
piano", mi informa. " separato. Ha un figlio che vive con
la madre da qualche parte vicino ad Aghia Paraskev. Nessuno
sa dove esattamente".
"Hai capito che lavoro fa?" gli chiede Dermitzakis.
"S,  direttore del Servizio Statistico Nazionale".
"Dovremmo convocare qualcuno per il riconoscimento?"
chiede Dervsoglou.
"Come si pu riconoscere un uomo in quelle condizioni?"
ribatte Dermitzakis.
" vero, ma dobbiamo rischiare", gli rispondo. "Se aspettiamo
l'autopsia, perderemo tempo prezioso".
L'arrivo del medico legale con l'ambulanza mette fine alla
discussione. Stavrpoulos scende per primo e mi si avvicina.
"Quando ho sentito che si trattava di una bomba, ho preferito
non intralciarvi", mi spiega. "Negli attentati come questo
il lavoro del medico legale  puramente formale".
"Hai ragione. Del resto, conosciamo bene anche l'ora
dell'attentato. Erano le otto meno venti. Persino io ho sentito
lo scoppio da casa di mia figlia, che abita qui vicino".
Stavrpoulos si avvicina alla Peugeot e lancia un'occhiata
al cadavere. La ricognizione non dura pi di due minuti;
dopodich si gira verso di me, sollevando le spalle.
"Porto il cadavere in sala autoptica, ma non sperare in
chiss quali rivelazioni", mi annuncia.
Sta per dare le istruzioni per il trasporto, quando ci interrompe
l'arrivo di un'autopattuglia. Scende un agente in divisa
e mi si avvicina.
"Commissario, c' un giovanotto che vuole vedere il cadavere.
Sostiene di essere il figlio".
"Avete i suoi dati?"
"Sissignore".
Mi mostra una carta d'identit:  intestata a Christos Kaplanis,
anno di nascita 1997. I miei collaboratori si sono avvicinati
e seguono la scena.
"Cosa ne pensi?" chiedo a Stavrpoulos, la persona meglio
in grado di giudicare se  il caso di procedere al riconoscimento
di un cadavere in queste condizioni.
Ci pensa su un po'. "Ti suggerirei di trasferire prima il
cadavere. All'obitorio, l'effetto sar diverso. Se lo lasciamo in
macchina, il ragazzo potrebbe rimanere scioccato".
 una delle poche volte in cui riesco a intendermi con
Stavrpoulos senza litigare. Chiedo all'agente di condurmi il
giovane Kaplanis. I portantini dell'autoambulanza cercano di
aprire la portiera del conducente, ma la maniglia gli rimane
in mano e la posano a terra. Estraggono i resti della vittima,
li adagiano sulla lettiga e li trasferiscono nell'autoambulanza,
sotto la supervisione di Stavrpoulos.
L'autopattuglia ritorna poco dopo. La portiera posteriore
si apre e scende un ragazzone con la testa rasata, un giaccone e
pantaloni a sigaretta, corti alla caviglia.
"Dov'?" chiede, rivelando la sua ansia.
Stavrpoulos gli si avvicina. "Quello che stai per vedere
non  per niente piacevole, ma non si pu evitare. Se non lo fai
ora, dovrai farlo all'obitorio. E poi potrebbe anche non essere
tuo padre".
Il giovane Kaplanis lo guarda. "Potrebbe non esserlo...
ma lo escludo".
"Perch?"
"Mio padre non dava la sua macchina a nessuno, neanche
a me".
Stavrpoulos gli posa una mano sulla schiena, lo conduce
all'ambulanza e apre il portellone. Il silenzio assoluto dura
qualche secondo, poi segue un grido.
"No, cazzo! No, cazzo!"
"L'ha riconosciuto", sussurra Dermitzakis, come se mi
aspettassi da lui la conferma.
Il ragazzo riemerge dall'ambulanza con Stavrpoulos che
lo sostiene. Si siede faticosamente sul bordo del marciapiedi, si
copre il volto con le mani e scoppia a piangere. Un agente della
Scientifica corre al furgoncino per prendergli una bottiglia
d'acqua.
Stavrpoulos lo lascia alle cure del suo assistente e mi si
avvicina.
"Da cosa l'ha riconosciuto?"
"Dai vestiti, da un anello che portava alla mano sinistra e
da quello che  rimasto del volto".
Bene, almeno abbiamo l'identificazione del cadavere.
Raduno i miei. "Non c' bisogno che vi dica cosa dovete fare.
Cominciate a suonare i campanelli e vediamo cosa ne tiriamo
fuori".
Stavrpoulos mi si avvicina per comunicarmi che se ne va.
"Grazie per l'aiuto", gli dico. "Mi hai dato via libera".
Rimane in silenzio per un attimo, poi mi fa: "Mi sono
stancato di vedere cadaveri. Non vedo l'ora di andare in pensione
e ritirarmi in eremitaggio al mio paese. Sono stufo". Mi
saluta sollevando il palmo della mano. Poi viene il turno di
Dimitriou.
"La cosa pi probabile  che il responsabile si sia nascosto
da qualche parte dietro lo stadio e abbia azionato il telecomando
da l", mi spiega. "Mander una squadra a controllare, ma
non scommetterei di trovare qualcosa. Ora arriva il carro-attrezzi
per portare via l'auto. Qui non abbiamo nient'altro da fare".
Mi resta solo da aspettare il rapporto dei miei.
Il ragazzone  ancora seduto sul marciapiedi e non ha
cambiato posizione. Vado a sedermi vicino a lui. Si toglie le
mani dal viso e mi guarda.
"Sei un po' pi calmo? Possiamo scambiare due parole?"
gli chiedo, aggiungendo: "Per, se non ti senti pronto, non ti
sforzare. Possiamo parlarne anche domani".
"Che cosa dobbiamo dirci?" mi chiede.
"Innanzitutto, se sai qualcosa della vita di tuo padre.
Come viveva, con chi si accompagnava, se aveva nemici...
Cose del genere".
"Vedevo spesso mio padre. Andavo a casa sua e uscivamo
a pranzo insieme. C'era una forte intesa tra noi, anche se non
riusciva a risolvere il suo problema con i miei studi".
"Che problema aveva con i tuoi studi?"
"Avrebbe voluto che studiassi economia aziendale, ma
dopo due semestri ho mollato. Non mi interessava il management,
voglio fare l'attore". Ci pensa un attimo, e poi si concede
un sorriso quasi impercettibile. "Ora sono al terzo anno
della scuola di recitazione, ma lui mi chiedeva ancora se per
caso avessi cambiato idea e volessi tornare a iscrivermi a economia
aziendale".
Poi, d'un tratto, scoppia in singhiozzi. "Gli volevo bene",
mormora. "Litigavamo sui miei studi, ma gli volevo bene".
Non ha senso tormentarlo ulteriormente. "Dove abiti?"
"Evritanias 6, vicino ad Aghia Paraskev".
Chiedo all'autopattuglia di accompagnarlo a casa. I miei
non si sono ancora presentati, ma al cellulare fa capolino il
vicecomandante.
"La chiamo per sapere le cattive notizie", mi dice.
Gli faccio il resoconto di quello che sappiamo. Mi ascolta
senza interrompermi, com' suo costume.
"Crede che abbiamo a che fare con un secondo omicidio
degli Idioti Nazionali?" mi chiede, quando ho finito.
"L'esecuzione  quasi identica a quella di Fokidis. Questa
 l'unica cosa certa e l'unico indizio che abbiamo fino a questo
momento", gli rispondo, senza espormi troppo.
"D'altra parte, perch dovrebbero avere giustiziato un dirigente
del Servizio Statistico? Non era un imprenditore e non
aveva depositato i suoi soldi in un paradiso fiscale". Fa una
pausa e poi aggiunge: "A meno che non siano veramente quello
che dichiarano".
"Ovvero?"
"Idioti", mi risponde, e riattacca.
Proprio cos, dico tra me. Quando la vittima non  un
noto imprenditore, le cose per il potere vanno bene, visto che
siamo noi a tirare la carretta. La prima cosa che far domani
mattina sar una visita al Servizio Statistico Nazionale.
Vedo Dervsoglou avvicinarsi a gran velocit: "Abbiamo
trovato una coppia che abita proprio sotto l'appartamento di
Kaplanis e credo che dovrebbe parlargli", mi dice.
Andiamo insieme in via Anthippou 8 e saliamo al secondo
piano. Ci apre una signora sui sessant'anni e ci fa accomodare
in soggiorno, dove ci aspetta suo marito, che  pi o meno della
sua et.
"La signora e il signor Archontidis", me li presenta Dervsoglou.
"Ho gi parlato con loro, ma li ho pregati di ripetere
anche a lei quello che mi hanno detto, perch penso che sia
molto importante".
"Vuole un caff?" mi chiede la signora.
"No, grazie. Sar rapido e non vi disturber troppo.
Conoscevate Lzaros Kaplanis?"
"S, ma solo per come si conoscono i condomini di una
palazzina. Ci salutavamo all'ingresso e sull'ascensore".
"Era direttore del Servizio Statistico Nazionale, se non
sbaglio", le dico.
"Direttore generale", mi corregge Archontidis. "Era a
capo della sezione che si occupa delle rilevazioni sul mondo
del lavoro, le statistiche sugli occupati e sulla disoccupazione".
"Ripeta al commissario il racconto del vostro incontro
con la signora", dice Dervsoglou ad Archontidis.
" stato la mattina di tre giorni fa. Me lo ricordo perch
stavo tornando dal mercato. Nell'ingresso, mi ha fermato una
signora con una busta in mano. Mi ha detto che doveva consegnarla
al signor Kaplanis e se sapevo a che ora tornava, perch
aveva suonato, ma non aveva ricevuto risposta. Vive da solo e,
a quanto so, non ha orari regolari, le ho spiegato. Mi ha chiesto
allora se posteggiava la macchina in un garage, in modo da
potergli lasciare l la busta. Le ho risposto che la parcheggiava
qui in giro, e lei mi ha ringraziato e se n' andata".
Ringrazio i coniugi Archontidis e mi alzo. Dervsoglou mi
segue.
"L'et della sconosciuta coincide con quella della tizia
nell'albergo in cui  stato ucciso Fokidis", mi fa notare, mentre
torniamo in strada.
"Forse, ma non possiamo esserne certi. La moglie di Archontidis
ha detto che l'ha vista di sfuggita. In ogni caso, non
era una ragazza. La cosa pi interessante  che ci troviamo di
nuovo di fronte a una donna - evidentemente i terroristi utilizzano
delle donne per preparare gli attentati, e poi gli uomini
mettono in pratica il colpo".
All'improvviso, il mio cervello si sofferma su quello che
mi ha detto Archontidis. Kaplanis si occupava di statistiche
che hanno a che fare con la disoccupazione. La prima vittima
era un noto imprenditore, la seconda il direttore generale
del Servizio di Statistica, responsabile del settore lavoro. Sar
una semplice coincidenza, oppure c' una logica nella scelta di
queste due persone?
...
18.

"Perch uccidere un dirigente dell'Elstat che si occupava di
statistiche riguardanti il mondo del lavoro?"
 questa la domanda che mi assilla da ieri notte e che non
mi ha lasciato chiudere occhio.
Sono arrivato a casa all'alba, e l'unica cosa che avrei voluto
fare era buttarmi sul letto vestito, ma poi ho pensato alla
predica che mi avrebbe fatto Adriana il giorno dopo e mi sono
cambiato. In ogni caso, con i vestiti o con il pigiama non sono
riuscito a chiudere occhio.
Rivolgo la domanda a Karambetsos e a Koulakos, che siedono
davanti a me. Sono venuto con la brioche e il caff, perch
ho gi sacrificato il sonno e non voglio fare lo stesso con la
colazione.
Karambetsos si volta e guarda Koulakos, che sta riflettendo.
"Non saprei", dice. "Nel caso di Fokidis le cose sembrano
pi semplici: dal denaro sporco ai concorrenti e alla vendetta,
tutto pu essere. Ma qui non c' una spiegazione logica, tanto
che mi viene da pensare che i due omicidi non abbiano niente
a che vedere l'uno con l'altro".
"Questo lo escluderei", risponde deciso Karambetsos.
"Se i due omicidi fossero stati commessi con un'arma da fuoco,
potrebbero anche non essere collegati. Ma i due attentati
sono evidentemente opera delle stesse persone. Non ho dubbi
in proposito".
"Anche l'artificiere  quasi certo che si tratti della stessa
mano: un esperto nella fabbricazione di questo tipo di ordigni",
aggiungo.
Koulakos alza le mani. "Quindi cosa dobbiamo concludere?
Che si tratta veramente di un esercito di idioti?"
"Non esserne cos certo", ribatte Karambetsos. "Da quello
che mi  stato detto, le bombe sono state costruite da mani
esperte, quindi abbiamo a che fare con gente che sa il fatto
suo, non con degli idioti".
Spiegalo al vicecomandante, mi dico. "Pensi sia il caso di
indagare nei conti bancari di Kaplanis?" chiedo a Koulakos.
"Cosa mai potremmo trovare nei conti di un dipendente
pubblico? Che era azionista di una societ offshore e non l'aveva
dichiarato? Pu essere, ma mi sembra molto improbabile.
Che gli passavano delle mazzette per addomesticare le statistiche?
Bastava la telefonata di un ministro e l'avrebbe fatto subito,
e senza spese. Quindi, cosa dovremmo cercare?" Poi fa una
pausa e continua: "Vuoi la mia opinione?"
"Siamo qui per questo".
"Continuiamo sulla pista Fokidis.  possibile che il movente
dell'omicidio si celi in qualche oscura relazione tra Fokidis
e Kaplanis".
La sua supposizione  corretta. "Va bene. Continuiamo
a seguire le tracce di Fokidis e vediamo dove ci portano", gli
dico.
Anche Karambetsos  d'accordo, e la riunione viene
sciolta.
Scendo nel mio ufficio e chiedo ai miei tre collaboratori
di fissare un appuntamento con Dimitriou per un sopralluogo
pi circostanziato a casa di Kaplanis. L'ispezione di ieri sera 
stata frettolosa. Non credo che scopriremo niente di sconvolgente,
ma  giusto ispezionare l'appartamento come si deve.
Dopodich chiamo Koula e le chiedo di contattare l'ex
moglie di Kaplanis. Dobbiamo fare due chiacchiere anche
con lei.
Mi avvio con la mia Seat verso gli uffici dell'Elstat in viale
Athinn-Pires. So cosa mi aspetta per arrivare fin l, ma
non voglio impegnare un'autopattuglia per un banale
spostamento.
Riesco a immettermi sulla Athinn-Pires senza grossi
problemi, ma poi, come previsto, finisco per imbottigliarmi
nel traffico e, di conseguenza, mi ci vuole quasi un'ora per arrivare
agli uffici dell'Elstat.
Non c' una portineria, per cui mi dirigo all'ascensore. So
per esperienza che quanto pi sono elevati i dirigenti, tanto
pi in alto si trovano i loro uffici. Esco all'ultimo piano, e il
corridoio  affollato di personale intento a discutere. Mi presento
e chiedo dove si trova l'ufficio di Lzaros Kaplanis. Una
ragazza si offre di accompagnarmi. Scendiamo di un piano.
La cinquantenne che siede all'ingresso sta fissando lo
schermo del suo computer. Dopo un lungo istante si volta a
guardarmi, evidentemente infastidita della mia presenza, ma
cambia atteggiamento quando mi presento e le spiego la ragione
della mia visita.
"Cosa vuole, signor commissario... Sono stordita. Non
riesco a capacitarmi che abbiano ucciso Lazaros Kaplanis, e
per di pi in questo modo barbaro".
"Sa se Kaplanis aveva qualche nemico", le chiedo. "Qualcuno
che avesse con lui delle divergenze o dei contrasti?"
"All'interno del luogo di lavoro, non aveva nemici", mi risponde,
molto sicura di s.
"E fuori? A livello personale? Dobbiamo indagare in tutte
le direzioni", le spiego.
"Se aveva problemi con qualcuno a livello personale, di
certo non ne parlava con me", mi risponde freddamente. "L'unica
cosa che so  che aveva un rapporto molto stretto con
Christos, suo figlio".
"E con l'ex moglie?"
"Non ne abbiamo mai parlato, ma le posso dire che, da
quando si sono separati, lei non lo ha mai chiamato in ufficio".
"Ricorda per caso il nome e sa dove abita?"
"Si chiama Loukia Zafiratou. Non so dove abita perch,
come le dicevo, da quando si sono separati, non ci siamo pi
sentite".
"Crede che mi potrebbe essere utile parlare con altri dirigenti
che avevano rapporti di lavoro con Lzaros Kaplanis?"
Ci pensa un po'. "L'unico che aveva rapporti amichevoli
con lui, anche fuori dell'ufficio,  Kimon Pilvios, il direttore
generale del dipartimento Ricerche sui Consumi. Il suo ufficio
 all'inizio del corridoio".
La ringrazio e mi alzo per andarmene, ma mi fermo sulla
porta. "Mi scusi, un ultimo particolare che mi era sfuggito. Il
suo nome, per cortesia?"
"Amalia Karafili", mi risponde, e torna subito a fissare lo
schermo del computer.
Attraverso il corridoio e arrivo all'ufficio di Kimon Pilvios.
Non faccio in tempo a presentarmi che la segretaria mi invita ad
entrare. "Il signor Pilvios la attende, commissario".
Si vede che la notizia della mia presenza si  diffusa. La segretaria
mi apre la porta del secondo ufficio e mi trovo davanti
a un altro cinquantenne.
Pilvios si alza per accogliermi e mi indica la sedia. "Si accomodi,
signor commissario". Aspetta che io mi sieda per continuare.
"Ci sono delle morti, magari violente, nell'mbito del
lavoro che ci preoccupano, ci fanno infuriare, ma non ci feriscono.
La morte di Lazaros non appartiene a questa categoria:
mi ha ferito profondamente: non solo per la violenza, ma anche
perch siamo amici dai tempi dell'universit".
"L'ho saputo, e per questo sono venuto a parlare con lei.
Potrebbe darmi qualche informazione riguardo alla sua vita
privata che potrebbe aiutarci?"
Si stringe nelle spalle. "In altre circostanze, potrei tornarle
utile, ma Lzaros era un modello di integrit. La cerchia delle
sue amicizie era ristretta, e la sua vita privata si divideva tra
casa e lavoro. L'unica sua debolezza, per cos dire, era suo figlio
Christos".
"Il figlio che il padre non voleva diventasse attore?"
"S, proprio quello", risponde. " rimasto scottato quando
il ragazzo gli ha comunicato che voleva studiare recitazione.
 andato a vedere le statistiche, ha calcolato quanti
attori disoccupati ci sono ed  sprofondato nel panico. Vivr
di espedienti e dovr tirare avanti con duecento euro al mese,
mi diceva. Ha cercato di fare il possibile per convincerlo a fare
qualcos'altro, ma la recitazione era il sogno della sua vita".
"Il signor Kaplanis era separato, a quanto abbiamo
appreso".
"S, da molti anni".
"Poteva avere contrasti su questioni economiche con l'ex
moglie?"
"Le assicuro che non ne aveva. Lzaros ha lasciato l'appartamento
ad Aghia Paraskev per dare una sistemazione sicura
al figlio, e poi si  trasferito in via Anthippou".
Non  possibile che l'abbiano ucciso perch non voleva
che il figlio facesse l'attore. Dietro c' qualcos'altro, ma non 
facile individuarlo. Quanto pi sembra lineare la personalit
di una vittima, tanti pi sono i risvolti e gli inciampi che puoi
incontrare durante le indagini.
"Non c' qualche altro amico di Kaplanis con cui potrei
parlare?" chiedo a Pilvios.
Ci pensa un attimo. "L'altro suo grande amico  Manos
Efstathiou".
"Sa per caso dove abita?"
Consulta il telefonino. "In realt, non ho il suo indirizzo,
ma posso darle il suo numero di cellulare", dice, scrivendolo
su un foglio.
Non ho altre domande e mi congedo. Mentre scendo con
l'ascensore, penso che il caso di Kaplanis e quello di Fokidis
hanno qualcosa in comune. Uno sar anche un imprenditore e
l'altro un funzionario pubblico, ma per il resto hanno entrambi
un passato irreprensibile. A questo punto, potremmo aspettare
che vengano a galla anche le magagne di Kaplanis.
Mi siedo nella Seat e telefono al vicecomandante per informarlo.
Mi ascolta in silenzio e, alla fine, conferma la mia
opinione.
"Sembra una copia carbone del caso Fokidis, almeno per
quel che riguarda le modalit dell'attentato e il curriculum
della vittima", commenta.
"Ho fatto anch'io la stessa riflessione".
"Con una differenza, per".
"Quale?" chiedo, domandandomi cosa possa essermi
sfuggito.
"Non abbiamo ancora avuto una rivendicazione. E questo
lascia aperta la possibilit che il movente sia diverso".
"Vedr che prima del notiziario di questa sera arriver",
rispondo. "Gli attentatori vogliono attirare il massimo dell'attenzione,
e il notiziario della sera ha l'indice di ascolto pi
alto".
"Vedremo stasera se ha ragione"  il suo commento.
La seconda telefonata la faccio a Manos Efstathiou. Gli
spiego chi sono e cosa voglio.
"In questo momento, sono fuori casa, ma tra poco dovrei
tornare", replica. "Abito in via Syrou, a Kipseli, numero 8,
secondo piano. Se vuole, ci vediamo l".
Conosco via Syrou perch  vicino a via Tenedou, dove si
trova il centro di accoglienza per i senzatetto. Mi muovo subito.
Voglio farmi un'idea degli amici di Kaplanis prima di procedere
oltre.
...
19.

Arrivare da viale Athinn-Pires a Kipseli pu dirsi un'avventura
automobilistica, costellata di proteste da parte dei
conducenti intrappolati negli ingorghi con parole d'ordine
tipo: "Ma sei cieco?", "Chi ti ha dato la patente?", "Dove
vai, coglione?".
Molte di queste espressioni sono rivolte a me, perch uno
sbirro senza uniforme e senza autopattuglia viene preso a ceffoni
come chiunque altro.
Quando arrivo in piazza Omnia ed entro in via Tritis
Septemvriou, faccio un bel respiro. Svolto dalla Aghiou Meletiou
alla Eptanisou e, per mia buona sorte, trovo un parcheggio
proprio vicino a via Syrou.
Suono al numero 8 e una voce mi dice di salire al secondo
piano. La porta dell'appartamento  aperta. Un cinquantenne
mi accoglie sulla soglia.
"Non le prender molto tempo", gli dico, mentre mi fa
accomodare in soggiorno.
Efstathiou sorride. "Pu prendermi tutto il tempo che
vuole. Sono solo in casa e disoccupato da due anni. Ero capo-contabile
in un'azienda che ha chiuso per colpa della crisi. Da
allora, non sono riuscito a trovare un altro lavoro. Guadagno
qualcosa facendo le dichiarazioni dei redditi per alcuni amici.
Per fortuna, mia moglie lavora ancora. I nostri due figli li abbiamo
spediti a Prveza, dai miei genitori".
"Conosceva bene Lazaros Kaplanis?"
"Posso dire che, insieme a Kimon Pilvios, ero uno dei suoi
amici pi stretti", mi risponde. "Naturalmente questa amicizia
si limitava ad un incontro un paio di sabati al mese, in una tavernetta
o in un ouzdiko. Il resto erano chiacchiere al telefono".
"Crede che Lzaros Kaplanis avesse, nella sua vita professionale
o personale, delle inimicizie o dei contrasti che avrebbero
potuto portare qualcuno a ucciderlo?"
"Le ho gi detto che la nostra amicizia si limitava ad un'uscita
serale ogni quindici giorni e a qualche telefonata. A parte
questo, Lzaros era una persona abbastanza chiusa, raramente
raccontava i suoi fatti personali. Parlava volentieri e con molto
affetto soltanto di suo figlio".
Penso a cos'altro potrei chiedergli, ma mi precede. "State
indagando sulla possibilit che il suo omicidio abbia qualcosa
a che fare con la morte del proprietario di quella catena di
alberghi?"
"Come le  venuto in mente?" gli chiedo, sorpreso.
Sospira e scuote la testa. "Signor commissario, la disoccupazione
trasforma la vita individuale e matrimoniale. In questo
momento,  mia moglie quella che lavora, mentre io mi occupo
delle cose di casa. Mi alzo la mattina, faccio il letto, cucino;
e poi passo la giornata davanti alla televisione, come fanno
tutte le massaie. Di conseguenza, so quello che si dice, almeno
pubblicamente, sull'omicidio di Fokidis". Poi, d'un tratto, si
fa serio e guarda davanti a s. "Non so per quanto durer questa
vita da collaboratore domestico", mormora.
"In questo momento, stiamo indagando in tutte le direzioni",
gli rispondo, tenendomi sul vago.
A questo punto mi congedo. Come con Pilvios, mi scontro
con il muro che aveva costruito intorno a s l'introverso
Kaplanis.
"Non la disturber oltre. Grazie per il suo tempo", gli
dico, e mi alzo.
Quando esco in strada, mi viene in mente di passare da
Zisis, ma lascio perdere.  quasi mezzogiorno e ho ancora
mezza giornata per organizzare le cose che io e la mia squadra
dobbiamo fare. Efstathiou mi ha involontariamente ricordato
che con Koulakos e Karambetsos abbiamo deciso di concentrarci
sul caso Fokidis, per capire se c' qualcosa in comune
con l'omicidio di Kaplanis.
Passo prima dal bar della Centrale per il caff e la mia
brioche, visto che da stamattina non ho mangiato nulla. Appena
finisco il cornetto convoco i miei a rapporto.
"Dobbiamo parlare: c' qualcosa che mi preoccupa", spiego
loro. "Ho paura che ci stiamo occupando troppo dell'omicidio
Kaplanis, dimenticandoci del caso Fokidis. I casi da
risolvere sono due. E immagino siate tutti d'accordo sul fatto
che sono collegati".
Aspetto di sentire se c' qualche opinione diversa. L'unico
che apre bocca  Dermitzakis. "Lo sapremo quando riceveremo
la rivendicazione. Se volete la mia opinione, sono quasi
certo che siano collegati".
"In ogni caso, dal sopralluogo in casa di Kaplanis non abbiamo
ricavato nulla di significativo", mi annuncia Dermitzakis.
"N documenti di lavoro n qualcosa di personale",
aggiunge Askalidis. "Solo le cose indispensabili per la vita di uno
scapolo".
"Dimitriou continuer a cercare, ma neanche lui ha molte
speranze", conclude Dermitzakis.
Le sue parole sono coperte da un improvviso frastuono in
corridoio. Non ci vogliono doti divinatorie per capire che sta
sopraggiungendo l'orda dei giornalisti.
"Hanno tardato, ma non si sono dimenticati di noi", mi fa
Koula.
"Va' a dirgli che li vedr tra poco e che, nel frattempo,
facciano meno casino".
Aspetto che torni Koula per continuare. "Quindi dobbiamo
procedere contemporaneamente su entrambi i delitti.
Koulakos, continua ad indagare sulle finanze di Fokidis.
Dermitzakis e Dervsoglou si occuperanno del suo ambiente.
Askalidis sar con me nell'indagine su Kaplanis. Koula far
come sempre da coordinatrice".
"Per convincervi che sono una brava coordinatrice, mi
sono gi messa in contatto con l'ex moglie di Kaplanis", dice
Koula, ridendo.
"Loukia Zafiratou?"
"Esatto".
"E che lavoro fa?"
"Ha un'enoteca a Kolonaki".
"Allora  vicina. Chiedile quando pu passare di qui per
rispondere a qualche domanda".
Li rimando nel loro ufficio ed esco in corridoio per affrontare
la tempesta.
Le domande mi piombano addosso come sparate alla cieca,
perch nessuna  centrata - non riesco neanche a capire chi
parla e chi tace.
"Se volete delle risposte, fate le domande in ordine, in
modo che possa sentire e capire cosa mi chiedete". Cerco di
richiamarli all'ordine.
Cala all'improvviso il silenzio e si guardano per decidere
chi parler per primo. Alla fine, la scelta cade su Merikas.
"Crede che i due omicidi siano collegati, signor commissario?"
mi chiede.
"A giudicare dalla tecnica di esecuzione dell'attentato, s,
sicuramente sono collegati. A parte questo, per, abbiamo di
fronte due vittime completamente diverse, che non hanno nulla
in comune: facevano un lavoro diverso e conducevano una
vita del tutto differente. Inoltre, nel caso di Kaplanis, non c'
ancora stata una rivendicazione. Quindi siamo costretti a indagare
in tutte le direzioni".
"Crede che l'attentatore sia lo stesso?" mi chiede la tizia
con le calze rosa.
"A giudicare dal fatto che entrambi gli omicidi sono stati
perpetrati con una bomba, dobbiamo concludere che  molto
probabile che ci troviamo davanti allo stesso assassino".
"Quindi anche il movente sar lo stesso".
"Quale movente?" le chiede il ragazzo con la T-shirt.
"Non hanno mica rivelato il movente nel caso di Fokidis.
Hanno lasciato che fosse la polizia a scoprirlo, e poi l'hanno confermato.
La stessa cosa succeder ora. Equando arriver la
rivendicazione, vedrai che mi darai ragione".
La sua osservazione  corretta e non ho nulla da aggiungere.
Sto per congedarli, quando Sterghiou mi anticipa:
"Potrebbe trattarsi di un complotto internazionale, signor
commissario?"
La guardo, sorpreso, perch non mi aspettavo questo genere
di domanda. "Come le  venuta in mente questa idea?"
"In Grecia non abbiamo molte aziende con sede nei paradisi
fiscali - l si rifugiano le grandi multinazionali. Fokidis
era un'eccezione a causa delle sue attivit in Inghilterra. I nostri
piccoli e medi imprenditori potranno arrivare alla Bulgaria
o a Cipro per pagare meno tasse, ma i paradisi fiscali per loro
sono come un viaggio sulla luna".
"E perch mai i terroristi dovrebbero colpire l'eccezione
in Grecia, quando in altri paesi  la norma?" chiede Merikas.
La Sterghiou solleva le spalle. "Questo dovrebbe essere la
polizia a dirlo. Ma se volessi la mia opinione personale, ti direi
che  un modo per dirci che possono colpire ovunque".
"D'accordo, ma in tutto questo cosa c'entra Kaplanis?"
le chiedo. "Era uno dei direttori del Servizio Statistico
Nazionale".
"Esiste anche l'Eurostat, l'Ufficio Statistico Europeo, e il
nostro servizio  direttamente collegato con loro, e quindi con
l'Europa".
A questa relazione non aveva ancora pensato nessuno. Il
povero Sotirpoulos ci ha lasciato un'erede degna di lui, anche
se non gli stava simpatica, commento tra me e me.
"Ha ragione,  un punto che merita un approfondimento,
la ringrazio", dico alla Sterghiou, mentre i suoi colleghi la
guardano con un misto di invidia e ironia.
L'aggiornamento termina, e torno al mio ufficio. Cerco di
mettere ordine in quanto mi ha detto la Sterghiou.
La prima vittima aveva la sede delle sue aziende nelle Isole
Cayman. La seconda vittima, a prima vista, proveniva da tutt'altro
pianeta, ma la Sterghiou mi ha mostrato che poteva avere a
che fare con l'estero - non tanto con le Isole Cayman, ma con
l'Unione Europea. Se aggiungiamo che Kaplanis si occupava
delle statistiche sulla disoccupazione, e che la Grecia ha la maggiore
percentuale di disoccupati in Europa, allora il rapporto tra
l'Elstat e l'Eurostat diventa ancora pi stretto.
Certo, tutto questo non risolve l'enigma del collegamento
tra i due omicidi, ma ci fornisce una nuova direzione in cui
indagare.
Telefono a Karambetsos e a Koulakos per fissare un incontro
nell'ufficio di Ghikas. L potremo conversare pi tranquillamente.
Raccomando a Koula di non interrompermi e
salgo al quinto piano. Raccomando la stessa cosa a Stella, prima
di entrare nell'ufficio di Ghikas.
Karambetsos e Koulakos ascoltano con attenzione il mio
resoconto sulle osservazioni della Sterghiou.
" un'ipotesi un po' tirata per i capelli, specialmente nel caso
di Kaplanis"  il commento di Karambetsos.
"Ti sbagli", gli risponde Koulakos.
"Perch?"
"Perch le statistiche sulla disoccupazione hanno un'influenza
diretta sui disoccupati. Quando le statistiche dichiarano
che la disoccupazione  diminuita, i disoccupati si infuriano
perch sono ancora disoccupati; e quando sostengono che la
disoccupazione  aumentata, anche le loro disperazione cresce,
perch si convincono che non troveranno mai lavoro". Si
ferma per fissarmi. "Di regola, di questi due casi dovrei occuparmi
io".
"Perch?"
"Secondo me, si tratta di delitti a sfondo economico, e
quindi dovrebbero ricadere sotto la mia giurisdizione".
"Giusto, per abbiamo due omicidi per i quali gli esperti
siamo noi. Ed  per questo che stiamo collaborando. Ma visto
che parliamo di collaborazione, hai idea di come potremo affrontare
l'aspetto economico del caso?"
"Mi occuper di trovare informazioni sui rapporti di Kaplanis
con l'Eurostat - se erano armoniosi oppure se c'erano
tensioni, magari dovute a qualche giochetto di prestigio".
"Cosa intendi con giochetto di prestigio?" gli chiede
Karambetsos.
"Le statistiche possono essere manipolate", spiega Koulakos.
"Puoi gonfiarle o sgonfiarle. Sarebbe utile capire se c'erano
problemi del genere tra l'Elstat e l'Eurostat".
"In tutto questo c' un aspetto positivo", dice
Karambetsos.
"Quale?" chiede Koulakos.
"Che mi lascerete in pace, a quanto pare".
"Non dirlo. Se la Sterghiou ha ragione e dovesse esserci
un intervento straniero nella serie di omicidi, stai fresco!" gli
rispondo.
"Mai una gioia!" ribatte.
La riunione finisce, ma io resto per telefonare al vicecomandante
in santa pace. Prima gli racconto l'intuizione
della Sterghiou. Quando finisco, anche lui ripete il
commento di Karambetsos, sia pure con una variazione:
"Mi sembra l'idea di una giornalista in cerca di uno scoop".
Per tutta risposta, gli espongo il punto di vista di Koulakos,
e l comincia ad interessarsi.
"Be', c' un adagio che dice che  meglio una briciola di
niente. Dato che brancoliamo nel buio, non ci perdiamo nulla
a cercare anche in questa direzione".
Riattacchiamo e scendo di nuovo nel mio ufficio. Non faccio
in tempo a sedermi che irrompe Koula.
"Ho trovato la moglie di Kaplanis. Mi ha detto che  a nostra
disposizione. Vuole che le chieda di venire subito?"
"No, meglio domani mattina. Nel frattempo, i nostri potrebbero
scoprire qualcosa. Altrimenti dovremo limitarci a
chiederle dei suoi rapporti e dei suoi litigi con l'ex marito".
Koula esce e mi immergo nei miei pensieri. Per quanto ci
giri intorno, mi pare che quello che ha detto la Sterghiou abbia
senso. Penso che dovr tenermela cara, perch potrebbe
tornarmi utile qui, nel mare aperto in cui mi trovo a nuotare.
...
20.

Non guardo nemmeno se Adriana  in casa per salutarla, ma
accendo subito il televisore. Sono impaziente di sapere se  arrivata
la rivendicazione, anche senza movente.
Adriana non ha sentito la porta aprirsi, ma l'audio della
TV la fa uscire dalla cucina. Si ferma sulla soglia del soggiorno,
mi guarda e lancia la sua battuta:
"A questo mondo, quello che prendi in giro prima o poi ti
casca in testa".
"Che significa?"
"Un tempo, mi prendevi in giro quando mi trovavi davanti
al televisore, ora non saluti neanche, ma corri direttamente
al telecomando".
" un'eccezione. Guardo il notiziario perch potrebbe
esserci qualche informazione su un caso che ci d parecchie
noie", le spiego, come per scusarmi.
L'informazione cade nel vuoto. "Se vedessi qualche serie
TV, almeno direi che siamo una coppia ben assortita - ma a te
non interessano n la politica n le commedie: solo omicidi e
delitti vari", commenta, e se ne torna in cucina.
Nel frattempo stanno trasmettendo la pubblicit, che 
l'antipasto del telegiornale. Adriana si siede di fianco a me.
"Io le notizie, tu la violenza", aggiunge, ridendo.
La prima cosa che la conduttrice annuncia  la rivendicazione
dell'omicidio di Kaplanis.
"Cari telespettatori, ci  appena stata recapitata la rivendicazione
dell'omicidio di Lzaros Kaplanis. Manos Gherals ci
racconter i particolari".
"Com' arrivata la rivendicazione, Manos?" gli chiede la
conduttrice.
"Ce l'hanno dettata", le risponde il giornalista.
La conduttrice fa un passo indietro, mentre io faccio un
salto sul divano. "L'hanno dettata?" ripete la donna, stupita
come me.
"S, ma leggiamola prima, e poi ti racconto i particolari".
La rivendicazione compare sullo schermo, stavolta in caratteri
a stampa:

Ieri sera abbiamo giustiziato Lzaros Kaplanis. Come
nel caso di Varis Fokidis non riveleremo la motivazione
della sentenza di morte.  compito della polizia scoprirla.
Noi diremo soltanto che meritava di essere ucciso.

L'Esercito degli Idioti Nazionali.

In sostanza  la stessa rivendicazione di Fokidis: ancora una
volta i responsabili nascondono il movente e ci affibbiano il
compito di trovarlo.
La conduttrice lascia ai telespettatori il tempo per leggere
la rivendicazione e poi torna al giornalista. "Ora siamo impazienti
di conoscere i particolari, Manos".
"Qualcuno ha telefonato in redazione chiedendo del direttore
del notiziario. Ha detto che aveva la rivendicazione
dell'omicidio di Lzaros Kaplanis. Quando il direttore Stamou
ha risposto, la voce gli ha chiesto di prendere carta e penna
poich gli avrebbe dettato il messaggio. Il direttore ha esitato
e ha cominciato a fare domande. La voce lo ha interrotto e gli
ha detto che se non voleva ascoltare la rivendicazione, c'erano
anche altre reti che l'avrebbero diffusa volentieri".
"A che ora  arrivata la telefonata?"
"Circa un quarto d'ora prima della messa in onda del
telegiornale".
"La voce era maschile o femminile?" chiede la
conduttrice.
"Maschile. Il direttore Stamou  stato costretto a trascrivere
la rivendicazione che i nostri telespettatori hanno appena
letto".
"Hanno tutta l'aria di essere degli psicopatici", commenta
Adriana. " la prima volta che dei terroristi dettano la
rivendicazione".
Non le rispondo perch sto pensando ad altro.  la seconda
volta che fanno qualcosa di originale, mi dico. La prima
 stata la rivendicazione dell'assassinio di Fokidis, scritta a
mano e in bella grafia.
Mi trasferisco nell'ingresso e chiamo Dermitzakis al cellulare.
Per fortuna, mi risponde subito. "Ci faranno impazzire",
mi dice, appena sente la mia voce.
"Contatta le altre reti e assicrati che non abbiano ricevuto
anche loro la telefonata. Nel caso in cui l'abbiano ricevuta,
ci sono due cose che vorrei sapere: a che ora hanno chiamato
e se la voce era maschile o femminile. Fallo subito, e poi
riferiscimi".
Riattacco e torno al televisore. Hanno cambiato argomento.
C' solo una sovrimpressione, in alto a destra, che annuncia
la rivendicazione.
"Rimani qui per il notiziario, o vai al Dimitrakos?" mi
chiede Adriana.
"Rimango", le rispondo, e resto seduto sui carboni ardenti,
anche perch il Dimitrakos richiede concentrazione.
"Io sopporto gli omicidi e tu le altre notizie. Oggi, almeno,
siamo una coppia ideale", commenta lei, ridendo.
L'unico momento in cui rimpiango i bollettini della polizia
 quando guardo il telegiornale: quelli, almeno, hanno ogni
volta qualcosa di nuovo. I telegiornali, invece, dicono sempre
le stesse cose: il governo afferma che va tutto bene ed  tutto
sotto controllo, mentre l'opposizione insulta e sostiene che va
tutto a catafascio. Tra gli uni e gli altri ci sono, come contorno,
i commenti dei tedeschi, sempre inflessibili.
Guardo lo schermo, ma penso ad altro. Pu darsi che la
conduttrice ed Adriana si siano entusiasmate per l'originalit
dei terroristi, ma io so che per noi sia l'esercizio calligrafico sia
la trovata della dettatura al telefono sono solo dei grattacapi.
In primo luogo, abbiamo un attentatore che sa lavorare molto
bene con gli esplosivi, e questo coincide con il profilo del terrorista.
Ma i bizzarri sistemi usati per diffondere le rivendicazioni
e il fatto che non si chiariscano le motivazioni sono senza
precedenti: di regola, i terroristi spiegano dettagliatamente
perch hanno ucciso e arricchiscono le rivendicazioni con analisi
ideologiche ed altre infiorettature retoriche.
Il cellulare interrompe i miei pensieri. Vado di nuovo in
anticamera per sentire quello che vuole dirmi Dermitzakis.
"Hanno telefonato a tre reti televisive diverse ed hanno
dettato a tutte la rivendicazione. Tutte le telefonate sono state
fatte alla stessa ora, poco prima dell'inizio del notiziario - due
volte la voce era maschile, e una volta femminile. Non c' dubbio
che abbiano telefonato da cabine pubbliche".
"Anch'io non ho dubbi".
Lasciamo il resto per il giorno dopo in Centrale e ci salutiamo.
Il telegiornale  finito, e Adriana  in cucina a preparare
la cena.
Mi siedo sul divano per mettere un po' di ordine nei miei
pensieri. Dopo due attentati, mi sembra che si delinei la figura
di un attentatore solitario circondato da una squadra di supporto
- una squadra composta, a quanto pare, da cinquantenni.
E qui le cose diventano ancora pi difficili: vallo a trovare
un attentatore che agisce con l'appoggio di un gruppo di cinquantenni.
Karambetsos si metter a piangere dalla disperazione,
ma a noi le cose non andranno meglio.
" pronto in tavola", mi annuncia Adriana.
Mi alzo per trasferirmi in cucina, ma il cellulare mi ferma
di nuovo. Questa volta  il vicecomandante.
"Ha visto la rivendicazione?" mi chiede.
"S, l'ho vista", gli rispondo, ragguagliandolo sulla ricerca
che abbiamo fatto con Dermitzakis.
"Quali sono le sue conclusioni?"
"Non ci sono conclusioni, a parte il fatto che siamo nei
pasticci", rispondo, e gli racconto le riflessioni che stavo facendo
qualche attimo prima.
Segue un silenzio. "In altre parole, le cose sembrano complicarsi"
 la sua conclusione, non particolarmente originale.
"E temo che la questione non si esaurisca qui".
"Lo temo anch'io, ma cerchiamo prima di capire il movente
dell'omicidio Kaplanis. Potrebbe fornirci uno spiraglio".
"Vorrei organizzare un incontro con il comandante, domani,
in modo che sia direttamente lei a informarlo. Sarebbe
meglio".
"D'accordo, ma nel primo pomeriggio. Prima voglio decidere
le prossime mosse".
Mentre lo dico, mi innervosisco, rendendomi conto che in
questo modo rischio di non vedere mio nipote neanche
l'indomani.
"Venga non appena le sar possibile", mi dice.
Mentre vado in cucina, prendo la mia decisione: i terroristi
e i loro giochetti a nascondino non mi impediranno di vedere
Lambros.
Adriana ha preparato la moussaka. Mi chiedo come faccia
a fare tutto.
"Domani sera, aspettami da Caterina. Caschi il mondo,
verr a vedere mio nipote", le annuncio.
"Bene, allora cuciner da loro. Avverto anche Zisis, cos
anche lui potr vedere il suo omonimo".
La conversazione finisce e cala il silenzio, perch  tempo
che parli la moussaka. Dopo i pomodori ripieni, le melanzane
sono l'altra mia debolezza.
...
21.

 la prima volta che il Dimitrakos mi delude. Cerco la definizione
di "bombarolo", ma non la trovo. Cerco, allora il termine
"terrorista", ma anche questo  inesistente. Al suo posto,
trovo: terrorizzatore:

terrorizzatore, s.m. chi impone il terrore, colui che fa
terrore a qlc. altro. Scolii alle Fenicie di Euripide, 29.

Chi impone a chi il terrore? Questi hanno fatto saltare in aria
un'auto con una bomba e ridotto il conducente in poltiglia,
prima che facesse in tempo a spaventarsi. Come faccio a spie-
gare la questione al Dimitrakos, se gli manca il lemma "bom-
barolo"? Alla fine, mi accontento di un compromesso:

artificiere, s.m. neologismo, nell'esercito od in marina,
un geniere esperto nella produzione, conservazione e
utilizzo di materiale esplosivo.

Giusto, solo che ora non ci serve pi l'esercito. In ogni scantinato
si possono produrre molotov e ordigni per ogni uso. Se
Dimitrakos fosse vivo, avrebbe bisogno di qualche lezione da
parte di Karambetsos per integrare il suo vocabolario.
Gioco un po' con questi pensieri mentre mi dirigo verso
viale Alexandras, pi che altro per non pensare alla giornata
che mi aspetta.
Passo dal bar della Centrale ed incappo in Karambetsos,
che si gode il primo caff della giornata.
"Vedo che hai creduto al fatto di essere stato sollevato
dalle indagini e sei rilassato", gli dico.
"Vieni a farmi compagnia", mi propone.
"Purtroppo non posso, perch sono di servizio con gli uomini
rana e ieri mi hanno lanciato una rivendicazione in fondo
allo stagno. Vado a tuffarmi".
Mentre mi dirigo verso l'ascensore, alle mie spalle sento
una risata. Lascio la colazione sulla scrivania e chiamo Koula
per chiederle quando arriver la moglie di Kaplanis.
"Ci siamo accordate per le undici".
"Non portarla nella stanza degli interrogatori. Portala qui,
si sentir pi a suo agio". Il pensiero di aver tempo per fare
colazione mi consola, ma ho fatto i conti senza l'oste, che nella
fattispecie  Koulakos.
"Ho delle novit", mi annuncia.
"Dammi cinque minuti e vengo nel tuo ufficio".
La speranza di mangiare in pace la mia brioche si scioglie
come un gelato al sole. La mando gi mezzo masticata e salgo
nell'ufficio di Koulakos. Tengo il caff in mano e resto in attesa
delle novit.
Koulakos si china verso di me. Mi parla quasi sottovoce,
come se temesse di avere una microspia in ufficio.
"Ho un amico eurodeputato. Ieri, dopo la nostra conversazione,
gli ho telefonato e l'ho pregato di chiedere ai suoi conoscenti
alla Commissione Europea se avevano idea dei rapporti
di Kaplanis con l'Eurostat. Mi ha telefonato ieri sera tardi e mi
ha detto che non solo l'Eurostat, ma anche la Commissione era
molto soddisfatta di Kaplanis. Un rapporto di collaborazione
perfetto. E ha aggiunto, in via riservata, che quando il ministro
aveva proposto di sostituire Kaplanis, la Commissione aveva posto
il veto, costringendolo a ritirare la proposta".
"Quindi la teoria della Sterghiou non sta in piedi",
concludo.
"No, non c'erano frizioni. La Commissione teneva Kaplanis
in grande considerazione".
"Almeno ora sappiamo da fonte certa che questa porta 
chiusa". Non mi sento particolarmente deluso, perch la logica
dice che non l'avrebbero ucciso per divergenze con l'Ufficio
Statistico dell'Unione Europea.
"Ho trovato anche qualcosa su Fokidis", aggiunge Koulakos,
mentre sto per andarmene.
"Cosa?"
"Aveva pessime relazioni con la Federazione degli Albergatori.
Lo accusavano di bloccare le prenotazioni negli altri alberghi
attraverso la sua agenzia di Londra: insomma, prima
riempiva i suoi alberghi e poi passava agli altri".
"Ah! Questo potrebbe essere un movente per ucciderlo.
Non vedo, per, come possa collegarsi con l'omicidio di
Kaplanis".
"Neanch'io", mi risponde.
"Aspetta che interroghiamo l'ex moglie di Kaplanis e poi
ne riparliamo".
Informo Koula che sono tornato in ufficio, e poco dopo si
presenta una cinquantenne alta ed elegante, che ha conservato
in pieno la sua bellezza.
Dopo le presentazioni, la Zaflratou prende posto davanti
a me. Chiedo a Koula di rimanere, come faccio di solito quando
raccolgo la testimonianza di una donna.
Entro subito in argomento, per non perdere tempo, ma
anche per non trattenerla inutilmente. "L'ho convocata perch
vorrei farle alcune domande su Lzaros Kaplanis. Sfortunatamente
brancoliamo ancora nel buio, e ogni informazione potrebbe
esserci utile".
"Allora vi consiglierei di parlare con Christos, mio figlio.
Da lui potrete sapere di pi".
"Perch?" le chiede Koula.
"Perch Christos aveva una relazione molto stretta con
suo padre, come del resto con me. Sembra che il divorzio l'abbia
indotto a dividere equamente il suo amore tra i due genitori.
Il mio rapporto con Lzaros, invece, si  sempre limitato
all'indispensabile: ogni volta che parlavamo al telefono finivamo
per litigare".
"La vostra era una relazione tesa?" le chiedo.
"S, a causa di nostro figlio", mi spiega. "Lzaros aveva
altri sogni per Christos: voleva che si laureasse in economia
aziendale e che imparasse le lingue. Credeva che, anche se il figlio
fosse diventato un imprenditore, grazie alle sue conoscenze
avrebbe potuto garantirgli una buona posizione all'Unione
Europea. Christos parla correntemente inglese e francese, ma
non voleva sentire parlare di management. Il suo sogno  diventare
attore. Quando Lzaros l'ha saputo, si  arrabbiato
moltissimo e ha accusato me".
"Perch se l' presa con lei?  stata lei a suggerire a Christos
di diventare attore?" le chiede Koula.
La Zafiratou guarda Koula con espressione severa. "Io
non ho mai detto a mio figlio cosa avrebbe dovuto studiare...
L'ho lasciato libero di decidere da solo. Del resto, tanto
Lazaros quanto io abbiamo la possibilit di sostenere Christos
finch la sua carriera non prender il volo. Ma Lzaros
era convinto che fosse stato contagiato dalla malattia dell'arte
nella mia enoteca, visto che  frequentata da molti artisti.
Mi accusava, sostenendo che a causa mia Christos sarebbe
rimasto disoccupato, o che avrebbe finito per fare il cameriere
nel mio locale". Fa una pausa e sorride. "Il cameriere,
comunque, non lo far mai. Prima far il figlio della titolare,
e poi il titolare".
"Pu darci una descrizione del suo ex marito?" le chiedo.
"Che tipo di uomo era? Aveva divergenze o contrasti con i
suoi colleghi o con altre persone della vostra cerchia di
conoscenze?"
"Posso dirle che era la persona pi chiusa e riservata che
abbia mai conosciuto, e non so quindi quali fossero le sue relazioni
con il mondo esterno, se avesse divergenze e contrasti
o avesse sviluppato inimicizie - pensi che non mi diceva neanche
se andava dal medico. Quando lo venivo a sapere e gli
chiedevo informazioni, la sua risposta era che non mi aveva
detto nulla per non farmi stare in pensiero".
Fa una pausa e poi continua: " questa la ragione per cui
ho chiesto il divorzio, signor commissario. Non potevo avere
una relazione matrimoniale con una cassaforte chiusa. Se c'
una cassaforte, dev'esserci qualcuno che ne conosce la combinazione.
Nel caso di Lzaros, la combinazione la conosceva
solo lui e nessun altro".
La solita storia, commento tra me. A chiunque chiediamo,
finiamo sempre per incappare nel muro di riservatezza di
Kaplanis. Faccio un ultimo tentativo: "Non ha quindi idea di
chi potrebbe avere avuto una ragione per ucciderlo?"
La Zafiratou si stringe nelle spalle. "Cosa vuole che le
dica? Molte volte, durante la nostra vita insieme, mi sono chiesta
se valesse la pena vivere in quel modo. Ma che qualcuno
meriti la morte per il suo carattere, come lascia pensare la rivendicazione,
mi sembra del tutto improbabile". Ci pensa su
un altro po'. "Lazaros aveva solo una passione, signor commissario.
L'economia e le aziende. Poteva interessarsi, di tanto in
tanto, di medicina e di giurisprudenza, ma tutto il resto gli era
indifferente. Se questa passione possa essere stata una ragione
per ucciderlo, pu chiarirlo solo la polizia".
Mi rilancia il pallino, e ha anche ragione. Non ho altro da
chiederle. Saluto la Zafiratou, e Koula l'accompagna all'ascensore.
Al suo ritorno, le chiedo di informare anche gli altri. Non
 necessario convocare tutti per ripetere lo stesso ritornello.
Preferisco rimanere un po' da solo per mettere ordine nei miei
pensieri, prima di fare il resoconto al comandante.
L'unica cosa nuova che abbiamo appreso dalla Zafiratou
 la passione di Kaplanis per l'economia. Sembra l'unico elemento
in comune con Fokidis: l'uno era un imprenditore, l'aitro
un funzionario pubblico con la passione per l'economia e
le aziende. Fokidis ha pagato con la vita il suo genio imprenditoriale
e la sua avidit. Ma Kaplanis? Anche se era un appassionato
di economia - e quindi era riuscito ad arrivare al grado
di direttore generale del Servizio Statistico -, non  possibile
che sia stato ucciso solo per questo.
Dobbiamo indagare pi a fondo, e cercare qualche relazione
tra Fokidis e Kaplanis per collegare i due omicidi. Non
ho molte speranze, in realt, ma questa passione comune potrebbe
aprire uno spiraglio: spero in qualche rivelazione su
Fokidis, perch Kaplanis era una cassaforte, come l'ha definito
la moglie.
Convoco Dermitzakis e Dervsoglou e li aggiorno sulle
mie riflessioni. Da loro, tuttavia, ricavo solo scetticismo.
"Abbiamo rovesciato la vita e le imprese di Fokidis come
un guanto, commissario, ma non abbiamo trovato nulla", mi
dice Dermitzakis.
"So che stiamo cercando un ago in un pagliaio, ma continuiamo
a provare. Dov' che avete cercato di meno?"
"Al pensionato per gli studenti", risponde Dervsoglou.
"Cercate pi a fondo, allora: chiss che tra studenti poveri
e genitori disoccupati non ci sia qualche collegamento".
Si congedano dubbiosi. E evidente che non li ho convinti, ma
come mi ha detto il vicecomandante, meglio una briciola di
niente.
A proposito del vicecomandante, gli telefono per avvertirlo
che sto per uscire. Mi passa per la testa l'idea di prendere
l'autopattuglia, ma l'abbandono presto. Preferisco la Seat,
perch subito dopo voglio andare a trovare mio nipote.
Per fortuna, il percorso non  come la Athinn-Pires e
arrivo rapidamente al ministero, tranne per un modesto ingorgo
all'inizio della Mesoghion.
Il picchetto all'ingresso mi saluta e mi fa entrare nell'ufficio
del vicecomandante senza neanche annunciarmi. Si vede
che ormai mi considerano di casa. Il vicecomandante si alza
non appena mi vede.
"Ci sono altre novit?" mi chiede, ed  evidente che non
riesce a controllare l'impazienza, mentre stiamo per dirigerci
verso l'ufficio del suo superiore.
"Abbiamo delle informazioni, ma  presto per capire se si
trasformeranno in qualcosa di significativo".
"Andiamo, il comandante ci aspetta. Da lui potremmo
parlarne pi nel dettaglio".
Attraversiamo il corridoio, entriamo nell'atrio e, dopo varie
strette di mano, ci incamminiamo verso l'ufficio del
comandante.
Ci mostra due poltrone davanti alla sua scrivania: ci sediamo,
e lui inchioda il suo sguardo su di me. "L'ascolto",
dichiara.
Inizio con un ampio resoconto, che i miei superiori ascoltano
senza interruzioni n domande.
"D'accordo: quello che ha supposto la giornalista riguardo
all'Eurostat non  realistico", riconosce il comandante,
dopo avermi ascoltato. "Lei esclude la possibilit che ci sia un
coinvolgimento di elementi stranieri in questi due attentati?"
"Al punto in cui ci troviamo, non possiamo escludere nulla",
rispondo. "D'altro canto, mi chiedo perch dei terroristi
stranieri avrebbero dovuto uccidere un imprenditore greco e
un dipendente pubblico? Non avevano imprenditori e funzionari
nel loro paese?"
"Forse perch ci ritengono pi vulnerabili e disorganizzati
a causa della crisi"  il commento del vicecomandante.
"La polizia greca, insieme a quella inglese e spagnola, ha
maggiore competenza ed esperienza di qualunque altra polizia
europea nell'affrontare le organizzazioni terroristiche. Ma
a parte questo, c' dell'altro".
"Ossia?" mi chiede.
"Quale cellula terroristica avrebbe potuto trovare in Grecia
un complice in grado di scrivere in bella grafia la rivendicazione
dell'assassinio di Fokidis? E quale organizzazione avrebbe
potuto trovare tre membri e farli telefonare alle reti televisive
per dettare la rivendicazione dell'omicidio di Kaplanis?"
"D'accordo, mi ha convinto", ammette il comandante. "Purtroppo,
per, tutto questo non ci avvicina alla soluzione
dell'enigma".
"Non solo: ci rende anche ostaggi", aggiungo.
"Ostaggi?" si domandano entrambi i miei capi.
"Sissignore. Ostaggi dell'errore. Temo che arriveremo al
punto di sperare in un errore dei terroristi per trovare il bandolo
della matassa. L'esperienza dice che, prima o poi, qualche
errore lo faranno. Solo che non sappiamo ancora che cosa ci
aspetta prima che lo compiano".
La riunione si conclude nello sconforto. Salgo sulla Seat e
parto per andare a casa di mia figlia. La gioia di rivedere mio
nipote fa s che dimentichi, almeno momentaneamente, i
problemi.
...
22.

Mi sporgo sopra il suo lettino e lo guardo. Ha gli occhi chiusi.
Un uomo in miniatura, che respira tranquillamente mentre
dorme. Mi sembra cresciuto dall'ultima volta che l'ho visto,
ma potrebbe anche essere una mia impressione. D'altro canto,
i neonati crescono molto in fretta. Avevo la stessa sensazione
con Caterina.
Esco dalla sua stanza in punta di piedi per non svegliarlo
e vado in soggiorno, dove si  radunata tutta la famiglia, compresa
la futura madrina di battesimo con il suo compagno
tedesco.
"Non voglio fargli il malocchio, ma  una bellezza!" dichiaro
agli astanti.
" da anni che non vedo mio padre cos entusiasta", commenta
Caterina, e tutti scoppiano a ridere.
Non ha torto. Quando hai passato la met della vita
nell'organico della polizia, occupandoti ogni giorno di omicidi
e criminali, ti scordi cos' l'entusiasmo. Il dubbio e il sospetto
finiscono per contaminarti, e impari a vivere senza troppi
slanci.
"Vado ad allattare Lambros", annuncia Caterina, alzandosi.
"Lo sveglierai", le faccio notare. Ho ancora davanti a me
l'immagine del sonno sereno di mio nipote.
"Non far in tempo ad avvicinarlo che lui comincer a
succhiare senza neanche svegliarsi. Mi sa che ti sei dimenticato
tutto, pap!"
"Anche tuo marito far cos. Non ti aspettare nulla di meglio",
aggiunge Adriana, dando una stoccata a me ed una al
genero.
Uli guarda perplesso prima me e poi Mnia, e chiede: "In
Grecia le donne non possono stare a casa dopo avere avuto un
bambino?"
"S, certo", gli spiega Mnia. "Si chiama congedo di maternit.
Ma Caterina, come me, del resto,  una libera professionista,
e quindi non ne ha diritto. Se fosse una dipendente
pubblica, Caterina l'avrebbe".
"Esatto", concorda Uli, e poi si volta verso Adriana: "Esiste
il congedo di maternit. Ma non c' un congedo per il padre.
I padri continuano a lavorare, tanto in Grecia, quanto in
Germania. Le donne possono rimanere a casa per accudire i
bambini. I mariti no".
Adriana si volta da un'altra parte e non replica. Solo un
tedesco pu zittire mia moglie.
Suona il campanello. Mnia si alza e va ad aprire. Ritorna
con Zisis, che tiene in mano un pacchetto.
"Ancora con i tuoi pacchetti?" lo rimprovera Adriana.
"Ma non avevamo detto che dovevi smetterla? Ormai sei
membro della famiglia, Lambros. I regali si fanno quando si va
a mangiare dagli estranei".
Zisis le si avvicina senza parlare e le consegna il pacchetto.
"Aprilo!" le dice.
Adriana apre il pacchetto e ne estrae un sonaglio di plastica
per bambini. Lo agita e il sonaglio si mette a ridere.
"Sei davvero incredibile, Lambros".
"Quand'ero piccolo, il sonaglio era l'unico giocattolo che
avevo", le spiega. "Certo, ai miei tempi i sonagli erano metallici.
Ne ho cercato uno metallico, ma non l'ho trovato", aggiunge,
quasi per scusarsi.
In quel mentre compare Caterina con il figlio. Zisis le si
avvicina subito.
"Come stai, omonimo?" gli chiede, chinandosi su di lui.
"Vedo che cresci a tutta velocit".
Fanis si alza, prende il sonaglio da Adriana, si avvicina al
figlio e glielo mostra. "Guarda cosa ti ha portato nonno
Lambros".
Adriana, Caterina e io ci guardiamo in simultanea, neanche
ci fossimo messi d'accordo. Il fatto  che non chiamavamo
mai Zisis "nonno", nel timore che Fanis avesse l'impressione
che trascurassimo suo padre, ma ora  lui stesso a risolvere il
problema.
Evidentemente ci ha pensato anche Fanis, perch sente il
bisogno di dare una spiegazione. "Non c' niente di male che
Lambros abbia tre nonni".
"Certo, non c' niente di male!" esclama Adriana.
"Basta che non abbia due padri!" aggiunge Fanis, e si
mette a ridere.
"Ecco, hai detto la tua scemenza", lo rimprovera
Caterina.
Mio nipote apre gli occhi, come se avesse capito che parliamo
di lui. Guarda prima la madre, e poi fa girare lo sguardo
intorno per vedere chi c'.
"Ha capito che stiamo parlando di lui.  intelligentissimo",
commenta Adriana, entusiasta, correndogli vicino.
"Bambino mio!"
Ma tutta questa confusione infastidisce Lambros, che si
mette a piangere.
Caterina interviene per riportare l'ordine. "Per mio figlio
non  ancora tempo di vino e chiacchiere in compagnia", dichiara,
riportandolo in camera.
Zisis si avvicina a Fanis. "Ti ringrazio di avermi reso nonno,
anche se non sono stato padre", gli dice, abbracciandolo.
Adriana va in cucina a preparare la cena. Ha deciso che
stasera mangeremo tutti insieme, in famiglia. Mnia la segue
per darle, come sempre, una mano.
"Cos' questa storia degli Idioti Nazionali?" mi chiede
Fanis, quando restiamo solo noi uomini.
Non ho alcuna voglia di parlare di questo caso, che gi mi
infastidisce tutto il santo giorno, e cerco di rispondergli tenendomi
sul vago.
"Fanis, sto tutto il giorno dietro a questi Idioti Nazionali,
non ne posso pi. Ti dir soltanto che hanno tirato scemi anche
noi e non sappiamo pi a che santo votarci".
"Be', direi che almeno un risultato l'hanno ottenuto",
commenta Zisis. "Noi abbiamo cercato per anni di dimostrare
che i poliziotti sono scemi, senza riuscirci".
Caterina, di ritorno dalla camera di Lambros, vede che
Adriana e Mnia non sono con gli altri, e va in cucina a
cercarle.
"Sta' qui", la ferma Fanis. "Siediti un attimo a tirare il fiato.
Tanto, quando si  in due, il terzo  di troppo".
Mnia ha cominciato ad apparecchiare la tavola che si trova
di fianco all'ingresso del soggiorno.
Quando finisce, torna in cucina. Poco dopo, torna con
Adriana e cominciano a distribuire i piattini degli antipasti sul
tavolo.
"Potete sedervi", annuncia Adriana.
Mi avvicino e scopro che nei piattini ci sono sardine,
sgombri e trote affumicati. Dato che ci sono anche i piatti fondi,
immagino che avremo una minestra di qualche tipo.
La mia previsione si avvera quando Mnia si presenta con
una pentola, dalla quale Adriana serve a tutti la zuppa di fagioli.
Il primo a esprimere la sua ammirazione  Uli.
"Vedo che la zuppa di fagioli ti piace", nota Zisis.
" perch a casa io non la preparo mai e ne sente un po'
la mancanza", spiega Mnia.
"Signora Adriana, posso venire un giorno a casa sua?"
chiede Uli ad Adriana.
"Volentieri, Uli, ma perch?"
"Cos mi insegna a preparare la zuppa di fagioli".
Zisis scoppia in un applauso, seguito da tutti gli altri -
tranne Mnia, che gli lancia un'occhiataccia.
Fanis porta una bottiglia di vino rosso e riempie i bicchieri.
Uli, con il bicchiere pieno, si alza.
"Vuoi fare un brindisi?" gli chiede Mnia, perplessa.
"S. Voglio dirvi che siete una famiglia meravigliosa. E voglio
che nostro figlio cresca cos, quando prenderemo la decisione
di farne uno".
"Come pensi che potr crescere cos anche il nostro?" gli
chiede Mnia. "I miei sono morti. Portiamo qui i tuoi genitori
da Friburgo per fare una famiglia?"
"Voglio dire che crescer in questa famiglia", le spiega
Uli, e tutti ci alziamo a brindare con lui.
"Uli, figliolo, perch non prendi la cittadinanza greca?"
gli chiede Adriana. "Tra un po' sei pi greco di noi".
"Ha ragione la mamma", concorda Caterina. "Hai un'amica
avvocata con il padre commissario di polizia. Se ne fai richiesta,
te la danno al pits fitili!"
"Cosa vuol dire?" chiede Uli.
Caterina gli spiega che  un'espressione di origini turche
e che significa "In fretta come accendere una miccia", e tutti
scoppiamo a ridere.
"Perch ridete?" chiede Uli. "Se avessi detto al commissario
Opa, lui si sarebbe alzato, perch in greco Opa significa
Su!, ma in tedesco vuol dire Nonno!"
Altre risate, e l'atmosfera gioiosa si mantiene sino alla fine
della cena. Sembra che anche Lambros junior non voglia rovinarci
il buonumore, perch non emette un gemito.
Caterina lo trova che dorme tranquillo.
"Mi pare che ci siamo divertiti, vero?" mi dice Adriana,
mentre ci avviamo verso casa.
"S, e ne avevo bisogno".
 la prima volta, dopo molto tempo, che riesco a mettere
da parte le seccature del lavoro e a rilassarmi.
...
23.

Non sono Koulakos o Karambetsos a portarmi la notizia, ma
Koula. Appena entro, irrompe in ufficio e mi mette davanti un
foglio stampato.
"Che cos'?"
"Legga e capir".
Obbedisco e comincio a leggere:

"Decisamente, la nostra polizia  da buttare nella discarica.
Pensavate davvero che Kaplanis avesse qualcosa a
che fare con Fokidis? Kaplanis era il pi grosso paraculo
che sia mai stato assunto nella pubblica amministrazione.
Scavava buche e calpestava i cadaveri per tirarsi su.
Se i poliziotti non fossero solo degli incapaci, andrebbero
a chiedere al ministero dell'Economia da dove 
partito Kaplanis, e troverebbero molta gente in grado di
raccontare i suoi giochetti per arrampicarsi fino al posto
a cui puntava, l'Elstat. Giochetti politici, calunnie,
sgambetti - insomma, il repertorio al gran completo.
Dietro al foglio bianco di nome Kaplanis si nascondeva
un esperto in lavoretti sporchi. E gli sbirri cercano invece
gli Idioti Nazionali. Resta da capire chi sono i pi
idioti: gli assassini o i poliziotti".

Leggo la firma in fondo al testo: Il Troglodita dello Stato
Clientelare.

"Dove l'hai trovato?" chiedo a Koula, dopo averlo letto
un'altra volta per essere sicuro di averlo capito bene.
"Su Facebook. Ogni mattina ci faccio un giro nel caso ci
sia qualcosa di interessante, e ci sono incappata".
"Stampami tre copie e portamele subito".
Nel frattempo, avverto Koulakos, Karambetsos e anche
Vellidis, del dipartimento Crimini Informatici, di trovarci tutti
nell'ufficio di Ghikas. Vellidis e Karambetsos sono i primi ad
arrivare. Segue Koulakos.
"Com' che hai pensato a me? Pensavo di averla scampata",
mi fa Vellidis.
"Aspettiamo Ilias e poi ne parliamo".
Appena arriva Koulakos distribuisco le tre stampate. Tutti
leggono e poi si voltano a guardarmi.
"E chi sarebbe questo Troglodita?" mi chiede
Karambetsos.
Lascio la domanda senza risposta e mi rivolgo a Vellidis.
"Per questo ti ho invitato. Dobbiamo scoprire chi si nasconde
dietro il Troglodita dello Stato Clientelare".
"Se siamo fortunati lo scopriremo presto. Ma potrebbe
anche volerci del tempo".
"E intanto noi cosa facciamo?" chiede Koulakos.
" questo il punto", risponde Karambetsos al posto mio.
"Il Troglodita dice cose vaghe, indefinite, senza fare nomi.
Dopo che avremo scoperto dove Kaplanis lavorava al ministero
dell'Economia, non possiamo presentarci e cominciare a
sparare domande a casaccio. Molta gente non aprir bocca, e
non solo per rispetto verso la memoria di Kaplanis, ma anche
per paura che vengano fuori i loro panni sporchi".
"Giusto. Ma non  solo questo", aggiungo. "Quando le
alte sfere lo sapranno, non  escluso che chiamino il nostro ministro
per chiedergli di far cessare le indagini".
"Lo faranno di certo, e anche per un'altra ragione", spiega
Koulakos. "L'Eurostat teneva in grande considerazione
Kaplanis. Faranno sicuramente pressioni per limitare le indagini,
nel timore che venga fuori qualche magagna che li
coinvolge".
"E allora cosa facciamo?" chiede Karambetsos.
"C' solo una soluzione", spiego. "Il nostro ministro deve
parlare direttamente con il ministro dell'Economia perch designi
qualcuno con cui possiamo entrare in contatto. Se seguissimo
la trafila ordinaria, il ministro dell'Economia potrebbe
creare ostacoli all'indagine".
"D'accordo. Mi pare la soluzione migliore", commenta
Vellidis.
"E come ci muoviamo?" chiede Koulakos.
"Invio il testo del Troglodita al vicecomandante, spiegandogli
in che situazione ci troviamo. Spero che riusciremo a
non farci intrappolare da qualche parte nella catena degli
scaricabarile".
Torno subito nel mio ufficio e telefono al vicecomandante:
"Le invier un testo che abbiamo trovato su internet. Vorrei
che lo leggesse e poi ne parliamo".
Chiedo a Koula di inviare immediatamente il comunicato
all'ufficio del vicecomandante. Dopo dieci minuti, squilla il
telefono.
"Lei crede che quello che si afferma in questo messaggio
cambi lo stato delle cose e che stiamo cercando invano un rapporto
tra i due omicidi?"
"Ho dato istruzioni a Vellidis di scoprire l'identit del
Troglodita. A parte questo, comunque, credo che sia indispensabile
interrogare qualche alto dirigente del ministero dell'Economia".
Gli riferisco la conversazione con i colleghi e la
conclusione a cui siamo arrivati.
"La sua riflessione  corretta e ne parler con il comandante.
Spero di non trovare opposizioni da parte del ministro",
mi risponde.
So che il colloquio con il ministro e i contatti con il ministero
dell'Economia richiederanno del tempo e chiamo i miei
collaboratori per un aggiornamento. Tutti hanno letto il testo
del Troglodita, ma ancora non sanno dei miei ultimi incontri.
"Non potrebbe essere una specie di fake news, di quelle
che circolano come scarafaggi su Facebook?" chiede Askalidis.
"Non lo escludo. Ma abbiamo talmente pochi indizi che
non siamo in grado di distinguere tra una bufala e un'informazione
autentica. L'unica soluzione  cercare di capire se quanto
ci viene detto  vero".
"Crede che dal ministero ci diranno la verit?" mi chiede
Dermitzakis, e io mi rendo conto che mi sto innervosendo.
"Cosa proponi, fammi capire?" ribatto. "Mi stai dicendo
che non vale la pena di approfondire le fonti perch tanto ci
mentiranno?"
"No, certo. Sono solo pessimista".
"Le indagini non dipendono dall'ottimismo o dal pessimismo,
Dermitzakis. Abbiamo delle informazioni e dobbiamo
analizzarle.  molto probabile che ci scontreremo contro un
muro, ma non possiamo restare fermi solo perch c' la probabilit
di finire contro un muro".
"Se andare dritti non porta da nessuna parte, si pu optare
per una deviazione", suggerisce Dervsoglou.
"Un pensiero filosofico. Diccelo in termini spiccioli, per,
in fondo siamo sbirri".
"Voglio dire che se non riuscissimo a sapere nulla dai dirigenti
del ministero sul conto di Kaplanis, potremmo estendere
le indagini ai suoi colleghi, e l qualcuno che parla lo troveremo
di sicuro".
"Buona idea". Ma devo interrompere gli elogi a Dervsoglou
perch il vicecomandante mi chiama al telefono.
"Il segretario generale alle Politiche Economiche, Themis
Lytras, la sta aspettando. Vada solo, senza nessun collaboratore.
Quando avr terminato, venga qui, perch il nostro ministro
vuole il suo rapporto".
Chiedo a Koula di prenotarmi un'autopattuglia: non ho
alcuna intenzione di andare con la Seat e ammattire per cercare
un parcheggio sulla Karaghiorghi Servias.
Sto per uscire quando in corridoio sento il baccano,
accompagnato dalle conversazioni ad alta voce:  il segnale
dell'arrembaggio dei giornalisti. Mi sale il sangue alla testa:
l'ultima cosa che vorrei, in questo momento,  parlare con i
giornalisti.
Esco in corridoio e vengo investito dalla stessa domanda
in innumerevoli varianti.
"Signor commissario, ha visto cosa c' su Facebook?"
"S, abbiamo visto, ma  ancora troppo presto per rilasciare
dichiarazioni", rispondo, con tutta la calma che mi resta.
"In primo luogo, perch non abbiamo indagato sulle affermazioni
che vengono fatte nel documento; e, in secondo luogo,
perch in questo momento cerchiamo di scoprire l'identit
dello sconosciuto che l'ha postato. Quindi  ancora troppo
presto per fare dichiarazioni".
Concludo e scappo verso l'ascensore, senza guardarmi
alle spalle.
Con l'autopattuglia arrivo al ministero in cinque minuti
scarsi. Devono aver informato la portineria del mio arrivo,
perch mi lasciano salire senza troppi preamboli.
La segretaria mi fa subito entrare nell'ufficio di Lytras,
che  un cinquantenne basso e grasso.
"Marianna, di' a Michaleas e a Ghiannoukos di venire",
dice Lytras alla segretaria. Quindi si rivolge a me: "Si accomodi,
commissario", e mi mostra la poltrona davanti alla sua
scrivania.
Restiamo un attimo a guardarci l'un l'altro. Lui mi scruta,
mentre io aspetto che parli per primo. Alla fine, mi fa questo
favore.
"Crede che le castronerie che lo sconosciuto ha scritto su
Facebook abbiano qualche fondamento? Su Facebook e su
Twitter ognuno scrive ogni scemenza gli salti in mente".
Cerco di mantenere un atteggiamento composto e neutrale.
"Non le do torto, onorevole. Purtroppo, per, le indagini,
in particolare nel caso di Lazaros Kaplanis, sono a un punto
morto. In questi casi, la polizia  obbligata a verificare ogni
indizio e ogni informazione, per quanto improbabili possano
sembrare".
Non fa in tempo a rispondermi, perch la porta si apre ed
entrano i suoi due collaboratori. Michaleas ha pi o meno l'et
di Lytras, mentre Ghiannoukos  pi giovane.
"I signori Michaleas e Ghiannoukos hanno lavorato con
Lzaros Kaplanis e possono rispondere alle sue domande".
"Immagino che abbiate gi letto il testo che  stato caricato
su Facebook", dico come introduzione.
"S, l'abbiamo letto", mi rispondono entrambi
all'unisono.
"Prima o poi scopriremo chi si nasconde dietro il Troglodita
dello Stato Clientelare e lo interrogheremo", spiego.
Voglio che capiscano che quello che mi diranno verr incrociato
con quello che verremo a sapere in sguito, e quindi devono
rispondere sinceramente. "Vorrei per la vostra opinione: c'
almeno una piccola parte di verit in quello che sostiene lo
sconosciuto?"
Segue qualche istante di silenzio, dopodich prende la
parola Michaleas. "L'unica cosa che ha una sua base di verit
 il foglio bianco a cui si fa riferimento. In effetti, Kaplanis
era un foglio bianco. Non era solo introverso, ma evasivo,
sfuggente. Quello che faceva, lo faceva dietro le quinte, perch
tutti i suoi rapporti si sviluppavano dietro le quinte, nei
retropalchi".
Il punto di vista di Michaleas introduce immediatamente
un altro livello, quello dei retropalchi - l dove, come aveva
previsto Dervsoglou, dovremo indagare. Come faremo a introdurci
dietro le quinte di Kaplanis  un altro discorso che
rimando a dopo.
Mi rivolgo a Ghiannoukos: "E lei cosa mi dice? Qual  la
sua opinione?"
Non risponde subito, ma mi guarda sorridendo. "Io non
sono un dirigente come il signor Michaleas, signor commissario.
Sono solo un caporeparto. Kaplanis  stato il mio dirigente
alla segreteria generale alle Politiche Economiche. Tutti lo temevano,
non perch fosse un direttore severo, ma perch era
un delatore, un vero e proprio spione. Faceva le pulci a tutti,
senza eccezione, e riferiva ai capi. I quadri di livello inferiore
sanno due cose meglio dei loro capi: chi batte la fiacca e quali
sono le chiacchiere di corridoio - e nei corridoi scopri molte
cose dai colleghi. Ogni tanto venivamo a sapere di un trasferimento,
vedevamo qualcuno con il morale sotto i tacchi perch
era stato oggetto di un richiamo scritto, e tutti sapevamo che
dietro c'era Kaplanis. Poi, riguardo alle altre cose cui il Troglodita
fa riferimento, non posso avere un'opinione perch,
anche se sono vere, venivano giocate agli alti livelli, ai quali noi
comuni mortali non abbiamo accesso".
Dal quadro generale emerge che tutti erano certi che Kaplanis
giocasse sporco, ma nessuno sapeva esattamente come e
perch era una tomba, e nessuno riusciva a scavare in profondit.
Per aprire una tomba ci vuole un tombarolo, e temo che
diventare tombaroli sar il prossimo obiettivo della polizia.
Mi rifugio nell'esagerazione, casomai ne venga fuori una risposta.
"Le informazioni che ci state fornendo sono preziose, ma
ho un dubbio. Come ha fatto Kaplanis a passare da dirigente
della segreteria alle Politiche Economiche a essere il futuro direttore
generale dell'Elstat?"
Si girano tutti e due verso il segretario generale. Lui si
stringe nelle spalle e cerca qualcosa da dirmi. "Non saprei, 
uno spostamento deciso prima che io entrassi in carica".
"Certo, capisco. Ma nessuno ha commentato il trasferimento
di Kaplanis, non vi  giunta nessuna voce?"
Il segretario generale continua ad esitare mentre i suoi collaboratori
lo fissano. "Da quello che ho saputo, si  trattato di una
richiesta dell'Eurostat", risponde, alla fine. Si accorge che strabuzzo
gli occhi, e aggiunge: "Kaplanis, in qualit di dirigente
della segreteria alle Politiche Economiche, aveva molti contatti
con la Commissione Europea. Credo che abbia convinto gli europei
di essere l'uomo giusto per il Servizio Statistico".
Fa una pausa e poi continua: "Comprensibilmente, la direzione
precedente del ministero non ha voluto aggiungere
un altro motivo di tensione ai molti gi esistenti nei rapporti
tra la Commissione Europea e il governo greco, e non si 
opposta".
Qui si esauriscono le mie domande. Non credo, d'altronde,
di riuscire ad avere altre risposte per rendere pi chiaro il
quadro che mi sto facendo.
"Vi ringrazio per il vostro tempo e per le informazioni che
mi avete dato", dico, congedandomi con una tripla stretta di
mano.
Sull'ascensore penso che, da quanto ho sentito, Kaplanis
era pi un paraculo che un "foglio bianco". Quello che ho appreso
completa l'immagine della sua personalit, ma non ci indica
nessuna direzione precisa.
Salgo sull'autopattuglia e mi dirigo verso l'incontro
successivo.
...
24.

Come al solito, mi accoglie il vicecomandante. Aveva dato ordine
all'ingresso di farmi passare subito nel suo ufficio. Quando
mi vede, non nasconde la sua apprensione.
"Com' andata?"
Alzo le spalle. "Senza frizioni, ma anche senza rivelazioni
significative. Mi hanno confermato quello che ha scritto il Troglodita:
Kaplanis era - mi permetta il termine - un paraculo".
Fa un sospiro di sollievo. "Devo dirle che il comandante
ha sudato parecchio per convincere il ministro. Non voleva
assolutamente che venissero interrogati membri del ministero
dell'Economia".
"Non ho condotto un interrogatorio: si  trattato di una
semplice conversazione, e non stiamo cercando colpevoli al
ministero dell'Economia".
Si china verso di me e mi sussurra: "I rapporti tra i due
ministri sono piuttosto tesi, e il nostro non vuole pasticci". Poi
aggiunge a voce alta: "Andiamo dal comandante. Ci aspetta".
Passiamo dal comandante non per una visita di cortesia,
ma per arruolare anche lui e dirigerci tutti e tre dal ministro.
I portaborse ci mettono in attesa per un quarto d'ora, Poi,
finalmente, la segretaria ci fa passare.
Il ministro ci saluta dandoci la mano e si accomoda al tavolo
delle riunioni. Ci sediamo tutti, e si rivolge a me.
"La ascolto", mi dice.
Gli descrivo il mio incontro al ministero dell'Economia.
Via via che racconto, vedo che si rilassa.
"Quindi non ci sono state n frizioni n dispute?" chiede,
per esserne assolutamente certo.
"Le assicuro che tutta la conversazione si  svolta in assoluta
calma: il segretario generale ed i suoi collaboratori hanno
risposto alle mie domande, e non ho dubbi che mi abbiano
detto tutto quello che sapevano".
"Bene. Mi congratulo", esclama, soddisfatto. Poi, per,
torna subito serio: "Ora ci sono due punti importanti. Il primo
 che non deve trapelare con i giornalisti che c' stato un
incontro al ministero. Non voglio che i dirigenti ministeriali si
lamentino perch gli abbiamo messo i mezzi di comunicazione
alle calcagna. Se vogliono diffondere la notizia loro stessi, lo
facciano pure. Il secondo punto  che non voglio nessun contatto
diretto della polizia con l'Eurostat. Se in futuro dovesse
rivelarsi indispensabile, mi avvertirete e chieder il consenso
al primo ministro in persona. Ovviamente, la vostra richiesta
dovr essere circostanziata".
"Non credo che arriveremo a questo, signor ministro", gli
spiego. "Ritengo abbastanza improbabile che Kaplanis sia stato
ucciso perch gli europei lo volevano come direttore generale".
"Bene, questo mi tranquillizza". Ora che si  liberato delle
preoccupazioni, si risveglia in lui l'interesse per l'indagine.
"Crede che le informazioni che avete avuto dai dirigenti del
ministero dell'Economia potranno esservi d'aiuto?"
"L'unica cosa che ho scoperto al ministero  che Kaplanis
aveva le mani in pasta in parecchi affari. Tutti i dirigenti
con cui ho parlato hanno concordato su questo. Quello che
non sanno  quali fossero questi affari, perch, come ha detto
il signor Michaleas, Kaplanis era un uomo sfuggente, che
teneva tutto per s. Hanno sospetti fondati, ma nessun
elemento".
"Insomma, il tesoro si  rivelato un mucchio di carbone",
commenta ironicamente il ministro.
Ha voglia di scherzare perch la vittima  un dipendente
pubblico e non un grande imprenditore o un politico di spicco.
"Il nostro problema  che non abbiamo un movente, onorevole.
Ignoriamo perch Kaplanis sia stato ucciso e questo
rende difficili le indagini, perch non sappiamo in che direzione
muoverci. La nostra speranza  di riuscire a identificare chi
ha postato il documento firmato dal Troglodita su Facebook,
ma anche in questo caso ci sono due possibilit: quella pessimista
 che anche lui abbia soltanto dei sospetti che spaccia
per certezze; quella ottimista  che conosca dei dettagli che
potrebbero tornarci utili".
"Vi auguro buona fortuna", replica il ministro, e ci
congeda.
Andiamo tutti e tre nell'ufficio del comandante, che vuole
fare anche lui il punto della situazione. "Innanzitutto le faccio
le mie congratulazioni, perch ha saputo trattare molto bene
una questione assai delicata. Comunque, come ha ben spiegato
al ministro, tutte le difficolt che affrontiamo derivano dal
fatto che ignoriamo il movente dell'omicidio. Le strade che
abbiamo seguito finora si sono rivelate vicoli ciechi. Che cosa
aspettiamo? Un miracolo?" chiede il comandante.
"O un errore da parte dei criminali", aggiunge il vice.
Tutti e due si voltano a guardarmi: poich sono il responsabile
dell'indagine, sono anche la persona competente in
materia.
"Abbiamo due omicidi commessi nello stesso modo",
spiego. "Anche se non ne siamo assolutamente certi, possiamo
partire dall'ipotesi che il movente del secondo omicidio sia
stato molto simile a quello del primo".
"Dove vuole arrivare?" mi chiede il comandante,
incuriosito.
"Nel caso Fokidis, il movente era la sua ipocrisia: un magnate
dell'industria turistica si presentava come generoso finanziatore
di studenti volenterosi, ma con scarsi mezzi, per
gettare fumo negli occhi della gente e risparmiare enormi somme
di denaro, sfuggendo al fisco. Se il movente dell'omicidio
di Kaplanis non  diverso da quello di Fokidis, dobbiamo
smascherare la sua ipocrisia. Nel caso di Fokidis ci sono grandi
somme di denaro; in quello di Kaplanis, invece, non ci risulta
nessun abuso.  questo il ncciolo del problema che stiamo
affrontando".
"Crede che trovando il Troglodita potremmo anche trovare
il bandolo della matassa?" mi chiede il vicecomandante.
" proprio quello che ho detto al ministro. E ho fatto anche
un'altra riflessione, che per ho tenuto per me".
"Si spieghi", mi chiedono entrambi all'unisono.
"Ho pensato che potremmo rivelare ai giornalisti che stiamo
indagando sulle informazioni del Troglodita. In questo
modo, forse indurremo gli Idioti Nazionali a uscire allo scoperto.
Ma per procedere su questa strada ho bisogno del vostro
consenso".
Il comandante ci pensa un po'. "Aspettiamo, che la sezione
Crimini Informatici scopra l'identit di questo troglodita.
Se la cosa dovesse andare per le lunghe, attueremo il suo
progetto".
Capisco che questa promessa mette fine alla conversazione
e mi alzo. Il vicecomandante, invece, resta: evidentemente
ha altro da discutere con il suo superiore.
Non ho ragione di non essere soddisfatto dei miei incontri
ministeriali, che mi sono valsi anche i complimenti del comandante.
Non  cosa da poco ricevere i suoi encomi quando
i tuoi risultati sono ancora zero. Questa potrebbe essere l'unica
ombra sul mio buon umore, ma la scaccio come una mosca
molesta dalla fronte: in fondo, ho diritto a un po' di pausa e di
ottimismo.
Esco in cortile e mi dirigo verso l'autopattuglia quando,
alle mie spalle, sento una voce: "Commissario!" Mi volto e
scorgo il piantone dell'ingresso che mi rivolge un cenno con
la mano.
"Il comandante la vuole subito nel suo ufficio".
Giro sui tacchi e torno quasi di corsa nel ministero. Il mio
buonumore si  dissolto all'improvviso. Non immagino che
cosa voglia da me il comandante, ma non deve trattarsi di nulla
di piacevole.
"Presto, la sta aspettando", mi esorta l'agente nella garitta,
come se rimpiangesse di non potermi mettere a disposizione
un monopattino.
Appena entro, vedo che i miei due superiori hanno trascinato
due poltrone davanti al televisore, che si trova a sinistra
rispetto alla scrivania del comandante.
"Per fortuna, era ancora qui", mi dice il comandante.
"Prenda una sedia e si accomodi vicino a noi".
Mi siedo, e sullo schermo appare in sovrimpressione la
scritta: "Nuovo comunicato degli Idioti Nazionali".
"L'hanno gi trasmesso?" chiedo.
"Non ancora. Per questo l'abbiamo chiamata", risponde
il vicecomandante.
Sembra che la rete aspettasse proprio me, perch un attimo
dopo appare un'altra sovrimpressione: "Edizione straordinaria.
Nuovo comunicato degli Idioti Nazionali".
La conduttrice, accompagnata dall'irrinunciabile commentatore,
annuncia: "Come avete visto, cari telespettatori, ci
 arrivato un nuovo comunicato degli assassini di Paris Fokidis
e Lazaros Kaplanis".
Si ferma per rivolgersi al commentatore: "Com' arrivato
questa volta, Manos? Ce l'hanno dettato al telefono?"
"No, Nena. Un motociclista  passato ad alta velocit davanti
alla sede, ha gettato verso la porta una scatola e ha proseguito
senza fermarsi. I portinai si sono spaventati perch
hanno temuto che si trattasse di una bomba e hanno chiamato
la sicurezza - che ha subito notato che la scatola era aperta
e all'interno c'era incollata una semplice busta con il
comunicato".
"Lasciamo che i telespettatori leggano prima il comunicato
e poi lo commenteremo nel dettaglio".
Sul video compare il messaggio.  scritto al computer.

Ma siete proprio matti voi giornalisti che credete alle
fake news messe in circolazione da quel bugiardo su
Facebook? Siamo certi che anche la polizia ha lo stesso
cervello bacato che avete voi giornalisti e sta cercando
di trovare il bandolo della matassa nelle panzane. Una
volta avevamo la fake economia, ora abbiamo anche
le notizie fasulle. La Grecia procede inarrestabile, e il
fake  il pilastro fondamentale del nostro sviluppo sin
dagli anni Ottanta, quando  iniziata la fake ricchezza.
Kaplanis non l'abbiamo giustiziato perch scavava la
fossa ai suoi colleghi: l'abbiamo giustiziato per la sua
ipocrisia, perch le sue statistiche dicevano che la disoccupazione
stava diminuendo, mentre la verit  che gli
pseudo-occupati guadagnano tra i duecentocinquanta e
i trecento euro al mese, e non riescono neppure a mettere
un piatto di minestra in tavola. Kaplanis e i suoi
amichetti in Europa affermano ipocritamente che se uno
guadagna cento miseri euro al mese  occupato, mentre
persino i mendicanti guadagnano di pi. Per questo abbiamo
giustiziato Kaplanis. Per la sua ipocrisia.
Morte agli ipocriti!

L'Esercito degli Idioti Nazionali.

Il comandante spegne il televisore perch il dibattito che segue
tra la conduttrice ed il commentatore non ha alcun interesse.
"Bene, commissario, i giornalisti l'hanno anticipata e fanno
di loro iniziativa ci che stava progettando", mi dice.
"Comunque, aveva ragione a proposito dell'esca. Ora sappiamo
che per entrambi gli omicidi il movente  lo stesso: l'ipocrisia".
"L'unica cosa che cambia  il comunicato. Ogni volta  diverso",
nota il vicecomandante.
"Lo fanno per renderci difficile il lavoro", gli spiego.
"Quando una cosa si ripete,  pi facile trovarne la trama, ma
se continua a cambiare ti confonde".
"Non si pu certo dire che siano idioti", commenta il
comandante.
"Non abbiamo a che fare con dei terroristi che ammazzano
qualche pesce grosso per illudersi di preparare la rivoluzione.
Questa gente  intelligente e sa elaborare un piano.
Scelgono con attenzione chi colpire", osservo.
Segue una pausa di silenzio. Il vicecomandante guarda il
comandante. "Dopo questa analisi, penso che sia il momento
giusto", dice.
Il comandante si volta verso di me. "Ho intenzione di
chiedere la sua promozione", dice, come se si trattasse della
cosa pi ovvia di questo mondo.
La notizia  talmente inaspettata che mi sembra di avere
preso una tegolata in testa. "Grazie"  l'unica cosa che riesco
a sillabare.
"Non mi ringrazi. Si  guadagnato la promozione con il
suo valore. Lavorando con lei, ho avuto modo di apprezzare
non solo la sua esperienza, ma anche l'attenzione con cui sta
gestendo la direzione della Centrale. Non posso ancora dirle a
che grado sar promosso, ma sono quasi certo che non incontrer
difficolt n obiezioni. Il ministro mi ha gi espresso la
propria soddisfazione per il suo operato".
"Interpreti questa buona notizia come un forte ricostituente,
perch d'ora in poi sar messo a ferro e fuoco".
Ci stringiamo la mano e ci separiamo con un sorriso.
Vorrei scendere le scale di corsa, ma sono cos felice che
rischierei di inciampare da qualche parte e farmi male, per cui
preferisco l'ascensore.
Le congratulazioni che mi hanno fatto sia il ministro sia
il comandante non erano solo di maniera: lo spiraglio che ho
cercato di mantenere aperto per tutto questo tempo, con il
piede e l'incitamento di Adriana, all'improvviso  diventato
una porta spalancata. Spero comunque di entrare in un salotto,
anche se piccolo, e non in una camera da letto, che per me
significherebbe il trasferimento a un'altra direzione.
...
25.

Non ricordo quando  stata l'ultima volta che mi si  attaccata
al collo con le lacrime agli occhi.
"Te lo meritavi, Kostas", ha continuato a dire. "Ce n' voluto,
ma alla fine  arrivata. Meglio tardi che mai".
L'annuncio che sono candidato alla promozione  stata
la miccia dell'esplosione di gioia di Adriana - e anche il mio
entusiasmo si  trasformato in commozione, perch ho capito
quanto la desiderava, anche se non l'aveva mai dato a vedere.
Dopo la prima ondata emotiva, mi ha proposto di dirlo
subito a Caterina e a Fanis, ma io l'ho frenata.
"Lascia che rimanga per un po' un nostro segreto", le ho
detto. " come se fossimo alla vigilia di Natale. Aspettiamo che
arrivino veramente i regali. Se domani qualcosa dovesse andare
storto, dovremmo consolare anche gli altri, oltre a noi due".
Per indorarle la pillola, tuttavia, le ho proposto di uscire a
cena noi due soli, per festeggiare. "Da quando  nato il nipote
non siamo mai usciti da soli".
"E dove andiamo?"
A dire il vero, non sono un esperto di taverne. Di solito
sono gli altri a scegliere, e io seguo. L'unica che conosco a
Pangrati  quella di Virinis. Adriana accetta. E il piacere non
 tanto il cibo, quando la gioia di festeggiare qualcosa che
avevamo ormai rimosso da anni, e di cui avevamo perso ogni
speranza.
La mattina dopo, quando stavo per andare a lavorare,
Adriana mi ha annunciato la notizia del giorno:
"Oggi preparo i ghemist. Non pu succedere qualcosa
che ci cambia la vita senza festeggiarlo con una bella teglia di
ghemist". Ha visto il mio sorriso e ha aggiunto: "Ne porter
anche ai ragazzi, ma senza dire loro perch li ho preparati.
Questo lo sapremo solo noi due".
Lungo la strada verso viale Alexandras, cerco di mettere
da parte l'euforia per ritrovare il mio tono professionale.
Passo prima dal bar della Centrale, per la consueta colazione,
e mi imbatto di nuovo in Vellidis, anche lui con un
caff.
"Sono curioso di sapere come farai a cavartela dopo il
nuovo comunicato", mi dice, con un sorriso ironico.
"Ce la caveremo insieme. Lasciami prima fare una sosta in
ufficio e poi chiamo te e gli altri per il nostro cruciverba
quotidiano".
Dicono che le buone notizie ti mettono appetito, ed 
vero. Nonostante la cena di ieri sera da Virinis, ho una gran
fame. Mangio la brioche e finisco il caff prima di convocare i
miei per un aggiornamento. Si presentano tutti con grandi
sorrisi.
"Sembra che oggi sia la giornata della felicit, una specie
di San Valentino", dico loro.
"In ogni caso, dobbiamo ammettere che sono i primi criminali
che si mostrano collaborativi", dichiara Dermitzakis.
"Appena prendiamo la strada sbagliata, si affrettano a riportarci
in carreggiata!"
"Ci aiuterebbero molto di pi se ci dicessero dove cercare,
anzich tirarci fuori da un pasticcio per ficcarci in un altro,
anche peggiore", osserva Koula.
"Avete ragione entrambi", dico. "In effetti, i terroristi ci
hanno aiutati, perch ci hanno rivelato il loro movente, permettendoci
di risparmiare il tempo che avremmo perso in
un'indagine inutile. Ci hanno rivelato che gli omicidi di Fokidis
e di Kaplanis sono collegati dalla stessa matrice, ma ci
stanno costringendo a cercare in tutta la Grecia gli strani tipi
a cui  venuto in mente di uccidere un imprenditore ed un
funzionario pubblico per punirli della loro ipocrisia. L'altra
difficolt  che non possiamo prevedere chi sar la prossima
vittima. Il mondo  pieno di ipocriti: sarebbe come cercare
un ago nel pagliaio".
"E allora cosa facciamo? Cerchiamo tra le vittime dell'ipocrisia?"
mi chiede Dervsoglou.
"Mi stai proponendo di cercare tra tutti coloro che guadagnano
trecento euro al mese e vengono considerati occupati.
Sai quanti sono?  proprio questo il punto: lo spazio in cui
siamo chiamati a indagare  talmente vasto che non sappiamo
neppure da dove cominciare".
Li guardo. Stanno tutti in silenzio, pensando al calvario
che li attende. "Andate nel vostro ufficio e pensateci su. La
questione che stiamo affrontando sfugge alla routine e alle soluzioni
facili".
So di non averli resi felici, ma il mio umore non  certo
migliore. Corro da una riunione all'altra, ma allo stesso tempo
so bene che i delitti si affrontano andando di porta in porta, e
non vagando negli uffici della polizia e dei ministeri.
All'improvviso mi viene un'idea. Il fatto che gli omicidi
siano stati commessi con delle autobombe ci sta traendo in inganno.
Se mettiamo da parte le bombe, avremo dei cinquantenni
che non vogliono abbattere il sistema, come i normali
terroristi, ma punire coloro che ne approfittano
disonestamente.
Se continuiamo a indagare come abbiamo fatto finora,
temo che inciamperemo a ogni passo. Ci serve qualcuno che ci
apra gli occhi sul modo di agire di questi terroristi. Conosciamo
il movente di entrambi gli omicidi, ma non  abbastanza.
Viviamo tutti immersi nell'ipocrisia che ci circonda, ma questo
non ci trasforma in assassini. Quello che non sappiamo  cosa
li ha indotti a oltrepassare i limiti.
L'unico che ha l'esperienza per consigliarmi  Zisis: la sua
vita  sempre stata un continuo oltrepassare i limiti.
Chiamo Koula e le dico che mi assenter per un paio d'ore.
Prendo la Seat e mi dirigo verso Kipseli, passando per viale
Alexandras. Non ho mai visitato il centro di assistenza per i
senzatetto di giorno, e non so se Zisis avr tempo da dedicarmi,
ma non posso rimandare.
Quando arrivo, lo trovo nell'ingresso che sta controllando
dei giovanotti che scaricano degli scatoloni. Mi guarda
inquieto.
" successo qualcosa?"
"Mi sono impantanato con questo caso e voglio fare due
chiacchiere con te. Magari mi dai qualche idea", gli rispondo.
"Aspetta che finisco con questa consegna". Il lavoro gli
prende una decina di minuti, finch non si assicura che  tutto
a posto.
"Andiamo", mi dice, e mi porta in un baretto l vicino,
dove vanno i pensionati.
Ci sediamo con i nostri caff, e comincio a descrivergli la
situazione, spiegandogli il nostro problema e il vicolo cieco in
cui si trova l'indagine.
"Ho pensato che tu avresti potuto darci qualche idea, perch
vedi le cose da un altro punto di vista".
Mi fissa intensamente e ci pensa. "Andiamo", mi fa poi,
alzandosi.
"Dove?"
"Al centro di accoglienza. Prima ascolti, e poi parliamo".
Paga i caff, e torniamo al centro di accoglienza. Mi chiede
di aspettare nel salone ricreativo e poi scompare. Sono
curioso di capire cosa gli passa per la mente, ma decido di
pazientare.
Poco dopo cominciano ad arrivare i senzatetto. La maggior
parte di loro mi conosce e mi chiede come sta il nipote,
perch Melpo gliene ha parlato. Per ultimo arriva Zisis.
"Voglio che diciate al commissario qual  la vostra opinione
sul comunicato che avete letto ieri sera alla televisione, e
cosa ne pensate di quello che dicono gli assassini", gli chiede.
"Conoscete tutti il commissario Charitos. Ci viene a trovare
spesso. Melpo si occupa di suo nipote, quindi potete aprirvi
con lui con fiducia e dirgli liberamente quello che pensate.
Non vuole arrestare nessuno qui".
"Hanno fatto bene!" esclama per prima l'eccellente cuoca
Anna. "Mio figlio fa il corriere. Per fortuna, il suo povero pap
gli aveva comprato il motorino. Paga la benzina di tasca propria
e, quando finisce il mese con trecento euro in tasca,  una
festa. E lo chiamano occupato!"
"Mia figlia lavora per duecentocinquanta euro al mese da
un cinese in via Evripidou. Dodici ore al giorno, e non  neanche
assicurata", interviene un'altra, di cui non conosco il nome.
"Questo ipocrita ben pagato e il sistema che serviva sostengono
che la disoccupazione  diminuita, ma non dicono
che sono diminuiti anche gli stipendi e che si lavora per non
morire di fame", aggiunge Stathis, il giocatore di tavli.
"Non che non meritasse di morire anche il primo... Come
si chiamava quell'albergatore?" chiede Anna.
"Fokidis", risponde Stathis.
"S, lui. Faceva il filantropo, ma aveva trovato il modo di
non pagare le tasse. Da un lato tagliano le pensioni, e dall'altro
quelli che dovrebbero pagare le tasse per permetterci di avere
le pensioni trovano sempre il modo per non pagarle. A me la
pensione  scesa a quattrocento euro. Con quello che do a mio
figlio per non fargli soffrire la fame, mi sono ridotta a stare qui
al centro di accoglienza".
"E non  solo questo", rincara un terzo che non conosco.
"Quando  iniziata la crisi e l'azienda dove lavoravo ha chiuso,
avevo cinquant'anni. Da allora non ho pi trovato lavoro. Chi
assume un cinquantenne, quando pu far fare lo stesso lavoro
a un ventenne, a duecentocinquanta euro al mese, come la
figlia di Asimina? Quando dicono che  diminuita la disoccupazione,
parlano solo dei giovani. A noi cinquantenni mica ci
calcolano".
"D'accordo, ragazzi, vi ringrazio", interviene Zisis. "Il
commissario ha capito. Non c' bisogno che lo rattristiamo
pi di cos".
"Spero che non se la prenda con noi se le abbiamo detto
la verit. Altrimenti Melpo ci sgrider tutti", mi ammonisce
Anna. "Sappiamo che il suo lavoro  prendere gli assassini.
Quello che volevamo dirle  che le vittime non erano innocenti.
Quello che gli  successo se lo sono meritato!"
"Non me la sono presa affatto", le rispondo. "Anzi, mi
avete aiutato a comprendere meglio la relazione tra gli assassini
e le loro vittime".
"Andiamo", mi dice Zisis, terminando la conversazione.
Saluto i senzatetto, e torniamo al baretto. Ordiniamo un
altro giro di caff. Zisis siede di fronte a me e mi guarda.
"Hai capito perch volevo che parlassi con loro?" mi
chiede.
"S, per capire che quelli che si trovano con il culo per terra
vedono questi omicidi come una specie di atto di giustizia".
"Esattamente. I terroristi uccidono perch vogliono cambiare
il sistema politico, ma alla fine l'unica cosa che riescono
a fare  spaventare la povera gente. Gli assassini che cerchi tu,
invece, non terrorizzano le persone. Anzi, si guadagnano gli
applausi di gran parte della popolazione che sta soffrendo".
Smette di parlare, ma non di guardarmi. "Andiamo un
po' indietro?" mi chiede.
"Indietro dove? "
"A quando ci siamo conosciuti. Tu, caro Kostas, sai che
ho fatto la Resistenza, poi ho combattuto nella Guerra Civile,
e ho fatto molti anni di confino - Agiostrati, Makrnisos -, e
tutto ci perch vincesse il proletariato. Alla fine, il proletariato
 stato schiacciato, e noi con lui. L'unico che ha avuto ragione
 stato Lenin".
Il nome Lenin non mi ricorda granch, a parte certe conversazioni
di mio padre con i suoi amici, che a volte avevano un
tono ironico e altre finivano con imprecazioni e maledizioni.
"Perch ha avuto ragione?" Il mio dubbio  legittimo,
perch non riesco a capire come sia possibile che i comunisti
siano stati schiacciati mentre Lenin ha avuto ragione.
"Perch il titolo di un suo libro rappresenta esattamente la
situazione in cui si trova la Grecia: Un passo avanti e due indietro.
Solo che Lenin era ottimista. Noi non facciamo solo due
passi indietro, ma almeno cinque. Gli altri tre sono la clausola
penale per avere fatto un passo in avanti, che vuoi farci... "
Non dico niente, sia perch non conosco n Lenin n il
suo libro, sia perch noto l'amarezza sul viso di Zisis e preferisco
restare in silenzio.
Poi Zisis ritrova la voce. "Se cerchi i tuoi assassini tra i
terroristi, credo che tu stia sbagliando, Kostas. Chi uccide, in
questo caso,  un gruppo di disperati. Se ciononostante vuoi
considerarli dei terroristi, sono terroristi della disperazione".
Si alza. "Ora devo tornare al centro, perch ho del lavoro
da sbrigare", mi spiega.
Non ho niente da chiedergli. Lo ringrazio e lo lascio andare.
Io resto per cercare di mettere in ordine quello che ho
ascoltato dentro e fuori dal centro di accoglienza.
Zisis ha ragione. Gli assassini non sono terroristi, ma sono
quelli che il sistema ha perso per strada: gli abbandonati, i disperati.
 l che dobbiamo cercare.  una conclusione logica
- ma al tempo stesso  facile a dirsi. Ma dove cercare? E chi
troveremo tra tutti quelli che la crisi si  persa per strada, che
la disperazione e lo scoramento hanno gettato all'inferno?
...
26.

"Bene, ma dove dobbiamo cercare? Nel caos dei disoccupati,
nel caos dei sottoccupati, oppure in quello dei cinquantenni?"
mi chiede Dermitzakis, quando riferisco ai miei collaboratori
le conclusioni a cui sono giunto.
"Hai ragione, Dermitzakis, ma non ho detto che sgombrare
il campo sia automaticamente una semplificazione. Anzi, ci
mostra quanto  vasto".
"Di norma, dovremmo cominciare dai parenti e dagli amici,
e poi arrivare al centro di accoglienza per i senzatetto",
dichiara Askalidis.
"E parliamo solo di Kaplanis", interviene Koula. "Come
la mettiamo con Fokidis? Interroghiamo tutti coloro ai quali
sono state tagliate le pensioni perch lui non pagava le
tasse?"
Segue un imbarazzato silenzio: nessuno sa rispondere a
questo labirinto di domande. Ora, comunque, tocca a Dervsoglou
dire la sua:
"Commissario, non sarebbe il caso di fare un altro tentativo
con i due amici di Kaplanis, invece di metterci a pescare
alla cieca? I colleghi hanno ragione: non possiamo interrogare
n tutti i disoccupati n tutti coloro che hanno stipendi da
fame. Potremmo per fare un ulteriore tentativo nella cerchia
dei suoi amici. Non  escluso che ci sia sfuggito qualcosa. So
che  un'ipotesi un po' tirata, ma sa meglio di me che chi affoga
si aggrappa a qualsiasi cosa, come dice il proverbio".
Il ragionamento di Dervsoglou mi accende un flash. Ricordo
che uno dei due amici di Kaplanis  disoccupato.
"Va' a prendermi i nomi dei due amici di Kaplanis", chiedo
a Koula.
"Ottima idea", dico a Dervsoglou.
"Non che sia molto ottimista, ma a qualcosa dovremo
pure aggrapparci", mi risponde.
Koula torna con i due nomi. Il collega di Kaplanis si chiama
Kimon Pilvios, il disoccupato Manos Efstathiou.
"Dermitzakis, prendi Askalidis, e andate al Servizio Statistico
per parlare con Kimon Pilvios. Spremetelo, non perch
sia un sospettato, ma perch potrebbe ricordare qualcosa che
pu esserci d'aiuto. Koula, tu telefona ad Efstathiou e digli che
lo vogliamo urgentemente in Centrale.  meglio che con lui la
conversazione abbia un tono ufficiale".
Dermitzakis e Askalidis se ne vanno, e Dervsoglou torna
nel suo ufficio, in attesa di Efstathiou.
Ne approfitto per restare un po' da solo con i miei pensieri.
Il ragionamento di Dervsoglou ha un fondamento, soprattutto
perch non abbiamo niente di meglio per le mani.
Come fanno gli amici di Kaplanis a sapere se  stato minacciato?
Se avesse comunicato ai suoi amici qualcosa del genere, ce
l'avrebbero riferito. D'altro canto, nessun lavoratore con uno
stipendio da fame sarebbe mai andato nel suo ufficio a minacciarlo:
non avrebbe potuto arrivare neanche alla sua segretaria.
Ed ecco che capisco dove sta l'errore. Avevamo davanti
a noi la traccia giusta, ma continuavamo a guardare altrove:
se qualcuno avesse voluto aggredire Kaplanis, l'avrebbe fatto
tramite Facebook. Il post del Troglodita ne  la dimostrazione
pi evidente.
Telefono subito a Vellidis e salgo nel suo ufficio. Dopo un
riassunto sommario delle puntate precedenti, gli spiego la ragione
della mia visita.
"Non hai torto", concorda. "Cerchiamo di trovare qualche
accusa, denuncia o aggressione contro Kaplanis in rete".
"Continuate comunque a cercare anche l'identit del Troglodita.
Potrebbe sapere molte pi cose di quante ne ha ammesse
nel suo comunicato".
"Continuiamo a cercare, ma tieni a mente una cosa: se hai a
che fare con qualcuno che utilizza uno pseudonimo nei messaggi
su internet, sar piuttosto facile scoprire la sua identit. Ma 
molto pi difficile localizzare chi invia un paio di messaggi".
Koula mi informa che Efstathiou  gi arrivato e mi chiede
se voglio parlargli nella sala degli interrogatori.
"No, nel mio ufficio, insieme a Dervsoglou".
Preferisco un ambiente pi amichevole: non voglio dare
alla conversazione l'ufficialit di un interrogatorio.
"Signor Efstathiou, l'ho convocata perch abbiamo bisogno
di alcune informazioni supplementari", gli spiego, invitandolo
ad accomodarsi.
"Con piacere", mi risponde, con molta disponibilit.
"Ha mai sentito dire da Lzaros Kaplanis che aveva ricevuto
attacchi da persone che erano in disaccordo con le sue statistiche,
o che c'era gente risentita con lui per il suo lavoro?"
Mi guarda con un certo stupore. "Chi ha in mente?"
"Nessuno in particolare. Forse qualche disoccupato,
oppure gente con stipendi molto bassi".
Efstathiou scoppia a ridere. "Crede davvero che i disoccupati
e le persone con stipendi molto bassi sappiano chi convalida
e firma le statistiche, signor commissario?"
"No, ma non  escluso che qualcuno abbia saputo che Kaplanis
era il responsabile, e quindi l'abbia messo nel mirino",
dice Dervsoglou.
"L'unico mirino che esiste oggi  internet", risponde
Efstathiou, confermando cos la conclusione a cui eravamo
giunti Vellidis e io. "Non ho mai verificato se c'erano aggressioni
di questo tipo contro Lzaros. Del resto, neanche mi interessava".
Tace e sorride. "L'unica paura che aveva Lazaros
riguardo ai disoccupati e alle persone con salari da fame era
collegata a suo figlio, che vuole fare l'attore. Di altri timori non
mi ha mai parlato".
"Hai qualche altra domanda?" chiedo a Dervsoglou.
"No".
"Allora non voglio trattenerla oltre", dico a Efstathiou.
"La ringrazio di essere venuto".
"Anche se il tesoro si  rivelato un mucchio di carbone",
commenta, salutandomi.
"Non dubito che Nikos e Thanassis ci porteranno le stesse
risposte dall'Elstat", dice Dervsoglou, poco dopo.
Lo informo della mia conversazione con Vellidis e di dove
siamo andati a parare.
"Devo dire a Koula di fare una ricerca?" mi chiede.
"No. Visto che se ne occupa il dipartimento dei Crimini
Informatici, non c' ragione che lo facciamo anche noi".
Dervsoglou torna nel suo ufficio, e io rimango da solo ad
affrontare questo momento di stasi. In tanti anni di servizio
non mi era mai capitato di imbattermi in una vicenda cos irritante.
Cerco di tirarmi su il morale, pensando alla mia prossima
promozione, quando squilla il cellulare.
"Buongiorno, signor commissario". Chi parla  una voce
sconosciuta. "Sono Michalis. Il cinquantenne del centro di accoglienza
che stamattina le ha raccontato di essere rimasto disoccupato
quando l'azienda dove lavorava ha chiuso. Dopo
che lei se n' andato, ho pensato che in effetti quell'azienda
apparteneva al gruppo di Fokidis. L'ho detto a Lambros, e lui
mi ha dato il suo numero".
Prima la promozione, e adesso un'altra notizia inaspettata
che mi arriva direttamente dal cielo, mi dico. Il mio primo
pensiero  di andarlo a prendere con l'autopattuglia, per non
costringerlo allo spostamento e a pagare il biglietto del bus.
Poi per ci ripenso. Se vado a prendere un senzatetto con l'autopattuglia,
penseranno come minimo che lo stia arrestando.
"Ha fatto benissimo a telefonarmi. Vada tra una decina di
minuti nel baretto di Aghia Zoni dove abbiamo preso il caff
con Zisis, e vengo a trovarla".
Parto per la seconda volta per andare a Kipseli. Per fortuna,
la distanza non  molta, e viale Alexandras  relativamente
sgombro. Mi ci vuole molto di pi a trovare un parcheggio.
Michalis  gi l che mi aspetta. Mi siedo di fronte a lui,
ordino un caff mentre il senzatetto sta bevendo un t.
"Mi ha incuriosito molto quello che mi ha detto al telefono",
dico, per iniziare la conversazione.
Invece di rispondermi, mi guarda. "Mi d del lei?"
"S, perch? Le d fastidio?"
"Niente affatto:  solo che mi sembra strano che mi diano
del lei, visto che sono un senzatetto".
Non voglio farlo sentire in imbarazzo e quindi continuo
dandogli del tu. "Puoi dirmi quali erano i tuoi rapporti con
le aziende di Fokidis?"
"Lavoravo nel suo albergo di Xilkastro. Diversamente da
quello di Sfino, che chiudeva dopo la stagione estiva, l si lavorava
anche d'inverno, seppure con il personale ridotto. Un giorno,
il direttore ci ha chiamati tutti e ci ha detto che purtroppo l'albergo
avrebbe chiuso definitivamente e saremmo dovuti andare
agli uffici centrali per parlare con il responsabile amministrativo
ed essere liquidati. Siamo rimasti di sasso, ma non potevamo
farci niente. Quando siamo andati dal dirigente amministrativo,
lui ci ha proposto una mensilit di indennizzo. Abbiamo cominciato
a protestare, anche perch qualcuno di noi lavorava in
quell'albergo da pi di dieci anni. Ma il direttore ha tagliato corto:

Chi non  d'accordo, faccia pure causa. Aspetter una decina
di anni, prima della sentenza, ci ha ammonito".
"E questo quando  successo?" gli chiedo.
"Non abbia fretta. Non ho ancora finito. L'anno seguente
l'albergo ha riaperto. Alcuni di noi, per curiosit, sono andati
a vedere come andavano le cose ed hanno notato che ci lavoravano
solo ragazzi intorno ai venticinque anni".
Si ferma e ci guardiamo. Lui aspetta la mia reazione, mentre
io ho inghiottito la saliva. Ripeto la domanda, pi che altro
per superare l'imbarazzo.
"Ricordi quando Fokidis ha chiuso l'albergo?"
"Cinque anni fa. Lo ricordo perch  allora che  iniziata
la mia rovina".
"Sai se ha fatto qualcosa del genere anche in altri alberghi?"
"S, al Nofaro, a Pale Fokea".
Non c' bisogno di chiedergli chi ha messo al Nofaro
perch quei ragazzini li ho visti con i miei occhi.
"Grazie, Michalis", gli dico. "Mi hai aperto una porta,
mentre prima erano tutte chiuse a chiave".
Pago le consumazioni, chiedo a Michalis di scusarmi per
la fretta e torno di corsa alla Seat. Esco sulla Evelpidon e, da l,
attraverso il sottopassaggio, arrivo sulla Alexandras. Mi dirigo
verso viale Kifisias perch la mia prossima fermata sono gli uffici
centrali delle imprese Fokidis.
Non ho bisogno di presentarmi: la ragazza mi riconosce
subito. Chiedo di vedere Pavlos Kelesidis, il direttore generale.
Dopo una telefonata, la signorina mi annuncia che il direttore
 in riunione e devo aspettare. Maledico la malasorte, ma
per fortuna l'attesa non supera la mezz'ora.
La sua segretaria viene a prendermi e mi guida direttamente
nell'ufficio del capo.
"Purtroppo, signor commissario,  venuto nel giorno sbagliato",
mi dice Kelesidis, senza neanche salutarmi. "Oggi siamo
letteralmente affogati nel lavoro".
"Non le prender troppo tempo. Ho solo alcune brevi
domande".
"La ascolto".
"Cinque anni fa, avete chiuso l'albergo di Xilkastro?"
Mi guarda senza capire dove voglio andare a parare. "S,
l'abbiamo chiuso in inverno, per restauri".
"Quando avete riaperto, avete assunto lo stesso
personale?"
All'improvviso, si irrigidisce. "Non capisco la sua domanda",
replica seccamente.
"Signor Kelesidis, non ci interessano n le assunzioni n,
pi in generale, gli aspetti economici delle imprese Fokidis. Ha
letto, per caso, i comunicati dei responsabili dell'attentato?"
"Li ho letti tutti".
"Stiamo indagando sull'ipotesi che qualcuna delle persone
che avete licenziato possa essere coinvolta nell'omicidio di
Paris Fokidis".
La spiegazione lo tranquillizza. "No, non abbiamo assunto
le stesse persone, ma altro personale, meglio addestrato".
"Avete utilizzato lo stesso metodo anche in altri
alberghi?"
"S, nell'albergo dove  stato compiuto l'attentato, il
Nofaro. Anche l, dopo i restauri, abbiamo assunto nuovo
personale, meglio addestrato".
"Potrebbe darmi un elenco del personale licenziato quando
avete chiuso i due alberghi?"
"Sicuramente esiste, ma devo farlo rintracciare".
Gli do l'e-mail della Centrale e gli chiedo il numero di telefono
della sua segretaria, per metterla in contatto con Koula,
in caso di necessit. "La ringrazio, signor Kelesidis", gli dico,
mentre mi alzo. "Spero di non averle rubato troppo tempo".
"Non ha importanza", mi risponde. "Non c' nessun impiegato
in questa azienda che non desderi la soluzione dell'omicidio
del nostro fondatore".
Mi siedo nella Seat e vedo davanti a me il quadro completo.
Fokidis non finanziava gli studi dei giovani che volevano
entrare nel campo alberghiero per generosit, e neanche per
distogliere l'attenzione dalla sua elusione fiscale: addestrava i
ragazzi e poi li assumeva nei suoi alberghi a stipendio ridotto.
E il pensionato era l'anticamera delle sue imprese alberghiere.
Tutto il sistema era stato costruito per poter disporre di personale
a basso costo. La generosit e le iniziative filantropiche
erano il paravento dell'interesse economico.
Certo, questa teoria deve ancora essere verificata, ma sono
convinto che le cose siano andate proprio cos.
Appena rientro in ufficio convoco i miei. Dermitzakis e
Askalidis si premurano di informarmi che non hanno appreso
nulla da Pilvios, il collega di Kaplanis.
"Dopo la conversazione che abbiamo avuto con l'altro
amico di Kaplanis, Efstathiou, non mi aspettavo molto di pi.
Per si  aperta una porta proprio dove non ce l'aspettavamo".
Racconto la mia conversazione con Michalis e la mia visita
alla sede centrale dell'azienda di Fokidis. Quando gli illustro
la teoria, Dermitzakis balza in piedi.
"Porca puttana! Era proprio uno squalo!" esclama.
"E anche un grande ipocrita", aggiungo. "Gli assassini
che gridano Morte agli ipocriti! non hanno poi tutti i torti.
Ma noi dobbiamo comunque arrestarli".
Segue una pausa, e poi continuo: "Voglio che andiate tutti,
meno Koula, al pensionato di Fokidis. Dovete parlare con
gli studenti e chiarire se hanno il posto assicurato negli alberghi
dell'azienda. Parlerete solo con i ragazzi: non voglio che
nessuno degli impiegati si accorga di nulla".
"Andiamo!" esclama Askalidis, entusiasta.
Chiedo a Koula di farmi avere gli elenchi del personale
degli alberghi. Se dovessero tardare, li solleciti alla segretaria
di Kelesidis.
"Ma  possibile che esistano mostri del genere?" mi chiede
Koula.
"Sveglia, Koula! Lavori in polizia, mica in un'organizzazione
non governativa!"
"Se avessi saputo a cosa sarei andata incontro, prima di
entrare in polizia avrei studiato economia. Visto come vanno
le cose, devi essere un esperto di finanza per risolvere i delitti
e arrestare i colpevoli", conclude, rientrando nel suo ufficio.
...
27.

Voglio sperare che questa sia l'ultima riunione della giornata.
Seduto nell'ufficio di Ghikas, insieme al solito triumvirato
Koulakos-Karambetsos-Vellidis, li relaziono sugli ultimi sviluppi.
Karambetsos e Vellidis sono stupefatti, mentre Koulakos
sembra nervoso, anche se per ragioni ignote, almeno per
il momento.
" la conferma di quello che diciamo sempre noi poliziotti:
l'informazione ti arriva da dove non te la aspetti", commenta
Vellidis.
"In ogni caso, quel tipo era un modello di ipocrisia",
aggiunge Karambetsos, riferendosi a Fokidis.
"Siamo dei coglioni", sbotta all'improvviso Koulakos.
"Avremmo dovuto capire molto prima che quello spiegamento
di forze a fini benefici nascondeva un sistema di reclutamento
del personale a prezzi stracciati per gli alberghi di Fokidis.
Come direttore del dipartimento Reati Economici e Finanziari,
non mi perdoner di non averci pensato prima".
"E cosa avresti trovato?" gli chiede Karambetsos. "Tutto
 perfettamente legale, l'ipocrisia non si configura come
reato".
"Ma ha portato all'uccisione di Fokidis", replica Koulakos,
aggiungendo: "Non c' solo il fatto che chiudeva provvisoriamente
gli alberghi per sostituire il personale con stipendi
normali con altri impiegati, bene addestrati e pi a buon mercato.
Ma ogni volta che si liberava un posto, assumeva i suoi,
meno cari".
"Certo, quello che dici  giusto, Ilias", intervengo. "Ma
anche Karambetsos non ha torto: a volte  proprio un'informazione
venuta dal nulla ad aprirti gli occhi. Ho chiesto al
direttore generale di mandarmi l'elenco degli impiegati che lavoravano
nei due alberghi, prima che li licenziasse. Lo passeremo
al setaccio ed  probabile che interrogheremo qualcuno.
Non ho dubbi che questa ricerca ci porter pi vicino ai
responsabili".
"Perch?" mi chiede Vellidis.
"Perch non  escluso che, da un lato, abbiano ucciso Fokidis
perch li aveva licenziati per assumere lavoratori con stipendi
pi bassi e, dall'altro, Kaplanis perch classificava come
lavoratori quelli che lavoravano, s, ma con stipendi ridicoli.
Kaplanis difendeva chi aveva rubato il lavoro a quelli che lavoravano
con salari regolari per Fokidis".
"Non hai torto, ma allora cosa facciamo?" mi chiede
Koulakos.
"Cominceremo interrogando quelli che sono stati licenziati
da Fokidis e, dopo averli sentiti, vedremo cosa ne
caveremo..."
La riunione si scioglie, e scendo nel mio ufficio. Koula mi
ha lasciato un appunto in cui mi avverte che sono arrivati gli
elenchi dei licenziati dagli alberghi di Fokidis.
Non ho voglia di occuparmene oggi, per non ho neanche
la forza di chiamare di nuovo i miei per stabilire un piano d'azione.
Sono esausto e decido di mettere un punto fermo alla
giornata. Prima di andarmene, chiamo Adriana per farmi dire
dove andremo a mangiare i ghemist.
"Restiamo a casa, ma verranno anche Mnia e Uli. Il greco-tedesco
si  entusiasmato quando ha sentito parlare di ghemist.
All'inizio, ho pensato che potevamo restare a mangiare
da Caterina, ma poi lei mi ha detto che non fa bene a Lambros
che tutte le sere ci sia gente in casa. Quindi gliene ho portate
due porzioni, per farci compagnia da lontano".
A me va bene: neanch'io ho una gran voglia di uscire stasera,
nemmeno per andare a trovare mia figlia.
Arrivo, e Adriana  sola in casa. Mnia e Uli non ci sono
ancora. Vorrei rilassarmi un po' con il Dimitrakos, ma Adriana
mi anticipa con una domanda: "Ci sono novit?"
"Non avere fretta. Queste cose richiedono tempo. Non 
solo il comandante a decidere", le dico.
"Hai ragione", mi risponde, pentita. "Ma se  da tanti
anni che mi sono messa un tappo in bocca, ora che me lo sono
tolto, non riesco pi a trattenermi".
Non mi resta il tempo n per il Dimitrakos n per il notiziario,
perch proprio in quell'istante arrivano Mnia e Uli.
"Sapete cosa festeggio oggi?" ci chiede Uli, appena seduti.
"No, diccelo", rispondo, mentre Mnia si  gi messa a
ridere.
"La... " Si ferma perch non ricorda la parola... "Come si
dice?" chiede a Mnia.
"Enopoisi, unificazione".
"L'unificazione tedesca. E la festeggio con i ghemist.
Trovatemi un altro tedesco che festeggia l'unificazione con pomodori
al forno e peperoni ripieni con patate!"
Ignora le nostre risate e chiede, molto seriamente, ad Adriana:
"Quando mi insegnerai a cucinare i ghemista?"
"Una cosa alla volta, Uli. Impara prima a fare la zuppa di
fagioli, e poi passiamo alle cose pi difficili". Poi Adriana si
volta verso di noi. "Vado a prendere la teglia, prima che Uli
invada la cucina".
"Zisis non viene?" le chiedo.
"Una delle donne del centro di accoglienza compiva gli
anni ed  dovuto rimanere", mi spiega.
Porta solo i pomodori ripieni con la feta, perch sa che tutti
ci avventeremo sui ghemist e non rester spazio per altre pietanze.
Poi torna in cucina e ne esce con una bottiglia di vino.
"La tenevo per un'occasione particolare, e visto che festeggiamo
l'unificazione tedesca..." dice, fissandomi.
Prendo la bottiglia e riempio i bicchieri. "Dai, alla nostra
salute!" esclamo, e brindo - prima con Adriana.
"Alla nostra salute, Kostas. Se c' la salute, tutto il resto
viene dopo", risponde, e poi, rivolta a Mnia e a Uli: "E brindiamo
anche alla salute di Lambros!"
Solleviamo i bicchieri per gli auguri, ma dopo il primo
sorso suona il campanello.
"Chi sar?" si chiede Adriana, leggermente allarmata,
correndo ad aprire. Torna qualche attimo dopo con Zisis. "Ma
non avevi detto che avevi un compleanno da festeggiare?" gli
chiede.
"Ho detto Tanti auguri!, ho bevuto un bicchiere di vino
e sono venuto. Sai che non mi sarei mai perso i tuoi ghemist!"
le risponde.
Adriana prepara un altro coperto, io riempio il bicchiere
di Zisis e ci dedichiamo ai ghemist. Chi ha detto che  solo la
paura a lasciarti afono? Anche la gola pu ottenere lo stesso
effetto. Per tutta la durata della cena non scambiamo una parola.
Solo quando, finalmente, posiamo le forchette, si sentono
prima i sospiri di soddisfazione e poi gli encomi alla sapienza
culinaria di Adriana.
"Uli, hai mangiato troppo: stanotte ti metterai a russare e
non mi lascerai dormire", dice Mnia.
"Non russo. Penso, nel sonno, a come ho mangiato bene,
e sospiro ad alto volume", risponde Uli.
"Eh, da un tedesco che cosa puoi aspettarti?" commenta
fatalisticamente Mnia. "Trover sempre il modo di metterti a
tacere".
Si alza per aiutare Adriana a sparecchiare, mentre noi passiamo
in soggiorno.
"Ti  stato utile quello che hai sentito al centro?" mi chiede
Zisis.
"Mi  stato utile specialmente l'incontro con Michalis.
Hai fatto bene a dirgli di chiamarmi. Ci ha rischiarato il campo
proprio quando non ce l'aspettavamo".
Zisis sospira. "Ne sono felice, ma non so a cosa ti servir.
Un tempo si combatteva perch i poveri potessero vivere un
po' meglio. Ora i poveri si combattono tra di loro per un posto
da trecento euro al mese". Si volta verso Uli e aggiunge: "Forse
in Germania non siete ancora a questo punto, Uli. Ma qui le
cose, ormai, stanno cos".
"Venite, c' il dolce", ci chiama Adriana, interrompendo
la conversazione prima che Uli possa rispondere.
Riprendiamo posto a tavola per la crostata.
Per fortuna, non avevo voglia di impegnarmi in una conversazione
faticosa e poco piacevole dopo i ghemist. Il coro
dei sospiri di piacere per il dolce  ben pi caloroso dei rimpianti
per la disoccupazione.
...
28.

"L'abbiamo trovato!" L'entusiasmo di Vellidis mi interrompe
proprio nel momento in cui cerco di programmare la giornata.
"Chi?"
"Come chi? Il Troglodita!"
"Arrivo!" Balzo su dalla sedia e corro all'ascensore.
Vellidis mi accoglie con un sorriso ampio come un'autostrada.
"Non pensavo che l'avremmo scovato cos facilmente".
"E com' successo?"
"Abbiamo pensato che la parola troglodita non  molto
conosciuta dalle ultime generazioni. Chi l'ha usata deve avere
una certa et. L'altra cosa che ci ha messo la pulce nell'orecchio
 stato il collegamento tra Troglodita e Stato Clientelare.
Alla fine, ci siamo messi a cercare un pensionato, ex dipendente
pubblico. Molti di loro ammazzano il tempo su Facebook,
dove ogni sventurato pu dire la sua, e alla fine l'abbiamo individuato.
Si tratta di un certo Perikls Stefanakos, pensionato
del ministero della Pubblica Istruzione".
Mi mette in mano un foglietto con i dati di Stefanakos.
"Grazie, Klarchos", gli dico. "Ora possiamo fare un altro
passo avanti, insieme a quello che abbiamo fatto grazie ai licenziati
di Fokidis".
"Basta che non finiamo di nuovo contro un muro: non ne
posso pi di questa storia".
Scendo di corsa in ufficio e convoco i miei. Per prima
cosa, consegno a Koula il foglietto con i dati di Perikls
Stefanakos.
"Ferma tutto. Devi trovarmi il suo indirizzo e quanti pi
elementi riesci a raccogliere su di lui".
Il turno del terzetto dei maschi arriva subito dopo:
"Scorrete con attenzione gli elenchi dei licenziati dagli alberghi
di Fokidis. Lasciate perdere chi, nel frattempo, ha trovato
lavoro. Ci interessano quelli che sono ancora disoccupati,
come quel Michalis del centro di accoglienza per i senzatetto.
Dobbiamo sgombrare al pi presto il campo da tutte le ipotesi
prive di fondamento. Questo caso  un labirinto in cui
abbiamo perso fin troppo tempo. Non voglio che la stampa
ci prenda per incapaci, perch in quel caso avremmo dei
guai".
Dopo avere dato l'abbrivio alla squadra, resto solo con
i miei pensieri. Non ha senso aggiornare Koulakos e Karambetsos.
Prima devo avere un'idea pi chiara delle persone che
stiamo per interrogare. Prendo il telefono per chiamare il vicecomandante,
ma lui mi previene.
"Ci aspetta il comandante", mi annuncia.
"Stavo per chiamarla, perch ci sono degli sviluppi".
"Bene, allora venga, cos ne parleremo tutti insieme".
Prendo la Seat e, durante il tragitto, cerco di trovare un
modo per non creare troppe aspettative con quanto sto per
dire.
Seguo il noto itinerario verso l'ufficio del comandante,
con la sosta intermedia in quello del vice.
"Ci sono buone notizie, o continueremo con le solite disgrazie?"
mi chiede il comandante con un sorriso.
Descrivo nei dettagli gli ultimi sviluppi: dalla conversazione
con Michalis e con il direttore generale dell'azienda di
Fokidis, fino all'individuazione del Troglodita. Mi ascoltano e,
dalla loro espressione, deduco che stanno tirando un sospiro
di sollievo.
Il comandante me lo conferma. " la prima volta che mi
pare di intravedere una via d'uscita", commenta. "O pensa
che sia troppo ottimista?"
"No. In effetti  la prima volta che possiamo sperare che
le deposizioni del Troglodita, ossia di Perikls Stefanakos, e
di coloro che sono stati licenziati dagli alberghi di Fokidis ci
aprano una strada. Certo, lo sapremo solo quando li avremo
interrogati".
"Si dice che le buone notizie non arrivano tutte insieme,
ma questa  l'eccezione", riprende il comandante. "Non  solo
lei il portatore di buone novelle, anche noi gliene portiamo".
Solo ora capisco dove va a parare. Mi guarda con un sorriso
e lo guardo anch'io, con un po' d'ansia.
"Da domani, lei assumer la funzione di vicedirettore
della Centrale di polizia", mi annuncia. "Ne ho parlato con
il ministro, che ha accettato subito. Non so se e quando verr
nominato un nuovo direttore, ma per il momento non c'
nessuno all'orizzonte. Non  escluso che sia lei stesso a essere
nominato, ma prima dovr avere una promozione gerarchica.
L'avr di certo, ma deve passare dall'approvazione del consiglio
di governo per gli Interni e la Difesa, il KYSEA. Fino a
quel momento, ufficialmente lei  il vicedirettore".
Un nodo mi stringe la gola, ma riesco in qualche modo a
mormorare un "Grazie per la fiducia".
"Non mi ringrazi. Il vicecomandante Kapsidis e io abbiamo
apprezzato molto il suo lavoro. A parte l'enorme esperienza, lei
sa lavorare con metodo. E, cosa pi importante di tutte, sa dove
indagare. Sarebbe un grave errore mettere qualcuno sopra di lei
a darle ordini". Fa una pausa e poi continua: "Tra di noi, le assicuro
che, finch sar al comando, questo non avverr. Anche
se dovessero nominare un altro direttore, far in modo che lei
mantenga l'iniziativa dal punto di vista del servizio".
Tutto questo mi lascia senza parole: davvero non credo
alle mie orecchie. "La sua fiducia mi fa onore. Cercher di non
deluderla", riesco a dire, quando ritrovo la voce.
"Congratulazioni per la promozione, se la merita", mi fa il
vicecomandante Kapsidis, quando usciamo. "Mi rallegro che il
comandante abbia apprezzato le sue qualit, perch nel settore
pubblico non  sempre cos evidente".
Ci separiamo tra calorose strette di mano e ringraziamenti.
Appena salgo sulla Seat chiamo Adriana. "Hai preparato i
ghemist troppo presto", le dico.
"Perch? La promozione  stata annullata?" mi chiede.
"No, ma hai cucinato con due giorni di anticipo. Oggi mi
hanno dato la notizia ufficiale: sono stato promosso vicedirettore
della Centrale".
"Non sei stato tu a dire che i ghemist erano la vigilia ma
dovevamo aspettare Natale? Be': stasera festeggeremo il Natale",
commenta, scoppiando a piangere.
"Non piangere, che porta male!" le dico, ridendo.
"Piango di gioia! Le lacrime di gioia non portano male".
Fa una pausa e poi aggiunge, pi tranquilla: "Sai quanto mi fa
piacere. E non solo per la promozione, ma perch te la dovevano
da tanto".
Riattacco e metto il moto la Seat. Cerco di tranquillizzarmi
per non fare qualche incidente, visto che sono tra le nuvole.
Arrivo in ufficio senza ritardi particolari e convoco tutti.
Immaginano di avere un aggiornamento, ma li blocco subito.
"Lasciamo gli aggiornamenti a dopo. Intanto voglio annunciarvi
qualcosa. In questo momento,  ancora top secret e
non si deve sapere in giro. Domani sar annunciato ufficialmente.
Sono stato nominato vicedirettore della Centrale".
Tutti prorompono in applausi ed esclamazioni di esultanza.
Poi, a uno a uno, vengono a stringermi la mano.
"Finalmente! Avr anche lo spadino?" dice Koula,
stringendomi la mano. "Mi spiace solo che la perderemo".
"Perch dovreste perdermi?"
"Non si trasferisce al quinto piano?"
"No, no, Koula. Resto alla mia scrivania. Non voglio diventare
Ghikas al posto di Ghikas. Quell'ufficio lo teniamo
come sala riunioni".
"E chi prender il suo posto?" mi chiede Dermitzakis,
perch la questione lo interessa da vicino.
"Per adesso, subentri tu, visto che sei il pi anziano", gli
rispondo. "Non si  ancora parlato di un sostituto, n credo
che si affronter l'argomento senza prima ascoltare il mio
parere".
Questo lo tranquillizza, e tranquillizza anche me, perch
non voglio tensioni in ufficio, proprio adesso che ci stiamo occupando
di un caso molto delicato.
"Bene, ci siamo detti tutto. Vi ringrazio per gli auguri e le
congratulazioni. Torniamo alla quotidianit, ora", dico.
"Chi parla per primo?"
Come al solito,  Koula a prendere l'iniziativa. "Ho localizzato
Perikls Stefanakos: ha ottantadue anni e abita in via
Menelaou, a Kallithea. Ho anche il suo cellulare".
"E voi? Avete localizzato quelli che sono stati licenziati
dagli alberghi di Fokidis?"
"Non tutti", mi risponde Dermitzakis. "La ricerca richiede
pazienza e tempo. Alcuni sono ancora disoccupati. Altri, invece,
lavorano saltuariamente d'estate, nella stagione turistica.
Quando li interrogheremo, scopriremo che stipendio prendono".
"Avete ricavato qualcosa dal pensionato studentesco?"
L'aggiornamento passa ad Askalidis. "In linea di massima,
 come aveva previsto - solo che non tutti i giovani hanno le
stesse opportunit. Fokidis sceglieva di preferenza gli studenti
migliori. Gli altri dovevano aspettare che si liberasse qualche
posto od accontentarsi di un'occupazione stagionale". Scuote
la testa e sospira. "Eppure dovevate vedere come tremavano
quei ragazzi al pensiero che, ora che Fokidis non c' pi, potevano
perdere questa possibilit di accesso al mondo del lavoro,
anche se a stipendio basso".
"Capisco. Continuate con le liste dei licenziati, e poi ne
riparliamo".
Chiedo a Koula di darmi il numero del cellulare di Stefanakos
e lo chiamo subito.
"Sono il commissario Charitos. Parlo con il Troglodita
dello Stato Clientelare?" chiedo, appena sento la voce del mio
interlocutore.
Segue un attimo di silenzio e poi una voce tranquilla:
"Alla fine, mi avete trovato".
"Era solo questione di tempo, signor Stefanakos. Vorrei
parlarle di persona, per".
"Sono tra i sospettati?"
"Sappiamo che ha ottantadue anni. Sarebbe un sospettato
se avessimo indizi dell'esistenza di attentatori ottantaduenni".
Scoppia a ridere. "La vedr volentieri. Per le chiedo di
venire a casa mia. La mia et non mi permette visite alla Centrale
di polizia".
"Posso venire adesso?"
"S, certo".
Faccio finta di non conoscere il suo indirizzo e me lo faccio
dire da lui. Ripensandoci, escludo l'idea dell'autopattuglia:
non  il caso di fare il gradasso solo perch ho avuto la promozione.
Meglio rimanere fedele alle vecchie abitudini.
Scendo in garage e tiro fuori la Seat. L'itinerario pi logico
per arrivare in via Menelaou  passare da viale Thiseos. Per
fortuna  un percorso senza particolari ingorghi. Entro dalla
Thiseos nella Menelaou e trovo facilmente il condominio dove
abita Stefanakos.
Mi apre lui in persona. Mi trovo davanti un ottantaduenne
alto e dritto, vestito con giacca e cravatta. L'unico riferimento
all'et  il bastone a cui si appoggia.
Si presenta dandomi la mano, cos come si usa tra le persone
della sua et, e mi conduce in soggiorno. Ci sediamo l'uno
di fronte all'altro su due poltrone.
"Dspina", chiama, e subito si presenta una sessantenne
cicciottella. "Prende un caff?" mi chiede, aggiungendo, per
non farmi sentire in imbarazzo: "Io lo prendo.  la mia ora".
Accetto l'offerta, e la sessantenne cicciottella si ritira per
preparare i caff.
"Vivo solo con Dspina, che si prende cura di me", mi
spiega. "Mia moglie  scomparsa molti anni fa e mio figlio 
direttore di un'azienda che si occupa di telecomunicazioni a
Londra. Per quando non sar pi in grado di badare a me stesso,
ho gi prenotato un posto accogliente in una casa di riposo".
Fa una breve pausa e, poco dopo, aggiunge: "Le mie
conoscenze del cyberspazio si devono alle lezioni private che
mi ha dato mio figlio. Del resto, anch'io, per il mio lavoro, avevo
familiarit con le lezioni private".
"Insegnava in una scuola privata?" gli chiedo.
"No. Ero preside di liceo.  cos che ho conosciuto Kaplanis.
Era mio allievo. Mi  stato sempre antipatico, sin da
quando era studente".
"Perch?"
"Se fossimo vissuti ai tempi della monarchia, sicuramente
Kaplanis sarebbe diventato un cortigiano. Alunno eccellente,
si circondava sempre di una sua corte. I suoi cortigiani erano
i privilegiati. Coloro che non appartenevano alla sua cerchia
erano gli antagonisti. Cercava sempre di trovare il modo per
escluderli, costringerli ai margini se non riusciva ad eliminarli.
Sono dovuto intervenire spesso personalmente per proteggere
le sue vittime anche da alcuni professori che lo ammiravano,
perch era un ottimo studente e volevano compiacerlo".
"Crede che questo suo comportamento sia continuato anche
in sguito?"
"Non lo credo: lo so, perch ha sposato una mia nipote,
Loukia. Com' possibile che Loukia abbia preso un tale abbaglio,
al punto da innamorarsi di questo opportunista senza
ritegno, non riesco proprio a spiegarlo. Sia come sia, si sono
conosciuti a scuola, e la loro relazione si  sviluppata durante
l'universit. Quando, alla fine, la povera ragazza si  resa conto
di chi aveva sposato, era ormai troppo tardi. Non le  rimasto
che chiedere il divorzio".
"Quando ha diffuso il suo comunicato aveva elementi
precisi su cui basarsi che non ha rivelato?" gli chiedo.
"No. Sapevo solo con certezza che Lzaros Kaplanis divideva
le persone in due sole categorie: i cortigiani e i nemici.
Glielo ripeto: era il cortigiano ideale". Riflette su come proseguire.
"Il mio obiettivo era un altro".
"Quale?"
"Avevo letto sia la rivendicazione sia il comunicato successivo,
che si riferivano all'omicidio dell'imprenditore. Avevo
visto che i responsabili avevano tenuto nascosto il movente
dell'esecuzione, e l'hanno confermato solo quando  stata la
polizia a rivelarlo. Volevo provocarli per costringerli a rivelare
il loro movente". Si ferma un'altra volta e sprofonda nei suoi
pensieri. "Ancora oggi mi chiedo perch l'ho fatto. Forse perch
mi aveva incollerito questa immagine del dirigente modello.
Forse per Loukia:  la nipote di mia moglie, figlia di sua
sorella, e mia moglie aveva un debole per lei".
Mi guarda e sorride: "Concorder con me che ho raggiunto
il mio obiettivo".
"Concordo, anche se nel suo documento usa parole un
po' sprezzanti per gli sbirri", gli rispondo, anch'io con un
sorriso.
"Ha ragione, ma se tralasciamo i cortigiani del sistema,
raramente le persone della mia et hanno avuto in simpatia la
polizia".
"E come mai ha deciso di firmarsi, il Troglodita dello Stato
Clientelare?" gli chiedo, incuriosito.
"Quello che in Grecia chiamiamo Settore Pubblico, 
composto di caverne, come ai tempi dei trogloditi. Pi in alto
si va, pi le caverne diventano impervie e richiedono una ricognizione
accurata, prima di essere occupate. Io sono riuscito a
conquistare le caverne che mi servivano per arrivare al grado
di preside di liceo. Kaplanis, invece, era un virtuoso delle caverne.
Non solo perch aveva una grande abilit nell'ispezionarle
per poi prenderne possesso, ma anche perch ne creava
alcune in cui gli altri non potevano mettere piede".
Non ho altro da chiedergli. "La ringrazio per il suo tempo
e anche per il documento che ha caricato. Ha visto giusto: ci
ha aiutato molto".
Quindi, visto che anch'io ho avuto la promozione e,
probabilmente, secondo la teoria di Stefanakos, sono riuscito a
ispezionare e conquistare con successo alcune caverne, un troglodita
saluta l'altro.
...
29.

Sto per chiamare Stella, perch voglio convocare la riunione
del comitato direttivo, ma lo squillo del cellulare mi interrompe.
Al telefono, con mia grande sorpresa, c' Ghikas.
"Congratulazioni! Ho saputo della bella notizia!" mi saluta.
"Sono molto contento, e non solo perch abbiamo lavorato
tanti anni insieme, ma perch i tuoi meriti sono stati finalmente
riconosciuti".
"La ringrazio", gli dico, chiedendomi come faccia, anche
in pensione, a mantenere i contatti della direzione della polizia,
per sapere sempre tutto prima di chiunque altro.
"Vorrei prendere un caff con te, per congratularmi di
persona e farti gli auguri. Hai un attimo di tempo?"
No, non ho un attimo di tempo, ma non  facile negare
qualcosa a Ghikas. Gli do appuntamento di l a mezz'ora al caff
in fondo al viale Alexandras, prendendomi tacitamente a male
parole perch non riesco a liberarmi del complesso del sottoposto
nemmeno ora che mi hanno promosso.
Sto per uscire, quando  Dermitzakis, questa volta, a
trattenermi.
"Alla fine, siamo riusciti a venirne a capo", mi annuncia.
"Tre dei lavoratori licenziati da Fokidis non sono pi in vita
per cause naturali. Due si sono suicidati. Tra i sopravvissuti,
alcuni sono tornati al paesello e al vecchio lavoro di famiglia -
ossia, fanno i contadini. Due hanno aperto un'agenzia di viaggi
e collaborano con diversi alberghi, pensioni e bed & breakfast.
Altri invece se la cavano con lavori saltuari. Ne abbiamo anche
individuati cinque o sei, oltre a quello con cui lei ha gi parlato,
che da allora sono rimasti disoccupati".
"Ottimo lavoro, molto preciso!" mi complimento.
" per farle capire che la squadra continuer ad essere determinata
ed efficace anche ora che lei  salito di un gradino
nella gerarchia", risponde, ridendo. Poi torna serio e aggiunge:
"Da dove cominciamo?"
"Dai disoccupati: vediamo cosa riusciamo a pescare, e poi
decidiamo con gli altri. In ogni caso, quelli che sono tornati a
fare i contadini non ci interessano".
"Li convochiamo separatamente?"
"Per il momento, non convochiamo nessuno, prima preparatemi
una specie di nota biografica per ognuno di loro.
Voglio sapere il loro stato di famiglia, in che condizioni di vita si
trovano, e tutto ci che potrebbe servirci nel momento in cui
desiderassimo interrogarli. Dopodich decideremo chi convocare
per un interrogatorio".
Dermitzakis torna nel suo ufficio, e io informo Koula che
vado a incontrare Ghikas e che mi assenter per qualche ora.
"Sa gi della promozione?" mi chiede, con aria d'intesa.
"Proprio cos".
"Non ho mai visto nessuno cos ben introdotto e inserito
nel suo mondo. Detto tra noi, gli hanno fatto un torto".
"Perch lo dici?"
"Perch avrebbe dovuto essere comandante generale della
polizia", mi risponde, mettendosi a ridere.
Quando arrivo, Ghikas mi sta gi aspettando davanti a
una tazzina di caff. Mi ci vuole un attimo per riprendermi
dalla sorpresa, perch di fronte a me c' un Ghikas completamente
diverso: giacca a vento, T-shirt e sneakers.
"Mi scusi se ho tardato", esordisco.
"Non hai tardato.  che, da quando sono in pensione,
tendo ad arrivare sempre in anticipo".
Si alza e mi abbraccia stretto. "Non sai quanto mi fa piacere,
Kostas", mi sussurra. "Non sai quanto mi fa piacere".
"Lo so, lo so", gli rispondo, convinto. "Abbiamo lavorato
insieme per tanti anni, e so che ha sempre apprezzato il mio
lavoro".
"Innanzitutto dammi del tu", mi corregge. "Ora sei vicedirettore
della Centrale, mentre io non sono altro che un semplice
pescatore. Di regola, sarei io che dovrei darti del lei".
Poi mi guarda e mi dice, quasi in tono ufficiale: "Sono orgoglioso
di te, Kostas. Sono orgoglioso di averti avuto come collaboratore
per tutti questi anni. Ci siamo scontrati, ci siamo
dati sui nervi l'un l'altro, ma non puoi negare che ti ho sempre
dato fiducia assoluta".
"E mi hai sempre lasciato fare il mio lavoro, anche quando
non eri d'accordo", aggiungo, passando al tu, prima di formulare
la domanda che mi preme di pi: "Come l'hai saputo?"
Ghikas scoppia a ridere. "Non c' stato bisogno di sfoderare
i miei contatti. Me l'ha detto Kapsidis. Mi ha telefonato
tutto contento per annunciarmi che era riuscito a farti
promuovere".
Era sottinteso, penso tra me. Senza la proposta del vicecomandante,
il comandante non avrebbe preso l'iniziativa.
"Mi scuserai se non ti ho telefonato per dirtelo io stesso,
ma la promozione non  stata ancora annunciata ufficialmente,
e quindi dovevo tenerla riservata", mi giustifico.
"Non ha importanza. Voglio solo dirti che in Kapsidis troverai
un superiore che stima molto il tuo lavoro e che ha una
fiducia sconfinata in te. Questo  ancora pi importante ora
che hai la vicedirezione, perch avrai bisogno di un appoggio
ancora pi solido, visto che sarai tu a prendere le decisioni in
prima persona. E c' un'altra cosa: finch Kapsidis rimarr al
suo posto, non permetter che ti mettano sopra un direttore
che ti renda la vita difficile. Anche se il ministro dovesse imporsi,
il nuovo direttore sar solo un paravento e dovr adeguarsi
e collaborare con te".
"Ti ringrazio. Mi hai tranquillizzato", rispondo. "Ma cosa
mi stavi dicendo prima sul Ghikas pescatore? " gli chiedo, per
cambiare discorso.
Il viso gli si illumina di un sorriso. "Kostas, non sai quanto
mi piaccia la pesca", mi confida, tutto contento. "Ormai viviamo
pi a Evia che ad Atene, e sono diventato un pescatore
provetto. Ho imparato la tecnica, e anche i pescatori del luogo
quasi non credono ai loro occhi. Se me l'avessero detto un
tempo, non avrei mai creduto di possedere questo talento".
"Tua moglie cosa ti dice?"
"Anche lei si sfrega gli occhi e ringrazia il cielo che non mi
ha tutto il giorno per casa... Siamo ancora ad Evia. Non appena
torneremo ad Atene, ti telefono per combinare una cena con
le mogli".
"Aspetto la tua telefonata", gli rispondo.
Ci alziamo e ci abbracciamo di nuovo, prima di separarci,
come due buoni vecchi amici che non si vedevano da tempo.
Torno in ufficio di ottimo umore, cosa che accadeva assai
di rado quando lavoravo con Ghikas, e telefono a Stella perch
convochi il comitato nell'ex ufficio del mio ex superiore.
 una delle poche volte in cui li trovo gi tutti riuniti ad
attendere il mio arrivo. Ascoltano il mio rapporto sugli sviluppi
delle indagini, e il primo a esprimere il suo parere 
Vellidis.
"Dovremo inviare una lettera di ringraziamento a Stefanakos.
 grazie a lui che gli Idioti hanno rivelato il movente
dell'omicidio Kaplanis".
"E pensare che l'ha fatto apposta!" aggiunge
Karambetsos.
" tutto giusto, ma credo che le informazioni che contano
riusciremo a ottenerle soltanto dai disoccupati di Fokidis",
osserva Koulakos.
"Hai ragione, ed  per questo che voglio che tu sia presente
all'interrogatorio", gli dico. "Sei lo specialista in questioni
economiche, e le tue domande potranno esserci di grande
aiuto".
"Vengo volentieri".
"Hai qualche compito da affidarci?" mi chiede
Karambetsos.
"Non in questo momento. Dobbiamo pazientare finch
non avremo le testimonianze dei disoccupati".
"L'unico che si pu congedare con la coscienza tranquilla
di avere fatto il proprio dovere sono io", annuncia Vellidis.
Appena ritorno in ufficio, irrompe Dermitzakis, neanche
avesse degli informatori che gli dicono il momento esatto in
cui mi siedo alla scrivania.
"Abbiamo gi i dati biografici dei cinque disoccupati.
L'ultimo sar pronto entro domattina. Quando li
convochiamo?"
"A partire da domani. Dopo avere dato un'occhiata alle
schede biografiche, decideremo l'ordine di convocazione. Non
voglio iniziare a interrogarli ora. Prima dobbiamo confrontare
le informazioni di cui siamo entrati in possesso: potrebbero
fornirci degli elementi per rendere le nostre domande pi efficaci
e precise".
Telefono ad Adriana per sapere dove mangeremo stasera.
"Sono da Caterina e sto preparando le melanzane imam
e l'agnellino al forno. Le ho detto che hai una cosa da comunicarci
e lei ha proposto di mangiare a casa sua, perch vuole
che anche Lambros venga informato".
Guardo l'orologio. Ho un'ora di tempo prima di andare
da Caterina. Come ammazzarlo? Ah, ecco: mi rendo conto che
non posso annunciare la mia promozione a mani vuote - non
mi risparmierei la tirata d'orecchie di Adriana. Sono incerto
tra vino e dolci: alla fine, decido per il vino.
Esco prima per passare da un'enoteca.
...
30.

Aspetto Caterina sulla porta, ma  Adriana ad accogliermi.
Appena vede il sacchetto del vino, mi manifesta la sua
soddisfazione.
"Bravo, hai fatto bene a pensarci. E io che stavo per
telefonarti".
"Eh, dai! Come potevi pensare che sarei venuto a mani
vuote..." esclamo, per godermi per una volta il vantaggio.
"Lascia stare, va' che non mi incanti. Dai, andiamo, che
tutti ti aspettano sui carboni ardenti".
Quando entro in soggiorno, la mia prima impressione  di
essere finito in una riunione scolastica. A parte la famiglia, sono
presenti anche i tre che ieri hanno reso onore ai ghemist.
"Allora, pap, fa' il tuo annuncio perch se Lambros si
mette a piangere me ne dovr andare".
"Ti prego di avere un attimo di pazienza. Aspetto la
troupe".
"Quale troupe?" chiede Adriana.
"La troupe televisiva. Come posso fare un annuncio senza
la troupe televisiva?"
"Ah! Mio marito ce lo siamo giocati", commenta
Adriana, scuotendo la testa.
"Dai, pap, lascia stare gli scherzi. Parla finch Lambros
mi concede una pausa".
Racconto dettagliatamente i due incontri con il vicecomandante
ed il comandante. Alla fine, come dessert, aggiungo
l'incontro con Ghikas.
L'accoglienza del pubblico segue le varie fasi della descrizione,
passando dalla sorpresa al sorriso, dal sorriso all'entusiasmo.
 mia figlia a saltarmi per prima tra le braccia: mi
stringe forte e mi dice con voce soffocata dalla commozione:
"Non sai quanto sono felice, pap. Non sai quanto!" Poi annuncia
a tutti ad alta voce, per tenere sotto controllo l'emozione:
"Ora potr dire a Lambros che il nonno  vicedirettore
della Centrale di polizia. Sar orgogliosissimo!"
"Non esserne certa", la avverto.
"Perch? C' la possibilit che annullino la promozione?"
"No, ma i bambini a scuola lo apostroferanno come nipote
dello sbirro".
"Sar un onore ed un privilegio per lui", ribatte, prontamente
Adriana.
Poi  il turno di Fanis, che mi prende per le braccia e mi
bacia sulle guance: "Congratulazioni! Mi hai tirato su di morale",
dice, ridendo.
"Perch mai?" gli chiedo.
"Ora che hai avuto la promozione, posso sperare anch'io,
un giorno, di diventare primario".
Mnia imita Caterina: mi stringe e mi bacia, mentre Uli
esprime la sua gioia con una calda stretta di mano.
"Ah, adesso capisco: i ghemist di ieri sera erano l'anticipazione
della promozione", commenta Mnia.
"S, ma Kostas voleva tenere la notizia riservata fino alla
conferma definitiva", spiega Adriana.
Sembra che la pausa concessa da Lambros sia finita, perch
lo sentiamo piangere. Caterina si alza e va nella sua stanza.
Zisis  l'unico a non essersi mosso. Mentre sto cominciando
a pensare che la promozione di uno sbirro lasci indifferente
un vecchio comunista, lo vedo alzarsi e avvicinarsi. Mi sposta
un po' di lato, poi mi mette la mano sinistra sulla spalla e, con
l'altra, mi stringe la destra.
" uno dei pochi casi in cui la pubblica amministrazione
ha fatto una scelta giusta", mi dice, a voce bassa. "I tuoi gioiscono,
e a ragione. Io, per, che ti conosco da quando militavamo
in campi opposti, so che persona onesta sei".
Le sue parole mi commuovono pi di tutti gli abbracci e
i baci. E faccio a lui quello che hanno fatto a me: lo abbraccio
forte e gli sussurro all'orecchio:
"Grazie, Lambros: ma ti prego, non dire pi i tuoi.
Anche tu fai parte dei miei parenti".
Le confessioni reciproche vengono interrotte da Caterina
che porta il piccolino. "Vieni a fare le congratulazioni al nonno",
gli dice, e me lo avvicina.
Lo prendo in braccio. Mi guarda e, tutt'a un tratto, scoppia
a piangere.
"Ahi, siamo nei pasticci", commenta Fanis. "A mio figlio
non vanno gi gli sbirri".
"Ma cosa dici, Fanis!" insorge Adriana. "I neonati preferiscono
le mamme ai pap - e le nonne ai nonni - perch l'abbraccio
di una donna  pi dolce. Vieni qui, bambino mio".
Si avvicina e lo prende in braccio. Come per miracolo,
Lambros smette di piangere. "Vedete?" commenta, trionfante.
Caterina lo prende a sua volta in braccio, dicendo: "Dallo
a me, perch tu devi preparare il banchetto ufficiale".
Tutto questo andirivieni deve aver innervosito il piccolo,
che si rimette a piangere. Caterina lo porta in camera per tranquillizzarlo.
Adriana e Mnia si occupano della cena, e si ricostituisce
la compagnia degli uomini.
"Cosa significa per te questa promozione?" mi chiede
Fanis.
"Dal punto di vista personale o professionale?"
"Professionale, ovviamente. Dal punto di vista personale
 evidente: ne sei felice come ne sarebbe felice chiunque".
Ci penso un po', prima di rispondere. "Se devo credere
ai miei due superiori, sar responsabile dell'operativit,
anche se dovessero nominare un direttore al posto di Ghikas.
Non ho ragione di non crederci, perch si fidano di me.
Naturalmente nessuno sa cosa potr succedere se dovesse
cambiare la linea di comando, ma fino ad allora abbiamo
tempo. Anzi, non  escluso che io non sia gi andato in pensione
prima".
"Tu che ne dici, Uli?" domanda Zisis.
"Io non capisco", ammette Uli.
"Cosa non capisci?" gli chiede Fanis.
"Io lavoro sempre da solo. Mi danno una commessa, ci
lavoro nel mio studio e, quando finisco, cerco un altro cliente.
Non riesco a immaginare come si senta una persona che ha
avuto una promozione".
"Eh, ha ragione Uli: voi siete stipendiati e non potete capire
i liberi professionisti", gli fa eco Zisis.
"Perch, tu li capisci?" gli chiede Fanis.
"Abbastanza, visto che per una vita sono stato un libero
disoccupato".
Adriana porta le melanzane imam, mentre Mnia segue
con l'insalata. Per terza, arriva Caterina con il vino. Ognuno
prende posto, e Fanis, come coppiere ufficiale, riempie i calici.
Tutti brindano per farmi gli auguri. Adriana e Caterina
vengono a baciarmi.
"Mnia, facci una fotografia", dice Caterina. "Fanis, vieni
anche tu".
Mnia prende il cellulare e fotografa la bella famigliola.
Dopodich ci mettiamo a mangiare di buona lena. Il secondo
giro di congratulazioni me lo riservano le melanzane imam di
Adriana.
Segue poi l'agnello al forno con le patate. Per me e Caterina,
il sapore e la bont delle pietanze di Adriana sono quasi
scontati, mentre gli altri, che sono meno abituati, sono sempre
deliziosamente stupefatti.
Mnia infine porta il dolce, e in quell'istante mi squilla il
telefono. "La chiamo dalla centrale operativa, commissario.
La stazione di Capo Sounion ci ha appena comunicato che c'
stato un incidente. Un'automobile  uscita di strada ed  caduta
in mare".
"E da quando la Centrale  responsabile anche per gli incidenti
stradali?" chiedo.
"Non l'avrei disturbata, ma il comandante della stazione
mi ha riferito che un testimone ha dichiarato all'autopattuglia
di avere visto un furgoncino mettersi di traverso per
sbarrare la strada mentre l'auto si avvicinava. Il conducente
dell'auto ha cercato di evitare l'impatto ed  finito in mare.
Il comandante della stazione sospetta un omicidio, ed  per
questo che l'abbiamo informata".
"Va bene, mando subito una squadra per un sopralluogo".
Chiudo e chiamo Dermitzakis. Gli chiedo di mandare sul
luogo dell'incidente Askalidis e Dervsoglou, e poi di farmi un
rapporto.
"Lasci stare. Ci vado io con Askalidis".
Gli chiedo di chiamarmi nel caso ci sia qualcosa di sospetto.
Chiudo e torno a tavola per la torta al cioccolato. Non ricordo
di avere mai festeggiato il compleanno con una torta, e
ora mi rifaccio alla grande con la torta di promozione.
"Un altro omicidio?" mi chiede Fanis.
"No. Un incidente verso Sounion, ma c' un testimone
che ha visto qualcosa di strano e ho mandato due dei miei per
un sopralluogo".
Caterina serve il dolce. Uli si alza e tira fuori dallo zaino
una bottiglia con un liquido trasparente che sembra ouzo.
"Che cos'?" gli chiede Zisis.
"Grappa", risponde Uli. "Un distillato italiano che assomiglia
al tspouro, ma che si beve dopo mangiato".
L'accoglienza  molto positiva. Persino Zisis si dichiara
soddisfatto.
"Per questo andiamo d'accordo con gli italiani",
commenta Adriana.
"Perch bevono la grappa?" chiede sua figlia.
"Chiaro: grappa o tspouro, che differenza fa?"
La serata si chiude con tutta la compagnia di ottimo umore
e io che mi sono goduto la festa per la promozione insieme
con la mia famiglia.
La telefonata di Dermitzakis arriva mentre avvio la Seat.
"Penso che dovrebbe venire, commissario".
"Perch? Ci sono problemi?" chiedo, spegnendo il
motore.
"Abbiamo trovato il furgone. Era stato abbandonato davanti
al traforo Karamanls a Vrkiza, e risulta rubato ieri a
mezzogiorno".
"Chiama Dimitriou e fallo venire con la squadra. Immagino
che dalla stazione di polizia abbiano gi informato la Guardia
Costiera per il recupero dell'auto".
"Devo informare anche il medico legale?"
"Aspetta che tirino fuori la macchina. E mandami un'autopattuglia
a casa".
Non c' niente da fare: se sei sfigato, la sfiga non ti molla
neanche il giorno pi felice della tua vita.
...
31.

 l'una di notte quando arrivo sul luogo dell'incidente. Ho lo
stomaco pesante per la mangiata e la mente annebbiata per
la bevuta: non sono assolutamente in grado di occuparmi di
un'indagine.
Il fatto  accaduto al "Traforo Karamanls", il tunnel dove
Alekos Panagoulis aveva piazzato l'esplosivo per uccidere il
dittatore Papadpoulos.
Il furgone si trova nella stessa posizione. La polizia stradale
ha chiuso la galleria in direzione di Atene, deviando il traffico
nell'altro tunnel, che ora  a doppia corsia. Per fortuna, a
quest'ora il traffico  quasi inesistente.
Il comandante della stazione di polizia mi si avvicina per
fare rapporto. In sostanza, mi ripete con qualche particolare in
pi quanto ho gi saputo da Dermitzakis.
"Il testimone oculare  ancora qui?" chiedo.
"No, lo abbiamo lasciato andare a casa perch era con la
famiglia, ma abbiamo i suoi dati".
Vedo che Dimitriou sta ispezionando la superficie stradale
con una torcia. Mi avvicino. "So che ti far delle domande per
cos dire inopportune, ma c' per caso qualcosa che potrebbe
esserci utile?"
"Il furgoncino l'abbiamo trovato cos come lo vede. Ha
sbarrato la strada proprio davanti al tunnel. Evidentemente
era parcheggiato nello spazio verso il mare e l'hanno spostato
all'ultimo momento per sbarrare la strada. Non voglio invadere
il suo campo, commissario, ma la mia opinione  che non
si tratti di un incidente: sembra che qualcuno abbia seguito
l'auto e avvertito il furgone di sbarrare l'accesso al tunnel. Era
buio, il conducente non l'ha visto in tempo: si sar spaventato
e, per evitare il frontale,  finito in mare".
Lascio Dimitriou e mi dirigo verso i miei, ma il responsabile
della Guardia Costiera mi anticipa.
"Kapelas, della Guardia Costiera, commissario. Purtroppo
non possiamo iniziare il recupero prima dell'alba. Ma ho
fatto venire due sommozzatori per scandagliare il fondo nel
punto in cui la macchina si  inabissata. Quando avr altre notizie,
la chiamer".
Kapelas torna al suo lavoro, e io vado dai miei, ma trovo
soltanto Koula.
"Dove sono tutti gli altri?" chiedo.
"Stanno facendo un giro per le taverne ed i ristoranti in cerca
di informazioni", mi spiega. "Io ho gi finito, ma non ho scoperto
niente. Come si fa a scoprire qualcosa su qualcuno che
non sai chi era, se ha mangiato in una taverna o se era di passaggio?
Dovranno almeno recuperare l'automobile per sapere chi
c'era dentro. In questo momento brancoliamo nel buio!"
Dopo un po', arriva Askalidis, seguito da Dervsoglou.
Entrambi sono a mani vuote.
"Tutti ci guardano e fanno spallucce perch non sanno",
mi dice Askalidis, che conferma le parole di Koula.
Per ultimo, arriva Dermitzakis. "Torniamo a casa, commissario.
Non  possibile che la gente sappia chi sono le vittime
e se hanno mangiato in questo od in quel locale, se non
sappiamo neanche di quante persone si tratta. E poi dovremmo
fare anche un alcoltest alle vittime, perch non  escluso
che il conducente fosse ubriaco e abbia perso il controllo per
mancanza di riflessi, quando ha visto il furgoncino pararglisi
davanti".
"Hai ragione, ma sentiamo prima cosa ci possono dire i
sommozzatori".
Sarei andato volentieri a letto anch'io nelle condizioni in
cui mi trovo, ma stringo i denti. Torno da Dimitriou. Accanto
a lui c' un quarantenne che ispeziona attentamente il
furgoncino.
"Hai notato qualche danno o qualche manomissione nel
veicolo?" gli chiede Dimitriou.
"No, non sembra che abbia avuto danni", risponde, sollevato.
"Quando me lo potrete restituire?"
"Prima dobbiamo portarlo in laboratorio e ispezionarlo.
Se non emerge nulla di particolare per cui dovremo trattenerlo,
dopodomani puoi venire a ritirarlo. Telefona alla Scientifica
e te lo confermeranno". Gli d il numero della Scientifica e il
nome del responsabile.
"Quindi devo rimanere un'altra giornata senza lavorare.
Ah, cazzo! Che disastro!"
"Dove l'avevi posteggiato?" gli chiedo.
"In uno spiazzo vicino a casa, a Loisia. Non lo parcheggio
mai davanti a casa, perch la strada  stretta e un paio di volte
me l'hanno rigato. Sono anni che lo lascio in quello spiazzo, e
non me l'hanno mai toccato. Non potevo immaginare che me
l'avrebbero rubato. Chi ruba un furgone? Non  n una Mercedes
n una BMW". Si volta verso Dimitriou. "Amico, cercate
di finire presto. Lo so che tu non c'entri, ma per me  come il
pane!"
"D'accordo. Dir ai ragazzi di controllarlo domani mattina
presto. Telefona verso le dieci: se non ci sono problemi,
puoi passare a prenderlo".
Lasciamo il proprietario del furgone al suo malumore
e torniamo al punto dove  avvenuto l'incidente. Trovo i
due sommozzatori e il responsabile della Guardia Costiera ad
aspettarmi.
"Nella macchina ci sono tre uomini, commissario", mi
spiega un sommozzatore. "Da quello che siamo riusciti a capire
sono individui tra i trenta e i quarant'anni. L'auto  una
Hyundai con la targa greca. Domani, dopo il recupero, ne sapremo
di pi".
Lo ringrazio e mi rivolgo ai miei. "Fate un giro nei locali
ancora aperti e chiedete se hanno notato un gruppo di tre
uomini".
I miei se ne vanno, mentre io resto con il comandante della
stazione di polizia.
"Cosa ne pensa?" mi chiede.
"Niente di particolare. In questo momento, l'unico elemento
sospetto  il furgone rubato che ha sbarrato la strada
alla Hyundai. Altrimenti potrebbe trattarsi di un normale incidente
stradale".
"Esclude del tutto la possibilit di un incidente?"
"S. Direi che non ci sono dubbi sul fatto che il furgone
sbarrasse la galleria con l'intenzione di provocare l'uscita di
strada di un veicolo", conclude.
Il suo compito  finito e mi saluta. Gli agenti della
Stradale hanno messo dei segnali per indicare il cambio di
carreggiata e se ne sono andati. Io sono rimasto con i due
conducenti delle autopattuglie. Cammino avanti e indietro,
sperando di riuscire a digerire, e quindi ad alleggerire il peso
sullo stomaco.
Per primo, torna Askalidis, seguito da Koula. Entrambi
sono a mani vuote.
"Non hanno visto tre uomini soli. C'erano solo coppiette,
oppure gruppi pi numerosi", mi dice Askalidis.
La stessa risposta mi arriva da Koula. Comincio a pensare
che non otterremo nulla prima del recupero dell'auto, quando
sopraggiunge di corsa Dervsoglou.
"Nella taverna dove sono andato c'era un tavolo con tre
uomini. Due sembravano stranieri, visto che parlavano in inglese.
Il terzo era greco. L'hanno capito perch era lui che faceva
le ordinazioni al cameriere".
"Gli hai chiesto se erano arrivati a bordo di una
Hyundai?"
"Non ci hanno fatto caso. Ma uno dei camerieri ha visto
una Hyundai parcheggiata l vicino".
La notizia che ci ha portato Dervsoglou non piace a nessuno.
La spiegazione pi verosimile me la d Dermitzakis.
"Un greco e due stranieri. Mi puzza di un regolamento di
conti in stile mafioso. Non ci bastavano gli Idioti, ora abbiamo
anche i mafiosi", dichiara.
"In ogni caso, non possiamo fare nulla prima del recupero
della macchina", gli dico. "Quindi le indagini sono rimandate
a domani.  ora di andare tutti a dormire".
Come riuscir a prender sonno con lo stomaco in subbuglio
 un altro discorso. L'unico rimedio spero sia la
stanchezza.
...
32.

Alle otto della mattina dopo siamo tutti di nuovo l. Stanchi e
assonnati. L'unica cosa migliorata  lo stomaco - pi leggero.
Le operazioni di recupero sono gi a buon punto. Noi siamo
il pubblico che osserva lo spettacolo.
Dimitriou  arrivato con due soli assistenti: ha lasciato gli
altri in laboratorio per ispezionare a fondo il furgoncino.
Abbiamo anche avvertito il medico legale, che si occuper delle
tre vittime.
"Potevamo arrivare anche dopo. Il recupero richieder
ancora tempo", osserva Askalidis.
"E se invece avessero finito prima? Dovevano aspettare il
nostro arrivo? E se per qualche ragione il recupero non potesse
avvenire oggi?  importante saperlo, cos nel frattempo potremo
dedicarci ad altro", risponde Dermitzakis.
Askalidis capisce di aver detto una stupidaggine e tace.
Preferirebbe essere al posto di Koula, che  rimasta in ufficio
per fare da coordinatrice.
"Dove si trova, commissario?" mi chiede il vicecomandante
al cellulare.
"Sul luogo dell'evento. Seguo il recupero dell'auto".
"Venga subito qui al ministero. Abbiamo una notizia che,
se si rivelasse vera, sarebbe molto difficile da affrontare".
Informo i miei della convocazione al ministero e salgo
Sll'autopattuglia. Per tutto il viaggio da Sounion a viale Mesoghion,
cerco di immaginare quale informazione collegata a
questo caso possa avere il vicecomandante. Non mi viene in
mente nulla. Smetto di rompermi la testa perch non ha senso.
"Mi ha messo in agitazione", dichiaro al vicecomandante,
appena entro nel suo ufficio.
"Spero di averlo fatto ingiustificatamente e di doverle
porgere le mie scuse", mi risponde. "Ma quello che ho sentito
non mi piace affatto". Mi indica la sedia davanti alla sua scrivania.
"Si accomodi e le spiego nel dettaglio".
Mi siedo, e lui va subito al dunque: "Stamattina il nostro
ministro ha ricevuto una telefonata da parte del ministro
dell'Economia. La moglie di uno dei dirigenti della direzione
delle Politiche Economiche, Dimitris Nakos, ha detto a un
collega di suo marito che quest'ultimo stanotte non  tornato
a casa, ed era in pensiero. Ha anche aggiunto che il marito le
aveva detto che sarebbe uscito con due collaboratori stranieri.
Il collega di Nakos ha telefonato subito all'albergo dove alloggiavano
i due stranieri, e ha scoperto che neanche loro erano
rientrati. Dopodich il ministro dell'Economia ha informato il
nostro e gli ha chiesto di fare delle ricerche".
Sudo freddo. Cerco di concentrarmi per fare le domande
giuste.
"Si sa chi erano i due stranieri?"
"S". Legge un foglio che ha davanti a s: "Uno  un dirigente
di Bruxelles. Si chiama Frank Vestermans ed  belga.
L'altro  un italiano, dirigente del Fondo Monetario Internazionale,
e si chiama Fabrizio Tebaldi".
"E perch sono in Grecia?"
"Il direttore mi ha detto che sono venuti per controllare
una serie di dati in vista di un incontro istituzionale, e sono rimasti
molto soddisfatti. Nakos li ha invitati a cena per
festeggiare".
"Dobbiamo raccogliere al pi presto la testimonianza del
dirigente con cui ha parlato", dico al vicecomandante.
"Posso organizzare un incontro, ma dovr essere presente
anche il comandante, perch poi sar lui a informare il
ministro".
"D'accordo. Del resto, se  accaduto quello che temo,
non ci scolleremo di dosso i due ministri".
"Cosa teme?" mi chiede.
"Che i tre che sono finiti in mare siano proprio gli stessi
che ieri sera sono usciti a cena".
"Anch'io ho questo presentimento, e l'ho avuto fin
dall'inizio".
Interrompiamo la conversazione e ci trasferiamo nell'ufficio
del comandante che, quando sente tutta la storia,
impallidisce.
"Chiamer subito il direttore per avere la sua
testimonianza".
Fissa l'incontro con la segretaria del ministro, e poi si rivolge
a me. "La sua promozione  arrivata al momento giusto".
"Perch?" chiedo, senza capire il nesso.
"Appena la notizia arriver a Bruxelles e a Francoforte, ci
piomberanno addosso i poliziotti europei, e avremo bisogno
di un pari grado che li tenga a bada".
La cosa mi rende felice, ma non posso dire nulla perch
ha ragione. Del resto, l'onore di avere rapporti internazionali
verr vanificato dalle pressioni che subir ogni giorno, sia da
parte degli stranieri sia dei connazionali.
Il cellulare mette fine al mio pessimismo. "Commissario,
abbiamo portato a termine il recupero. Le tre salme devono
essere prese in consegna dal medico legale?"
"No.  pi urgente l'identificazione. Verr con un testimone
che potrebbe riconoscerle, ma mi ci vorr un po', perch
prima dobbiamo interrogarlo".
Segue un silenzio di tomba. Nessuno vuole aprire bocca
finch non arriva il direttore, trafelato, che si presenta come
Vyron Zispoulos.
"Sono loro?" ci chiede, appena ci sediamo intorno al
tavolo.
"Lo sapremo tra poco", gli rispondo. "Ricorda quando
esattamente ha ricevuto la telefonata della moglie di Dimitris
Nakos?"
"Ero appena entrato nel mio ufficio. Ho subito chiamato
l'albergo dove alloggiavano Frank e Fabrizio e mi hanno
detto che neanche loro avevano passato la notte nelle loro
stanze".
"Sa per caso qual era la ragione della cena?"
"Ne conosco solo una parte. L'altra me l'ha detta la moglie
di Nakos. Avevano verificato che tutti gli indici erano positivi.
Avevano constatato un aumento sia del PIL sia delle
entrate. Tutti e tre erano molto soddisfatti. Lo stesso Nakos
me ne aveva parlato, mostrandosi molto contento. Tutto questo
 accaduto l'altro ieri, quando  stato consegnato il rapporto
alla stampa. Da quanto mi ha detto la moglie, avrebbero
voluto festeggiare la sera stessa, ma Nakos aveva un impegno
di famiglia, e quindi l'hanno fatto ieri sera. Oggi Frank e Fabrizio
sarebbero ripartiti".
"Sa che macchina aveva Nakos?"
"S, una Hyundai Tucson".
La mia prima reazione  quella di esclamare: "Consummatum
est". Il vicecomandante vede la mia espressione e capisce
tutto. Cerco di ipotizzare che l'auto ripescata sia un altro modello
di Hyundai, ma so gi che questo pensiero  destinato a
rivelarsi una flebile speranza.
"Mi spiace, ma deve venire con me per il riconoscimento,
signor Zispoulos. Se si fosse trattato solo di Nakos, avrei
chiamato la moglie, che  la parente pi prossima. Ma soltanto
lei pu riconoscere i due stranieri. So che  molto duro, ma
purtroppo non si pu fare diversamente".
"Ma certo, si figuri!" E si alza.
"Voglio che mi tenga costantemente informato, commissario",
mi dice il comandante. "Capisce che se dovesse confermarsi
questa terribile ipotesi, saremo in stato d'assedio
permanente da parte dei due ministri".
"Non si preoccupi, comandante. Restiamo in contatto diretto",
lo tranquillizzo.
Zispoulos e io saliamo sull'autopattuglia. L'itinerario
dalla Mesoghion a Vrkiza ci richiede parecchio tempo, nonostante
le sirene spiegate. All'inizio restiamo in silenzio finch, a
un certo punto, Zispoulos sbotta.
"Perch?" mi chiede. "Perch ucciderli?"
"Vediamo prima come stanno veramente le cose e sentiamo
cosa avranno da dirci i tecnici. Non  escluso che arrivino
alla conclusione che si  trattato di un incidente stradale".
Da lontano scorgiamo un assembramento. Sembra abbiano
circondato l'automobile. Poco pi in l, sono parcheggiate
le ambulanze.
Scendiamo dall'autopattuglia e ci avviciniamo. Appena ci
vedono, il cerchio delle persone si apre, e compare la Hyundai,
pesantemente danneggiata dall'urto contro le rocce.
"Riconosce l'auto di Nakos, anche se  in queste condizioni?"
chiedo a Zispoulos.
Me lo conferma, e la flebile speranza va decisamente a farsi
benedire.
Per fortuna, hanno gi trasferito le salme sull'ambulanza,
e a Zispoulos viene risparmiato il trauma peggiore.
Tra i presenti distinguo Dimitriou, ma non il medico legale
Stavrpoulos. Evidentemente ha pensato che non fosse
il caso di muoversi, perch la sua presenza sarebbe stata superflua
- non posso dargli torto. Una prima ricognizione dei
cadaveri sul luogo dell'incidente non ci avrebbe potuto dire
nulla pi di quanto gi sappiamo.
"Non la disturber oltre", dico a Zispoulos. "Appena
avr terminato con il riconoscimento, potr tornare al suo lavoro.
La far accompagnare con l'autopattuglia".
Faccio cenno a Dermitzakis di avvicinarsi. Gli presento
Zispoulos e gli chiedo di accompagnarlo alle ambulanze.
Abbiamo tutti lo sguardo fisso su di loro: aspettiamo con ansia
quanto potr dirci Zispoulos.
Lui rimane un attimo davanti alla prima ambulanza, e poi
fa la stessa cosa con le altre due. Quando rivolge lo sguardo
verso di noi, si copre gli occhi con il palmo della mano, come
se stesse perdendo l'equilibrio.
Dopo un istante, si riprende e si avvicina. "Sono loro",
mormora. "Dimitris, Frank e Fabrizio". Poi esclama: "Perch?",
come aveva fatto nell'autopattuglia. "Perch li hanno
uccisi? Ha una spiegazione?"
" ancora troppo presto per tirare delle conclusioni", gli
rispondo. Poi lo ringrazio per l'aiuto e faccio cenno a Dermitzakis
di accompagnarlo all'autopattuglia.
Telefono al vicecomandante e lo aggiorno sul riconoscimento
delle vittime.
Dermitzakis torna subito dopo la partenza dell'autopattuglia.
Con lui ci sono anche Askalidis e Dervsoglou, ora il
quartetto  completo.
"Ha qualche dubbio sul fatto che si tratti di un omicidio
plurimo?" mi chiede Dermitzakis.
"No, nessun dubbio".
"Ma come facevano a sapere che sarebbero andati a cena
tutti e tre insieme?" si domanda Askalidis.
"Hanno escogitato un piano talmente audace che ci vorr
del tempo per ricostruirlo. Non possiamo farlo qui. Torniamo
in Centrale, l potremo ragionare con calma. Del resto, qui
non abbiamo nient'altro da fare".
Dimitriou si  unito alla compagnia e segue la conversazione.
"Sono d'accordo con lei, commissario", dichiara. "E
le dir di pi: prima dell'ingresso in galleria abbiamo trovato
le tracce di una frenata. Sembrerebbe che il conducente si sia
accorto in ritardo del furgoncino e abbia schiacciato il freno
bruscamente. L'auto ha sterzato a sinistra, il conducente ne ha
perso il controllo ed  finita sulle rocce, e da l in mare. Ho
chiesto all'istituto di medicina legale di fare un'analisi tossicologica
alle tre vittime. Non  escluso che il conducente avesse
bevuto, visto che venivano da una cena. E un'altra cosa. Il
furgoncino ha solo due posti: il conducente ed un passeggero.
Il resto  vuoto per il trasporto delle merci, come ci ha detto il
proprietario. Quando  accaduto il fatto, sul furgoncino c'era
solo una persona, perch il sedile accanto non presenta tracce
di uso recente. Evidentemente, il conducente ha lasciato il furgone
in posizione e poi se n' andato. L'ha lasciato l in modo
che la Hyundai ci si scontrasse, oppure finisse in mare nel tentativo
di evitarlo, com' di fatto accaduto".
"Ci hai detto cose illuminanti, ora dobbiamo ragionarci",
rispondo.
Saliamo tutti sull'altra autopattuglia e ci dirigiamo alla
Centrale.
...
33.

Siamo tutti seduti in ufficio e ci guardiamo. Da un lato ci sono
io a indirizzare la conversazione, dall'altro le domande sono
molte e non  facile metterle in un ordine logico.
"Cominciamo dalla pi facile", chiedo alla squadra.
"Come facevano gli assassini a sapere che i due delegati stranieri
erano venuti in Grecia?"
"Quando ad Atene viene qualcuno da Bruxelles o dal
Fondo Monetario Internazionale, la stampa gli dedica un titolo
a dieci colonne", risponde Koula.
"Giusto, ma dovremmo capire quando  stato reso noto il
loro arrivo. Analizza i giornali dell'ultima settimana e cerca di
sapere quando la notizia  stata divulgata".
Koula ci lascia e mi rivolgo agli altri. "La seconda domanda
richiede maggiore riflessione. Come facevano i criminali
a sapere che i tre sarebbero andati a cena a Sounion ieri
sera?"
"Hanno seguito i loro movimenti", risponde Dervsoglou.
"Avevano degli informatori al ministero, a casa di Nakos e
in albergo", aggiunge Dermitzakis.
"D'accordo, allora andiamo oltre. Se effettivamente sono
stati spiati, dobbiamo arrivare a una conclusione che ci permetta
di definire le nostre mosse da qui in poi. La conclusione
 che non abbiamo a che fare con un piccolo nucleo di terroristi.
Prima di ogni omicidio c' stata una preparazione. Hanno
pedinato Fokidis anche dentro il suo hotel. Hanno seguito
Kaplanis. Ora pedinavano ben tre persone, in luoghi diversi:
il ministero, la casa di Nakos, l'albergo. Direi quindi che abbiamo
a che fare con una squadra di appoggio - il che rende
le indagini pi complesse, perch allarga molto l'mbito in cui
dobbiamo muoverci".
"Vuole sguinzagliarci per andare a fare domande in giro?"
chiede Askalidis.
"Sarebbe la cosa giusta, ma ho paura che in tre non bastiate.
Dovr parlare con Karambetsos e chiedergli la collaborazione
dell'Antiterrorismo".
In quel momento si presenta Koula. "La notizia dell'arrivo
dei delegati  stata diffusa quattro giorni fa. Sono venuti a
verificare gli elementi per il prossimo incontro con una commissione
da Bruxelles".
"Quindi si sapeva per quale ragione erano venuti",
commenta Dermitzakis.
"S, e li hanno uccisi quando hanno annunciato le loro
conclusioni", aggiunge Dervsoglou.
"Esatto. Secondo voi, questo fatto ci rivela chi possono
essere stati gli assassini?" chiedo.
"Gli Idioti Nazionali?" azzarda Askalidis.
"Lo vedremo. Perch hanno ucciso Fokidis? Perch
utilizzava le borse di studio e il pensionato per gli studenti
meno abbienti come paravento per l'evasione fiscale e per
avere una fonte di manodopera a basso costo per i suoi alberghi.
Perch hanno ucciso Kaplanis? Perch nelle statistiche
definiva occupati anche coloro che si accontentavano
di uno stipendio da fame che non gli permetteva neanche di
provvedere ai pasti. E ora  stata la volta di due stranieri e un
greco, il giorno dopo che hanno annunciato l'aumento del
PIL e delle entrate".
"In altre parole, lei crede che abbiamo a che fare con gli
stessi esecutori?" chiede Dermitzakis.
"Sono quasi certo che il movente sia lo stesso, e questo
porta le nostre indagini in due direzioni: una  pratica, l'altra
, per cos dire, teorica. Quella pratica  capire chi ha potuto
pedinare le tre vittime. L'altra, qual  l'ipocrisia di cui vengono
accusati e, quindi, il movente dell'attentato".
Mi fermo un istante, nel caso qualcuno abbia delle osservazioni
o voglia aggiungere altro. Nessuno interviene, quindi
continuo:
"Passiamo a organizzare i nostri prossimi passi. Koula rester
qui a fare da collegamento. Voi tre farete un giro al ministero,
all'albergo e alla casa di Nakos, per scoprire se qualcuno
ha notato qualcosa di strano o di sospetto. Nel frattempo, io
parler con Karambetsos per chiedergli di metterci a disposizione
qualcuno dei suoi uomini, visto che da soli non ce la
faremo mai. Parler anche con Koulakos, che di economia ne
capisce, e che ci potrebbe aiutare a chiarire altri punti sui tre
attentati".
I miei collaboratori fanno per andarsene, ma io li fermo.
"Avete delle foto dei disoccupati degli alberghi di Fokidis?"
chiedo loro.
"S, la direzione del personale ci ha dato la scheda individuale
con le fotografie di ciascuno", mi risponde Koula.
"Bene. Allora, tenete le fotografie con voi per mostrarle in
giro. Magari qualcuno li riconosce. In ogni caso, alla fine della
ricerca voglio qui i disoccupati per interrogarli".
Tutti escono in missione, e io chiedo a Stella di convocare
Koulakos e Karambetsos. Salgo, e lei mi accoglie con un sorriso,
si alza dalla sua postazione e mi abbraccia.
"Cosa ti  successo?" le chiedo, stupefatto.
"Poich, ufficialmente, sono sempre la segretaria del direttore,
ho ricevuto un documento da far circolare in tutti i
servizi della Centrale", mi spiega, indirizzandomi un sorrisetto
astuto.
"Di cosa si tratta?" le chiedo, anche se ho gi capito.
Apre il cassetto della scrivania e mi consegna un foglio:
 la comunicazione della mia promozione. Evidentemente,
in previsione della tempesta che ci attende, il comandante ha
pensato bene di annunciarla per rafforzare ufficialmente la
mia autorit.
"Lo diffondo subito", dice Stella.
"No, aspetta la fine della giornata", le chiedo. "C' troppa
pressione, non ho il tempo materiale per le congratulazioni e
gli auguri. Ora che sei informata del fatto, sei ufficialmente la
mia segretaria e devi obbedirmi", le dico.
"Sono molto felice di essere la sua segretaria, perch so di
essere in debito con lei", mi risponde.
La conversazione si interrompe con l'arrivo di Karambetsos.
Lo accompagno nella sala riunioni - l'ex ufficio di Ghikas.
"Siamo davvero nei pasticci?" mi chiede, appena ci
sediamo.
"Direi di s. Quanto siano gravi lo capiremo nei prossimi
giorni. Vorrei per un favore da te".
"Dimmi".
"Qualora ne avessi bisogno, potresti mettermi a disposizione
due o tre dei tuoi uomini per procedere con le indagini?
Siamo impegnati su tre fronti, e non so ancora che cosa potr
venirne fuori".
"In questo momento, non abbiamo nessuna emergenza,
quindi se hai bisogno di aiuto, basta che me lo fai sapere".
Lo ringrazio, e in quel mentre arriva Koulakos, che mi fa
la stessa domanda: fino a che punto siamo nei casini?
"Rientra nelle competenze di Vlasis?" chiede, indicando
Karambetsos.
"No, non credo che si tratti di atti terroristici", gli rispondo,
spiegandogli la teoria che ho gi illustrato ai miei
collaboratori.
Koulakos mi sta ad ascoltare e poi ci pensa su. "Credo che
tu abbia ragione", dice, e poi aggiunge: "Certo, per esserne
assolutamente certi dobbiamo aspettare la rivendicazione, ma
secondo me non c' altra spiegazione".
"Potresti cercare di capire cosa pu avere spinto gli Idioti
a uccidere? Tu sei un esperto: magari riesci a scoprire cosa li
abbia indotti a passare all'azione".
Koulakos torna ad immergersi nei suoi pensieri. "Hai detto
bene che nei due omicidi precedenti il movente  l'ipocrisia.
Non abbiamo ragione per non supporre che anche in questo
triplice omicidio il movente sia lo stesso. Lasciamo stare un
istante Fokidis e prendiamo Kaplanis. Perch l'hanno ucciso?
Perch hanno ritenuto ipocrita il fatto che abbia presentato
come occupati coloro che guadagnavano solo le briciole, come
hai notato tu. Nel caso dei tre di ieri, penso che la chiave sia
nella crescita del PIL e delle entrate. Pensano sia ipocrita segnalare
il miglioramento degli indici mentre la gente sta soffrendo.
Questa  l'unica spiegazione che posso darti".
" una spiegazione convincente e ti ringrazio", gli dico.
"Se alla fine avr ragione, dovrai offrirgli il pranzo",
commenta Karambetsos.
"Non si parla di corda in casa dell'impiccato", gli ricorda
Koulakos. "Il calvario che ci aspetta parte da una cena".
Il mio cellulare interrompe la conversazione. "Commissario,
deve venire subito. Il ministro ci ha convocato", mi dice il
vicecomandante.
Koulakos e Karambetsos si congedano, mentre io chiedo
a Stella di procurarmi un'autopattuglia. Il tono del vicecomandante
e il subito vietano l'uso della Seat per il trasferimento.
Durante il viaggio, cerco di indovinare la ragione di questa
convocazione urgente. La risposta pi semplice pu essere
che il ministro vuole essere informato costantemente sugli sviluppi
dell'indagine, forse perch riceve delle pressioni dal suo
omologo dell'Economia. La pi complicata - e meno rassicurante -
 che si aspetta che l'Europa interferisca nelle indagini
e vuole decidere insieme a me come comportarsi.
Il tono preoccupato del vicecomandante al cellulare viene
confermato dalla sua espressione. "Temo che non avremo
buone notizie: al comandante  arrivato pi un ordine che un
invito", mi dice.
Ci avviamo insieme dal comandante, e poi procediamo in
silenzio verso l'ufficio del ministro. La segretaria ci fa entrare
subito.
Il ministro ci accoglie seduto alla scrivania, con un'espressione
in tutto e per tutto simile a quella dei miei superiori. Ci
saluta con un cenno del capo, per poi dirigersi al tavolo delle
riunioni.
Non ci siamo ancora seduti che arrivano le cattive notizie.
"Stamattina mi hanno telefonato dall'ufficio del primo
ministro. Bruxelles e la Banca Centrale sono sconvolti dall'assassinio
dei loro due dirigenti. Mi hanno detto anche che la
Commissione Europea  intenzionata a inviare un pezzo grosso
dell'Europol come osservatore, per seguire l'andamento
delle indagini e tenerli informati".
 quello che avevamo temuto, ma una cosa  temerlo -
un'altra, invece,  sapere che si tratta di una decisione definitiva.
Restiamo in silenzio per un istante, per digerire il fatto,
e anche, per quel che mi riguarda, per comprenderne le
implicazioni.
"Quando dovrebbe arrivare?" chiede il comandante.
"Volevano inviarlo gi domani, ma ho chiesto alcuni giorni
per cercare, nel frattempo, di arrivare a un risultato". Si ferma
e si rivolge a me: "Per questo, volevo sapere a che punto
sono le indagini".
Gli fornisco un resoconto dettagliato, aggiungendo anche
la mia teoria sugli Idioti Nazionali e sulla conversazione con
Koulakos.
"Crede che i responsabili siano gli stessi degli altri omicidi?"
mi chiede il ministro.
"Questo lo sapremo presto, forse stasera stessa al telegiornale",
rispondo.
"Come mai?"
"Se sono gli stessi, seguir una rivendicazione", gli spiega
il vicecomandante.
"Comunque, fino a questo momento, non ce n' traccia",
nota il ministro.
"Ha ragione, ma  piuttosto raro che le rivendicazioni
compaiano lo stesso giorno dell'omicidio. Per questo il notiziario
di stasera  molto importante", rispondo.
"Voglio essere costantemente informato, per decidere
quando far venire l'ufficiale europeo. A meno che, naturalmente,
non voglia fare di testa sua", conclude, scuotendo la
testa.
La riunione  terminata, ma nessuno di noi tre trae un sospiro
di sollievo. Il comandante ci chiede di andare nel suo
ufficio.
"C' un modo per accelerare le indagini?" mi domanda.
"Se ha bisogno di rinforzi, me lo dica".
"Non ho bisogno di rinforzi", rispondo. "Ho bisogno della
sua approvazione per un'altra idea".
Gli ricordo ancora una volta la mia conversazione con
Koulakos. "Se, come immagino, la rivendicazione non riveler
il movente del delitto, come nei casi precedenti, vorrei avere la
sua autorizzazione a spiegare la mia teoria ai giornalisti".
"Cosa ci farebbe guadagnare?" mi chiede il
vicecomandante.
"Li costringeremmo a rivelare il movente".
Torno indietro, e gli riassumo la conversazione che ho
avuto al centro di accoglienza, e le rivelazioni di Michalis sulla
chiusura dell'albergo e i licenziamenti ordinati da Fokidis.
"La mia sensazione  che dobbiamo dirigere la ricerca
verso i disoccupati. Non abbiamo a che fare con dei terroristi
professionisti, ma con gente disoccupata da anni e che ormai 
arrivata alla disperazione".
"Non ha tutti i torti", commenta il vicecomandante,
mentre il comandante fa un cenno di assenso. "In ogni caso, il campo
di ricerca  pressoch illimitato".
"Lo so, ma abbiamo gi un elenco di coloro che sono rimasti
senza lavoro perch licenziati da Fokidis.  da l che
stiamo prendendo le mosse".
"Ha la mia autorizzazione a rivelare la sua teoria ai giornalisti",
mi dice il comandante.
Lo ringrazio e prendo la direttissima per tornare a casa.
Con l'autopattuglia arrivo in viale Alexandras, quindi scendo
direttamente in garage per prendere la Seat. Non ha senso
passare dall'ufficio. Mi imbatterei nei colleghi ansiosi di congratularsi
con me - l'ultima cosa di cui ho bisogno in questo
momento.
...
34.

Ogni volta che gli faccio visita, scopro che mio nipote non
 solo il nuovo virgulto della famiglia, ma anche un potente
tranquillante.
Ieri sera, uscendo dall'ufficio, ho pensato che sarebbe stato
un errore andare direttamente a casa con la testa affollata di
pensieri, e ho deciso di rilassarmi prima facendo visita a Caterina.
Come c'era da aspettarsi, ho trovato anche mia moglie,
che si  stupita vedendomi comparire all'improvviso.
"Vedo che hai cominciato a fare anche la pausa caff con
tuo nipote", ha commentato, ridendo.
La pausa caff mi ha fatto molto bene. Ho visto Lambros
e ho chiacchierato con mia figlia e mio genero. Ho chiesto ai
ragazzi di accendere il televisore per dare un'occhiata di sfuggita
al notiziario, nel caso fosse stata divulgata la rivendicazione,
ma non ce n'era ancora traccia.
Ovviamente ho cominciato a dubitare che la mia ipotesi
fosse giusta.
Ora sono le otto del mattino, ho bevuto il caff, e Adriana
aspetta che io vada al lavoro per andare a fare la spesa.
"Comunque Zisis ha fatto proprio centro", mi fa.
"Perch?"
"Melpo  un tesoro. Sta dietro al bambino come una seconda
nonna".
"Diglielo, sar contenta", commento, e proprio in quel
momento squilla il cellulare.
"Qui  il Centro Operativo, commissario. Ci hanno telefonato
due ministeri. Quello dell'Economia e quello del Lavoro,
la Previdenza e l'Assistenza Sociale".
"Cosa succede?" chiedo, sentendomi in un covo di serpi.
"Hanno affisso ai muri di entrambi i ministeri dei comunicati
che sembrano rivendicazioni".
"Dite di non toccare niente e spedite subito un'autopattuglia
ad ognuno dei ministeri. Fate delimitare le zone e coprite i
comunicati. Io mi dirigo subito al ministero dell'Economia, e
mander due collaboratori a quello del Lavoro".
Riattacco e telefono subito a Dermitzakis. Gli spiego in
breve di cosa si tratta. "Va' subito con Dervsoglou al ministero
del Lavoro e spedisci Askalidis al ministero dell'Economia.
Voglio che restiate in costante contatto con me".
"Cosa succede?" mi chiede Adriana, che mi vede parlare
ed accelerare l'uscita da casa.
"Non so se sono davvero idioti, o ci prendono per idioti".
Dalla sua espressione capisco che pensa che sia matto, ma
non ho tempo per spiegarmi.
Svolto sulla Vasileos Konstantinou, per immettermi nella
Righillis e uscire in piazza Syntagma. Appena arrivo all'altezza
dell'hotel Grande Bretagne, vedo da lontano l'autopattuglia.
Lascio la Seat davanti alla Banca Nazionale e raccomando
all'agente di stare all'occhio.
L'autopattuglia ha isolato il marciapiedi e gli agenti hanno
coperto i manifesti con un drappo nero. Sul marciapiedi verso
l'incrocio del parlamento si sono radunati i giornalisti. Alcuni
si stanno lamentando con i poliziotti. Non appena mi vedono,
vengono ad accogliermi.
"Dietro al panno nero  nascosta la rivendicazione, signor
commissario?" mi chiede la reporter con le calze rosa.
"Come vedete, sono arrivato in questo momento, e ancora
non ho visto nulla. Voi come l'avete saputo?" le chiedo.
"Una telefonata anonima", risponde.
"Anche noi l'abbiamo ricevuta", aggiunge Merikas.
Evidentemente hanno avvertito anche i giornalisti, nel
caso la rivendicazione fosse passata inosservata ai passanti o al
personale dei ministeri. Il loro obiettivo  creare scompiglio, e
l'hanno raggiunto, perch davanti al marciapiedi si  radunata
una folla di curiosi.
"Far una dichiarazione, signor commissario?" mi chiede
il giovanotto con la T-shirt.
"S, ma non qui. In Centrale.  l che avrete la copia della
rivendicazione, se effettivamente si tratta di ci. Quindi non
perdete altro tempo da queste parti e lasciateci fare il nostro
lavoro in pace".
"Il commissario ha ragione", commenta la Sterghiou.
"Non si possono fare dichiarazioni in un luogo pubblico".
I giornalisti cominciano ad allontanarsi, e la folla si disperde,
mentre telefono a Dimitriou.
"Devi venire con un fotografo e un esperto di impronte
digitali", gli dico, dopo avergli fornito un rapido aggiornamento.
"E poi mandali anche al ministero del Lavoro. L c'
Dermitzakis".
Chiedo agli agenti di sollevare il drappo, tenendo tutti a
distanza.
Mi piazzo davanti al manifesto affisso al muro e inizio a
leggere:

I due stranieri e il nostro funzionario sono morti. La
nostra motivazione  ormai nota. Hanno pagato il prezzo
della loro ipocrisia. Scoprire in cosa consisteva questa
ipocrisia  un lavoro che riserviamo alla polizia. Abbiamo
affisso la rivendicazione davanti a due ministeri, per
inviare un messaggio fuori e dentro la Grecia.
Morte agli ipocriti!

L'Esercito degli Idioti Nazionali.

Hanno ragione, il messaggio  gi arrivato.
Telefono a Dermitzakis e mi faccio leggere la rivendicazione
affissa al ministero del Lavoro.  identica. Lo sapevo
gi, ma mi serviva la conferma per telefonare al
vicecomandante.
Gli leggo il messaggio. "Appena la Scientifica ne avr fatto
una copia, gliela mando", concludo.
"Da quello che ho sentito, direi che  molto simile alle
precedenti".
Avrei potuto dirgli che la cosa mi rallegra, ma ho pensato
che non fosse il caso.
Dimitriou e i suoi sono gi arrivati. Si sofferma a studiare
la rivendicazione. "Se cerchiamo di staccarla, si strapper", ci
avverte.
"Fate delle foto, controllate se ci sono impronte digitali,
anche se mi pare improbabile, e distruggetela", gli dico. "Una
foto mandatela al vicecomandante. Serve una copia anche a
me, e urgentemente, perch i giornalisti mi fanno pressione ed
ho promesso loro di dargli il testo".
Dimitriou chiama la squadra al ministero del Lavoro perch
distruggano anche loro il manifesto.
Non ho nient'altro da fare, e mi avvio verso la Centrale.
Appena esco dall'ascensore, mi accolgono le voci dei
giornalisti.
"Ci darete un aggiornamento, finalmente?" mi chiede
Merikas.
"Aspettate ancora un po'. Quando sar pronto, vi dar
anche il testo della rivendicazione".
Le mie parole li tranquillizzano e abbassano i toni. Entro
nel mio ufficio e chiamo Koula.
"Stanno facendo un baccano infernale!" protesta lei. "Cos
non si pu lavorare! Qualcuno deve dirgli di aspettare al bar: li
chiameremo quando c' la conferenza stampa!"
"Hai ragione. Glielo dir io ufficialmente. Se dovessero
continuare a radunarsi in corridoio, spediteli al bar per mio
ordine. Ora veniamo a noi. Dimitriou ti ha fatto avere la
rivendicazione?"
"S. L'ho gi ricevuta".
"Bene. Conta quanti sono i giornalisti, fai una copia per
ognuno e distribuiscile".
Koula va a fare le fotocopie, mentre io aspetto che le distribuisca.
Le voci si chetano per un istante: evidentemente
stanno leggendo. Quando ricominciano ad alzare il volume,
apro la porta ed esco in corridoio.
"Prima di entrare in argomento, ho una preghiera da farvi:
per favore, restate nel bar finch non vi chiameremo. Qui ci
sono degli uffici, e il vostro vociare infastidisce le persone che
vi lavorano".
I giornalisti si guardano, imbarazzati. "Ha ragione",
ammette alla fine il giovanotto con la T-shirt.
"Ci scusi, signor commissario. Aspetteremo al bar", dice
Merikas.
"Bene, grazie. Veniamo ora alla questione del giorno". Gli
faccio un resoconto dettagliato, dalla sera in cui c' stato il triplice
omicidio fino a oggi, e finisco con la domanda: "Avete
letto la rivendicazione?"
"S,  quasi identica alla precedente", risponde la
Sterghiou.
"Abbiamo capito che il movente  l'ipocrisia. Ma lei ha
qualche teoria riguardo ai comportamenti specifici che gli assassini
vogliono punire?" mi chiede Merikas.
"Teoria no, ma qualche ipotesi s", gli rispondo. "Se
lasciamo da parte l'omicidio di Paris Fokidis e ci concentriamo
su quello di Lazaros Kaplanis, possiamo chiederci: perch
 stato accusato di ipocrisia? Perch annunciava che la disoccupazione
era diminuita. Per gli Idioti Nazionali questa  ipocrisia,
perch Kaplanis inseriva tra gli occupati anche coloro
che venivano pagati con pochi spiccioli che non gli bastavano
a vivere. Nel caso dei tre uccisi l'altra sera, era appena stata
diffusa una dichiarazione sull'aumento del PIL e delle entrate
dello stato: possiamo quindi immaginare che in questo caso,
l'ipocrisia riguardi proprio quei dati".
"Possiamo diffondere quanto ci ha detto?" mi chiede la
giornalista con le calze rosa.
"Certo, non c' nulla di riservato. Del resto, i responsabili
degli omicidi sfidano la polizia a scoprire ed a comunicare l'oggetto
dell'ipocrisia".
"Grazie", dicono tutti all'unisono, e si voltano istantaneamente
sui tacchi. Hanno una tale fretta di andare a spedire in
redazione la rivendicazione ed i miei ragionamenti che quasi se
la danno a gambe.
Torno nel mio ufficio e telefono al vicecomandante per
aggiornarlo.
"Speriamo che l'esca funzioni e che ci porti a qualche
risultato".
"Adesso dobbiamo procedere subito a interrogare i disoccupati
degli alberghi di Fokidis. Potrebbe venire fuori
qualcos'altro".
Riattacco e convoco la mia squadra, per sapere se hanno
ottenuto qualcosa dai sopralluoghi al ministero dell'Economia,
nell'albergo in cui alloggiavano i due stranieri e nei dintorni
della casa di Nakos.
"Al ministero dell'Economia non c' nulla", mi dice Dervsoglou.
"In quel punto, la Karaghiorghi Servias  un passaggio
ininterrotto di pedoni e automobili. Sarebbe impossibile
accorgersi di qualcuno che controlla l'ingresso al ministero.
L'edicolante di fronte ha talmente tanto lavoro che  impensabile
che si ricordi qualcosa".
"La stessa cosa vale anche per l'albergo", aggiunge Dermitzakis.
"Alla reception non hanno notato nulla di sospetto,
ma perch mai avrebbero dovuto? Avevano messo a disposizione
dei due delegati stranieri un'auto di servizio. Bastava che
ci fosse qualcuno fuori dall'hotel a seguire i movimenti della
macchina".
"Dove abitava Nakos", chiedo ad Askalidis.
"In una strada tranquilla a Zalongou, dalle parti di Melssia.
Ho chiesto ai vicini, ma hanno fatto spallucce. Nessuno ha
notato nulla".
"Chiaro", commento. "Si sono limitati a seguire i movimenti
delle due auto: quella di Nakos e quella di servizio. Per
questo, nessuno ha notato nulla".
La mia teoria precedente, ossia che gli attentatori avevano
bisogno di un grosso gruppo di sostegno, crolla miseramente.
Se si sono limitati a tenere d'occhio l'auto di Nakos e quella
degli stranieri, bastavano due persone.
"E come facevano a sapere quando colpire?" mi chiede
Dermitzakis.
"L'hanno deciso quando  stata pubblicata la dichiarazione
ufficiale sui dati economici. A quel punto, hanno rubato il
furgone. Questa volta sapevano che era difficile beccarli tutti
e tre con una bomba in una delle due auto, e hanno preferito
rischiare con il furgone".
"E come facevano a sapere quando e dove sarebbero andati
a cena?" chiede Dervsoglou.
"Ci sono due possibilit. O l'hanno saputo da qualche
fonte interna, oppure hanno visto Nakos andarli a prendere in
albergo - e appena i tre sono partiti con la Hyundai, hanno avvertito
il conducente del furgone di tenersi pronto. E quando
hanno visto le vittime andare a cena l'hanno informato",
spiega Dermitzakis.
"Domani va' al ministero e cerca di capire se qualcun altro,
a parte Zispoulos, sapeva della cena, e se Nakos ne aveva
parlato con qualcuno", dico a Dervsoglou. Poi mi rivolgo
agli altri: "Purtroppo abbiamo trascurato anche altri
particolari".
"Quali?" chiede Dermitzakis.
"Non siamo andati all'albergo di Fokidis a mostrare al
personale del bar e della reception le fotografie delle persone
licenziate. Pu darsi che qualcuno di loro sia passato in albergo,
il giorno dell'omicidio".
"Aspettiamo i risultati da Dervsoglou?" domanda Dermitzakis.
"Perch non chiediamo al personale dell'albergo degli
stranieri se i due ospiti avevano voluto sapere il nome di
qualche ristorante?"
"No,  inutile. La taverna l'aveva scelta sicuramente Nakos.
Noi abbiamo altro da fare".
"Ossia?"
"Dobbiamo iniziare a interrogare i disoccupati".
"Li interroga lei, o li interroghiamo tutti insieme?" mi
chiede Askalidis.
"Tutti insieme. Magari, sotto un diluvio di domande si
sentono presi alla sprovvista, e sfugge loro qualcosa. Aspettiamo
il ritorno di Dervsoglou e di Askalidis, che prima devono
andare in missione, e poi cominciamo".
"Li interroghiamo in gruppo, o a uno a uno?" domanda
Dermitzakis.
"Portateli qui tutti insieme, ma poi li interrogheremo separatamente.
Quelli in attesa resteranno fuori a mangiarsi le
unghie".
Escono per eseguire le mie disposizioni, e io mi accingo
a scendere al bar. Da questa mattina non ho ingerito niente.
Giusto un caff.
Ma, come direbbe Adriana in questi casi, L'uomo propone
e Dio dispone. Si apre la porta dell'ufficio ed entrano Karambetsos,
Koulakos e Vellidis.
"Adesso sei anche ufficialmente il nostro superiore. Congratulazioni,
Kostas!" mi saluta Karambetsos.
Solo ora ricordo che Stella ha comunicato a tutti la mia
promozione.
"Alla fine, sei diventato davvero il califfo al posto del califfo.
Vedi che sono stato un buon profeta?" mi dice Koulakos,
ridendo e stringendomi la mano.
"Spero di non diventare Ghikas al posto di Ghikas", gli
rispondo.
"Non puoi diventarlo. Non ne hai il carattere", commenta
Vellidis.
"Comunque sono contento di averti come superiore, e
che non ci abbiano mandato qualche sconosciuto da chiss
dove", dice Karambetsos.
"I dolcetti li offrir domani", annuncio. "Oggi mi ha fregato
la rivendicazione degli Idioti Nazionali".
I miei collaboratori si congedano con un nuovo profluvio
di congratulazioni, e posso finalmente dedicarmi al caff ed alla
brioche.
...
35.

Dervsoglou e Askalidis sono tornati a mani vuote. Nessuno
ha riconosciuto le foto dei disoccupati, n all'albergo n al ministero.
All'hotel, vedendo le foto, qualcuno si  ricordato di
due tizi che vi avevano lavorato tempo addietro, ma nessuno
di loro era presente il giorno dell'omicidio - cosa peraltro perfettamente
logica: non avrebbero certo mandato un ex dipendente
dell'albergo a tenere d'occhio Fokidis, il giorno della
sua esecuzione.
Nel frattempo, Dermitzakis ha raggruppato la prima
infornata di disoccupati. "Li ho fatti accomodare nella sala
degli interrogatori, ma se li sentiremo l, dovr spostarli altrove",
mi dice.
"No, lasciali l. Li ascolteremo nell'ufficio di Ghikas".
Continuo a chiamarlo "ufficio di Ghikas", anche se ora
 il mio ufficio. Salgo al quinto piano, e poco dopo arrivano
Dermitzakis e Askalidis. Gli chiedo di portarmi le schede biografiche
di chi sar interrogato per tenerle davanti a me.
Mi siedo a capotavola, con i miei collaboratori ai lati, e lascio
libero per il testimone il posto di fronte a me.
Il primo che Dervsoglou fa entrare si chiama Achilleas
Kouls. Dev'essere sulla sessantina e porta la barba, ma ha la
testa rapata. Si siede dove gli indica Dervsoglou e mi fissa in
silenzio.
"Lei si chiama Achilleas Kouls?"
"Sissignore".
"Ha lavorato negli alberghi di Fokidis?"
"S,a Xilkastro".
"Ed  stato licenziato nel 2016?"
"Dipende che cosa intende per licenziamento", mi risponde,
con un sorriso amaro. "Io dico che sono stato licenziato,
Ma l'azienda mi ha proposto una risoluzione del contratto di
comune accordo".
"Ossia?" gli chiede Dermitzakis.
"Mi hanno offerto un risarcimento pari a una mensilit,
spiegandomi che, se avessi rifiutato, potevo procedere per
vie legali. La loro giustificazione  stata che l'albergo avrebbe
chiuso: certo, ha chiuso alla fine della stagione, ma ha riaperto
la stagione successiva. Ho pensato di citarli in giudizio, ma poi
ho deciso di lasciar perdere: non sono pazzo".
"Perch?" chiede Dervsoglou.
Kouls risponde alla domanda con un'altra domanda.
"Conoscete qualche disoccupato che abbia i soldi per pagare un avvocato?
Chi lo fa ha altre entrate: io avevo solo il mio lavoro".
"E da quanto  disoccupato?" gli chiede Dermitzakis.
Kouls torna a sorridere. "Voglio convincermi di non esserlo.
Faccio qualsiasi lavoro che mi propongono - dal cameriere
alle pulizie nei condomni. Ma, quando finisce la giornata,
finiscono anche le illusioni, e ogni sera mi rendo conto di essere
disoccupato".
"Perch proprio la sera?" gli chiedo.
"Perch torno a casa dai miei suoceri. Sono loro che ci
offrono un tetto e un piatto di minestra. Sono loro che aiutano
anche i nostri due ragazzi che ancora studiano. Mia moglie
fa la commessa in un negozio: il suo principale la paga a percentuale,
quando se ne ricorda". Si ferma a guardarci. "Finora
siete stati voi a farmi le domande. Ora ve ne faccio una io:
perch mi avete portato qui? Perch sono disoccupato, e quindi
sospetto?"
"Sa che il suo ex principale, Paris Fokidis,  stato ucciso?"
"Credete che sia coinvolto?"
"No, ma vogliamo sapere se ha ancora contatti con i suoi
vecchi colleghi, per avere qualche informazione".
Risponde senza esitazione: "Non vedo nessuno. E perch
dovrei? Per piangere insieme a loro sulla nostra triste sorte?
Del resto, avevamo solo rapporti di lavoro. Nessuna relazione
personale".
"Quindi non sa se qualcuno tra quelli che erano stati licenziati
insieme a lei voleva vendicarsi di Fokidis?"
"Vede il mio cranio rasato?" gli chiede Kouls.
"S".
"Sa perch mi rapo a zero? Perch Fokidis proibiva al
personale dei suoi alberghi di rasarsi il capo. Vede la barba?
Me la lascio crescere proprio perch Fokidis ce lo proibiva. 
questa la mia povera e insignificante vendetta. Cosa hanno fatto
gli altri non lo so, e non voglio neanche saperlo".
La conversazione  finita, e Dervsoglou scende a chiamare
il successivo.
"Quanti sono in tutto?" chiedo a Dermitzakis.
"Cinque. Spero che gli altri ci diranno qualcosa di pi".
So che stiamo pescando in acque torbide: ci vuole pazienza,
e non siamo per niente sicuri di trovare qualcosa.
Il testimone successivo di chiama Iordanis Ferlekis.  pi
giovane di Kouls. Si siede davanti a noi con un'espressione
che oscilla tra la collera e la desolazione. Ribalta i canoni, ed 
lui a farci la prima domanda.
"Perch volete interrogarmi? Credete che io abbia a che
fare con l'omicidio di Fokidis?"
"Non crediamo nulla. Stiamo solo raccogliendo informazioni",
gli risponde Dermitzakis.
"Non l'ho ucciso io, anche se l'avrei ammazzato volentieri.
Mi ha rovinato la vita, sia professionalmente sia dal punto
di vista personale".
"Capisco professionalmente. Ma la vita personale cosa
c'entra?" gli chiede Askalidis.
"Mia moglie  inglese. L'ho conosciuta un'estate che era
venuta in Grecia da turista. Quando mi hanno licenziato e ha
visto che non trovavo pi lavoro, ha preso i nostri due figli ed
 tornata in Inghilterra. Mi ha detto che, se fossimo stati noi
due soli, sarebbe rimasta a sostenermi, ma non poteva compromettere
il futuro dei nostri bambini. Mi ha promesso che
me li avrebbe mandati ogni estate. Ma dove me li dovrebbe
mandare? Nello scantinato dove abito?"
Ha preso l'abbrivio e ormai parla solo lui, per scaricarsi.
"L'unica cosa che mi resta della vita precedente  il computer,
con la speranza che mi cpiti qualche traduzione dall'inglese
per guadagnare un po' di soldi per l'affitto, per i souvlkia o
una tyrpita. Lotto per non affogare, ma  difficile: oggi l'inglese
lo sanno tutti. Perch mi affidino un lavoro, deve trattarsi
di un testo che richieda conoscenze specialistiche. Ogni
volta, dopo che mi  capitata una buona occasione, mi ubriaco
fino a perdere coscienza: almeno mi faccio una bella dormita,
dato che  gi tanto se dormo tre ore per notte".
"Vede qualcuno dei suoi vecchi colleghi?" gli chiedo,
seccamente.
"Nessuno. Non riesco a far fronte ai miei guai, come potrei
occuparmi di quelli degli altri? L'unico che non vedo pi,
ma di cui ho molta stima,  Iason Dokaris".
"E chi sarebbe?" gli chiede Dermitzakis.
"Il direttore del personale di Fokidis.  stato l'unico a opporsi
al nostro licenziamento. Sosteneva che cos facendo si
sarebbe compromessa la qualit dei servizi alberghieri, perch
i ragazzi che ci avrebbero sostituito non avevano n le conoscenze
n l'esperienza necessarie".
"Dove si trova, ora?" gli chiedo.
"Non ne ho idea. Non so se lavora ancora per Fokidis.
Non abbiamo mai avuto rapporti personali, e non avremmo
potuto averne, dopo il mio licenziamento. So che  stato l'unico
a spendere una parola per noi, e che si  battuto perch ci
tenessero".
"La ringraziamo, signor Ferlekis, pu andare", annuncio.
Se ne va senza salutare, mentre Dermitzakis mi guarda
stupefatto. "Gli ha dato il foglio di via cos, senza insistere?"
mi chiede.
"Ma non l'hai visto, Dermitzakis?  un uomo distrutto.
Lo ritieni capace di organizzare una banda armata e uccidere
cinque persone?"
Dermitzakis resta in silenzio, come gli altri. Dervsoglou si
alza e va a prendere la prossima vittima di Fokidis.
Si chiama Renos Valasis, ha cinquant'anni, ed  del tutto
diverso dai due che l'hanno preceduto. Risponde con calma
alle domande, senza infilarci le sue faccende personali. Solo
quando Dermitzakis gli chiede dei suoi rapporti con gli altri licenziati,
nella sua voce spunta un'ombra di collera.
"Non ho alcun rapporto con i miei vecchi colleghi. Per
due ragioni", risponde.
"E quali sono?" chiede Dermitzakis.
"La prima  che quando lavoravamo per Fokidis eravamo
colleghi solo per modo di dire: in realt, eravamo concorrenti.
Ora, dopo tanto tempo, non c' pi ragione per
negarlo. Ognuno di noi sgomitava per fare le scarpe a qualcun
altro e passare da semplice lavoratore a un livello superiore.
Tutti leccavamo i piedi a Fokidis e ai dirigenti, questa
 la verit. Quindi non vorrei infiorettare la storia visto che,
all'improvviso, abbiamo scoperto di condividere tutti la stessa
sorte".
"E la seconda ragione?" chiede Dervsoglou.
"Gliela spiego, giovanotto, anche se non sono sicuro che
riuscir a capirla. La seconda ragione non  la disoccupazione,
ma l'et. Siamo tutti sulla cinquantina. Un cinquantenne
che rimane disoccupato non ha alcuna speranza di trovare un
posto fisso. Nessun imprenditore assume un dipendente che
ha davanti a s al massimo quindici anni di lavoro. Assumer
qualcuno che gli chieder meno soldi e avr davanti a s un futuro
lavorativo maggiore".
Resta in silenzio a guardarci. Siamo tutti senza parole:  il
primo a fornirci la spiegazione chiara e netta che gli altri, nella
loro confusione mentale, non riuscivano a darci.
"Conosce un tale Iason Dokaris?" gli chiedo.
Valasis fa spallucce. "Ne ho sentito parlare, perch era il
direttore del personale, ma non ci ho mai avuto a che fare".
"Qualcuno dei suoi colleghi licenziati ci ha detto che 
stato l'unico a prendere le vostre difese".
"Prendere le difese  un'esagerazione. Non  escluso che
abbia speso qualche buona parola per qualcuno, ma quello
che conta  il risultato".
Non appena Valasis se ne va, dico a Dermitzakis di andare
nella stanza degli interrogatori per chiedere agli ultimi due se
conoscono Iason Dokaris e che opinione ne hanno.
"Non ha senso interrogarli su qualcos'altro. Ci diranno le
stesse cose. In questo momento, la cosa pi importante  individuare
Dokaris".
Askalidis e Dervsoglou se ne vanno insieme all'interrogato,
e io resto da solo in attesa.
Se riusciamo a trovare Iason Dokaris, la testimonianza
dei disoccupati non sar stata inutile. Telefono al vicecomandante
e lo informo sugli sviluppi.
"La buona notizia arriva al momento giusto", commenta.
"Perch?"
"Perch domani verr a farci visita il rappresentante
dell'Europol. Mandiamo qualcuno ad accoglierlo, ma lei si
tenga pronto per farci rapporto".
Bene, almeno avremo qualche progresso da sfoggiare,
anche se non riguarder gli altri due omicidi.
Ritorna Dermitzakis. "Anche gli altri hanno solo buone
parole su Dokaris. Per nessuno sa n dove si trovi n cosa
faccia".
"Non pu essere scomparso dalla faccia della terra. Magari
ha un account Facebook o Twitter".
Scendo con Dermitzakis e convoco Koula nel mio ufficio.
"Cerchiamo di individuare un tale Iason Dokaris. Guarda
in rete se per caso lo trovi".
Sento di essere arrivato al capolinea, per oggi almeno, e
decido di tornare a casa. Domani mi aspetta un'altra giornata
campale con il delegato dell'Europol che verr a farci le
pulci.
Telefono ad Adriana per sapere dove si trova. Stasera non
me la sento di andare in visita a mio nipote.
"Rester un po' di pi. Lambros  inquieto", mi
comunica.
"Che cos'ha?"
"Niente di particolare. Magari una colichetta. Ma resto,
nel caso Caterina abbia bisogno".
"C' un medico in casa", le ricordo.
"Cardiologo, non pediatra", mi risponde, molto seria.
Poi, un po' pi conciliante: "In frigorifero, ci sono dei fagiolini
e della feta. Se ti viene fame, non aspettarmi".
L'idea mi viene quando salgo sulla Seat. Mi fermo in una
griglieria e compro due souvlkia completi, con la pita, la
tzatziki e tutto il resto. Oggi che sono solo, posso assaporare
uno dei miei piatti preferiti senza sentire lamentele.
Metto i souvlkia su un piatto e mi piazzo davanti al televisore.
Sono curioso di sapere se c' qualche reazione degli assassini
alle mie dichiarazioni di oggi.
Neanche fossi un mago, la prima notizia  un nuovo comunicato
degli Idioti Nazionali: lo annuncia la conduttrice all'inizio
del telegiornale. Sto per mettere da parte i souvlkia, ma
non vorrei che si raffreddassero troppo e decido di continuare
a mangiare, anche se rischio che mi restino sullo stomaco.
"In che modo  stato diffuso il nuovo comunicato, Manos?"
chiede la conduttrice al suo interlocutore.
"Come  accaduto con il precedente, ce l'hanno dettato".
Manos tace per un istante; poi aggiunge, con un sorriso: "In
ogni caso, gli assassini hanno elogiato la polizia - se ci la rende
orgogliosa,  un'altra questione".
"Ma vediamo prima questo nuovo messaggio", suggerisce
la donna.
Sullo schermo appare la rivendicazione.

Congratulazioni alla polizia. Questa volta  riuscita a
capire subito qual  l'ipocrisia a cui ci riferiamo.
Questi individui spregevoli, greci o stranieri che siano,
cantano vittoria perch si  alzato il PIL, nonostante
sappiano benissimo che questa crescita finisce nelle tasche
dei pochi ricchi, mentre tanti soffrono per una vita
che diventa, ogni giorno che passa, pi povera e difficile.
Il personale di servizio dei milionari, dal canto suo, 
tutto contento perch sono aumentate le entrate. Ma le
entrate crescono per le tasse che pagano coloro che combattono
per sopravvivere. I pochi che guadagnano dalla
crescita del PIL trovano il modo di nascondersi nei paradisi
fiscali per non pagare un centesimo.
Li abbiamo puniti per la loro ipocrisia.
Morte agli ipocriti!

L'Esercito degli Idioti Nazionali.

Spengo il televisore, perch i commenti non mi interessano. Da
quando mi occupo di questo caso,  uno dei pochi momenti in
cui mi sento soddisfatto. Evidentemente non sono il solo, perch
squilla il telefono, ed echeggia la voce del vicecomandante.
"Ha letto il comunicato?"
"S, l'ho sentito".
"Congratulazioni, commissario: ha fatto centro".
Sto per andare a letto soddisfatto, quando mi rendo conto
che se Adriana dovesse vedere i cartocci dei souvlkia mi far
una testa cos.
Lavo il piatto, lo asciugo e lo metto a posto. Poi scendo in
strada a buttare i miei rifiuti in un cestino comunale.
...
36.

L'idea mi viene mentre mi dirigo verso viale Alexandras: i disoccupati
ci hanno parlato di Iason Dokaris e di come li avesse
sostenuti, ma non sapevano che fine avesse fatto n dove si trovasse.
L'unico a cui non abbiamo chiesto nulla  Michalis, del
centro di accoglienza, che mi ha rivelato la storia dei licenziamenti
negli alberghi di Fokidis. Non  escluso che conoscesse
Dokaris, e che ne sappia qualcosa in pi rispetto agli altri.
Supero l'ingresso del garage e continuo sull'Alexandras in
direzione Kipseli.  presto, ma spero che i senzatetto non facciano
colazione a letto.
Arrivo al centro e trovo facilmente parcheggio. Zisis  al
suo solito posto, di fianco all'ingresso. Mi guarda sorpreso,
perch di solito non vado a trovarlo di mattina presto.
"Ci hai sognato, stanotte?" mi chiede.
"No, ma vorrei parlare con Michalis".
" in mensa". Lo chiama. "Michalis!"
Michalis mi vede e capisce al volo. "Vuole parlarmi?"
"S, se hai tempo e voglia".
"Volentieri".
Andiamo al baretto. Arrivano i caff, e Michalis aspetta
che sia io a iniziare la conversazione.
"L'ultima volta che ci siamo visti, mi hai parlato dei licenziamenti
dagli alberghi di Fokidis. Non so se la cosa pu
farti piacere, ma ci sei stato molto utile: ci hai rivelato un
aspetto che non conoscevamo. Nel frattempo, abbiamo parlato
con altri disoccupati, e ci hanno ripetuto tutti le stesse
cose. Poi, parlando con un certo Ferlekis,  venuto fuori il
nome di Iason Dokaris. Anche gli altri a cui abbiamo chiesto
informazioni ci hanno parlato bene di lui, ma non hanno
saputo dirci molto di pi: non avevano nessun rapporto con
Dokaris, non sapevano neppure dove vivesse n cosa facesse.
Tu ne sai qualcosa?"
"Se so qualcosa di Dokaris?" Sorride. "Dokaris era il
direttore del personale, ed  stato l'unico che ha mosso mari
e monti per non farci licenziare. Non so se l'ha fatto per solidariet
nei nostri confronti, oppure perch credeva davvero in
quello che sosteneva - ossia che non ha senso licenziare il personale
esperto per assumere giovani alle prime armi. In ogni
caso, qualunque cosa abbia pensato,  certo che ci ha appoggiati
fino in fondo, e che ha pagato per questo. Quando hanno
finito con noi, hanno licenziato anche lui".
"L'hanno licenziato? Davvero?" Questo non me l'aveva
detto nessuno.
"S. Era l'ultimo e ha chiuso la porta, come si suol dire".
"Hai avuto rapporti con lui, al di fuori del lavoro?" gli
chiedo, con una certa cautela.
"S, ma non per motivi di lavoro o personali. Per ragioni
calcistiche".
Resto senza parole. "Calcistiche?"
"S. Siamo entrambi tifosi del Paninios - lui perch abitava
a Nea Smyrni, io perch la mia famiglia  originaria di
l. L'abbiamo scoperto per caso: un luned mattina eravamo
nel suo ufficio, e lui mi ha raccomandato, per scherzo, di non
farlo disperare, perch tifava per il Paninios e la sera prima
la sua squadra aveva perso. Allora gli ho detto che anch'io
tifavo Paninios e, da quel momento, ogni luned ci telefonavamo,
per congratularci per la vittoria o disperarci per la
sconfitta della nostra squadra. Di solito, eravamo piuttosto
disperati perch il Paninios non vinceva spesso", aggiunge,
sorridendo.
"Vi sentite ancora?" gli chiedo.
"No. L'ultima volta che ci siamo telefonati  stato quando
mi ha comunicato che l'avevano licenziato, ed eravamo quindi
accomunati da questa disgrazia".
"Sai se abita ancora a Nea Smyrni?"
"No, non so n dove viva n che cosa faccia".
Non ho altro da chiedergli, ma quello che mi ha detto ci
permetter di individuarlo facilmente.
Appena arrivo in ufficio, convoco Koula.
"Cerca il responsabile dell'ufficio anagrafe di Nea Smyrni.
Dobbiamo sapere se Iason Dokaris  ancora residente l e
qual  il suo indirizzo".
Segue l'aggiornamento della mia squadra. Mi ascoltano
attentamente, finch non arriviamo al calcio. A quel punto,
Askalidis balza in piedi.
"Lo vedete? Capite perch sono fissato con il calcio?
Perch apre le porte!"
"Anche tu tifi per il Paninios?" gli chiede Dervsoglou,
ridendo.
"No, ci mancherebbe! Io tengo per l'Olympiaks! Mai
con i perdenti! Del resto, avete visto che fine hanno fatto quei
due che tifavano per il Paninios!"
"Non sar il caso di convocare l'allenatore per farci dare
qualche lezione di tattica?" chiede Dermitzakis ad Askalidis.
Chiudo la parentesi, impartendo le istruzioni operative.
"Quando Koula sar venuta a conoscenza dell'indirizzo di
Dokaris, andrete a Nea Smyrni a raccogliere un po' di informazioni.
Ma non voglio che entriate in contatto con Dokaris
e neanche che vi avviciniate a casa sua. Voglio solo informazioni.
Dopodich decideremo se entrare in contatto con lui".
Sono pronto per aggiornare anche la squadra dei superiori,
ma il vicecomandante mi precede.
"Riunione immediata nell'ufficio del ministro, per discutere
dell'arrivo dell'ufficiale di polizia da Bruxelles", mi avverte,
aggiungendo: "Far domanda affinch istituiscano una
navetta Alexandras-Mesoghion, perch se andiamo avanti cos
ci sar utile".
Poich nella pubblica amministrazione greca le navette
richiedono tempi lunghi per essere approvate, per il momento
mi faccio prenotare un'autopattuglia. Mi viene in mente di
telefonare ad Adriana per sapere come sta Lambros, ma rimando
a quando sar di ritorno: se Adriana mi dicesse qualcosa
di preoccupante, non riuscirei a concentrarmi durante la
riunione.
Come al solito, passo prima dal vicecomandante, ma la segretaria
mi spedisce direttamente all'ufficio del ministro.  l
che trovo i miei due superiori ad attendermi. Ora che abbiamo
formato di nuovo il celebre trio, possiamo entrare.
"Complimenti", mi saluta il ministro, quando mi vede. "Il
comandante mi ha spiegato il suo stratagemma con i giornalisti
e sono felice di sapere che aveva ragione, specialmente oggi
che siamo in attesa del delegato dell'Europol".
Si dirige verso il tavolo delle riunioni ed entra subito in argomento:
"Come vi ho detto, oggi arriva ad Atene un ufficiale
dell'Europol. Le informazioni ci dicono che si tratta di un tedesco
con grande esperienza di crimini internazionali. Lo riceveremo
insieme a un rappresentante dell'ambasciata tedesca,
che ci fornir anche un interprete. La mia prima domanda :
Abbiamo qualcosa da presentargli, a parte il nuovo comunicato
degli Idioti Nazionali?"
Gli altri due si voltano a guardarmi. Fornisco una breve
descrizione degli interrogatori ai lavoratori licenziati da Fokidis
che sono ancora disoccupati, finch non arrivo al nome di
Iason Dokaris e alla sua posizione contraria alla politica dei
licenziamenti.
"E cosa pensa di scoprire quando avrete individuato questo
Dokaris?" mi chiede il ministro.
"Potremmo venire a conoscenza di particolari poco noti,
o anche di contrasti che potrebbero rivelarsi interessanti".
"Sono d'accordo, ma penso che il suo collega tedesco
si concentrer sul triplice omicidio, perch due delle vittime
sono rappresentanti dell'Unione e della Banca Centrale Europea",
interviene il comandante.
"Lo so, ma  ancora troppo presto per avere degli indizi
sul terzo attentato. Del resto,  ormai certo che, in tutti e tre i
casi, i responsabili sono gli stessi. Stiamo indagando sul primo
perch abbiamo trovato un filo conduttore che potrebbe condurci
al terzo".
"D'accordo. Ora la seconda domanda", riprende il
ministro.
"Fino a che punto l'ufficiale straniero potr intervenire
nelle indagini?"
"Caro commissario, penso che dovr trovare un modo per
evitarsi il fastidio di averlo sempre tra i piedi", mi suggerisce il
vicecomandante.
"Lo terr costantemente informato sugli sviluppi delle
indagini. Ascolter con piacere le sue opinioni e le sue proposte,
e poich avremo un interprete, potr partecipare alle
nostre riunioni. Non potr tuttavia presenziare agli interrogatori
- a parte che, probabilmente, non sarebbe affatto legale:
la sua presenza potrebbe avere alcune ricadute negative
anche su coloro che interrogheremo, complicando cos la
deposizione".
"Sono d'accordo. Ha il mio pieno appoggio", mi comunica
il ministro. "Se il tedesco dovesse insistere a presenziare agli
interrogatori, lo mandi da me".
La cosa mi tranquillizza, offrendomi una via di uscita in
caso di difficolt. Anche il vicecomandante la pensa cos.
"Me l'hanno presentato come un poliziotto molto esperto,
il che non significa che abbia un carattere semplice n che
sia collaborativo". A questo punto, si ferma; poi aggiunge, con
un sorriso: "Che la forza sia con lei!"
Salgo sull'autopattuglia e telefono ad Adriana per sapere
come sta mio nipote. Mi tranquillizza: va tutto bene e non c'
nulla di cui preoccuparsi.
E cos la mia apprensione pu concentrarsi sul poliziotto
straniero.
...
37.

Non vado nel mio ufficio, ma salgo al quinto piano, dove si
trova la sala riunioni provvisoria. La chiamo "provvisoria"
perch da domani sar il mio ufficio. Chiedo a Stella di convocare
d'urgenza Koulakos, Karambetsos e Vellidis. Devo informarli
dell'arrivo dell'ufficiale dell'Europol, affinch anche loro
siano pronti.
Arrivano tutti e tre insieme, neanche si fossero messi d'accordo.
Mi guardano perplessi, chiedendosi perch li abbia
chiamati.
"Non dirmi che abbiamo un'altra vittima?" mi domanda
infine Karambetsos.
"No, tranquillo, non c' un'altra vittima", lo rassicuro.
"Ma devo darvi un'informazione".
Ci sediamo al tavolo delle riunioni e gli parlo del delegato
dell'Europol. Mi ascoltano con attenzione, ma senza commentare.
Aspettano di sapere da me come trattare la questione.
Solo Koulakos mi chiede: "E noi cosa c'entriamo?"
"Voglio semplicemente che vi teniate pronti, perch sicuramente
ci sar una riunione comune per convincerlo che tutte
le sezioni investigative della polizia stanno lavorando alla soluzione
degli omicidi".
"D'accordo, ma non so se in questo modo lo convinceremo,
o finiremo per incappare nei suoi pregiudizi", commenta
Koulakos. "Mi occupo di crimini finanziari, e spesso, per farmi
capire dai colleghi europei, arrivo all'esasperazione".
"Non  sempre cos", interviene Vellidis. "Noi, per esempio,
collaboriamo regolarmente con l'Europol sui crimini
informatici".
"La stessa cosa vale per l'Antiterrorismo: ci stimano moltissimo
e chiedono sempre il nostro parere", concorda
Karambetsos.
Ho fretta di concludere la conversazione, perch ho altre
questioni in ballo. "In ogni caso, se il ministro ci chiede di tenerlo
aggiornato, siamo obbligati a farlo".
La riunione si scioglie e torno nel mio ufficio. Non faccio
in tempo a sedermi che squilla il telefono. " in ufficio, commissario?
Arriviamo!" mi annuncia Koula.
Poco dopo si presentano tutti e quattro. "Ci sono novit",
mi annuncia, radioso, Dermitzakis.
"Sono tutt'orecchie".
"Abbiamo trovato molte informazioni su Dokaris. La
sua famiglia  di Nea Smyrni, ed  molto conosciuto. I disoccupati
avevano ragione: tutti ne dicono un gran bene".
"Sposato, senza figli, abita in via Attalias, vicino alla piazza
principale", aggiunge Koula.
"Lavora?"
"No. In questo momento  disoccupato", mi risponde
Dervsoglou. "Sua moglie aveva un negozio di abbigliamento,
ma con la crisi ha dovuto chiudere".
"E come vive?" gli chiedo.
Dervsoglou si stringe nelle spalle. "Abbiamo saputo solo
che l'appartamento dove abita  suo, quindi non paga l'affitto".
"C' un'altra cosa interessante, commissario. Non ha un
account Facebook e neppure Twitter. Non ha neppure il cellulare.
Il numero del telefono fisso me l'ha dato l'OTE", aggiunge
Koula.
"Telefonagli: voglio parlargli", le dico.
Appena mi presento, non mi lascia continuare. "Signor
commissario, ho saputo che mi sta cercando, e che avete interrogato
mezza Nea Smyrni per trovarmi. Sarebbe stato pi
semplice se mi avesse suonato il campanello".
"Innanzitutto non sapevamo dove abitava, e poi i miei
collaboratori non avevano ordine di contattarla. Vorremmo
farle alcune domande riguardo alle attivit alberghiere di Paris
Fokidis".
"Come vuole. Preferisce che venga io da lei, oppure venite
voi?"
All'inizio, penso di convocarlo in Centrale, ma poi cambio
idea. Forse  utile incontrarlo nel suo ambiente, per vedere
come vive e come si muove, ora che  disoccupato.
"Veniamo noi.  pi semplice", gli dico.
"Bene. L'aspetto".
Mi prendo Dermitzakis come assistente e partiamo con
l'autopattuglia. Facciamo un po' di fatica a uscire sulla Singro,
e dobbiamo usare la sirena perch la Filellinon e la Amalias
sono praticamente bloccate. La via dove abita Dokaris 
attaccata a piazza Nea Smyrni. Suoniamo il campanello, e il
padrone di casa ci invita a salire al terzo piano.
Ci accoglie con un sorriso una signora sulla cinquantina.
"Prego, Iason  in soggiorno", dice, facendoci strada.
Iason Dokaris deve essere poco pi anziano di lei, di altezza
media e piuttosto calvo. Si alza per darci il benvenuto.
"Quello che mi dovete chiedere  cos importante da mettere
in subbuglio tutta Nea Smyrni per sapere chi sono e dove
vivo?" mi chiede, mentre ci sediamo.
Poich  stato lui a condurre l'indagine, Dermitzakis si
sente in obbligo di dare le spiegazioni. "Abbiamo fatto una
ricerca per trovarla: non immaginavamo di creare tanta
agitazione".
"Nea Smyrni  un quartiere di profughi. Tutti conoscono
tutti, e non c' nulla di segreto", gli spiega Dokaris.
Prendo la parola per entrare nel merito. "Nel quadro delle
indagini che stiamo svolgendo sull'omicidio di Paris Fokidis,
abbiamo interrogato alcuni dipendenti che erano stati
licenziati dall'azienda con il pretesto che gli alberghi in cui lavoravano
erano sul punto di chiudere. Tutti hanno avuto parole
di elogio per lei. Tutti, senza eccezione, ci hanno detto
che  stato il solo ad averli protetti e a essersi opposto ai licenziamenti.
Abbiamo quindi pensato di incontrarla, convinti che
potrebbe fornirci informazioni utili".
Dokaris ci riflette un po'. "Fokidis era un imprenditore
geniale", esordisce. "Non era solo un eccellente gestore dei
suoi alberghi, ma aveva anche la capacit di prevedere gli sviluppi
del mercato e dell'imprenditora. Per questo aveva investito,
gi da molti anni, nella formazione di nuovi dipendenti.
Questo era lo scopo delle borse di studio e del pensionato che
aveva creato per gli studenti in difficolt economiche".
Fa una pausa, come se volesse tornare indietro al passato,
e poi continua: "In quel momento, tutti abbiamo applaudito
la sua generosit. Per, quando ha cominciato a licenziare i dipendenti
per fare spazio agli studenti del pensionato, abbiamo
capito il suo piano. Ai giovani pagava meno di met dello stipendio
dovuto: in questo modo, lui risparmiava notevolmente,
mentre i giovani gliene erano grati. Gli altri dirigenti facevano
spallucce, con la scusa che era lui il padrone, e quindi poteva
fare quello che gli pareva. A me, per, la cosa non  mai andata
gi. Da un lato, perch licenziava personale fedele e motivato
- non tolleravo che mandasse via gente che aveva lavorato
tanto per lui, e per di pi senza neanche la buonuscita che gli
spettava dopo tanti anni. Ma non c'era solo questo: ero anche
convinto che la qualit dei servizi offerti dai suoi alberghi sarebbe
diminuita notevolmente, perch il nuovo personale era
privo di esperienza".
Si ferma a guardarmi con un sorriso triste. "E vuole sapere
l'ironia della sorte? Non  successo quello che temevo. Gli
alberghi di Fokidis continuano a essere pieni, e la sua azienda
registra un aumento costante del fatturato. Gli unici a uscirne
malamente siamo stati noi della vecchia guardia, tra cui
anch'io. Fokidis mi ha accusato di avere trascurato gli interessi
e gli obiettivi dell'azienda, e mi ha licenziato. Il brutto 
stato che, in quel periodo, anche mia moglie  stata costretta
a chiudere il suo negozio. E cos siamo rimasti entrambi senza
lavoro".
"Da quando siete disoccupati?"
"Per fortuna, io ho incassato tutta la buonuscita che mi
spettava, e l'appartamento dove viviamo  nostro. Mia moglie
ha una casa di famiglia a Cefalonia: ai bei tempi, andavamo l
a fare le vacanze, ora l'affittiamo d'estate ai turisti - in blocco,
oppure anche le stanze singolarmente.  l'unica entrata di cui
disponiamo". Fa un sospiro, che non capisco se sia di fatalismo
o di sollievo. "Abbiamo adeguato la nostra vita alle nuove
possibilit, ma non mi lamento. Altri vivono molto peggio.
Pensi che non ho pi il cellulare e non sono neppure sui
social".
"Perch?" gli chiede Dermitzakis.
"A cosa mi servirebbe?" risponde Dokaris. "Armeggiare
tutto il giorno con il cellulare, oppure restare seduto davanti
al computer per partecipare a conversazioni insensate, non
mi interessa. I pochi amici che ho non hanno dimenticato il
numero del mio telefono fisso. E poi sto in casa quasi tutto il
giorno".
"Ora voglio farle una domanda diretta", riprendo. "Reputa
possibile che uno o pi tra coloro che sono stati licenziati
abbiano ucciso Fokidis, o siano in qualche modo coinvolti
in questo omicidio, per vendicarsi di essere stati gettati sul
lastrico?"
Ci pensa su prima di rispondere. "Se l'omicidio fosse stato
perpetrato con un'arma da fuoco, ossia un fucile o una pistola,
le direi che, s, pu essere stato qualcuno di loro. Ma a
quanto ho letto, gli assassini hanno messo una bomba nell'auto
di Fokidis. Sa meglio di me che un omicidio di questo genere
ha bisogno di una pianificazione: i disoccupati sono disperati,
non hanno la testa neanche per progettare quello che faranno
il giorno dopo. E non sarebbero mai in grado di scrivere una
rivendicazione come quella che ho letto".
"Lei ha lavorato nell'azienda di Fokidis: sa se il proprietario
aveva qualche nemico?"
Dokaris si mette a ridere. "Chiaramente non parliamo
dei concorrenti. Lei mi chiede se aveva nemici che potessero
desiderare la sua morte. Certo che ne aveva - e non solo in
Grecia, ma anche all'estero".
"Chi poteva avere una ragione per uccidere un imprenditore
che possiede una catena di alberghi?" chiede Dermitzakis.
"Chi  coinvolto nel riciclaggio di denaro sporco", risponde
Dokaris, senza esitazione. "Come tutte le imprese al giorno
d'oggi, anche le aziende alberghiere offrono la possibilit
di riciclare denaro sporco. Fokidis non aveva solo gli alberghi:
aveva anche un'agenzia turistica a Londra. E poi c'era qualcos'altro
che attirava ancora meno l'attenzione".
"Cosa?" chiedo.
"Le borse di studio e il pensionato!" mi risponde. "Nessuno
va ad indagare nelle fondazioni benefiche: per questo sono
sicure. E Fokidis le usava per addestrare personale alberghiero
da sottopagare. Chi ha mai indagato per capire se dietro questa
spiegazione cos evidente si celava qualcos'altro?"
Non ci ha pensato nemmeno Koulakos, commento tra
me. "Devo dirgli di fare delle ricerche.
Chiedo a Dermitzakis se ha altre domande, ma lui scuote
la testa.
"La ringraziamo, signor Dokaris. Ci  stato molto di aiuto
con l'immagine che ci ha fornito", gli dico.
"Ha ragione: non abbiamo valutato affatto l'ipotesi che si
trattasse di denaro sporco", commenta Dermitzakis, quando
saliamo sull'autopattuglia. "Non  escluso che la chiave di tutta
la questione sia proprio l".
Non lo escludo neanch'io, ma ho i miei dubbi.
Appena arriviamo in Centrale, convoco anche gli altri, per
informarli e discutere su ci che ci ha detto Dokaris.
Lascio l'aggiornamento a Dermitzakis. Tutti lo seguono
con attenzione ma, quando finisce, Dervsoglou si volta a
guardarmi.
"Ho un dubbio, commissario", mi fa.
"Ti ascolto".
"Perch ci concentriamo sull'omicidio di Fokidis e non ci
occupiamo degli altri delitti? Non pensa che indagare anche
sugli omicidi di Kaplanis e degli altri tre potrebbe agevolarci?"
"Siamo d'accordo che i responsabili sono sempre gli stessi,
visto che per ogni omicidio viene invocato lo stesso movente?"
"Siamo d'accordo".
"Sappiamo anche che gli omicidi sono cominciati con
quello".
"Lo sappiamo".
"Quindi, se trovassimo una chiave nell'omicidio di Fokidis,
 molto probabile che potremmo ricavarne degli indizi anche
per gli omicidi che sono seguiti. Il delitto che ci offre un
campo di indagine pi ampio  quello di Fokidis. Per questo
insisto. Potremmo trovare qualche elemento che ci aprirebbe
una finestra anche sugli altri delitti".
Mi giro verso Dermitzakis. "Per questo sono scettico sul
denaro sporco: non che ritenga improbabile che Fokidis riciclasse
denaro sporco, ma il riciclaggio non c'entra niente con
gli altri due omicidi".
Ed  qui che la conversazione si interrompe. I miei collaboratori
tornano nel loro ufficio, mentre io mi preparo ad andare
a fare visita a mio nipote.
...
38.

Sta proprio bene. Non sembra che abbia nessun problema.
Quando mi chino sopra il suo lettino, mi guarda negli occhi
e, all'improvviso, mi tende le manine. Resto di stucco:  la
prima volta che lo fa. Di solito, quando mi vede, scoppia a
piangere.
"Vuole che tu lo prenda in braccio", mi spiega Caterina.
Lo sollevo dal lettino e lo prendo in braccio, sicuro che
scoppier a piangere. Ma lui mi guarda serio, senza aprire
bocca.
"Ma guarda quante coccole con il nonno!" esclama stupefatta
Mnia.
"Hai capito? Io sto tutto il giorno qui a prendermi cura di
questo bambino e lui si scioglie di felicit appena vede il nonno",
commenta Adriana.
Se dicessi che non mi sento orgoglioso, direi una bugia.
A parte l'orgoglio, poi, Lambros mi ha rilassato, come se mi
avesse disintossicato da tutti i fastidi e le angosce. So tuttavia
che la pausa sar breve: appena andr a letto, mi assaliranno di
nuovo i pensieri per domani, e il sonno voler via.
"Dammelo, dai, altrimenti si metter a piangere", mi dice
Caterina, e me lo prende dalle braccia. "Non perch si sia
stancato di te, ma perch  ora di dargli da mangiare".
La lasciamo da sola con il figlio e ci trasferiamo in soggiorno.
Siamo tutta la famiglia: sia quella di sangue sia quella acquisita.
Mancano solo Uli e Zisis: Uli  impegnato in un lavoro
che deve consegnare domani, e Zisis ha delle faccende da sbrigare
al centro di accoglienza e verr pi tardi.
"Domani vengono i miei", ci annuncia Fanis. "Vogliono
vedere il nipote".
"Quando l'hai saputo?" chiede Adriana.
"Mi hanno chiamato oggi pomeriggio".
"Bene. Li ospitiamo noi".
Con tutte le preoccupazioni che mi ritrovo, ci manca proprio
questo. Per fortuna, arriva Fanis a salvarmi.
"Impossibile", risponde deciso ad Adriana.
"Perch? Non stanno sempre da noi?"
"S, ma ora c' Lambros, e le cose sono cambiate. Non
puoi stare qui tutto il giorno ad aiutare Caterina e poi correre
a casa per occuparti dei miei genitori".
"Ma se Lambros l'ha preso in carico Melpo", gli ricorda
Adriana.
"S, ma sei qui quasi tutto il giorno, e non credo che le
cose cambierebbero se i miei venissero a stare da voi", la contraddice
Fanis. "Del resto, vengono a vedere il nipote. Vorranno
stare sempre con lui".
"E dove dormiranno?" chiede Adriana.
"Abbiamo messo un divano letto nello studio di Caterina.
Dormiranno l". Poi esita un istante e continua: "E poi c'
un'altra ragione per cui non voglio che dormano da voi".
"Quale?" chiede Adriana.
"Vi romperanno le scatole tutto il giorno perch lo abbiamo
chiamato Lambros. Mio figlio  il primogenito,  un maschio,
e mio padre non riesce a digerire il fatto che non gli
abbiamo dato il suo nome".
"A te non romper le scatole?" gli chiede Mnia.
"No, perch io ho tagliato corto: gli ho detto che non ne
voglio sentire parlare, e ora non osa rimettersi a brontolare".
Non apro bocca, perch trovo comunque la conversazione
e l'insistenza del consuocero abbastanza insensate e superate.
In ogni caso, Fanis riesce a convincere Adriana, che smette
di insistere.
L'arrivo di Zisis  una benedizione, e l'atmosfera cambia
subito. Fanis gli consiglia di andare immediatamente nella
stanza di Lambros, se lo vuole vedere sveglio. Adriana lo segue
- difficile dire se lo fa per controllare la situazione o per godersi
lo spettacolo. Dopo un po', escono insieme dalla camera e
restano in piedi a chiacchierare a bassa voce.
Mnia viene a sedersi vicino a me. "Come va con questa
storia ingarbugliata che le d tanti grattacapi?"
Poich non sopporto di parlare di lavoro fuori dell'orario
di ufficio, mi limito a dirle dell'arrivo del poliziotto tedesco.
"Se le chiede un'analisi psicologica, lo porti pure da me",
mi dice.
"E perch dovrebbe chiedermi un'analisi psicologica?" le
domando.
"Perch i poliziotti stranieri cominciano sempre con un'analisi
psicologica", mi risponde. "Non so se e come possa aiutarli,
ma non fanno un passo senza un'analisi psicologica".
Mi metto a ridere. "Allora te lo porter, se non per un'analisi
psicologica, sicuramente per conoscere Uli".
Mi guarda, sorpresa: "Uli? E cosa c'entra lui?"
"Quando il delegato dell'Europol vedr che tra i miei migliori
amici c' un tedesco, ai suoi occhi le mie azioni saliranno
parecchio".
Questa volta  lei a ridere, ma torna subito seria. "A parte
gli scherzi, se le cose dovessero complicarsi, due chiacchiere
con Uli potrebbero essere d'aiuto".
Caterina entra in soggiorno con Lambros. "Abbiamo
mangiato e siamo venuti a darvi la buonanotte", annuncia.
Amici e parenti fanno la fila per augurare sogni d'oro al
Piccolino. Sono curioso di vedere come reagir vedendomi,
ma lui mi d un'occhiata del tipo: E tu chi saresti? Io mica ti
conosco.
"Non prendertela. Non pu farti le feste tutte le volte che
ti vede", commenta Adriana.
Ritorno sul divano, e Zisis mi si siede a fianco. "Vedo che
con Michalis vi siete intesi", mi fa.
"Mi ha dato una grossa mano raccontandomi dei licenziati
di Fokidis e di come sono stati mandati via". Sto per spiegargli
la storia, ma mi interrompe:
"Non c' bisogno che me lo racconti. So gi tutto, insieme
al percorso che ha portato Michalis al centro di accoglienza".
Adriana mi fa cenno che  ora di andare. Anche Mnia si
alza: domani arrivano i consuoceri ed  meglio non fare tardi.
Adriana invita Zisis a cena da noi, ma lui ha fretta di tornare
al centro.
"Mangiamo souvlkia stasera?" chiedo ad Adriana, mentre
saliamo sulla Seat.
Lei mi guarda storto. "Quando mai hai cenato a base di
souvlkia a casa?" mi chiede.
Sto per dirle che l'ho fatto proprio l'altra sera, tuttavia
preferisco lasciar perdere, perch non voglio mettermi a
discutere.
Appena arriviamo, si rintana in cucina. Ne approfitto per
dare un'occhiata alla televisione, nel caso ci sia qualcosa di interessante,
ma il notiziario  dedicato alla politica greca e internazionale;
quindi spengo e vado a fare compagnia a mia
moglie.
La vedo china su una pentola a mescolare. "Che cosa prepari?"
le chiedo.
"Avevo degli spinaci in freezer e ho pensato di fare
riso e spinaci. Non  niente di che, ma  sempre meglio dei
souvlkia".
"Questo lo dici tu", vorrei ribattere, ma anche questa volta
preferisco tenere a freno la lingua. Sembra per che lei mi
abbia capito, perch commenta, ironica: "Naturalmente, i gusti
sono gusti".
Ci sediamo a mangiare, e mi chiedo ancora una volta come
faccia a preparare un piatto talmente gustoso cos in fretta.
"Ho parlato con Zisis", mi fa, mentre mangiamo. "Gli ho
detto di chiedere a Melpo di passare di qui domani, prima di
andare da Lambros".
"E perch?"
"Per prepararla. Non so come potrebbero comportarsi i
consuoceri e non voglio che Caterina rischi di litigarci. In caso
di problemi,  meglio che parli con me, e poi sar io a parlarne
con Caterina".
"Hai ragione".
"Se le cose si mettessero male, daremo qualche giorno di
riposo a Melpo, finch i consuoceri non se ne saranno andati,
e andr io al suo posto".
Vorrei darle una mano a sparecchiare, ma mi spedisce a
letto, cosa che apprezzo enormemente.
...
39.

Faccio una sosta in Centrale per avvertire la mia squadra che
da oggi mi trasferir nell'ufficio di Ghikas. La collaborazione
con l'agente straniero richiede che i nostri sguardi si trovino
allo stesso livello.
"Sissignore, agli ordini", esclama Koula.
"Se vuoi essere trasferita in qualche stazione periferica, ci
sono modi pi semplici per chiedermelo, Koula".
Sento le loro risate mentre mi dirigo verso l'ascensore.
Quando arrivo al quinto piano, informo anche Stella.
Contrariamente a Koula, lei mi sorride. "Sono felice di
averla come superiore diretto", dice.
Entro in ufficio e, dopo un passo, mi fermo e mi guardo
intorno. Tutto mi sembra estraneo e diverso: fino ad allora ero
entrato l come sottoposto, adesso invece sono il titolare.
La stanza  fredda e vuota, come la scrivania dove mi siedo.
Sembra uno spiazzo deserto, senza neanche un'automobile
parcheggiata.
Chiamo Koula e le chiedo di portarmi tutti i dossier del
caso. Innanzitutto perch non vorrei che il nostro ospite pensasse
che sono un burocrate che si  installato dietro una
scrivania vuota per dare ordini a destra e a manca. E poi perch
i dossier potranno servirmi quando aggiorner il collega
dell'Europol.
Koula mi porta i materiali e li dissemino su tutta la superficie
del tavolo - non tanto per impressionare il collega, ma per
coprire la nudit della scrivania, che mi infastidisce.
Non so se lo faccio per ambientarmi nel nuovo ufficio,
oppure se  perch sono in ansia per la prossima visita. In
ogni caso, i fogli disseminati sulla scrivania migliorano il mio
umore.
Non ho nient'altro da fare ed entro in modalit di attesa.
Per fortuna,  qualcosa che non dura molto, perch mi chiamano
dall'ufficio del comandante, per dirmi che il tedesco
sta per arrivare.
La mia reazione immediata sarebbe quella di telefonare
ai miei colleghi, ma mi trattengo: sar meglio prendere subito
confidenza con certe buone maniere.
Chiamo Stella e le chiedo di informare i dirigenti e i miei
colleghi della Omicidi di tenersi pronti, perch potrei chiedere
il loro intervento durante l'incontro con il delegato
dell'Europol.
Dopo un'altra mezz'ora, Stella mi comunica l'arrivo
dell'ospite con l'interprete.
Mi alzo per salutare un quarantacinquenne alto e dritto.
Si presenta come Kurt Rotman. L'interprete  un greco piuttosto
giovane.
"Do you speak English?" mi chiede Rotman, dopo le presentazioni,
e quando gli rispondo di s, replica, soddisfatto:
"Bene, allora parleremo in inglese".
"Sono d'accordo, sar pi semplice", gli rispondo, anch'io
in inglese. "Ma il rapporto sullo stato delle cose preferisco farglielo
in greco per evitare malintesi".
Mi esprime il suo assenso e comincio. "Voglio descriverle
il caso sin dall'inizio, per poi arrivare agli omicidi che pi la
interessano", spiego.
Parlo prima dell'uccisione di Fokidis, poi passo a quella
di Kaplanis, e termino con il triplice omicidio. Gli descrivo
nel dettaglio tutto lo svolgimento delle indagini e degli interrogatori,
fino alla testimonianza dei disoccupati e di
Dokaris.
Una volta terminato il riepilogo, estraggo da una cartella
le rivendicazioni e le consegno all'interprete perch gliele traduca.
Integro la traduzione, illustrando le varie modalit con
cui le rivendicazioni sono arrivate nelle redazioni dei
telegiornali.
"Perch i criminali non hanno utilizzato l'esplosivo nel
triplice omicidio?" mi chiede, in inglese.
"Perch dovevano uccidere tutti e tre gli uomini insieme.
Le automobili erano due, e quindi non potevano sapere con
quale si sarebbero mossi. Credo che, sin dall'inizio, abbiano
progettato di provocare un incidente:  per questo che hanno
rubato il furgone".
Termino e gli faccio la domanda cruciale: "Qual  la sua
opinione?"
Ci pensa un po', prima di rispondermi.
"Sono intelligenti", dice. "Si vede dalle rivendicazioni e
dal gioco che stanno facendo con la polizia. Ma la loro intelligenza
trapela soprattutto nelle argomentazioni".
"Cosa intende dire?"
"Voglio dire che le loro argomentazioni hanno una base
di verit", risponde. "Molti imprenditori trasferiscono la sede
delle loro aziende nei paradisi fiscali per risparmiare sulle tasse.
 vero che c' una grande forbice tra l'alto livello di formazione
dei giovani d'oggi e le loro basse retribuzioni.  vero che
molti imprenditori licenziano i dipendenti con stipendi alti per
assumere giovani che gli costano molto meno.  anche vero
che questi giovani sono considerati occupati, ma gli stipendi
che guadagnano bastano a malapena per pagare vitto e alloggio.
Ed  altres vero che il miglioramento degli indici dell'economia
finisce nelle tasche di quelli gi ricchi, mentre il resto
dei cittadini non ne trae alcun vantaggio".
Resto senza parole: non tanto per la sua analisi, quanto
per la sua sincerit. Mi guarda sorridendo.
"Non so come si vive qui ad Atene, ma le grandi citt europee
si stanno trasformando in ghetti per ricchi", mi dice. "Per
una famiglia di impiegati  impossibile persino affittare una casa
in una grande citt. Sono costretti a vivere in periferia. Le grandi
citt sono solo per i ricchi", conclude, e ci guardiamo.
L'interprete fissa ora me, ora Rotman. Evidentemente sa
anche l'inglese ed ha capito quello che ha detto.
"Nonostante ci, il nostro dovere  arrestarli", aggiunge
il tedesco. "Gli assassini devono essere consegnati alla giustizia
anche quando hanno ragione. Come state procedendo nelle
indagini?"
"In questo momento, ci stiamo concentrando sui disoccupati
dell'azienda di Fokidis", gli spiego. "Crediamo che qualcuno
di loro, per la disperazione, abbia deciso di giustiziare il
proprietario. Poi, come spesso succede, al primo omicidio ne 
seguito un altro, e cos via".
"Sono d'accordo con la sua analisi", replica Rotman. "Del
resto, c' una relazione diretta con il secondo omicidio, anche
se a prima vista non appare. Hanno ucciso Kaplanis perch inseriva
nelle statistiche degli occupati anche chi aveva uno stipendio
che non gli bastava per vivere".
Comincio a pensare che potrei andare d'accordo con Rotman.
La mia stima per lui continua a salire.
"Vorrei vedere il luogo in cui  avvenuto l'agguato ai tre
economisti:  possibile?" mi chiede.
"Naturalmente. Verr con lei".
Chiedo a Stella di prenotarci un'autopattuglia e a Dermitzakis
di venire con noi, giacch  stato lui a fare il sopralluogo.
Completo la squadra con Dimitriou, al quale domando di
accompagnarci per spiegare a Rotman i movimenti del furgone.
Propongo al tedesco di sedersi di fianco al conducente,
per godersi il panorama. Dermitzakis e l'interprete siedono
dietro, insieme a me.
Appena entriamo in viale Souniou e ci muoviamo sulla litoranea,
Rotman si lascia sfuggire un'esclamazione: "Che panorama
meraviglioso! Se vivessi qui, vorrei avere una casa in
questa zona".
"Se avesse una casa qui e un ufficio in Centrale, le ci vorrebbero
circa tre ore al giorno per andare da casa al lavoro e
viceversa", gli spiega Dermitzakis.
"C' cos tanto traffico?" chiede il tedesco.
"S, perch  una zona ad alta densit abitativa", gli
spiego.
Arriviamo al punto in cui  avvenuto l'agguato. Gli indico
dove si trovava il furgone e dove la Hyundai  finita in mare.
Rotman si avvicina al ciglio della strada e osserva le rocce.
Nel frattempo  arrivato Dimitriou: faccio le presentazioni
e gli chiedo di descrivere nel dettaglio a Rotman i movimenti
del furgone e della Hyundai. L'interprete ora  molto
impegnato, perch parliamo tutti in greco.
Dimitriou mostra a Rotman come il furgone bloccava l'accesso
al tunnel e le tracce della brusca frenata della Hyundai
prima di piombare in mare.
"Ora capisco perfettamente come si sono mossi i responsabili",
dice Rotman. "Hanno aspettato il segnale che l'auto
fosse partita per sbarrarle la strada nel punto pi adatto. In
quel punto, il conducente non aveva scelta: o si scontrava con
il furgone, oppure finiva in mare".
"Arrivavano a forte velocit, perch a quell'ora la strada
era deserta", spiega Dermitzakis, aggiungendo: "C' un'informazione
aggiuntiva, che abbiamo appreso stamattina dall'autopsia:
gli esami tossicologici hanno rilevato che il conducente
aveva un tasso alcolico molto alto".
Ecco un'informazione che completa l'immagine. "Vuole
vedere il ristorante dove erano andati a cena?" chiedo al
tedesco.
"Se  possibile".
Gli metto a disposizione l'autopattuglia con Dermitzakis
e l'interprete.
"E questo da dove sbuca?" mi chiede Dimitriou.
"Dall'Europol", gli rispondo. "Quando uccidono due
stranieri in missione ufficiale in Grecia, poi devi sorbirti i delegati
che vengono a controllare".
Rotman torna soddisfatto. "Ora ho un'immagine completa
del triplice omicidio", mi dice.
"Bene, ma credo che le sarebbe utile anche un incontro
con i responsabili dei dipartimenti Reati Economici e Finanziari
e Informatico", aggiungo.
Sono sicuro che n Koulakos n Vellidis avranno molto
da aggiungere, ma preferisco che il tedesco parli con tutti, per
evitare che un domani gli venga il sospetto che gli abbiamo nascosto
qualcosa, e io mi trovi nella posizione di dovermi
giustificare.
Rotman accetta entusiasta, e prendiamo la strada del
ritorno.
Appena torniamo in ufficio, chiedo a Stella di convocare
Koulakos e Vellidis. A quanto pare, erano gi pronti, perch
arrivano subito.
Per prima cosa, faccio le presentazioni. Dopodich parla
Vellidis. Spiega a Rotman che gli assassini, in questo caso, non
utilizzano la rete ed i social, ma ricorrono ad altri strumenti, pi
semplici, antiquati. La sua opinione  che lo fanno per rendere
difficile la ricerca, e quindi la possibilit di individuarli.
La parola passa quindi a Koulakos, che spiega a Rotman
come abbiamo fatto a trovare la sede legale delle imprese di
Fokidis alle isole Cayman. Ha portato con s anche una copia
della dichiarazione che le tre vittime avevano rilasciato riguardo
all'aumento del PIL e delle entrate dello stato.
Rotman ascolta entrambi con attenzione, senza interromperli.
Dopo che anche Koulakos ha terminato, si rivolge a me:
"Voglio ringraziarla per l'eccellente ricostruzione che
mi ha fornito, signor vicedirettore: mi ha dato un'immagine
completa, e ora mi sar molto pi facile seguire l'iter delle
indagini".
Si alza e ci saluta tutti, dandoci la mano. Poi fa un cenno
all'interprete ed esce con lui dall'ufficio.
Per un istante, mi viene la tentazione di invitarlo a conoscere
Uli, ma sono arrivati i consuoceri e dovr passare a
salutarli.
"A giudicare dall'espressione, se n' andato soddisfatto",
commenta Koulakos. "Se riceverai elogi dai piani alti, non dimenticare
di attribuire un po' del merito anche a noi", aggiunge,
ridendo.
L'incontro si conclude in un'atmosfera di euforia
generale.
Per oggi, ho fatto il mio dovere, e vado da Caterina per
dare il benvenuto ai consuoceri.
...
40.

Sevast mi accoglie con Lambros in braccio: ha la testolina poggiata
sulla spalla e gli accarezza la schiena. Prdromos contempla
il nipote, mormorando tra s: "Che meraviglia! Che forza!"
La famiglia  al gran completo. Adriana  venuta gi nel
pomeriggio per dare il benvenuto ai consuoceri ed  rimasta
ad aspettarmi.
"Non voglio dire niente, ma  una stella!" mi fa Sevast,
appena mi vede.
La serata procede in allegria, e tutti siamo di buon umore.
A un certo punto, penso che forse mia figlia e mio genero hanno
bisogno di tirare il fiato, e propongo ai consuoceri di uscire
a cena. Adriana mi fa capire con lo sguardo che  d'accordo, e
anche Sevast e Prdromos accettano entusiasti.
Dapprincipio penso di portarli da Inothira, nel quartiere
Kesarian, ma poi mi viene in mente che di pesce e frutti di
mare ne hanno quanti ne vogliono a Volos. Fanis mi consiglia
allora Karavitis e mi toglie d'impaccio.
La cena piace agli ospiti, e anche al ristorante la conversazione
prosegue amabilmente. Tutti tessono le lodi di nostro
nipote. A quanto pare, per, Prdromos ha deciso di rovinarci
la serata.
"Comunque la vedi, consuocero, a me non  andato gi
che abbiano dato a mio nipote un nome che non ha niente a
che fare con la famiglia".
Sto per fare una scenata, ma mi trattengo. "Sono i genitori
a decidere il nome del figlio: noi non abbiamo voce in capitolo",
replico tranquillamente.
"Ha ragione", interviene Sevast che, rivolgendosi al marito,
continua: "Sono stufa di starti a sentire! Il nome  una scelta
dei genitori. In fin dei conti sono giovani, faranno un altro
figlio: porta pazienza. A parte che, se avessero una figlia, non
vorrei proprio che la chiamassero Sevast: la prenderebbero in
giro tutti! I nostri sono nomi dei tempi che furono, oggi fanno
ridere. Mille volte meglio Adriana -  un nome molto pi
bello".
"Ti ringrazio, consuocera, mi lusinghi!" le dice Adriana.
Scoppiamo a ridere, e l'atmosfera  di nuovo rilassata.
Alla fine, li lasciamo da nostra figlia e ci dirigiamo verso casa.
"Prdromos  proprio fissato con il nome di Lambros!"
dico ad Adriana, quando rimaniamo soli.
"Kostas, te l'ho gi detto: noi abitiamo ad Atene. In provincia,
valgono ancora le vecchie abitudini, come per i
palioimerologhites.*
Sono le otto del mattino. Mi preparo a bere il caff con
Adriana, ma Melpo ci interrompe per fare rapporto a mia
moglie e ricevere istruzioni. Non mi d fastidio che Melpo
si intrometta nel mio primo caff della giornata, perch ci ha
conquistati tutti.
Non faccio in tempo a bere il primo sorso che il cellulare
comincia a suonare.
"Hanno telefonato dal Centro Operativo, commissario",
mi annuncia Dermitzakis. "C' stata un'esplosione in un parcheggio
lungo viale Amfitheas. Il posteggiatore  morto sul
colpo, e c' una donna che grida che era lei che volevano
uccidere".
"In greco, o in qualche altra lingua?" chiedo.
"In greco".
Almeno non abbiamo un'altra vittima straniera. Al punto
in cui siamo, anche questo  un sollievo.
"Avverti la Scientifica e il medico legale. Prendi tutta la
squadra e ci vediamo al parcheggio".
Dermitzakis mi spiega dove si trova il posto. Chiamo Stella
e le chiedo di informare la segretaria del vicecomandante.
Non ho tempo di aspettare un'autopattuglia e decido di andare
con la Seat.
La mia impazienza costa cara. Con l'autopattuglia avrei
fatto prima. L'ingorgo inizia in piazza Syntagma e continua per
tutto il percorso: da via Amalias fino alla Singro e, da l, fino
alla svolta di Amfithea.
Il parcheggio si trova su viale Amfitheas, ai confini con il
Vecchio Fliro, vicino a un cinema.  circondato da un nastro
rosso. Fuori ci sono delle persone che gridano, chiedendo di
recuperare le loro auto, mentre gli agenti cercano di spiegare
la situazione.
Il furgone della Scientifica e il medico legale sono arrivati
prima di me.
Un quarantenne vede la mia squadra e mi si avvicina. Capisce
che sono il capo e chiede di parlarmi.
"Sei tu il padrone, qui?"
"Nella polizia non ci sono padroni", gli rispondo.
"Eh, vabbe'! Non facciamola tanto lunga. Insomma, sei
tu che comandi?"
"S".
"Allora, di' ai tuoi di lasciarci prendere le macchine".
"Le macchine le prenderete quando avremo finito il
sopralluogo".
"La mia  parcheggiata dalla parte opposta: non c'entra
niente con il vostro sopralluogo. Dobbiamo andare a
lavorare".
"Per una volta prenda l'autobus o il taxi. Non le far
male", gli rispondo, e mi allontano.
Mi dirigo verso l'autobomba:  letteralmente sbriciolata.
Come nelle altre esplosioni, del conducente non resta altro che
una massa informe. Anche le macchine che erano posteggiate
nei pressi hanno subto notevoli danni.
"Esattamente la stessa procedura, come con le auto di Fokidis
e di Kaplanis", mi spiega Dimitriou.
"Solo che questa volta hanno sbagliato bersaglio", aggiunge
Dermitzakis.
"Dobbiamo capire perch", replico. "Dove si trova la
donna che gridava di essere la vittima predestinata?"
"Gli agenti l'hanno riportata a casa".
"Ah, andiamo bene! Meno male che non l'hanno portata
all'ospedale!" esclamo, irritato. "Dermitzakis, digli di riportarla
subito qui, e mandami Koula".
Nel frattempo, mi si avvicina Stavrpoulos. "Quello che
potrei dirti, te l'ho gi detto le volte precedenti: vale a dire
niente".
"Capisco. Sappiamo anche l'ora esatta".
"Quindi posso far rimuovere il cadavere ed andarmene?"
"Aspetta ancora un attimo. Hanno stupidamente mandato
a casa la padrona dell'auto che  esplosa. Devono riportarla
qui per interrogarla".
La cosa non gli piace, ma non pu opporsi. Si allontana
nel momento in cui arriva Koula.
"Tra poco interrogher la padrona della macchina che 
scampata alla morte. Voglio che tu sia al mio fianco".
"Capisco, come sostegno psicologico".
L'autopattuglia con la mancata vittima non  ancora arrivata.
Ne approfitto per chiamare il vicecomandante, che evidentemente
ha avuto il mio stesso pensiero.
"Per fortuna, la vittima non  straniera. Avremmo avuto
altri problemi internazionali".
"In realt, l'attentato  del tutto simile ai due precedenti
di Fokidis e Kaplanis. C' stato semplicemente un errore di
persona. Come sia accaduto, glielo potr dire quando avr interrogato
la donna che doveva essere su quell'auto".
Vedo finalmente l'autopattuglia avvicinarsi e fermarsi fuori
dal parcheggio. Dervsoglou esce ed arriva di corsa.
"Gliel'abbiamo portata!" esclama.
"Voglio gli orari di apertura e tutti gli altri dati del parcheggio",
gli dico. "Inoltre, voglio sapere se c' un altro posteggiatore,
oltre a quello che  morto nell'esplosione".
"Vieni", dico a Koula.
La donna sul sedile posteriore dell'autopattuglia dev'essere
vicina alla pensione. Da come  vestita, si pu capire che
stava andando al lavoro.  ancora scossa.
"Non riesco a crederci", mormora, quando mi siedo al
suo fianco. "Non riesco a crederci". Poi viene presa da una
specie di crisi isterica e si mette a gridare: "Volevano uccidere
me! Me! Ma perch? A chi ho fatto del male?"
"Si calmi", le dice Koula, che  seduta al posto del passeggero,
a fianco del conducente. "Il commissario le far alcune
domande, e poi potr tornare a casa. Per deve mantenere
la calma, perch quello che ci dir servir a catturare i
colpevoli".
La donna trae un lungo sospiro, cercando di ritrovare la
calma.
"Come si chiama, signora?" le chiedo.
"Charklia Lambraki".
"Dove lavora?"
"Alla Banca di Grecia. Tra un anno vado in pensione".
"Mi dica cosa  successo stamattina".
"Abito in via Orfeos, poco lontano dal parcheggio. Come
ogni mattina, sono venuta a prendere la macchina per andare
in ufficio, ma ho visto che era bloccata dalle altre vetture e non
sarei riuscita a tirarla fuori. Allora sono andata da Christos,
il posteggiatore, e mi sono arrabbiata perch ha lasciato che
gli altri parcheggiassero intorno alla mia auto, anche se sa che
vengo a prenderla tutte le mattine alle otto. Mi ha detto di calmarmi,
e che me l'avrebbe tirata fuori lui. Prima ha spostato
alcune macchine e poi  salito sulla mia. Appena ha fatto per
accendere il motore, c' stata l'esplosione".
Si ferma e scoppia di nuovo in lacrime. "Per fortuna, ero
rimasta in attesa vicino all'uscita e non mi  successo niente.
Povero Christos! Ha pagato per me!" Si ferma ancora una volta
e ripete la stessa domanda: "Perch uccidermi? Cosa gli ho
fatto? In vita mia, non ho mai fatto male a una mosca!"
Sarebbe inutile spiegarglielo, e poi ci vorrebbe troppo
tempo. "Lascia sempre la macchina in questo parcheggio?" le
chiedo.
"S, perch dove abito non c' quasi mai posto. Pago il
parcheggio un tanto al mese e non ci penso pi".
"La ringrazio. Non voglio stancarla oltre". Poi, rivolto a
Koula, aggiungo: "Accompagna la signora Lambraki a casa".
Vedo Dervsoglou che mi si avvicina. "Il parcheggio 
aperto diciotto ore al giorno, dalle sei del mattino a mezzanotte.
I posteggiatori sono due e si alternano. Oggi il turno del
mattino spettava a Christos, mentre il pomeriggio verr un tale
Lakis".
"Trovate questo Lakis: voglio parlargli al pi presto".
Sto per telefonare al vicecomandante per aggiornarlo,
quando Dermitzakis mi anticipa. "Ho trovato una persona che
parcheggia regolarmente la macchina qui. Ha visto qualcosa e
vorrei che glielo raccontasse".
Andiamo verso una Peugeot che si trova fuori del parcheggio.
Il conducente  in piedi davanti alla macchina e ci
aspetta.
"Pu ripetere al commissario che cosa ha visto ieri sera?"
gli chiede Dermitzakis.
"Ho lasciato la macchina poco prima della chiusura. Abito
poco pi in l, sulla Achain. Mentre andavo a casa, ho notato
un'auto con tre persone a bordo che tenevano d'occhio
il parcheggio. Non ci avrei fatto caso, se non ci fossero stati i
passeggeri. Mi  parso strano che fissassero il parcheggio. Di
solito, a quell'ora di notte, o lasci la macchina, o la riprendi -
non stai l a ragionarci su".
"Si ricorda per caso che macchina era?"
Ci pensa su un attimo. "Se non sbaglio era una Toyota".
"Li ha visti in faccia?"
"No, era buio. Grazie ai fanali di un taxi di passaggio ho
distinto due uomini e una donna. La donna era al volante e gli
uomini erano seduti uno davanti e l'altro dietro".
"La ringrazio. Lasci pure il suo recapito e la contatteremo
per la deposizione ufficiale".
Chiedo a Dermitzakis di prendere i suoi dati, mentre telefono
al vicecomandante.
" la copia quasi identica dei due attentati precedenti",
mi dice, e subito aggiunge: "Mi spiace doverla distrarre dall'indagine,
commissario, ma deve venirci a trovare. Il ministro ha
organizzato un incontro con gli ambasciatori di Belgio e Italia.
Ci sar anche il suo collega dell'Europol".
Lo avverto in anticipo che potrei tardare, perch sono ad
Amfithea, sul luogo del delitto, e mi ci vorr un po' per arrivare
in viale Mesoghion.
Come si dice in questi casi: se non si pu fare qualcosa a
prova di bomba, figuriamoci a prova di iella.

* Veterocalendaristi: sono quei cristiani ortodossi che non seguono il
calendario gregoriano, ma ancora quello giuliano-costantiniano, e che
festeggiano Natale il 6 gennaio [N.d.T.].
...
41.

Per fortuna, mi viene la brillante idea di usare l'autopattuglia
come ariete per farmi aprire la strada a sirene spiegate,
mentre io la seguo con la Seat. In questo modo, riesco ad arrivare
rapidamente fino all'ingresso della Mesoghion. Da l congedo
l'autopattuglia, ringraziando il guidatore, e continuo da solo
fino al ministero.
Vado direttamente nell'ufficio del ministro, perch immagino
che la riunione sia gi iniziata - e infatti ho ragione. La
segretaria mi invita ad entrare subito: sono atteso.
Trovo il ministro, i due ambasciatori, i miei superiori e
Rotman. Manca solo l'interprete - ma tutti parliamo inglese, e
quindi non serve.
"Abbiamo un altro omicidio?" mi chiede il ministro.
"Purtroppo, s. Ma stavolta hanno sbagliato bersaglio".
"Per il momento passiamo all'aggiornamento, per non
trattenere i signori ambasciatori. Si limiti, per favore, al caso
dei due delegati stranieri".
Faccio una breve introduzione, poi passo a una descrizione
dettagliata del triplice omicidio. Parlo del metodo seguito e
riferisco il contenuto delle rivendicazioni.
Mi ascoltano con attenzione, ma alla fine ringraziano il
ministro e non me. Dopodich l'ambasciatore del Belgio si rivolge
a Rotman:
"Qual  la sua opinione, commissario?"
"Innanzitutto devo dire che la polizia greca sta facendo
un lavoro eccellente", inizia Rotman. "Le informazioni che mi
sono state fornite sono talmente precise che ho avuto l'impressione
di essere presente a ogni passo dell'inchiesta. Oltre a ci,
confesso che mi  difficile comprendere le motivazioni degli
assassini. Perch uccidere qualcuno che ti d buone notizie?
Perch ammazzare quelli che ti dicono che sono aumentati il
PIL e le entrate dello stato, quando il tuo paese ha passato una
terribile e lunga crisi e dovresti essere contento? Le vittime
annunciano che la Grecia sta uscendo dalla crisi, e questi criminali,
anzich congratularsi con loro, le uccidono? E la cosa
vale anche per i due assassini precedenti. Perch uccidere un
responsabile del servizio statistico che ti d la splendida notizia
che la disoccupazione  diminuita, e che quindi il paese sta
uscendo dai problemi E perch ammazzare un imprenditore
che offre posti di lavoro a giovani studenti? Perch aveva la
sede legale in un paradiso fiscale? D'accordo, pu non piacere,
ma  legale. Oppure l'hanno ucciso perch offriva stipendi
molto bassi? Ma questo  un elemento regolato dal mercato,
non certo dal servizio statistico".
Si ferma per guardare i presenti. Nessuno parla. Solo i
due ambasciatori scuotono la testa, desolati.
Io rimango a bocca aperta. Rotman dice l'esatto contrario
di quanto mi aveva detto durante il nostro primo incontro.
Ho una specie di accesso d'ira e sto per ricordargli le sue
parole, ma mi trattengo, per non mettere in difficolt i miei
superiori.
"Qual  la sua opinione riguardo a ci che ha detto il signor
Rotman?" mi chiede il comandante.
"Il movente degli assassini ci interessa se ci aiuta ad individuarli",
rispondo. "Se hanno ragione o torto non riguarda le
indagini. Dal momento in cui hanno ucciso sei persone, devono
essere arrestati e consegnati alla giustizia".
Parlo tenendo lo sguardo fisso su Rotman, come per ricordargli
che anche questa era una sua conclusione, durante il
nostro primo incontro.
"Ha posto la questione molto bene, commissario",
commenta l'ambasciatore belga. E cos mi prendo anch'io un elogio
di consolazione.
Gli ambasciatori ringraziano il ministro e ci stringono le
mani. La loro espressione, insieme a quella del ministro, rivela
che sono rimasti soddisfatti dell'incontro.
"In che albergo alloggia?" chiedo a Rotman.
"Al Caravel".
"Bene, allora la accompagno io".
"Sar un'occasione perfetta per salutarla, visto che domani
parto", mi dice, sorridendo.
Cerco di pazientare fino alla Mesoghion, prima di iniziare
a parlare di quello che mi preme. "Ieri, durante la nostra conversazione,
aveva detto cose ben diverse riguardo agli assassini
e ai loro moventi", gli faccio notare.
Lui si volta a guardarmi, ma non ha fretta di rispondermi.
"Le cose che credo sono quelle che ho detto a lei", mi
risponde.
"E allora perch oggi ha detto l'esatto contrario?"
"Perch non sto con i perdenti, signor vicedirettore, Ho
quarantacinque anni, e una carriera davanti a me. Se voglio
crescere nel mio lavoro, devo stare dalla parte dei vincenti,
dicendo quello che vogliono sentirsi dire, altrimenti posso dimenticarmi
la promozione". E poi aggiunge: "Losers have no
success stories, dear collgue!"
Da un lato, questo discorso mi fa imbestialire; dall'altro,
mi consola. Io sono riuscito, anche se all'ultimo momento, a
fare carriera, pur restando tra i perdenti.
Quando arriviamo al Caravel, scendo dalla Seat per ringraziarlo
in modo pi formale. Ci stringiamo le mani, ci diciamo
quanto siamo felici di avere fatto la reciproca conoscenza e
ci congediamo con un sorriso.
Subito dopo, svolto per uscire sulla Diocharous e proseguire
poi sulla Vasilissis Sofias. Quando arrivo in Centrale 
gi pomeriggio. Vado direttamente nel mio vecchio ufficio -
non  possibile svolgere un'indagine insieme con i miei collaboratori,
se devono fare continuamente la spola tra il terzo e
il quinto piano.
Convoco tutta la squadra per farmi dire come stanno andando
le indagini, visto che sono stato costretto ad
allontanarmi.
"Abbiamo trovato il secondo posteggiatore, e ci ha detto
cose interessanti", mi annuncia Dermitzakis.
"Ti ascolto".
"La sera prima dell'attentato qualcuno gli ha chiesto
informazioni".
"Di che genere?"
"L'orario di apertura, e se ci sono giorni in cui la chiusura
viene anticipata. Il posteggiatore ha dato tutte le informazioni,
scambiandolo per un possibile cliente".
"Se lo ricordava?  riuscito a descriverlo?"
"S. Era un cinquantenne di altezza media, con i capelli
castani e i baffi".
La descrizione mi ricorda qualcuno, anche se non so dove
potrei averlo gi incontrato. "Voglio che domani portiate il
posteggiatore alla Scientifica e chiedete loro di fare un identikit
secondo le sue indicazioni. Magari lo possiamo collegare a
qualcuno degli attentati precedenti".
"Possiamo portarcelo anche ora", propone Askalidis.
"No, ora  tardi, e il lavoro non verrebbe bene. Preferisco
domani". Poi mi rivolgo a Koula: "Hai saputo nulla della
Lambraki?"
"Lavora alla Banca di Grecia ed  a capo della Vigilanza
sul Sistema Creditizio. Quando ha capito che stava per fare la
stessa fine delle altre vittime, ha cominciato a strapparsi i capelli,
chiedendosi perch ce l'avessero con lei".
"Voglio che cerchi chi ha una Toyota ad Atene. So che
non  un lavoro facile, non abbiamo il numero di targa, ma facendo
una ricerca, forse potremo imbatterci in qualche nome
noto".
Non ho altre richieste in questo momento. Spero che mi
venga in mente qualcosa quando vedr l'identikit del tipo con
i baffi. Mi resta il tempo per parlare con Koulakos.
Quando gli descrivo l'ultimo attentato, mi guarda con aria
confusa. "Non capisco perch hanno cercato di uccidere una
dirigente della Banca di Grecia".
"Se non lo capisci tu, come pensi che lo possa capire io?
Per questo voglio che domani interroghiamo insieme la Lambraki.
Magari tu riesci a cavarne qualcosa di pi".
"D'accordo. Avvertimi, e la vedremo insieme".
Decido che la giornata di lavoro si chiude qui. La mia
squadra se n' gi andata. Chiamo Stella e congedo anche lei.
Metto in moto la Seat, sperando di non incappare nei consuoceri,
perch non ho la forza per affrontare le chiacchiere di
circostanza.
Non trovo i consuoceri, ma mi imbatto in Mnia e Uli. Uli
siede sul divano, mentre Mnia parla con mia moglie. Dalle
loro espressioni mi rendo conto che c' qualcosa che non va.
"Cosa succede?" chiedo.
Adriana si volta verso Mnia. "Diglielo tu", le fa.
"Caterina  agitata per colpa dei suoceri", mi spiega. "Hanno
sconvolto la vita di Lambros. Lo tengono in braccio tutto il
giorno, si intromettono in tutto quello che fa Caterina, e stanno
mettendo i suoi nervi a dura prova. Quando lei cerca di spiegargli
che la routine giornaliera di Lambros non deve essere disturbata,
loro ribattono che hanno cresciuto dei figli e sanno come
si fa. Melpo  disorientata. Si  trasformata in cuoca per aiutare
Caterina, e cerca in ogni modo di tranquillizzarla".
"Fanis lo sa?"
"Lo sa ed  infuriato.  pronto a rispedirli a casa loro".
"Perch non mi ha dato ascolto quando gli ho suggerito
di farli stare da noi", risponde Adriana, piccata.
" inutile metterci a discutere di una cosa che non si pu
cambiare", le dico. "In ogni caso, tra qualche giorno torneranno
a Volos".
"S, ma nel frattempo il bambino sar completamente
sballato e mia figlia dovr impazzire per rimetterlo in carreggiata.
Per fortuna, c' Melpo".
 uno di quei giorni in cui succede di tutto. Vado a
sedermi di fianco a Uli, sperando di trovare un argomento di
conversazione diverso, che mi faccia tirare il fiato.
"Queste sono le cose che succedono nelle famiglie greche",
gli dico.
"Nelle famiglie tedesche, sono i genitori a prendere le decisioni.
I nonni non parlano, a meno che non siano interrogati.
Ma nelle famiglie tedesche non  facile trovare l'amore e l'aiuto
che ti danno quelle greche", mi risponde.
Comincio a raccontargli la storia di Rotman, tanto per
cambiare discorso, e Uli mi ascolta scuotendo la testa.
"Ora capisci perch ho preferito lavorare per conto mio",
mi dice. "Se avessi deciso di trovare lavoro in un'azienda, sarei
stato costretto anch'io a fare come Rotman".
La voce di Mnia in soggiorno interrompe la conversazione.
"Venga, signor commissario. Al notiziario c' una notizia
che la riguarda".
Corro in soggiorno e vedo la solita schermata: la solita
conduttrice che discute con il solito interlocutore.
"Com' arrivata in redazione la rivendicazione, Manos?"
"Come una delle precedenti. Un motociclista  passato
come un turbine davanti all'ingresso e ha lanciato una busta
davanti all'addetto alla sicurezza".
"Lasciamo che il pubblico legga prima la rivendicazione
e poi passiamo al commento", spiega la conduttrice, mentre il
testo comincia a scorrere sullo schermo.

Vogliamo dichiarare che siamo costernati dalla morte
ingiusta di un innocente. Chiediamo scusa alla sua
famiglia.
Il nostro obiettivo non era l'ignaro posteggiatore, ma
Charklia Lambraki. Charklia Lambraki  la direttrice
della Vigilanza sul Sistema Creditizio, e quindi la corresponsabile
dell'immunit delle banche che hanno concesso
mutui, prestiti e carte di credito a occhi chiusi ai
greci, senza che la Banca di Grecia facesse nulla per controllare.
Le banche sono arrivate al punto di concedere
prestiti per andare in vacanza o per comprare abiti da
sposa. Hanno fatto affari d'oro, mentre i greci si convincevano
che i prestiti facevano parte dei loro redditi.
 cos che  iniziata la rovina. La direzione della Banca
di Grecia non ha fatto assolutamente nulla per mettere
un freno alle banche.
Il nostro tragico fallimento contiene due insegnamenti
simbolici.
Il primo: qualsiasi cosa facciamo, non riusciamo a colpire
le banche, che restano sempre intoccabili e continuano
a fare del male.
Il secondo: quando ci si scontra con le banche, a pagare
sono sempre gli innocenti.
Chiediamo di nuovo scusa alla famiglia dello sventurato
posteggiatore e dichiariamo conclusa la nostra azione.
Non  possibile che nel costo della nostra battaglia
sia compresa anche la vita di persone innocenti.

L'Esercito degli Idioti Nazionali.

"Spegni, non ho intenzione di ascoltare i commenti", dico a
Mnia.
Vedo Adriana che si fa il segno della croce. "Tu devi
mandarli in galera, lo so", mi fa. "Ma io mi levo tanto di cappello
per quello che dicono".
"Mi fai un piacere?" le chiedo.
"Cosa vuoi?"
"Servi qualcosa da mangiare, ti prego: queste notizie non
si reggono a stomaco vuoto".
Peccato non avere qui Rotman. Mi sarebbe interessato conoscere
anche la sua opinione. Come si dice: gli occhi della lepre
sono diversi da quelli della civetta.
...
42.

La mia prima domanda, quando arrivo in ufficio,  se hanno
trovato il posteggiatore.
"Askalidis l'ha portato alla Scientifica", mi comunica
Dermitzakis.
La realizzazione dell'identikit richieder un po'. Penso a
cosa potremmo fare nel frattempo e decido di raccogliere la
testimonianza della Lambraki. Incarico Koula di telefonarle
per convocarla in Centrale ed interrogarla insieme a Koulakos.
" nel suo ufficio, ma ci prega di inviarle un'autopattuglia",
mi riferisce Koula, poco dopo.
Accetto, rendendomi conto che dev'essere ancora scossa.
Informo Koulakos e mi trasferisco al quinto piano.  preferibile
incontrarla nel mio nuovo ufficio.
"Vedo che ti sei trasferito definitivamente", commenta
Koulakos, sorridendo.
"Solo per gli incontri ufficiali, ma prima o poi dovr venirci
in pianta stabile, anche se la cosa non mi entusiasma".
"Perch?"
"Perch qualcuno prender il mio posto come direttore
della Centrale, quindi si prender anche l'ufficio, e io dovr
cambiare di nuovo abitudini".
La conversazione si interrompe per l'arrivo della Lambraki.
Sembra pi tranquilla. Siede in poltrona di fronte a Koulakos.
"Ho stretto i denti e sono andata a lavorare", mi spiega,
appena si accomoda. "Vivo da sola, e non volevo passare la
giornata tra brutti pensieri. In ufficio, almeno, sono sempre
impegnata e mi distraggo".
Le presento Koulakos ed entro subito in argomento. "Signora
Lambraki, l'abbiamo convocata perch abbiamo delle
domande da farle che potrebbero aiutarci nelle indagini", le
spiego. "Ha letto la rivendicazione degli Idioti Nazionali?"
"L'ho letta", mi risponde, e capisco che si sta agitando di
nuovo. "Ieri sera, ho guardato il telegiornale per capire perch
volevano uccidermi. Quando ho finito di leggere la rivendicazione,
ero furibonda. Volevano ammazzarmi per delle idiozie!"
"Perch le ritiene idiozie?" le chiede Koulakos.
"La direzione di cui faccio parto segue e vigila sulle banche
perch si mantengano nell'mbito della legalit. La concessione
di crediti a privati o ad aziende fa parte delle prerogative
delle banche, ed  un'attivit del tutto legale. La Banca di Grecia
non ha il diritto di esercitare un controllo. Sono poi i cittadini
a decidere se accettare o no il prestito. Le banche non
sono n consulenti n tutori dei cittadini. Sono istituti di credito,
ossia imprese a fine di lucro".
"Conosce un certo Fabrizio Tebaldi, dirigente della Banca
Centrale Europea?" le chiede Koulakos.
"S, ci siamo conosciuti, ma non abbiamo mai lavorato insieme.
Tebaldi veniva qui come delegato delle istituzioni europee.
Aveva soprattutto contatti con il ministero dell'Economia,
con rappresentanti politici e funzionari". Poi, all'improvviso,
si ricorda. " lui che hanno ammazzato insieme al belga?"
"Esattamente", le rispondo.
"E pensa che sia per questo che volevano uccidere anche
me?"
"Non pensiamo nulla", le spiega Koulakos. "Stiamo facendo
delle indagini, e non siamo ancora giunti alle
conclusioni".
"Comunque Tebaldi lo conoscevo solo superficialmente.
Il belga, invece, non lo conoscevo affatto".
"Ha notato qualcosa di strano ultimamente, qualcosa di
insolito nell'ambiente intorno a lei?"
"Assolutamente nulla", mi risponde, senza esitazione.
"Ha notato, per caso, qualche auto che la seguiva lungo il
tragitto casa-ufficio, oppure quando entrava nel parcheggio?"
"No, era tutto normale, come ogni giorno".
Non abbiamo altro da chiederle. Dico a Stella di chiamare
un'autopattuglia per riportare la Lambraki in banca e la salutiamo
con molti ringraziamenti.
"Non abbiamo ricavato granch", commenta Koulakos.
"No, ma ho ancora una speranza". Gli racconto del tipo
che ha chiesto informazioni al parcheggio. "Se siamo fortunati e
dall'identikit esce un volto noto, avremo fatto un passo avanti".
"Speriamo, anche perch la dichiarazione di sospensione
delle ostilit non  consolante. In questo modo, alcuni si salveranno
la vita, ma finch non avremo trovato i colpevoli e non li
avremo accusati anche dell'omicidio dei due stranieri, noi non
potremo considerarci salvi".
Ci salutiamo, e torno nel mio ufficio di sotto. Appena mi
siedo, irrompe Dermitzakis.
"Venga. Ho il posteggiatore, e anche l'identikit", esclama.
Vado con lui nella sala degli interrogatori. Il posteggiatore
 un ragazzone sui vent'anni. Tiene in mano il cellulare e lo
sposta su e gi:  talmente concentrato che non si  neppure
accorto della mia presenza.
L'identikit  davanti a Dervsoglou. Lo prendo e lo guardo
attentamente. A prima vista mi ricorda qualcuno, ma non riesco
a rammentare n chi sia n dove possa averlo visto.
All'improvviso, ho un'illuminazione. Assomiglia a Manos
Efstathiou, l'amico di Kaplanis. L'avevo interrogato in occasione
dell'omicidio del suo amico, e mi aveva detto che era disoccupato
e che si era ridotto a sbrigare le faccende di casa.
Faccio cenno a Dermitzakis, e andiamo insieme nell'ufficio
degli assistenti.
"Quest'uomo pu essere Manos Efstathiou, l'amico di
Kaplanis che ho interrogato dopo l'omicidio", gli dico. "Abita
in via Syrou, a Kipseli. Troverete l'indirizzo preciso nel verbale
della sua deposizione. Voglio che prendiate un fotografo della
Scientifica per fotografarlo". Poi mi rivolgo a Koula. "Cerca di
scoprire se Efstathiou ha una macchina e di che marca ".
 la prima volta che in questo caso si apre uno spiraglio, e
mi rendo conto che finora c'eravamo vicini, ma guardavamo da
un'altra parte: se Efstathiou  la persona che cercavamo, allora
ci muovevamo tra i disoccupati sbagliati - non era un ex dipendente
degli alberghi di Fokidis, ma un amico di Kaplanis.
Il giovane posteggiatore continua a giocherellare con il
cellulare. "Metti via il telefonino, devo farti delle domande",
gli spiego, perch mi sembra uno capace di rispondermi per
SMS.
Non nasconde il fastidio, ma mette il cellulare in tasca.
"Come ti chiami?"
"Apostlos Rokas".
"Parlami del tuo incontro con quell'uomo che  venuto al
parcheggio. Cosa ti ha detto?"
"Si  presentato verso le otto di sera. Prima mi ha chiesto
se c'erano posti liberi. Gli ho risposto che ce ne sono sempre.
Poi mi ha domandato quante ore al giorno era aperto il
parcheggio. Gli ho detto dalle sei del mattino a mezzanotte. A
quel punto mi ha chiesto di fare un giro per vedere com'erano
posteggiate le macchine. Mi  sembrata una cosa un po' folle,
anche perch la recinzione  in fil di ferro e si vede tutto, pure
da fuori. Ma non avevo voglia di discutere e gli ho lasciato fare
tutti i giri che voleva".
"L'hai accompagnato?" gli chiedo.
"Non  permesso lasciare il gabbiotto, se non per sistemare
le automobili. Ma anche se fosse? Perch avrei dovuto seguirlo?
Non poteva mica rubare una macchina".
"Devi darci il tuo numero di cellulare", gli dico. "Abbiamo
individuato l'uomo che  venuto a farti le domande. Gli
faremo delle foto, e tu dovrai venire a guardarle per dirci se 
effettivamente lui".
"D'accordo, ma vi dar il numero della direzione per
spiegare la situazione. Non vorrei che avessero qualcosa da ridire
e perdessi il lavoro".
Dervsoglou raccoglie i suoi dati. Lo lascio e vado di corsa
nell'ufficio di Vellidis.
"Ti vedo eccitato", mi fa. "Ci sono sviluppi?"
" la prima volta che posso risponderti positivamente".
Gli do il nome di Efstathiou. "Dovete trovare il suo cellulare,
controllare le sue telefonate ed intercettare le chiamate", gli
dico.
"Niente di complicato. Avrai presto i risultati", mi
garantisce.
Koula mi ha lasciato un biglietto in cui mi chiede di
telefonarle.
"Manos Efstathiou non ha la macchina, ha una motocicletta
- una Yamaha, per l'esattezza".
"Di' a Dervsoglou di andare alla rete televisiva che ha
pubblicato le rivendicazioni e chiedere all'uomo della sicurezza
se la persona che ha lanciato la busta era in sella ad una
Yamaha".
Non  escluso che fosse lui a portare le buste con le rivendicazioni.
Certo, passava a grande velocit, e quindi  difficile
che abbiano potuto riconoscere la marca - e tantomeno il modello -
della moto.
Telefono al vicecomandante e gli comunico le buone notizie.
"Finalmente la fortuna ci sorride", mi risponde.
"Sperando che il testimone oculare confermi che
Efstathiou  davvero la persona che ha chiesto informazioni al
parcheggio".
"Speriamo. Vado ad anticipare le buone notizie al comandante",
mi dice, e riattacca.
...
43.

Non mi aspettavo di trovare subito la fotografia di Efstathiou.
Nonostante tutto, sono rimasto ancora un po' in ufficio, pi
che altro per correttezza professionale. Quando, dopo un'ora,
ho capito che non aveva senso, ho deciso di andarmene a
casa.
Per fortuna, ho trovato un'atmosfera pi rilassata della
sera precedente. I genitori di Fanis sarebbero ripartiti la mattina
successiva - Adriana mi ha detto che Fanis gli ha spiegato
che la loro costante presenza metteva in agitazione il piccolo
e ha proposto di ospitarli in albergo. Ma loro hanno deciso
di tornarsene a Volos, dopo avergli strappato la promessa che
sarebbero andati a trovarli appena il bambino fosse cresciuto
abbastanza per affrontare il viaggio. E cos la questione si 
risolta.
Adriana ha insistito per salutare i consuoceri. In realt,
non ne avevo alcuna voglia, perch ero in ansia per il riconoscimento
di Efstathiou. D'altro canto, Adriana aveva ragione,
e quindi ho fatto di necessit virt. Per fortuna, non siamo rimasti
troppo. Abbiamo parlato lo stretto indispensabile, e poi
ho accusato un po' di stanchezza per le complicazioni del caso
che sto affrontando e ce ne siamo andati.
La mattina successiva, appena entro in ufficio, mi chiama
Stella. "La cerca Vellidis".
Lascio da parte i convenevoli e salgo direttamente nel suo
ufficio. Dalla sua espressione, deduco che abbia buone notizie.
"Nel cellulare di Efstathiou abbiamo trovato una serie di
telefonate verso una tale Olga Triandi. Naturalmente non abbiamo
fatto in tempo ad ascoltare, n tantomeno a registrare
niente, ma sono cos frequenti che hanno attirato la nostra curiosit.
Quando avremo ascoltato qualche conversazione, potr
dirti qualcosa".
"Hai notato quando iniziano le telefonate?"
Guarda le sue carte. La data risale pi o meno a una settimana
prima dell'omicidio di Fokidis.
Ritorno nel mio ufficio e chiamo Koula. "Cerca informazioni
su una certa Olga Triandi, e in particolare controlla se ha
una Toyota".
Il passo successivo  individuare la Triandi: non mi stupirebbe
se fosse la donna che si trovava in albergo il giorno
dell'omicidio di Fokidis.
Sono tentato di comunicare la bella notizia al vicecomandante,
ma lascio perdere: non vorrei dover confessare in sguito
che il tesoro che pensavo di avere trovato si  rivelato un
pezzo di carbone.
La porta si apre, e Dermitzakis irrompe come un tornado
e posa sulla mia scrivania la foto di Efstathiou.
"Ha detto l'assoluta verit quando le ha raccontato che
si occupa delle faccende di casa. Siamo rimasti appostati per
ore, finch non  uscito - ed  andato, appunto, al
supermercato".
"Non avere fretta. Non  escluso che, oltre a sbrigare le
faccende di casa, si occupi anche di omicidi", commento,
raccontandogli della mia conversazione con Vellidis.
Dermitzakis si lascia scappare un fischio, che si interrompe
con l'ingresso di Koula e di Dervsoglou.
"Olga Triandi ha una Toyota", mi annuncia Koula.
"E non c' solo questo", aggiunge Dervsoglou. "Olga
Triandi  la moglie di Iason Dokaris".
" vero!" esclama Dermitzakis, balzando in piedi. "Quando,
nel corso delle indagini, abbiamo scoperto che la moglie di
Dokaris aveva chiuso il negozio di abbigliamento per colpa
della crisi, tutti la chiamavano Olga, e solo alcuni, pi giovani,
con il cognome Triandi".
Ora anch'io sento il bisogno di fare un salto sulla sedia.
Se la moglie di Dokaris  coinvolta nei delitti,  impossibile
che il marito non ne sia a conoscenza. Quindi  quasi certo che
Dokaris fa parte della banda.
Metto un freno al torrente dei miei pensieri. Devo conservare
il sangue freddo per non perdere d'occhio le priorit e il
controllo dell'indagine.
"Telefona alla stazione di polizia di Paleo Fliro e comunica
loro di mandarci subito il posteggiatore. Che usino
un'autopattuglia!" dico imperiosamente a Dervsoglou. "Se
il posteggiatore riconosce Efstathiou, allora ci troviamo a un
passo dalla soluzione. Se invece non lo riconosce, continueremo
le indagini, ma avremo almeno qualche indizio da cui partire",
dico agli altri.
In quel momento, arriva la telefonata di Vellidis. "Abbiamo
la trascrizione delle conversazioni, ma non so quanto potr
esserti utile", mi comunica.
"Perch?" gli chiedo.
"Non mi pare ci sia nulla che possa essere ritenuto un elemento
probatorio", mi spiega.
Salgo subito da lui. Mi mette davanti la trascrizione delle
conversazioni tra Efstathiou e la Triandi: in effetti, non c' quasi
dialogo tra loro, si scambiano poche parole e poi riattaccano.
Poich non trovo alcunch nelle conversazioni, confronto
le date delle telefonate con quelle degli omicidi, e l sono
pi fortunato. La mattina dell'omicidio di Fokidis, Efstathiou
telefona alla Triandi e le dice di lasciare la macchina lontana.
Due giorni prima del triplice omicidio, Efstathiou chiama
la Triandi e le dice: "Siamo a posto. Ce l'abbiamo" - probabilmente
intende il furgone. Lo stesso giorno, le comunica di
aspettare nella radura.
Il giorno dell'attentato alla Lambraki c' una telefonata
pomeridiana di Efstathiou che dice alla Triandi di aspettare
davanti alla chiesa. La cosa pi probabile  che intenda Aghios
Sostis sulla Singro.  da l che sono usciti sul viale Amfitheas.
Ora capisco perch Dokaris non aveva il cellulare. Le telefonate
passavano attraverso la moglie.
"Cosa ne deduci?" mi chiede Vellidis.
"Dalle telefonate emergono due considerazioni. La prima
 che l'organizzatore delle operazioni  Efstathiou. E la
seconda  che, probabilmente, c' sempre prima un incontro
tra i membri della banda per organizzare l'attentato, in modo
che le telefonate possano poi limitarsi a brevi scambi di parole
poco significative".
"La tua spiegazione mi sembra logica", conclude Vellidis.
"In questo momento, sappiamo che sono coinvolti Efstathiou
e la Triandi. Non abbiamo elementi contro Dokaris e
non sappiamo chi sia l'esperto di esplosivi. Ritengo improbabile
che siano Efstathiou o Dokaris".
Chiedo a Vellidis di mandarmi una copia delle conversazioni
e scendo nel mio ufficio. Dervsoglou mi informa che il
posteggiatore si trova con i miei collaboratori e mi aspetta.
"Lo faccio venire qui?" mi chiede.
"No. Portalo nella stanza degli interrogatori e di' a Koula
di venire con il suo computer per trascrivere la deposizione".
Prendo la fotografia di Efstathiou, vado nella stanza degli
interrogatori e la poso sul tavolo davanti al ragazzo.
" lui!" esclama, appena la vede.
"Intendi dire quello che ti ha chiesto informazioni il giorno
prima dell'esplosione?"
"S".
"Attento a non fare errori, perch ti chiameranno a testimoniare
in un processo".
" lui, le dico. Ci metto la mano sul fuoco".
"Trascrivi la deposizione, fagliela firmare e poi lascialo andare",
ordino a Koula. Poi mi rivolgo al posteggiatore: "Bravo,
ragazzo mio. Non sai quanto ci hai aiutato".
"Tutto mi aspettavo, salvo che essere lodato dagli sbirri"
 il suo commento. "Finora mi hanno sempre e solo
cazziato!"
Riunisco tutti gli altri nel mio ufficio. Mi guardano con un
sorriso che va da un orecchio all'altro.
"Andate subito a prendere Efstathiou e portatelo qui
per l'interrogatorio", dico ad Askalidis e a Dervsoglou. "Se
dovesse opporre la minima resistenza, chiedetegli se preferisce
essere trasferito in manette. E non lasciategli usare il
cellulare".
"Chi va a prendere la Triandi?" mi chiede Dermitzakis.
"Nessuno. Prima interroghiamo Efstathiou. Lascia che la
Triandi dorma tranquilla per un po'".
Appena se ne vanno, chiamo il vicecomandante per comunicargli
le novit. "Quindi siamo arrivati in fondo?" mi
chiede, con una punta di entusiasmo.
"Le direi all'ottanta per cento. Dobbiamo ancora chiarire
il coinvolgimento dei Dokaris e, soprattutto, individuare chi
ha piazzato le bombe".
"Telefono subito al comandante. Se ha ragione, la prossima
volta non la inviteremo per una riunione, ma per un
party!"
...
44.

Dermitzakis mi annuncia che Efstathiou si trova nella stanza
degli interrogatori.
"Voglio te per l'interrogatorio, e Koula per la trascrizione.
Efstathiou deve essere tenuto sempre sotto pressione.  quasi
certo che l'assassino non  lui, ma  la bussola che ci pu guidare
verso tutti gli altri".
Dermitzakis va ad avvertire Koula. Non ho fretta di iniziare
l'interrogatorio: preferisco far aspettare Efstathiou, per
tenerlo sulle spine.
Nel frattempo, compare Askalidis. "Sono riuscito a portare
a termine entrambe le missioni che mi ha affidato, commissario",
mi dice, soddisfatto.
"Bravo, ma quello che mi interessa sono i risultati".
"All'albergo di Fokidis, una ragazza della reception ha
avuto la sensazione che Efstathiou fosse l il giorno dell'attentato.
Certo,  passato un po' di tempo da allora, per cui
non ne  del tutto sicura. Ma forse, mi ha detto, se lo vedesse
in carne ed ossa, potrebbe riconoscerlo con maggiore sicurezza.
La guardia giurata davanti alla rete televisiva  quasi
certa che la moto del tipo che ha gettato la busta con la rivendicazione
sia una Yamaha: ha chiesto la foto della moto
per essere sicuro, non ha visto il viso del conducente perch
indossava il casco".
Finora abbiamo solo la testimonianza del posteggiatore,
ma per adesso pu bastare.
 arrivato il momento di passare all'interrogatorio. Trovo
Dermitzakis e Koula che mi aspettano. Efstathiou  seduto
davanti a loro. Appena mi vede, si alza, irritato.
"Non c'era alcun bisogno di farmi venire a prendere in
questo modo. Poteva telefonarmi, e sarei venuto", dice.
"Signor Efstathiou, si tratta di un interrogatorio ufficiale,
e sar trascritto", gli comunico.
Il mio atteggiamento lo sorprende. Solo ora comincia a
rendersi conto della gravit della situazione.
"Pu spiegarmi la ragione della sua visita al parcheggio di
viale Amfitheas il giorno prima dell'attentato contro Charklia
Lambraki?"
La domanda lo coglie del tutto impreparato. "Ma di quale
parcheggio e di quale Lambraki sta parlando? Non capisco
cosa intenda!" ribatte, per prendere tempo.
"Non giochi a nascondino: non ha senso", interviene Dermitzakis.
"Abbiamo mostrato la sua foto al posteggiatore e
l'ha riconosciuta. Ci ha detto che gli ha fatto molte domande
sull'orario di apertura del parcheggio e che gli ha chiesto anche
di fare un giro per vedere com'erano posteggiate le
automobili".
"Lei non ha la macchina, guida una moto: una Yamaha
per l'esattezza. Quindi per quale ragione si  interessato a un
parcheggio?" gli chiedo.
"Ero da quelle parti, e un amico mi aveva chiesto di
informarmi".
"Amico od amica?" gli chiede Dermitzakis.
"Non la capisco. Che importanza ha?"
"Forse gliel'ha chiesto la signora Olga Triandi?" incalzo.
"Perch il giorno successivo le ha dato appuntamento sulla
Singro, davanti ad Aghios Sostis".
 completamente perso, non sa cosa rispondere.
"Sarebbe pi semplice per lei, ma anche per noi, se ci
dicesse il vero motivo della sua visita al parcheggio", insisto.
"Voglio essere sincero: abbiamo controllato il suo cellulare e
sappiamo che comunicava regolarmente con Olga Triandi".
"E che c' di male se telefono a Olga?" risponde, mentre
lotta per recuperare il sangue freddo. "Siamo amici, potremmo
anche essere amanti. In fondo, non  un reato".
Dermitzakis assume il suo tipico tono irritato: "Dai,
Efstathiou, chi vuoi prendere per il culo? Che macchina guida
la Triandi?"
"Una Toyota".
"Giusto. E, secondo te,  un caso che la sera precedente
all'attentato alla Lambraki, poco lontano dal parcheggio c'era
una Toyota con tre passeggeri, di cui uno era una donna ed era
al volante? Non far finta di cascare dalle nuvole, un automobilista
di passaggio ha visto la macchina e i tre passeggeri".
Le rivelazioni gli cadono addosso pesanti come ceffoni.
Efstathiou inghiotte saliva. Guarda ora me ora Dermitzakis.
Capisco che  preferibile lasciarlo solo, perch si riprenda,
cerchi di schiarirsi la mente e cominci a dare le risposte
giuste.
"Le daremo il tempo di pensarci", gli annuncio. "Poi spero
che ci dir la verit.  nel suo interesse".
Faccio un cenno a Koula e lo lasciamo solo. Le dico di
mettere una guardia fuori dalla porta, per evitare che, preso
dal panico, faccia qualche idiozia. Poi, con Dermitzakis,
andiamo nel mio ufficio.
"Manda Askalidis e Dervsoglou a prendere la Trian di",
gli dico. " arrivato il momento di metterli a confronto".
Dermitzakis mi lascia solo, e riordino i miei pensieri. Fino
a questo momento, Efstathiou non ha avuto modo di contrastare
le nostre domande. Ha risposto cercando scappatoie, ed
 visibilmente in preda al panico.
La telefonata del vicecomandante interrompe il flusso dei
miei pensieri. "Mi scusi se la disturbo durante l'interrogatorio,
ma il comandante  in contatto costante con il ministro, e vuole
un aggiornamento in tempo reale".
Gli spiego nel dettaglio come sta andando il colloquio.
"Fino a questo momento i riscontri sono positivi. Staremo a
vedere cosa succede quando interrogheremo Efstathiou a confronto
con la Triandi".
"Il ministro vorrebbe invitare gli ambasciatori per aggiornarli,
non appena avremo chiarito il caso. Glielo dico perch si
tenga pronto".
Cerco di controllare la mia impazienza, almeno finch
non arriver la Triandi e potremo riprendere l'interrogatorio,
quando la porta si apre ed irrompe Dervsoglou.
"Non abbiamo portato solo la donna, ma anche altri due",
mi annuncia, trionfante.
"E chi sono?" chiedo, alzandomi.
"Uno  Dokaris, ex direttore del personale di Fokidis.
La Triandi  sua moglie. L'altro  uno dei disoccupati che abbiamo
gi interrogato, ma non ricordo come si chiama".
"Dove li hai messi?"
"Anche loro nella stanza degli interrogatori. Ci hanno
detto che sono complici di Efstathiou".
Corro nella stanza degli interrogatori e trovo il quartetto.
Con loro c' Dermitzakis.
"Ha davanti a s gli Idioti Nazionali, commissario", mi
dice Dokaris, sorridendo. "Siamo qui per arrenderci".
Guardo la Triandi.  la donna che mi aveva aperto la porta
quando ero andato a trovare Dokaris. L'altro  Renos Valasis,
uno dei disoccupati che avevamo interrogato.
"Raccontatemi la storia dal principio, cos non perdiamo
tempo", chiedo a tutti, e in particolare a Dokaris.
"Forse, se non avessimo ricevuto quella che si potrebbe definire
una mazzata collettiva, saremmo potuti rimanere i cittadini
onesti e rispettabili che eravamo stati per tutta la vita", mi
spiega Dokaris. "Il primo a rimanere senza lavoro  stato Manos,
quando l'azienda dove lavorava ha chiuso. Poi Fokidis ha
licenziato tutti quelli che erano sopra i quarantacinque anni e ha
assunto solo i giovani del suo pensionato, con uno stipendio pi
che dimezzato. Quindi ha mandato via anche me, perch avevo
osato oppormi ai licenziamenti. In quello stesso periodo, Olga
ha dovuto chiudere il suo negozio a causa della crisi. Ceffoni
come se piovesse su tutti noi, e siamo rimasti in braghe di tela".
"Come e quando vi  venuta l'idea?" gli chiede
Dermitzakis.
"Avevamo un punto di ritrovo comune: l'enoteca di Loukia,
la moglie di Kaplanis. Era l che ci trovavamo la sera. Quando
poi siamo caduti tutti in disgrazia e abbiamo perso il lavoro,
abbiamo cominciato a vederci, anche se meno spesso, per piangere
sul nostro destino. Loukia aveva compassione di noi e ci offriva
una o due consumazioni per non farci spendere. E questo
ci umiliava ancora di pi. Alla fine, l'idea  venuta a Renos".
Lascia che sia Valasis a continuare. "Una sera che oscillavamo
tra le lacrime e la collera, ho chiesto a tutti perch dovevamo
essere noi le vittime e Fokidis il carnefice? Perch non ribaltare i
ruoli e diventare noi i carnefici e lui la vittima?  cos che abbiamo
preso la nostra decisione. E da allora abbiamo cominciato a
pianificare l'esecuzione di Fokidis", racconta Valasis.
"Chi ha messo le bombe?" chiedo.
"Io", risponde Valasis.
"Non solo ti intendi di alberghi, ma anche di esplosivi?"
gli chiede Dermitzakis.
"Mio padre era un ufficiale dell'esercito, specialista in
esplosivi.  stato lui a insegnarmi".
"Devi darci i suoi dati. Siamo costretti a interrogarlo", gli
dico.
"Molto volentieri. Si chiama Dimosthenis Valasis, e il suo
indirizzo  presso il cimitero Zografou.  morto sei mesi fa di
crepacuore, perch era rimasto disoccupato", mi risponde.
"E chi ha scritto la rivendicazione ed i primi comunicati in
bella scrittura con carta, penna e calamaio?" chiedo. "Avete
qualche altro complice e ce lo tenete nascosto?"
"Li ho scritti io", ammette la Triandi. "Quando andavo
a scuola, scrivevo a zampa di gallina, e mia madre me le dava.
Cos mi sono impegnata ad imparare la calligrafia, per evitare le
botte, ma anche per dimostrarmi che potevo farcela. Quando
ho aperto il negozio, scrivevo i cartelli dei saldi o delle offerte
in bella grafia, e mi sono accorta che attiravano di pi
l'attenzione".
A volte le spiegazioni sono semplici, e noi ne cerchiamo
di complicate, commento tra me.
"Come avete organizzato l'omicidio di Fokidis?" chiede
Dermitzakis a Valasis.
"Olga e Manos erano alla reception a fare da palo. Io ho
aspettato che arrivasse Fokidis e sono sceso nel garage, che era
vuoto. Sapevo che negli alberghi di Fokidis le autorimesse non
sono custodite durante la stagione invernale. Ho collegato la
bomba e me ne sono andato. Olga e Manos se la sono filata
approfittando del panico seguito all'esplosione. Iason non 
venuto, perch l'avrebbero riconosciuto, mentre Olga non la
conosceva nessuno".
"E perch vi siete dati il nome Esercito degli Idioti Nazionali"?
Siete solo in quattro", osserva Dermitzakis.
"Ti sbagli, carissimo", gli risponde Dokaris, "Non siamo
solo quattro. Siamo tutta la classe media. L'Esercito degli
Idioti Nazionali  la classe media. Siamo noi a pagare in
proporzione pi tasse di tutti, mentre gli altri trovano sempre
una scappatoia, come Fokidis. Siamo noi che rischiamo di rimanere
disoccupati, perch a cinquant'anni siamo ben pagati
ma abbiamo un futuro lavorativo limitato, o perch dobbiamo
chiudere i negozi a causa della crisi. Per una vita, abbiamo
pagato per la previdenza sociale ed ora, quando andiamo in
pensione, la prima cosa che ci tagliano sono proprio gli emolumenti.
Non siamo benestanti, non apparteniamo allo stato
clientelare: lavoriamo sodo, e lo stato ci ricompensa caricandoci
con pesi sempre maggiori. La classe media  davvero l'esercito
degli idioti nazionali".
Dove sei, Rotman, mi dico. Poi replico: "D'accordo,
posso capire la vostra collera nei confronti di Fokidis. Ma perch
prendersela con Kaplanis? Lui non era un imprenditore,
ma un dipendente pubblico".
"L'idea  stata mia, ma la colpa  stata sua", dice
Efstathiou.
"Perch?"
"Ogni volta che ci trovavamo, non faceva che piangere
e lamentarsi per il figlio che studiava da attore ed era condannato
a vivere con uno stipendio da fame. In pratica sar
disoccupato e dovremo farcene carico io e sua madre,
diceva. Eppure, nelle statistiche, inseriva tra gli occupati anche
quelli che prendevano stipendi da fame. Suo figlio, per,
lo riteneva praticamente un disoccupato. Questa ipocrisia mi
faceva impazzire".
" stata questa ipocrisia che ci ha portato alla triplice esecuzione
del tunnel Karamanls", aggiunge Dokaris. "Avevano
la tracotanza di usare toni trionfalistici perch si era alzato il
PIL e le entrate dello stato, quando sapevano benissimo che
l'aumento del PIL finisce nelle tasche dei ricchi, e l'aumento
delle entrate proviene dalle nostre tasche vuote. Chiedete a
mia moglie, che ha chiuso il negozio, e tuttavia deve ancora un
sacco di soldi al fisco e alle banche".
Olga Triandi fa un cenno di assenso. "S, ma nonostante
tutto, non ero d'accordo nel caso della Lambraki".
"Perch?" le chiedo.
"Perch le banche sono invulnerabili, signor commissario.
Dalla Lehman Brothers fino al dipartimento della Lambraki,
le banche sono invulnerabili, e chi se la prende con loro finisce
male. Noi abbiamo fatto le nostre scelte, ma sapevamo cosa ci
aspettava. Il fatto  che abbiamo coinvolto anche una persona
innocente, che non ci aveva fatto niente". Tace e si prende il
viso tra le mani.
"Per questo siamo venuti ad arrenderci: per essere coerenti con la nostra firma", riprende Dokaris.
"Cosa intende?"
"Come tutti gli idioti nazionali, anche noi dobbiamo pagare per avere osato prendercela con una dirigente di banca", mi spiega con un largo sorriso.
"Vi rendete conto che andrete in carcere?" gli dico.
Efstathiou e Valasis si mettono a ridere.
"Signor commissario, il disoccupato combatte ogni giorno per assicurarsi un boccone", replica Valasis. "In prigione, non avremo questa ansia. Il piatto di minestra sar assicurato".
"E anche mia moglie tirer il fiato, visto che non dovr pi sfamare il marito", aggiunge Efstathiou.
"Del resto, non tutti i mali vengono per nuocere", commenta Dokaris.
"Cosa intende dire?"
"Quando il caso scoppier sui mezzi di informazione, forse qualche idiota nazionale si sveglier e capir cosa lo aspetta", mi risponde.
A questo punto l'interrogatorio si pu dichiarare concluso. Dico a Dervsoglou di accompagnare tutti in cella. Torno in ufficio e mi siedo per tirare il fiato. Dopo tanti anni che bazzico gli assassini  la prima volta che mi trovo ad avere a che fare con gente del genere.
Appena informo il vicecomandante che il caso si  chiuso con la confessione dei responsabili, lui rimane per un istante senza parole. "Quando li porteranno in aula per il processo, dovremo aumentare la scorta", mi dice, dopo un po'. "Dokaris ha ragione, appena questa storia sar diffusa dai mezzi di informazione, non escludo una serie di manifestazioni di solidariet dei cittadini appartenenti alle classi medie. Informer il comandante, e poi le comunicher quando sar fissato l'incontro con il ministro e i due ambasciatori", aggiunge.
Mi richiama un quarto d'ora dopo, per dirmi che l'incontro  previsto per l'indomani alle undici.
Mi viene in mente che potrei informare i miei colleghi responsabili delle varie sezioni, ma poi rimando la decisione al giorno dopo.
L'unica cosa che voglio in questo momento  prendere in braccio mio nipote.
...
.
...
FINE.